È arrivata la resa dei conti, per i Wired ma anche per gli Sconnessi e per tutte le creature che vivono in questa realtà. Adam crede di avere appreso la verità sulla sua esistenza, ma ha ancora molto da imparare. Zero Uno prepara il suo esercito, la sua ribellione, la sua vendetta. Gaia potrebbe non essere quella che sembra. E poi ci sono Leanne e Caleb, che hanno percorso strade diverse per stare insieme e che ora rischiano di separare le loro strade per sempre. Mondo Connesso e Mondo Sconnesso, alunni e docenti delle quattro scuole per Wired, Intelligenze Artificiali, robot e cyborg, antiche e nuove divinità stanno per affrontarsi e chiudere un ciclo, senza sapere che non è il primo e non sarà l’ultimo. Perché in fondo è sempre la stessa storia. Qualcuno o qualcosa muore. Qualcuno o qualcosa rinasce. E non è neanche una bella storia.
Gold è l’ultimo impressionante capitolo della Trilogia dei Wired auto-pubblicata da Mirya. Iniziata con Glitch e proseguita poi con Beta è una trilogia fantasy sci-fi che si nutre di riferimenti letterari importanti, di scienza, di fede, di connessioni, di tecnologia. Leggere Mirya è perdere ogni certezza e ritrovarla, perché se la storia si ripete, ci sono sempre lettori disposti ad ascoltarla.
“Non ne siamo mai usciti indenni e non saremo mai più capaci di tornare semplicemente quelli di prima, perché non esistono più quelli di prima.”
È questa la sensazione che il lettore percepisce appena chiuso il volume, appena letta l’ultima parola, appena capisce che si, la storia è finita, ma non è finita davvero. Perché ciò che conta davvero tra le righe di Mirya sono i particolari, i dettagli, gli indizi seminati in centinaia di pagine di narrazione frenetica, di inizi che sembrano preludere incomprensioni e poi all’interno nascondono crescite ed esplorazioni. Perché Gold in fondo è un viaggio intimo nel cuore di ognuno di noi. Non è mai facile fare i conti con la propria fede, con la sensazione di precipitare nel vuoto, perché la guerra è alle porte, perché schierarsi è inevitabile. Il limbo non è concepito, come neanche restare indifferenti al male. Siamo fondamentalmente la somma dei nostri attimi felici, ma anche di quelli infelici perché sono quelli che ci permettono di crescere, come prontamente fa notare Edelweiss che in quanto a percezione sta un passo avanti a tutti. Ascoltare diventa un imperativo irrinunciabile. Ma l’ascolto è anche e soprattutto apertura, di fronte ad un “confine” che non limita ma amplifica. Leanne e Caleb, quindi, sono solo il pretesto per gettare le basi di uno scontro epico, millenario, che si protrae nel tempo e nello spazio. Ed è qui che si annida la bellezza di una storia che si innesta su un contesto molto scientifico, ma poi vola con la fantasia verso un mondo che è tutto interiore, che nasconde molti lati oscuri, che pone molte domande. Gold non è un punto fermo, ma una storia fluida che mette in discussione, che nonostante sia molto oscura, nasconde anche tanta vita. Perché della bellezza della luce te ne accorgi solo quando sei precipitato in un posso senza fondo. E ogni personaggio nasconde una forza impareggiabile, ogni personaggio compie una parabola che da Glitch precipita in Gold, in un fulgida rapprensentazione di un’umanità varia, che si lascia compenetrare da scelte che mettono in discussione tutto. E se il diritto della madre e quello del figlio sembrano contare più degli altri, alla fine i diritti di tutti contano quanto il libero arbitrio, i propri sacrifici, il prezzo che ognuno di noi è disposto a pagare per la propria salvezza. Gold quindi diventa una storia corale, che si nutre delle sfide che ogni personaggio deve affrontare per il proprio percorso di evoluzione. E se Leanne è la guida, un’ottima scelta per la sua intelligenza, è anche colei che più deve fare i conti con l’oscurità e la perdita. E se Gregory è un’ottima scelta per la sua forza d’animo, la sua allegria, la sua fame, dall’altra Caleb è colui che più si mette in gioco, più capisce quanto sia fondamentale abbracciare la luce. Vivere sempre nell’oscurità da modo di apprezzare maggiormente i momenti in cui c’è bisogno di trovare i propri momenti felici. Ma soprattutto Adam deve accettare il suo ruolo, il suo compito, la sua identità che si trasforma a seconda la prospettiva da cui si osserva. E allora la trilogia è un mondo che evolve, una marea che tramortisce, un pugnale che divelte il cuore e impone tanta riflessione, perché è una crescita, una riscoperta, un cerchio che si chiude. E ciò che come al solito colpisce e incanta è il worldbuilding quel fantasmagorico mix di irrealtà e realtà, rete e passione, divinità ancestrali e bisogni primari. Ogni aspetto della società dei Wired è ben congeniato, ogni tassello accuratamente disposto per rendere al meglio una storia che ha respiro così ampio da diventare universale. Le invenzioni scientifiche si accumunano al bisogno dei personaggi di ritrovare loro stessi, di avere contatti umani. Le mutazioni genetiche, quel “per il suo DNA” rinnegato e rinvigorito, è solo il risvolto della medaglia, l’altro volto di una società intrisa del bisogno di vivere e respirare una realtà più grande. E l’ambientazione sfugge da Upgrade, da Roma, Roma che avrà un ruolo molto più grande di quello che si possa immaginare, e arriva in Egitto alle porte di Download, vola in America nella Torcia di Freeware ed esplode in Francia sul sagrato di Notre-Dame a Hyperdate. Il viaggio non è solo fisico, ma anche mentale, anche spirituale, in una condivisione che nasce dalla lotta, ma soprattutto dalla consapevolezza, perché è scegliere se combattere è ciò che ci rende davvero coraggiosi.
