La Factory è uno stabilimento di animali sottoposti alla più grigia routine produttiva. Da molte stagioni Scorza, un ratto solitario, ha scoperto il modo di entrarvi, aprendosi un varco in una grata di ferro arrugginito. È così che riesce a rubare il foraggio destinato agli animali d'allevamento. La Factory è diventata la sua dispensa cibo a volontà e tepore anche in inverno. Ma un giorno il ratto cade sul tapis roulant che riempie i trogoli e si ritrova muso a muso con A550, un vitello chiazzato da una macchia bianca proprio al centro della fronte. Scorza scopre così che quel corpo fumante di vapore è in grado di parlare e di provare emozioni. È l'inizio di un'amicizia e l'amicizia, si sa, fa la rivoluzione.
Tim Bruno è uno scrittore europeo nato nel 1966. Quando è ancora un bambino, i suoi genitori decidono di trasferirsi in campagna; Tim e la sorella crescono nel verde dei prati e degli alberi, sviluppando una straordinaria passione per gli animali e per la natura. La stessa passione spinge il giovane Bruno a frequentare gli studi universitari e a laurearsi in Scienze Biologiche. Dopo l'università Tim si dedica alla biologia marina e allo studio dei cetacei; i risultati delle sue ricerche vengono pubblicati sulle più importanti riviste internazionali. Parallelamente all'attività scientifica Tim Bruno coltiva la passione per la scrittura e la letteratura fantastica. Nel 2004 inizia a collaborare con Elisabetta Gnone alla fortunata serie di Fairy Oak. Questa importante esperienza lo stimola a concepire una saga fantasy dove la natura abbia un ruolo vitale: OSSIDEA.
Sulla falsa riga del capolavoro di George Orwell, La fattoria degli animali, ecco uno splendido libro dalla grande forza simbolica. Il protagonista di questa storia è Scorza, un ratto vecchio e solitario, che ha scoperto come entrare nella Factory, un luogo apparentemente confortevole e piacevole ma che in realtà nasconde una realtà ben più crudele.
Ed è così che la Factory, diventa la sua dispensa privata e un posto caldo e accogliente durante gli inverni rigidi. Ma sarà l'incontro con un vitellino, A550 soprannominato in seguito Fiore, a cambiare la visione di Scorza. Fiore è infatti un vitello curioso, un grandissimo sognatore che ama ascoltare le storie del ratto del mondo al di fuori della Factory. Un mondo pieno di colori, animali, fiori e alberi. Scorza si affezziona così a Fiore e giorno dopo giorno ritorna nello stabilimento per parlare con lui finchè consapevole che prima o poi il vitello diventerà cibo in scatola, smette di fargli visita.
Scorza però non può fare a meno di pensare al suo amico vitello dalla chiazza bianca e per questo, decide di ritornare da lui ma al suo posto, ad attenderlo non ci sono i vitelli, bensì i maiali. Disperato per la perdita del suo amico, fa la conoscenza di Aurora, una mailina molto curiosa proprio come Fiore a cui piace tanto ascoltare le storie di Scorza sul mondo di fuori e così tra i due nasce una bella amicizia. Ormai la vecchiaia inizia a farsi sentire ed ecco che in una delle sue incursioni Scorza si rende conto che i maiali sono stati sostituiti dalle pecore. Come per Fiore e Aurora, ecco che Scorza fa amicizia con Nuvola, una candida pecora giovane e curiosa.
Finalmente però Scorza capisce che lo stabilimento è in realtà diviso in più settori e che quindi Fiore e Aurora, potrebbero essere ancora vivi. La supposizione è giusta, il ratto può riabbracciare nuovamente i suoi amici e così, correndo tra un piano e l'altro dello stabilimento in qualche modo contribuisce anche all'amicizia tra i tre animali. Fiore però è sempre più vicino alla porta per la macellazione ed è qui che Scorza, decide di voler aiutare i suoi amici.
Svela ai vitelli il loro vero destino ma ad accogliere il suo piano di evasione c'è solo l'indifferenza più totale. Si rivolge allora ai maiali ma è difficile metterli tutti d'accordo e le pecore, troppo paurose dell'ignoto, si rifiutano di combattere per un mondo al di fuori che neanche conoscono. Sarà solo grazie al quel sentimento fortissimo chiamato amicizia, e alla tenacia di Scorza a cambiare il destino di Fiore, Aurora e Nuvola.
