L'autrice Kabi Nagata prova a dare una svolta alla sua vita, cercando di andare a vivere da sola e di recuperare il rapporto complicato con i suoi genitori. In un dialogo serrato con se stessa, ci racconta le sue battaglie quotidiane: la depressione, gli effetti della fama, le sfumature della solitudine e, soprattutto, l'importanza di accettarsi.
"Credo che la vera solitudine non sia essere fisicamente da solo, ma che si provi quando le persone intorno a te non riconoscono le tue abilità o il tuo carattere."
4⭐
Non è facile scrivere una recensione oggettiva su questo manga. Quando ho iniziato a leggere "Lettere a me stessa" sapevo a cosa stavo andando incontro perché ho già letto il precedente volume dell'autrice, ossia "La mia prima volta" che mi era piaciuto molto, però ho trovato questa seconda parte (che in realtà è composta da due volumi in uno, il secondo e terzo) un po' meno d'impatto rispetto alla prima, ma ovviamente non è colpa dell'autrice, così come ci ribadisce nell'epilogo, in quanto ha semplicemente trasposto una parte di quello che stava accadendo nella sua vita.
Questa volta la storia è composta da diverse lettere (pubblicate a cadenza in Giappone) che Kabi Nagata indirizza alla sé stessa del futuro. In particolare, qui ci racconta della sua vita dopo la pubblicazione di La mia prima volta. Kabi parla della sua depressione, della solitudine e l'ansia che prova costantemente, della reazione di parenti ed amici al suo primo manga, di autostima, del senso di fallimento, dell'andare a vivere da soli e di quanto riprendersi sia molto difficile, di alcolismo, di amore non corrisposto, del rapporto difficile con la sua famiglia.
Tra le pagine di questo report entriamo completamente nella testa di una persona con una malattia mentale grave, infatti secondo me può essere compreso maggiormente da chi ha passato periodi del genere. Kabi è una giovane donna giapponese insicura, triste e sola, sta male e ce lo ribadisce più volte in quanto la storia avviene nel corso di più di un anno. Ho avuto voglia di abbracciare l'autrice tutto il tempo e di dirle "Forza, ce la puoi fare!" perché la discesa in questa malattia è davvero un qualcosa che scava e divora dall'interno, e qui si capisce benissimo. Ho trovato la storia un po' ripetitiva ma necessaria, dolorosa ma terapeutica.
Ammetto che lo stile di disegno non mi fa impazzire (e nella seconda parte ho notato un cambiamento drastico nelle tavole, molto più semplici e pulite, con meno dettagli e sfondi) però secondo me questo è il metodo più adatto per narrare un'autobiografia, per farci concentrare di più sui temi che l'autrice affronta.
Le ultime tre lettere (ambientate in ospedale) e i due epiloghi, sono stati molto tristi ed emozionanti, mi hanno fatto alzare il voto, perché inizialmente volevo assegnargli 3 stelline e mezzo, ma poi ho capito che in realtà questa è una storia che difficilmente si dimentica e che ti entra dentro.
Sono contentissimo che l'autrice si sia ripresa e che creda sempre di più in sé stessa, che abbia cambiato idea sulla sua famiglia, anche se sono sicuro che il suo percorso verso la guarigione è ancora molto lungo.
Piccolo bonus per il capitolo one-shot finale: si vede che Kabi sa disegnare (anche molto bene) altre storie, e la critica alla società in questo capitolo, che ci obbliga ad essere in un certo modo, è forte e chiara.
Mi sarebbe tanto piaciuto ci fossero pubblicazioni così dieci anni fa. Mi sarei sentita molto meno sola. È bellissimo che questo manga sia stato portato in Italia. Anche se i contenuti, specie nella seconda parte, tendono a ripetersi, il coraggio e la chiarezza con cui l'autrice si sforza di esprimere la sua esperienza mi hanno toccata. Quindi, anche se il volume è imperfetto, le stelline sono 5, e punto.