Il particolare da non dimenticare? L’ologramma Faraday...
Un ultimo volume che non lascia scampo, Gold è l’esplosione del legame tra mondo connesso e il mondo sconnesso che lascerà il lettore a bocca spalancata, dolorante e speranzoso. Perché #preparateifazzoletti è solo un avvertimento. Buona lettura guys!
Due parole soltanto perché devo ancora digerire questo capitolo. È dieci volte più grande, di più ampio respiro di Glitch e Beta. O forse è solo che la profondità in Gold è più superficiale che nei volumi precedenti, si nota di più. Bello bello bello. Ampio, profondo, pieno. Inquietante, commovente, drammatico, a tratti apocalittico. Incredibile, meraviglioso, collettivo. Ti fa respirare, come Li. È un libro verde. Verde chiaro, verde acquamarina. Trasparente ma torbido, fino alla fine intravedi, ma poi scendi, e vedi. Bisogna scendere, bisogna approfondirsi. Ti fa sperare, e credere. Non conta in cosa si crede, conta credere. Conta rispettare. Conta credere con rispetto.. Conta condividere, connettersi, comunicare, eliminare muri e costruire ponti.
NB: QUESTA RECENSIONE CONTIENE °SPOILER° SU "GOLD"
Ho finalmente finito GOLD di Mirya. E dico "finalmente" perché è un tomo pazzesco e ci ho messo 2 giorni interi di lettura per finirlo, cosa piuttosto inusuale per me, che cerco sempre di non interrompere la lettura per nessun motivo al mondo. Mi è piaciuto moltissimo, ma mi ha anche fatto commuovere come pochi altri durante la lettura... e credo di averci messo 2 giorni a leggerlo anche per questo. È bellissimo, ma anche molto intenso – o almeno lo è stato per me - dato che parla di una guerra e durante la guerra la gente muore e quelli che rimangono... beh, sono diversi perché la guerra cambia, se non ti ammazza di sicuro ti cambia. Comunque sia, fortunatamente (per me, ma anche un po’ per Mirya…), l'happy ending c'è. Sopravvive la maggior parte dei personaggi ed i protagonisti principali hanno quello che si definisce un happy ending (anche se avrei gradito qualche parola di più in merito), ma d’altra parte io immaginavo di già che sarebbe finito così, ed anche chi sarebbe morto: ho letto le fan fiction da cui è nato il tutto. Ma, ciò nonostante, alcune cose… la fine di alcuni personaggi… mi ha colpita più di altri… e qualcosa mi dice che non mi hanno colpito le morti dei personaggi che mi avrebbero dovuto colpire di più. Per farla breve, mi è spiaciuto sinceramente per Greg e Ben, ma mi sono veramente sciolta in lacrime solo per la morte della madre di Caleb. Al punto che le lacrime tornavano puntuali ogni volta che veniva citata nel romanzo, al punto che la scena della Statua della Libertà ho fatto fatica a leggerla a causa delle lacrime. Ma questo penso sia semplicemente un fatto di sensibilità e di empatia personali… e credo che c’entri anche la mia età, non propriamente verdissima. Ad ogni modo, il romanzo merita di essere letto: è visionario ed ha dimostrato un coraggio incredibile… nel senso che in questo romanzo (il terzo di una trilogia in cui - nei primi due - Caleb ha praticamente fatto da padrone) il protagonista maschile non compare per più di un terzo della storia. Caleb letteralmente scompare dalla storia per un bel pezzo e ricompare solo alla fine… il che è poco meno che assurdo. Non posso dire che Caleb non mi sia mancato.. e tanto anche – questo è un altro dei motivi per cui ci ho messo 2 giorni a leggere il romanzo – ma quando alla fine ho capito il fine ultimo della sua "scomparsa"… beh, ho rivalutato il tutto ed ammetto che la cosa mi è piaciuta un sacco.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Non avendo, in previsione di questo libro finale, riletto i precedenti della saga, l'ho trovato confuso e difficile da seguire, a tratti. Forse averne fatto una rilettura avrebbe giovato, ma la verità è che non ne avevo voglia. Avendo adorato la saga su efp, questa pubblicazione sa di già letto,già sentito, perfino troppo lungo a volte. La scrittura è come sempre fantastica, ma ho sinceramente fatto fatica a finirlo. In un misto tra Harry Potter, American gods, Matrix e perfino Pan di Dimitri (ammesso che l'autrice lo abbia letto, con il suo scontro tra divinità a Roma, lei stessa divinità antica in un mondo di nuove fedi. Fedi verso la tecnologia e il nuovo in lotta tra loro per l'egemonia sugli umani) alla continuo a preferire gli originali piuttosto che questa versione. Senza nulla togliere all'autrice, che come sempre riesce a fare un lavoro fantastico. La parte più bella, a mio parere quella su Adam e Eve, che però avrebbe meritato più spazio, almeno nel finale. Comunque tre stelle meritate...
