Statt sich, wie verabredet, mit einem Freund zu treffen bleibt die junge, aufstrebende Pressephotographin Hadar Rafaeli zu Hause und schlägt sich mit schrecklichen Alpträumen im Bett herum, aus denen sie am nächsten Morgen schweißgebadet erwacht.
Als sie kurz darauf einen Autor photographieren soll, erfährt sie, daß eben jenes Cafe Peleus, in dem sie am Vorabend verabredet war, von einer Bombe zerstört wurde. Sie spürt sofort, daß eine Verbindung zu ihrem schrecklichen Traum besteht, und tatsächlich: Während die Polizei ein Attentat mit politischem Hintergrund vermutet, werfen Hadars eigene Nachforschungen, die sie zusammen mit dem ebenso zärtlich wie heimlich geliebten Kollegen Muki anstellt, ein ganzes Gewirr von Fragen auf: Warum spioniert eines der Todesopfer Hadar nach? Wie ist es möglich, daß derselbe Unbekannte auf zwei fast gleichzeitig stattfindenden Beerdigungen auftaucht?
Il plot è quello di un thriller con tutti gli ingredienti del genere. Un attentato in un bar a Tel Aviv con una bomba molto sofisticata provoca due vittime (più un cane o un gatto in cortile di cui si sono perse le tracce) e non si tratta di un’azione terroristica dei palestinesi o simili. Havar, la protagonista, è una ragazza fragile, impulsiva, ma anche molto determinata che percorre in bicicletta le strade della città, dividendosi fra il lavoro in libreria e l’attività di fotografa free lance per un quotidiano. Complice uno strano sogno si sente coinvolta nell’attentato fin quasi all’ossessione e quindi inizia le sue indagini personali. Intorno a lei una serie di personaggi un po' stereotipati: l’amico di sempre, saccente intellettuale, il cronista di nera cinico e scorbutico che di fronte a lei si scioglie, il poliziotto prossimo alla pensione, uomo di altri tempi, uno scrittore ambiguo e reticente che sa più di quel poco che dice. Peccato che la storia non decolli mai veramente, risolvendosi in una serie di incontri, appuntamenti, colloqui, telefonate dove si sviscerano le dinamiche del delitto ma anche il passato di Havar le cui vicende personali si sono ovviamente intrecciate con quelle del colpevole, una figura misteriosa che però appare già dalle prime pagine e quindi è solo un aspettarne la cattura in finale piuttosto scialbo. Ambientato in una Tel Aviv grigia e monotona non è certo un giallo d’atmosfera, ne offre uno sguardo diverso sulla realtà israeliana; procede lento e macchinoso, prolisso in alcune parti, tanto che sono stato più volte tentato di abbandonarlo con una lettura spesso interrotta causa crisi da sbadigli. Meno male che alla fine tutti i garbugli trovano una qualche spiegazione. Evitabilissimo e deludente. Due stelle e mezzo.