Je savais quelle forme ça allait prendre mais, malgré ça, j’ai été assez surprise. Ça un côté un peu décousu mais c’est très touchant et hyper intéressant !
Recensione su Chibiistheway Come nel precedente fumetto dell'autrice (La mia prima volta) ci troviamo di fronte alla storia vera di chi scrive e a tematiche molto delicate e personali che vengono però affrontata con cruda sincerità. L'ironia di Kabi Nagata smorza i toni senza essere banale o patetica. Si parla di accettazione, depressione, autolesionismo, pressioni della società e il lavoro di fumettista. Ho apprezzato molto questa lettura per il coraggio dell'autrice di aprirsi in questo modo facendo sentire molti altri meno soli. Rispetto a La mia prima volta mi ha colpita meno perché è mancato "l'effetto sorpresa", sapevo già cosa aspettarmi da questa lettura ma non ne sono rimasta delusa
Cara Kabi Nagata, coraggio! Dopo 'La mia prima volta' avevi trovato nuovo entusiasmo per riprendere in mano la tua vita, in queste lettere alla te stessa del futuro dimostri come anche quando si decide la rotta, si traccia il percorso, si ha la motivazione, ci saranno sempre ostacoli da superare. Spesso ostacoli che noi stessi ci creiamo. Hai affrontato insicurezza e solitudine, cercando un tuo equilibrio, scoprendo e accettando (con difficoltà) i tuoi limiti, capendo la necessità di crearsi una rete di sostegno e di avere una propria personale scala con cui misurarsi, senza usare gli altri come metro di paragone. Hai cercato aiuto per la tua depressione, hai imparato a guardare te stessa e i tuoi familiari con uno sguardo nuovo. Sono stati mesi complicati quelli in cui hai avuto questa corrispondenza con te stessa, mesi in cui hai avuto periodi terribili, mesi in cui hai anche fatto nuove e belle esperienze. E non posso che ammirare il coraggio nel raccontare così tanto di te stessa, anche le cose che ti metterebbero sotto una luce negativa, in una società che non perdona l'imperfezione. Grazie per esserti messa così schiettamente nero (e rosa) su bianco. Cara Kabi Nagata, so che, purtroppo, neppure dopo il lasso di tempo in cui hai tenuto questa corrispondenza la tua salute e la tua vita si sono messe a posto (cosa che è anche normale, perché ricostruirsi implica un sacco lavoro) e ti auguro di stare meglio e di trovare l'equilibrio e la felicità che meriti.
Alla fine de “la mia mia prima volta” (2016) si ha la speranza che la nostra Kabi inizi un nuovo capitolo della propria vita che la porti pian piano alla guarigione dopo 10 anni di depressione. “Lettera a me stessa” (sempre 2016) ci ricorda quanto questa malattia sia davvero una brutta bestia e quanto il percorso di guarigione non sia per niente semplice. Nonostante Kabi abbia realizzato il suo sogno di avere successo con il proprio manga, sono ancora tante le cose che le creano ansia buttandola nello sconforto più totale: la ricerca di una propria indipendenza, il desiderio di amore da parte dei genitori, il desiderio di star bene con i propri amici e magari trovare una persona con cui instaurare un legame più profondo... l’anno dell’uscita de “la mia prima volta” in contemporanea alla stesura di “lettera a me stessa” è caratterizzato da alti (poco alti) e bassi (molto bassi). Ci sono state lettere che sono state talmente toccanti da stringertimi il cuore. Il bello però è che alla fine c’è sempre la speranza del miglioramento, dello star bene... prima o poi.Prima di iniziare a leggere “lettera a me stessa” ho temuto potesse risultare meno spontaneo rispetto al volume precedente. Durante la lettura invece si capisce proprio il bisogno che ha Kabi di raccontarsi e di esprimere i suoi sentimenti attraverso il disegno. Se in questo caso manca l’impatto positivo della novità che ha reso “la mia prima volta” un manga unico nel suo genere, devo dire che in “lettera a me stessa” ho trovato momenti che mi hanno commossa particolarmente (principalmente nel suo rapporto con i genitori). Ancora una volta ho apprezzato moltissimo il coraggio di Kabi a esporsi così tanto per un pubblico tanto vasto. Ho visto che Kabi ha pubblicato un terzo libro e già dalla trama si capisce che i due anni successivi non sono stati rose e fiori. Spero davvero che questa sorta di suo diario seriale la aiuti nel suo presente a stare meglio e a rialzarsi ogni volta. Forza Kabi siamo con te!! consiglio assolutamente la lettura di questi due volumi! Ritengo che non possa esserci l’uno senza l’altro!