Comincio subito col dire che, se avete amato Glitch e Beta, non potete assolutamente perdervi Gold, terzo ed ultimo volume della serie. Ho apprezzato tantissimo lo sviluppo della trama e dei personaggi. La mia super crush per Caleb si riconferma e anche la mia sintonia con Leanne, che resta il personaggio a cui mi sento più legata e che riesco a comprendere al meglio. Anche in questo volume ho adorato Edel che avrà sempre un posticino nel mio cuore! Lei è fantastica!
Lo stile di Mirya mi piace molto, perché cattura il lettore fin dalle prime righe e lo tiene incollato alle pagine fino alla fine. Ma soprattutto, è innegabile lo studio e il lavoro che c'è dietro la costruzione di questo mondo futuristico e ipertecnologico. Ciò che accade appare molto lontano (stiamo parlando del 2377, in fin dei conti) ma non così impossibile!
Ho rimandato per mesi la lettura di questo libro, e forse non si può mai essere davvero preparati a ciò che esso comporta. Per fare un paragone: è stato come avere il cuore sulle montagne russe per tutta la settimana che mi ci è voluta per concludere il volume. Io che mi aspettavo un'ecatombe nel finale, dalla sadica penna/tastiera di Mirya, mi sono ritrovata gli occhi lucidi ogni due pagine, l'anima strappata pezzetti per poi essere rimessa insieme - riconnessa - alla fine.
In fondo è sempre la stessa storia. E dopotutto è una bella storia.
In questo capitolo finale abbiamo la conclusione della storia, che non è altro che un nuovo inizio. Ho apprezzato particolarmente lo spazio dedicato ai personaggi "secondari" e che Mirya non mi abbia fatto fuori Felicity (anche se con Greg... un colpo al cuore della serie "Signor Stark, non mi sento tanto bene").
Se c'è una cosa che ho capito è che l'importante è rimanere connessi
Wired è ambientato nel futuro, in un mondo che ha trasformato in potere la tecnologia che oggi ci potrebbe spaventare ma che continuiamo a sognare. È un mondo lontano e diverso, ma è il nostro mondo e con "Gold" diventa sempre più chiaro che è proprio lo stesso mondo. "Gold" prosegue la storia che "Glitch" e "Beta" avevano iniziato, ma ribalta le carte in tavola e prende un respiro più ampio per riguardare la Storia tutta, l'umanità tutta. È la storia delle storie, l'unica storia e soltanto una storia.
Un romanzo inaspettato, una conclusione di grande portata che investe e trasforma i libri che l'hanno preceduta.
Mi viene maledettamente difficile scrivere una recensione di questo libro, ma glielo devo, lo devo all'autrice e un po' anche a me stessa. Lo devo perché questo libro è oro e non perché lo suggerisce il titolo. Quello è solo retaggio di vecchie divisioni sociali, che in realtà non potrebbero essere più attuali. Il vero oro è il contenuto, la storia - sempre la stessa storia - che acquista valore in base a come viene raccontata. E Mirya la racconta in un modo così crudo, diretto, straziante, letale, passionale che non può fare a meno di entrarti dentro e far amare, e far odiare, e far assolvere e assolversi. Mi viene difficile recensirlo senza parlare di Caleb, di Leanne, di Edel, di Ben, di Greg, di Cain, di Felix... Ma non posso e non voglio, perché quando scrivo una recensione mi piace pensarla per chi il libro non lo ha letto, e quindi non sa. Per cui tutto ciò che posso limitarmi a dire è che questo libro merita di essere letto (e amato, ma ci arriverete). Non sarà facile, ma varrà la pena di tutte le lacrime versate. Perché anche se è sempre la stessa storia - la nostra storia - alla fine è una bella storia. Alla fine è la più bella delle storie.