“Scrivere il Vangelo come se fosse la prima volta. Nella mia lingua, e non in quella dei potenti. Gli apostoli e gli evangelisti erano persone semplici, umili, proprio come gli uomini e le donne cui intendevo rivolgermi. Ma erano anche immaginifici narratori, che si esprimevano in greco e aramaico, la loro lingua. La lingua del popolo. Riscrivere la buona novella in inglese era come riportare Gesù sulla terra: una nuova resurrezione.”
L'uomo che scrisse la Bibbia, di Marco Videtta, è un romanzo storico che narra la vita di William Tyndale, il teologo inglese che per primo tradusse la Bibbia in lingua inglese dai testi originali in ebraico e greco, nel periodo in cui fermentavano le idee di Lutero e in Inghilterra si stava consumando lo scisma tra la Chiesa cattolica e il re Enrico VIII.
Tyndale dovette lavorare clandestinamente, in esilio, e pubblicare il suo lavoro di nascosto. Il suo nome è stato volutamente cancellato dalla storia, perché pose la sua missione — rendere l’Antico e il Nuovo Testamento accessibili a tutti — al di sopra di ogni potere religioso e politico. Portò avanti questa missione fino al suo ultimo respiro, finché quello stesso potere non gli chiuse la bocca e bruciò quelle che credeva essere le uniche tracce del suo lavoro.
L’impresa di questo straordinario traduttore non solo ha reso accessibile la parola di Dio al popolo, che fino a quel momento ne era stato escluso, ma ha anche avuto un impatto importante e duraturo sullo sviluppo della lingua inglese.
Il romanzo affronta temi come la fede, il coraggio, la lotta per la libertà di pensiero e l'importanza della parola scritta. Tyndale è ritratto come un uomo determinato, disposto a sacrificare la propria vita per rendere la Bibbia accessibile a tutti.
"L'uomo che scrisse la Bibbia" è un libro bellissimo e poetico, la riscoperta di un uomo dimenticato che ha saputo dimostrare con il suo lavoro la potenza delle parole.