Indifferenza, disaccordo e... paura. Non è facile fare la rivoluzione.
Un libro per ragazzi ma consigliato soprattutto agli adulti. Un libro che parla di animali ma che in realtà è rivolto a noi umani. Un libro in cui si evince che la libertà, una condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, dovrebbe essere alla base di ogni società. Tim Bruno ci parla di questo diritto, attraverso tre categorie di animali: mucche, maiali e pecore che rappresentano l'indifferenza, il disaccordo e la paura, sentimenti che condizionano proprio la liberta. È una storia che si legge velocemente e senza intoppi e pur essendo un libro per ragazzi, l'ho trovato molto poetico e filosofico. È una lettura che mi sento di consigliare a tutti!
seguendo l'onda di una grande classico quale la fattoria degli animali, questa è anche una meravigliosa storia di amicizia, quella tra Scorza il ratto e A550, un vitellino che con i suoi occhioni e la sua curiosità mi ha tanto ricordato un nuovo piccolo principe, pieno di fragilità che mi è stata tutta trasmessa fino alle lacrime vere e proprie; le mie prime impressioni sono state di tristezza proprio perché riesce a raccontarci con semplicità quella che è la vita di un animale da stalla, o ancor meglio da factory, che non conosce altro che quel mondo, che nel gioco del passaparola bisbiglia foraggio e stallo, che il suo nome è una sigla attaccata all'orecchio e che non sa che al di fuori di quello stabilimento esista effettivamente altro; fa parte della collana per ragazzi della Rizzoli ma con un lessico arguto e una storia davvero profonda riesce ad entrare nel cuore di tutti.
I libri per bambini possiedono una poesia e una crudezza, che spesso noi adulti ci dimentichiamo. Come si spiega che, l’allveamento intensivo ed il rispetto per gli animali, sono cose da prendere in considerazione e che sono cose reali? In nostro aiuto, arriva Scorza. Un vecchio topo un pò scontroso, che visita la Factory con regolarità per mangiare a sazietà e stare al caldo durante i periodi freddi. Insieme a lui, c’è Vibrissa, la sua coscenza sempre un pò scomoda che passerà tutto il tempo a mettere i puntini sulle I e a fagli notare cose che lui, preferirebbe evitare.
Il lettore conosce Scorza, un topolino egoista e famelico che spesso si aggira nel cuore della Factory per procacciarsi del cibo. Un giorno, mentre è alla ricerca di pezzi di formaggio, fa conoscenza con un vitello di nome A550. Le visite di Scorza diventano sempre più frequenti e il vitello gli chiede ogni giorno di raccontargli qualcosa del mondo esterno. A550 sarà solo il primo animale con cui farà conoscenza il topolino.
Tim Bruno parla delle situazioni disagiate in cui si trovano gli animali nella Factory, un sistema che adottano gli umani per la produzione alimentare.
La storia scorre in modo fluido e delicato. Il lettore si sente subito coinvolto dai poveri animali che sono imprigionati nella Factory, ignari del mondo di fuori e del loro destino. Scorza è un protagonista particolare che potrebbe suscitare rabbia al lettore per il suo egoismo. Un topolino combattuto tra il pensare solo a se stesso e il cercare di aiutare gli altri animali imprigionati nella Factory.
Una scena che ho amato di questo libro è quando Scorza dà un nome vero a questi animali, che sono identificati solo con una sigla. Un gesto forte e pieno di significato perché dà loro un’identità.
Sarà che quando ci sono di mezzo gli animali divento particolarmente sensibile, ma spesso ho avvertito una stretta al cuore nel corso della lettura che ho trovato intensa e piena di messaggi.
Factory è una storia per ragazzi che parla degli allevamenti intensivi. Un tema importante che l’autore riesce a trattare con delicatezza e grande emotività per un pubblico giovane.
"No, ti sbagli. Io ho riempito la loro testa di sogni e i loro cuori di speranza. Faranno il possibile per realizzare il mondo che hanno desiderato. La rivoluzione è cominciata."
La rivoluzione che porterà alla libertà di una maialina, un vitello e una pecora. Il romanzo ti Bruno pone delicatamente il problema etico degli allevamenti intensivi e lo propone ai bambini. Un romanzo adatto a una seconda media.
«Che cos’è?» «È una ghianda!» rispose il ratto. «Una ghianda?» ripeté A550. «E ci vive qualche animale lì dentro?» «No» rispose Scorza, accennando un sorriso. «Quella è la casa di un albero.»