Ho apprezzato anche questo volume. A tratti ripetitivo a tratti straziante, l'autrice riesce a descrivere e a disegnare la sofferenza e la solitudine con grande lucidità, purtroppo perché le ha vissute in prima persona. Mi è piaciuta molto la storia finale "La depressione di Chika-chan" sia per i temi sia per i disegni. Anche in questo caso, 4 ⭐ per il mio gusto personale, 5 ⭐ per il coraggio nell'affrontare queste tematiche.
L'autrice se met totalement à nu dans ce roman graphique (aussi bien mentalement que sentimentalement). Elle montre les effets qu'ont eu la solitude et la dépression sur son quotidien. C'est une lecture difficile car elle conte de vrais faits, la difficulté d'entrer dans la vie d'adultes, dans le monde du travail, de devoir déménager, de prendre ses responsabilités... De ce point de vue-là, ça a vraiment fait écho dans ma tête et dans mon cœur car c'est la situation dans laquelle je me trouve en ce moment et je dois avouer que je ne trouve pas la transition évidente. C'est bizarre à dire, mais j'ai aimé car c'était intime. Rien d'édulcoré, juste authentique.
Pour d'autres points, je ne peux certes pas les comprendre car je ne les vis pas, mais ma peine a tout de même été grande car je ne peux que me mettre à sa place. On voit que l'autrice est prise dans une spirale infernale de négativité. On a envie qu'elle s'en sorte. Du coup, ça amène un peu de répétition à travers l'ouvrage mais n'oublions pas que c'est un vécu personnel, la vie n'est pas linéaire et parfaite, elle est faite de rebondissements et de questionnements.
Pour toutes ces raisons, c'est un roman graphique à conseiller car il aborde des thèmes durs voire tabous.
Le rose et le dessin manga/cartoon ne font que contraster, de manière poignante et authentique, avec la profondeur et la lourdeur de la dépression de l’autrice.
La façon dont Kabi Nagata raconte et décrit sa dépression, ses sentiments parfois (souvent) changeants et contradictoires pour sa famille, ses amies, et cette tendresse avec laquelle elle se met à nue dans ces pages m’ont beaucoup touchée.
C’est sensible, extrêmement dur et bouleversant, et c’est surtout très bien écrit/dessiné.
Non ho molto da dire, così a caldo. Ma mi ha stravolta. A tratti ho fatto fatica a leggerlo. È diventato tremendamente personale per me. In questo periodo della mia vita poi, in cui sono una coetanea della autrice ai tempi della stesura dell'opera e affronto alcune problematiche simili, anche se con chiavi di lettura differenti. Do il massimo delle stelline e scrivo queste poche parole per dire che mi ha davvero colpita.
Devo fare i complimenti a Kabi Nagata perché io non avrei mai avuto il coraggio di pubblicare i miei diari. In questi due volumi combinati la vediamo in tutti gli aspetti più negativi della sua vita, ma anche nelle sue piccole vittorie: l'amore e l'odio per la famiglia, per se stessa, il desiderio di essere amata, ma anche la consapevolezza che non basta una persona soltanto per formare una relazione. Questo è un vero diario, la protagonista è una persona vera, che può sbagliare e tornare indietro sui propri passi ed è questo che rende questo volume così potente.
