1944. Il professore ebreo Isaia Maylaender, tornato in Ungheria da Fiume per stare vicino agli anziani genitori, si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e finisce con loro ad Auschwitz-Birkenau. Maylaender è un uomo brillante, abituato agli agi, e la realtà spietata e disumana del lager minaccia di consumarlo. Giorno dopo giorno, la costante lotta per la sopravvivenza in condizioni degradanti lo spinge sull’orlo dell’abisso. Quando ormai tutto sembra perduto, una proposta inaspettata riaccende in lui la speranza: Hillgruber, un ufficiale delle SS, gli affida il compito di catalogare i libri requisiti nel ghetto di Cracovia e di organizzarli in una biblioteca che offra ai soldati nazisti distrazioni più elevate del gioco e del bordello. L’iniziativa colma di entusiasmo il professore, che spera, grazie ai libri, di rendere più umane le SS. Mentre Maylaender si getta a capofitto nella missione, e i sovietici si avvicinano sempre di più al lager, Hillgruber gli assegna altri due incarichi: fare da precettore al figlio e redigere le sue memorie di guerra, compiti che si riveleranno molto più pericolosi di quanto Isaia avrebbe mai potuto immaginare…
Nato a Roma nel 1963, consulente scientifico della rivista «Focus Wars», ha collaborato con numerose riviste specializzate. Con la Newton Compton ha pubblicato, tra gli altri, i saggi Le grandi battaglie di Roma antica; I grandi generali di Roma antica; I grandi condottieri che hanno cambiato la storia; Le grandi battaglie di Alessandro Magno; L’ultima battaglia dell’impero romano e Le grandi battaglie tra Greci e Romani. Ha scritto inoltre i libri 101 segreti che hanno fatto grande l’impero romano e 101 battaglie che hanno fatto l’Italia unita, e i romanzi storici 300 guerrieri; Jerusalem; Un eroe per l’impero romano; la trilogia Dictator (L’ombra di Cesare, Il nemico di Cesare e Il trionfo di Cesare, quest’ultimo vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011), Marathon; La dinastia e Il tiranno di Roma. Gli Invincibili – Alla conquista del potere è il primo volume di una quadrilogia dedicata al futuro imperatore Augusto. Le sue opere sono state tradotte in cinque lingue.
RECENSIONE DOPPIA: - Da buona amante del genere non potevo esimermi dal leggere anche questo romanzo ambientato nei lager nazisti.
Isaia è un uomo piacente, colto e raffinato docente universitario di Storia.
La sua peculiarità è stimolare le menti dei giovani e, in un periodo di appiattimento culturale come quello che stava vivendo, la sfida sarebbe stata ancora più avvincente.
Si trova coinvolto in un rastrellamento quando si reca a trovare gli anziani genitori e, nel suo raffinato completo e le scarpe eleganti, si trova stipato in un carro merci insieme ad altri ebrei.
L’arrivo ad Auschwitz-Birkenau lo catapulta immediatamente in quell’incubo di cui aveva solo sentito parlare. La fame, le privazioni e il terrore scandiscono i suoi giorni, fino a quando un suo collega professore lo incontra e fa di tutto per fargli assegnare un compito che gli permetta di sopravvivere in condizioni dignitose, seppur a tempo limitato. Viene così destinato ai crematori e ad altri compiti aberranti ma la sua coscienza gli impone di non collaborare all’abominio. Quando tutto sembra volgere al fine, intravede nell’ufficiale Hillgruber, uomo dalla grande cultura ma dubbia coscienza, colui che può permettergli di sopravvivere, rendendosi utile facendo quello che sa fare meglio: gestire libri. Gli viene quindi affidata la predisposizione e gestione della prima biblioteca del lager. Il suo sogno è di instillare nelle menti dei soldati cresciuti a propaganda nazista, una capacità critica e di discernimento, consigliando i libri che potranno aprire uno spiraglio nelle loro menti chiuse. I suoi compiti non si fermeranno qui, ma dovrà aiutare il suo benefattore a redigere le sue memorie e fare il precettore al figlio.
Buona storia, seppur nella stesura si capisca perfettamente che si tratta di un romanzo e non di una testimonianza, come tanti altri che ho letto. Ispirato ad una storia vera e riadattato con licenze geografiche, oltre agli abomini conosciuti, si possono trarre nuove informazioni sulle varie iniziative prese nei lager.
Ho amato la passione di quest’uomo nel voler suscitare una reazione nei giovani soldati che si approcciavano, forse per la prima volta, ad un testo che non facesse parte della propaganda nazista. Questi ragazzi, cresciuti a patate e odio razziale, apprezzavano la bellezza di un romanzo di avventura che li portava, seppur per qualche ora, lontano dagli orrori che stavano compiendo.