«Non vedrò mai il mondo di fuori?» chiese con un filo di voce. Scorza scosse la testa. «Addio, A550»
«Avevi detto che avrei avuto un nome vero.» Il ratto esitò. «Fiore» disse infine. «Fiore?» ripeté il vitello. «Che cos’è un fiore?» «Un fiore» rispose il ratto, «è la cosa più bella che esista nel mondo di fuori. La più splendente e…» “La più effimera” disse Vibrissa.
“L’inverno è arrivato” sibilò Vibrissa. «Non entrerò mai più nella Factory.» “Allora moriremo di fame e di stenti.” «Sì, è probabile. Capita a tutti, alla fine.» “Ma non tutti hanno un’alternativa.”
“L’indifferenza rende ciechi”
L' inverno è un giudice imparziale e inflessibile.
Quanta forza ci si può attendere da una vecchio ratto mezzo morto di fame? Quanta coerenza? È facile puntare il dito con la pancia piena e i piedi caldi, ma quando le ossa bucano la pelle come larve e la coda comincia a gelare…
«Il mondo di fuori esiste e io ve lo mostrerò! Ma prima dovete liberarvi!»
“Indifferenza, disaccordo e… paura” sussurrò Vibrissa. “Non è facile fare la rivoluzione.”
“Un vecchio ratto che si ammazza di fatica per distruggere la propria fonte di sopravvivenza” sibilava Vibrissa. “Uno stupido roditore che ha perso la ragione e non sa più vivere nell’indifferenza.”
Il ferro cominciò a piegarsi sotto la forza degli animali.
“Hai visto? Stanno già per dimenticarti” sibilò Vibrissa. “A cosa è servito, stupido roditore? Il mondo andrà sempre come vuole lui.” «No, ti sbagli. Io ho riempito la loro testa di sogni e i loro cuori di speranza. Faranno il possibile per realizzare il mondo che hanno desiderato. La rivoluzione è cominciata.»
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Scorza è un vecchio topo, ma grazie alla sua furbizia è riuscito a entrare nella Factory per scroccare formaggio dal foraggio per gli animali. C’è una cosa molto strana però, ci sono tanti animali che non conoscono il mondo ad di fuori il loro piccolo box, un mondo dove esiste un cielo, dove non sono i nastri trasportatori a fornire il cibo ma la terra.
Attenzione questo libro è stato offerto da Rizzoli.
Raccontare l’allevamento intensivo ai bambini non è una cosa semplice. Questo libro non solo la racconta in maniera semplice, ma spiega anche le dinamiche del gruppo quando si cerca di far togliere il paraocchi alle persone. Insomma sembrerebbe un libro per un target giovane e senza troppa morale, ma in realtà c’è molto altro.
Non sono una grande sostenitrice del vegan, ma di certo supporto il cruelty free: conoscere la storia di tre animali destinati a diventare scatolette mi ha ricordato i toni di Okja dove, con spiazzante verità, Scorza deve accettare che gli animali che sta imparando a conoscere, e a cui sta dando un nome, sono destinati al macello.
Inizialmente avevo pensato che questo libro richiamasse “La Signora Frisby e il segreto del Nimh”, ma qui non c’è scontro di specie, anzi, l’uomo sembra non esistere: sono le macchine a alimentare e scandire la vita della Factory. Ma per quanti automatismi lo possano nascondere è chiaro per chi sono quelle montagne di scatolette che ogni giorno vengono prodotte. Leggendo non si da la colpa all’uomo, ma semmai a un sistema che non prevede una vita per quegli animali, destinati a essere coltivati come gli uomini in Matrix. Una scelta interessante che non si sofferma a puntare il dito ma semmai a mostrare la vastità di una luna che troppo spesso rimane ignorata.
Credo sia una bella avventura con una morale tutt’altro che banale, non è la libertà l’obbiettivo finale, piuttosto trovare la speranza di un mondo nuovo.
Factory è un racconto meraviglioso che mi ricorda la fattoria degli animali di Orwell, ed è uno dei motivi per cui mi è piaciuto. Inoltre è un po' difficile non simpatizzare per il topo Scorza; è un libro potente che ti fa rivalutare le cose. Bruno è riuscito a raccontare bene la realtà dietro gli allevamenti intensivi e ciò che comportano, le dinamiche di gruppo sono ben evidenziate e la narrazione scorre leggera e senza creare alcun problema.
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