Manga introspettivo e autobiografico che tratta temi molto importanti e difficili in modo ironico ma anche super riflessivo. Non adatto a chi è particolarmente suscettibile riguardo temi quali la depressione e autolesionismo. Il sistema delle lettere, come anche le raccolte di racconti brevi, purtroppo non fa per me.
Quelle lecture ! J’ai préféré ce livre au premier (Solitude d’un autre genre), le propos est plus nuancé ici notamment par rapport à sa famille. Quelle force de raconter l’intimité à ce point, les pensées, les difficultés, les espoirs…
Je remercie les Éditions Pika pour cette lecture. Le journal de ma solitude de Kabi Nagata est un roman graphique autobiographique plein d’émotion, abordant le thème de la solitude et surtout de la dépression. Une histoire qui m’a touchée en pleins cœurs.
Kabi Nagata explique à travers ces différentes planches, son parcours, son vécu familial. Les réactions de son entourage, suite à la publication de son livre : la solitude d’un autre genre.
Mais avant tout, elle aborde dans ce roman graphique, un thème fort et puissant, qui m’a énormément parlé : la dépression. Une maladie souvent incomprise, car il est difficile de comprendre le bazar qui se passe dans la tête d’une personne en dépression. Car chaque dépression est différente d’une personne à une autre.
Moi-même, combattant ma dépression depuis trois ans, je sais ce que c’est. Heureusement, depuis quelque temps, j’arrive à en voir le bout et je suis en bonne voie pour la guérison. C’est pour cela que ce roman autobiographique m’a autant ému. Il me parle, j’avais l’impression que parfois, certaines planches, exprimait mot pour mot ce que j’ai pu ressentir ou que je ressens même actuellement !
En bref, ce livre est vraiment très intéressant. Il peut aider à mieux comprendre la dépression et comment se sent une personne en dépression. Elle peut aider des gens comme moi, qui sont en dépression, car au final, voir quelqu’un qui a traversé la même chose que toi, c’est énormément réconfortant. Cela donne le sentiment d’être compris, de ne pas être seul. Une histoire aussi poignante que touchante. Kabi Nagata nous livre sans censure, son vécus, son combat, c’est ce qui rend cette histoire si atypique. ♥
Dans ce deuxième tome, Kabi Nagata fait preuve d’une grande vulnérabilité. On suit son cheminement qui est loin d’être linéaire. Elle apprend (et le lecteur aussi!) que c’est correct de rechuter, de demander de l’aide.
Ce roman graphique est très personnel, mais je crois que plusieurs personnes peuvent s’identifier à ce qu’elle a vécue. Il est facile de tourner les pages, enchaîner chapitre après chapitre et dévorer ce livre.
J’en ai aussi appris sur la culture japonaise, culture que je ne connais pas assez. Ça fait du bien de se sentir dépaysé (dans le bon sens du terme) avec ses lectures une fois de temps en temps!
Questa è stata una storia complicata da leggere e mi sento anche in difficoltà a scegliere il numero di stelle da dare. Chi come me ha sofferto (o soffre) di depressione avrà sicuramente trovato punti in cui si è fermato e ha detto "Oh... esatto." La semplicità con cui mette nero su bianco sensazioni e stati d'animo che (personalmente parlando) affliggono ogni giorno della tua vita è disarmante. Il modo in cui mi sento capita, disperata e impotente leggendo le opere di Kabi Nagata... Dico che è stata complicata perché, nonostante io avessi già letto "La mia prima volta" 2 anni fa e sapessi con che tipo di storia e situazione avessi a che fare, a volte durante la lettura mi è capitato di non capire i suoi atteggiamenti/comportamenti, mi urtava addirittura, ed essendo invece una persona che dovrebbe empatizzare con quello che ha passato, mi sono sentita tremendamente in colpa... Ma ovviamente durante la maggior parte del racconto l'empatia c'era eccome, nonostante raggiunga livelli di dolore tali da mettere i brividi (e che fortunatamente non ho mai vissuto e spero di non vivere mai.)