Ho apprezzato gli scambi culturali avvenuti fra il professore e l’ufficiale, i suoi tentativi di spiegare le bugie raccontate sugli ebrei con tanto di prove, ma l’obnubilazione seguita ad anni di martellamenti psicologici non gli davano mai, o quasi, la soddisfazione.
Una persona dalla mente eccelsa, dalla capacità di rapportarsi da persone al suo pari a fanciulli, come il figlio di Hillgruber.
- Opera di fantasia ma così ben descritta che la pelle d’oca e l’orrore ci accompagnano per tutta la lettura.
Di fantasia sono i personaggi, la storia, come ben sappiamo, è realmente accaduta e, come dico sempre, conoscere la Storia ci aiuta a non ripetere gli errori e gli orrori.
Il libro parla di un professore ebreo, Isaia Maylaender, internato assieme ai suoi genitori nel campo di concentramento di Aschwitz-Birkenau.
“Un caso. Puoi finirci a soffrire e morire solo perché sei nato o sei finito dalla parte sbagliata dell’universo.”
Vivremo, grazie alle parole di Isaia, la strategia di annientamento dei tedeschi ai danni degli ebrei che inizia semplicemente con il famoso viaggio in treno, destinazione: la morte.
Vivremo ogni supplizio, stento, sangue, morte, omicidio… L’inferno reale sulla terra, attuato da altri esseri umani.
Non ci sono sentimenti di pietà, né di comprensione, riconoscenza, ma solo dolore, lacrime, orrore, paura.
“Si soffre per obbligo, e si muore per capriccio.”
Si sfiora il confine tra essere testimone delle atrocità o esserne autore per la sopravvivenza.
Qui si sopravvive e non si vive, e in questo libro la differenza tra i due concetti diventa più marcato.
Tra tutto questo dolore, approfondiremo, tra le pagine di libri storici, miti greci, nozioni base di letteratura, scopriremo le prime edizioni di libri… e l’installazione di una biblioteca in quel posto tetro.
Un libro che lacera l’anima, che è una testimonianza, seppur senza un reale protagonista, di parte della storia da potere, volere e dover cancellare.
Lettura sicuramente difficile sul piano emozionale soprattutto se si ha avuto l'occasione di visitare i luoghi descritti dal libro. Fa pensare la nota dell'autore in cui si parla dell'esistenza di negazionisti anche in riferimento a fatti talmente tragici e senza dubbio veritieri
Una letteura difficile sia per la tematica forte che per lo stile di scrittura. Uno degli aspetti positivi di questo romanzo è il modo in cui la vita ad Auschwitz (sia dentro che fuori dal campo) viene descritta: con crudo realismo, fedeltà e precisione storica. La storia di Isaia è sicuramente accattivante: la sua passione per la lettura e l'impegno per la sua missione lo rendono un personaggio interessante con cui mi è stato facile simpatizzare. Agli aspetti positivi si affiancano, però, anche altrettanti negativi: lo stile di scrittura si avvicina quasi a quello di carattere accademico, rendendolo, di conseguenza, poco piacevole. Non mancano parentesi filosofiche, storiche e politiche (giustissime per la tematica trattata, ma a volte un po' too much). Ciò che mi ha reso difficle la lettura è stata la parte finale riguardante la stesura del racconto della vita di Bodo. Davvero poco accattivante e quasi fuori tema. Volevo solo superare velocemente quei racconti per poter proseguire la lettura della storia di Isaia. Il finale poco originale e del tutto prevedibile mi ha fatto concludere la lettura con poca soddisfazione.
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Un libro crudo, violento, ma efficace. Ho ancora in mente scene forti, che probabilmente non andranno via dalla mia mente facilmente. Devo ammettere che all’inizio non ero molto convinto, ma la narrazione è un crescendo di suspense ed emozioni. La storia cattura il lettore tanto che sembra di essere affianco a Isaia.
"Il bibliotecario di Auschwitz" di Andrea Frediani Pagine 320
1944. Il professore ebreo Isaia Maylaender, tornato in Ungheria da Fiume per stare vicino agli anziani genitori, si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato: finisce con loro ad Auschwitz-Birkenau. Maylaender è un uomo brillante, abituato agli agi, e la spietata vita nel lager lo consuma. Pur di vivere con minor disagio, accetta l'offerta di un ufficiale delle SS, Hillgruber, che vorrebbe mettere a frutto i libri requisiti nel ghetto di Cracovia e creare una biblioteca per offrire ai soldati nazisti distrazioni più elevate del gioco e del bordello. Il professore prende il compito molto seriamente: spera infatti che i libri possano rendere le SS più umane. Hillgruber, intanto, gli assegna altri due incarichi: fare da precettore al figlio e redigere le sue memorie di guerra, compito che si rivelerà molto più pericoloso di quanto Maylaender avrebbe mai potuto immaginare... Ignaro dell'avanzata inesorabile dei sovietici, ormai sempre più prossimi ad Auschwitz, il professore dovrà prestare attenzione alle numerose insidie che si celano dietro ognuno dei suoi incarichi, stretto nella morsa dell'inferno del lager.
