La nostra Storia raccontata attraverso le vicende di un giovane italiano che, durante il secondo conflitto mondiale, si trova all’improvviso a dover lasciare la propria casa e il mondo della campagna in cui è nato e cresciuto per affrontare la durezza della vita militare, fino alla cattura, la prigionia e infine la liberazione e il ritorno a casa. Un racconto in chiave autobiografica dove all’assurdità della guerra si contrappongono i ricordi dei luoghi e delle persone amate. Un inno alla libertà con uno sguardo carico di speranza, rivolto al futuro.
Mario Lodi è stato un pedagogista, maestro e proficuo scrittore di romanzi per romanzi che, lo confesso, se non fosse stato per “Il corvo” non avrei mai conosciuto. Ma la storia anticipata da questa trama aveva il sapore delle storie che a me piacciono particolarmente, quelle ambientate durante la seconda guerra mondiale con un protagonista adolescente che scopre, sulla sua pelle, l’orrore del conflitto e della violenza, e ne sono sempre stata attratta. Presagivo un’atmosfera simile a quella di uno dei miei film del cuore, “Arrivederci ragazzi” di Louis Malle, l’irrompere della brutalità nel candore e nell’ingenuità di una vita giovane e la crescita, attraverso questo, nonostante questo. A dire il vero là c’era il tema dell’Olocausto, qua no (sebbene accennato, resta sullo sfondo) ma effettivamente, l’atmosfera è la stessa. E’ quella degli anni ’30, dell’avvento del fascismo nella vita del protagonista-autore (trattasi di romanzo autobiografico) fino allo scoppio della guerra, al suo arresto e alla sua prigionia nelle carceri delle SS…poi la fuga, la salvezza, la ripresa della normalità dopo la guerra (narrata in "La busta rossa", seguito di "Il corvo", appunto) ma l’infanzia non c’è più, e nemmeno l’innocenza. Lo confesso, al di là del tema di mio grande interesse, il romanzo non mi ha detto granché. Ci ho letto poco pathos, poca emotività, a testimonianza che non sempre le autobiografie riescono a trasmettere a fondo le sensazioni di chi ha vissuto ciò che racconta, vuoi per il filtro della scrittura, che si può rivelare un aiuto ma anche un ostacolo, vuoi perché forse troppi ricordi si frappongono a quella che è stata l’esperienza vissuta, o chissà. Ho avvertito un retrogusto amaro che non mi è dispiaciuto e ho trovato la scrittura semplice, per quanto non lo definirei un libro per ragazzi, o meglio, solo per ragazzi, ma mi fermo alla tre stelline complessive.