La parte che più mi rappresenta al momento si trova circa a metà. Chissà, forse avendo la stessa età che aveva lei quando ha scritto il racconto, mi sono sentita particolarmente chiamata in causa: "Mi rendevo conto di essere un peso per le altre persone e, anche se era una realizzazione tardiva, era pur sempre dolorosa. Mi sembrava che la mia esistenza fosse troppo ingombrante."
Sapevo già che mi sarei trovato di fronte a qualcosa di incredibilmente duro da leggere, ma non avrei mai pensato di dover sospendere la lettura verso due terzi del volume per riprendermi un po'... Kabi Nigata ci racconta di come affonda sempre più nella spirale della depressione in un mare di conflitti con la famiglia e col mondo, con i quali piano piano - e con innumerevoli difficoltà - riesce a far pace e a convivere. Ho pianto praticamente per ogni capitolo e sono contento che, alla fine, le cose siano andate come sono andate. Credo di aver letto un volume che mi ha insegnato una lezione importante. Grazie.
Un récit dur et cru, parfois difficile à lire, qui répond à beaucoup des questions laissées en suspens dans le premier ouvrage. Avec ses chapitres parus les uns après les autres, on a droit à un récit très intime, et l'autrice comme nous percevons la subjectivité de chacune des instances de Kabi Nagata. Les réflexions sur l'amour au sein de la famille m'ont fortement touchée, et j'ai aimé que l'impact de cette œuvre publique sur elle et son entourage soit abordée, vu la dureté des propos et les retours en arrière parfois exécutés.
Mi è davvero piaciuto molto. Si indaga ancora di più la depressione. Sono i pensieri dell'autrice. Con qualche filtro ma molto puri. Secondo me tuttə coloro che non sanno cos'è la depressione dovrebbero leggerlo. Spero che abbia continuato a scrivere così sinceramente. E no... non è erotico se pensavate questo dalla copertina.
On suit les pensées de l'autrice, ses craintes et ses réflexions sur sa vie qui évolue au fil du temps. On peut voir l'introspection qu'elle fait d'elle, pour mieux se connaître, mais aussi pour mieux connaître sa famille. Je me suis reconnu dans sa solitude. Elle a été très vulnérable et transparente tout au long de sa publication qui était de 2016 à 2017.
L’autrice sempre raccontando la sua vita con la sua sincerità disarmante ci porta nella sua vita post pubblicazione del suo primo libro con nuove scoperte e relazioni facendoci vivere i suoi stati d’animo con una trasparenza unica.
Ho trovato la scelta della scrittura in lettere più calzante nella seconda parte che nella prima, ho percepito un ritmo più azzeccato che me lo ha fatto finire col turbo dopo un ingolfo iniziale...lei coraggiosa come nella sua prima opera!
Dopo il successo della storia "La mia prima volta" di Kabi Nagata, il suo editore le propone di lavorare ad un nuovo ad una nuova storia di autobiografia. Decide così di scrivere delle lettere a sé stessa, come faceva da bambina.
Anche in quest'opera vediamo la vita di questa ragazza che vive circondata da ansia e depressione. La sua vita è difficile, sotto ogni punto di vista. La depressione non è mai bella da vedere o da raccontare. Ma il punto forte di questa storia è la semplicità con cui viene raccontata. Con quest'ultimo lavoro, l'autrice vuole trasmettere l'amore verso sé stessi, il prendersi cura del proprio corpo, della propria mente e di ciò che ci circonda. Riesce, nonostante i temi totalmente autobiografici, a farti sentire capito e meno solo.