Non sarà facile scrivere questa recensione perché il mio parere su questo libro è stato altanelante. Non sarà facile perché, ovviamente, il tema affrontato non lo è affatto. Proviamo ad andare con ordine. La prima parte del libro mi ha coinvolta molto e mi ha lasciata a bocca aperta. Probabilmente un pugno allo stomaco avrebbe fatto meno male e, dovete credermi, l'autore non si è risparmiato per niente creando una storia reale e cruda in tutto e per tutto. Sono rimasta stupita e affascinata dalla caratterizzazione dei personaggi e dalla capacità dell'autore di renderli sempre meno umani man mano che la loro permanenza nel lager continuava. L'unica cosa che mi ha messa parecchio in difficoltà in questa prima parte è stato l'utilizzo di numerose parole in tedesco per definire i gradi dei comandanti del campo o per parlare nello specifico di un'azione svolta. Tuttavia, per ironia, a far precipitare il romanzo per me è stato proprio lo sviluppo della biblioteca. Con essa, infatti, iniziano interminabili capitoli di catalogazione dei libri e... perdonatemi ma non mi aspettavo che venisse riportata a grandi linee la sinossi di libri per noti. Ho iniziato, dunque, ad annoiarmi e la cosa è degenerata ancor di più quando Isaia ha iniziato a scrivere le memorie di Hillgruber. I toni di questa seconda parte sono molto più smorzati, l'impatto emotivo che mi aveva tanto scossa nella parte iniziale totalmente sparito. Mi sono trascinata avanti nella lettura per inerzia solo per conoscere il finale che mi ha delusa ulteriormente. Ho trovato l'atto finale di chiusura di questa storia strutturato in maniera troppo rapida e tra l'altro di una tristezza infinita. 🌟🌟🌟 1/2
Sono ancora sconvolta per il finale. Non mi sarei mai aspettata un twist del genere! Frediani si rivela ancora una volta uno scrittore eccezionale, bravissimo nel portare il livello di ansia alle stelle, incollandoti alle pagine e costringendoti a divorare un capitolo dopo l’altro. La storia del professore Isaia è ispirata a un personaggio realmente esistito, anche se qualche anno prima e in un altro luogo. Un ebreo riuscito a sfuggire l’inferno del lager diventando curatore di una biblioteca grazie all’intercessione di un nazista amante della cultura. Il romanzo ci fa dare una sbirciatina a quella che era la vita di Isaia prima della deportazione, a differenza di tanti altri romanzi sui campi di sterminio che iniziano proprio con gli orrori più inimmaginabili. Racconta il viaggio nel carro bestiame coi suoi genitori, la selezione tra abili al lavoro e inabili, la quarantena, i lavori forzati… Isaia riesce, grazie al favore di un amico, a ottenere un posto ai crematori: cibo e condizioni migliori per i detenuti, che però devono condurre gli inabili al macello… Isaia è determinato a farla finita, perché non riesce più a convivere con se stesso e i propri sensi di colpa, quand’ecco uno spiraglio: una proposta che non può rifiutare. Ma la biblioteca e la casa del nazista che lo ha preso sotto la sua ala è quasi più pericolosa e piena di insidie del lager stesso: il passato di Hillgruber, la sua rivalità con un’altra SS cui è legato a doppio filo, i tentativi di sua moglie di sedurre lo schiavo giudeo… Tutto contribuisce a far dormire Isaia su un letto di spine. Ma lui, che all’inizio cercava solo di sopravvivere, ora è consapevole di avere una missione: dopo le atrocità a cui ha assistito è suo dovere comunicarle al mondo. E per questo deve riuscire a stare vivo.
Ho scelto questo libro per immergermi per qualche giorno in una storia. La storia, in effetti, invita alla lettura, anche per il contesto in cui è ambientata, ma non posso dire di essere entusiasta del testo.
Non ho trovato personaggi ben definiti, tanto da provare empatia con loro. La storia, a tratti, mi è parsa inverosimile. La scrittura mi è sembrata ridondante, con la continua ripetizione della voce narrante di quanto fosse difficile la vita nel lager, quanto delicata la sua situazione, quanto rischiose le sue mosse. Oltre che ripetere l'evidenza, questo modo di scrivere ha contribuito a farmi prendere il protagonista in antipatia, anziché in simpatia, e non credo che questo fosse voluto dall'autore.
Nel complesso, ho letto il libro rapidamente. Forse non è stato tempo perso, per via di qualche dettaglio sulla vita nei lager che credo sia attendibile e che ho appreso, ma non credo che lo ricorderò a lungo.