Ho amato questo libro, l'ho centellinato pagina per pagina senza "abbuffarmi" ed ho gustato ciascuna delle curiosità che vi sono contenute, esposte come se fosse un piccolo corso di cultra giapponese.
L'autore, che ha vissuto a lungo in Giappone, è stato parte del corpo diplomatico e ha sposato una giapponese, si vede che conosce tante particolarità di questo paese.
Alcune mi erano note, tante no e sono presentate come una conversazione che fluisce liberamente senza essere raggruppate per argomento, rendendo magari difficile ritrovare un passaggio o una particolarità, ma più interessante la scoperta che è proprio tale e nasce da una piccola deviazione naturale nel discorso. È come se un amico tornato dal viaggio raccontasse le sue molte esperienze che spaziano tra la cucina, le tradizioni mitologiche, le usanze nei templi, i costumi, addirittura fatti di cronaca. Una particolarità alla quale l'autore ha dato parecchio spazio è quello che riguarda la sfera sessuale dei giapponesi, forse perchè nell'immaginario nostrano sono spesso rappresentati come fissati e pervertiti a caccia di mutadine, nondimeno le spiegazioni di quest'iconografia sono molto ben esplicitate e aiutano a farci un'idea più precisa di cosa e perchè.
Una cosa importante da fare approfondendo una cultura come quella giapponese ed anche leggendo questo libro (che comunque invita spesso a considerare) è che bisogna prendere le distanze dal nostro modo di pensare, dalla nostra cultura natia, e avvicinarci e apprendere una cultura molto diversa con valori differenti. Non dobbiamo permetterci di giudicarla attraverso questa mera esposizione che Vattani ne fa; analogamente non dobbiamo trarre conclusioni semplicistiche solo perchè "da noi si fa diverso" o perchè i loro valori sono differenti da quelli con cui siamo cresciuti. Diverso non significa peggiore men che meno sbagliato, ma se non se ne tiene conto si ha l'impressione che l'autore giustifichi i giapponesi, mentre credo stia solo cercando di farci capire perchè certe cose risultano possibili quando da noi non lo sarebbero.
So che questo modo di pensare il diverso=sbagliato fa parte della natura umana (a quanto dice Vattani lo hanno anche i giapponesi nei confronti dei generici "gaijin" stranieri, insensibili e barbari alla loro educazione che noi invece interpretiamo come una facciata di falsità), ma è una cosa che, per quanto possibile, bisogna sforzarsi di non fare.
Devo dire che di questo autore, di cui ho letto anche le sue opere di narrativa, ho apprezzato di più questo compendio di viaggio. Spero ci sia un seguito con ulteriori curiosità, sono davvero molto curiosa di quanto altro ci sarebbe da raccontare.