Una piccola comunità dell'altipiano di Asiago esce stremata dalla Grande Guerra: ovunque macerie, povertà, disoccupazione. Chi non emigra ha davanti a sé un solo, pericoloso mestiere, quello del "recuperante": battere la montagna alla ricerca di residui bellici da rivendere ai grossisti di metalli per pochi centesimi. Giacomo, il protagonista del romanzo, impara il mestiere fin da bambino, al seguito del padre. Nel silenzio dei monti, impara a dialogare con i soldati scomparsi, ma anche a conoscere e decifrare il linguaggio segreto di piante e animali.
Mario Rigoni Stern was an Italian author and World War II veteran. His first novel Il sergente nella neve, published in 1953 (and the following year in English as The Sergeant in the Snow), draws on his own experience as a Sergeant Major in the Alpini corp during the disastrous retreat from Russia in the World War II. It is his only work to be translated into English and Spanish. Other well-known works also include Le stagioni di Giacomo (Giacomo's Seasons), Storia di Tönle (The Story of Tönle), and the collection of short stories Sentieri sotto la neve (Paths Beneath the Snow). He was awarded the Premio Campiello and the Premio Bagutta for Storia di Tönle, and the Italian PEN prize for Sentieri sotto la neve.
«Saluti ai paesani che passano» «Una sera si fermarono in un villaggio e Mario, con la sua squadra, pernottò in una isba abbandonata. Sul pavimento c’era ancora la paglia sulla quale dovevano aver dormito dei soldati di passaggio. Fu qui che il suo sguardo venne attratto da una parete affumicata dove lesse queste parole scritte con un pezzo di carbone: “Saluti ai paesani che passano” e, sotto queste, il nome e il cognome di Giacomo, quello della contrada e la data del 18 dicembre 1941. Il suo cuore si rallegrò e sorrise, pensando di incontrarlo.». Le stagioni di Giacomo conclude la ‘trilogia dell’Altopiano’, che si sviluppa nell’arco di circa settant’anni. Inizia sul finire dell’Ottocento, con La storia di Tönle, prosegue con L’anno della Vittoria, e si conclude con Le stagioni di Giacomo, ambientato nel periodo dell’ascesa al potere del regime fascista fino all’ingresso in guerra dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Marione racconta di Giacomo, Nino e Mario (lo stesso Rigoni Stern), tre giovani appartenenti ad una comunità dell’Altopiano di Asiago, uscita stremata dalla Prima Guerra Mondiale. Rigoni ci racconta delle persone, della natura e delle tante sciagure che tra le due guerre affliggeranno quei territori: la povertà (quella vera), la fame (quella vera), il fascismo (quello è), la disoccupazione. In molti, per rimediare alla povertà, emigreranno verso la Francia, la Svizzera, l’Australia! Altri, tra cui Giacomo, faranno i ‘recuperanti’. Andranno quindi in cerca di residuati bellici da rivendere in valle e disseppelliranno i resti di tanti soldati ‘dispersi’, che troveranno infine sepoltura dentro il Sacrario militare di Asiago, ultimato nel ’36 e inaugurato in pompa magna dai gerarchi fascisti, ma che ebbe il merito di dar lavoro per alcuni anni a tanti uomini e ragazzi di quelle comunità. Come sempre (per dirla con il professor Barbero: «La storia è fatta dalla gente. La storia racconta la nostra vita.»), Mario racconta la Grande Storia, attraverso piccole storie personali o delle contrade dell’Altopiano. Ci racconta di una natura e di una società rurale ancora integre a lo fa sempre, costantemente, con uno stile sobrio e coinvolgente, dove nulla è superfluo o fuori posto. Che ve lo dico a fare?...........
La storia di Giacomo (un alter ego di Mario), nato subito dopo la grande guerra, e della sua adolescenza sull'altipiano di Asiago durante gli anni trenta, all'apice del consenso al fascismo a cui fanno riscontro le miserevoli condizioni di vita della gente di qui (ma più o meno di tutta Italia, penso), per la quale l'unica alternativa per la sopravvivenza è l'emigrazione o un'economia agricola di pura sussistenza. Per comprarsi un paio di scarpe o un vestito occorreva arrotondare facendo i recuparanti, cioè vendendo metallo ed esplosivo dei residuati bellici della prima guerra mondiale, scavando come formiche sui luoghi solcati dalle trincee italiane ed austriache.
La scrittura di Rigoni Stern ha del miracoloso. Essenziale e di disarmante semplicità evoca la vividezza e la magia che solo le favole, o meglio ancora i racconti dei nonni che si ascoltano da bambini, sanno dare.
La descrizione della dignità nell'assicurarsi la sopravvivenza di Giacomo e la sua famiglia non è lontana da quella della famiglia Joad.
Salutare lettura se si è nella convinzione di vivere tempi grami.
C'è il ritmo lento, solenne e a tratti pudicamente giocoso della montagna; c'è la confidenza profonda con la natura; c'è la tenacia fedele alle proprie origini, insieme con l'orgoglio di chi non lascia nessuna strada intentata e per questo motivo si presta anche a emigrare a breve e a lungo raggio. Ci sono i primi sintomi di un cambiamento irreversibile: la grande guerra, che prima ha devastato boschi e rocce, poi campi -altrimenti fecondi - per ricavarne sacrari monumentali o campeggi dove ragazzi col fez giocano a fare il soldato, in attesa di trasformarsi in carne da macello. Sì, perchè nuovi echi di guerra si fanno sempre più vicini: i recuperanti (gli uomini che ripulivano gli scenari montani di trincea, spigolando materiale bellico da rivendere) hanno appena sgombrato le montagne dalle macerie umane e metalliche, che le prime cartoline stanno già per essere consegnate ai giovani dei Sette Comuni, fascisti obtorto collo.
Le stagioni di Giacomo racconta la storia dell'Altopiano di Asiago dalla fine della Grande Guerra attraverso la vita di Giacomo e della comunità a cui appartiene. Mario Rigoni Stern ci parla del mestiere di recuperante, dell'emigrazione all'estero, del fascismo, di una vita insieme più semplice e più complicata, resa ancora più affascinante dall'ambientazione in un luogo a me molto vicino. Anche se è un libro particolarmente interessante, e anche coinvolgente (impossibile non sentirsi coinvolti dai piccoli e grandi sacrifici dei protagonisti), l'ho trovato un po' disordinato, discontinuo, stilisticamente non all'altezza di altri libri dello stesso autore. Forse conta anche il modo un po' dispersivo in cui l'ho letto, infatti continuo a consigliarlo, anche come testimonianza di un tempo che non è più ma rimane importante per tutti noi.
Lessi anni fa Il sergente nella neve mentre scrivevo un libro sulla letteratura di guerra, e restai colpito dall'intensità e dall'onestà del narratore, che spiccavano vieppiù perché in quel periodo ero alle prese con molti altri romanzi di guerra e combattimento. Quello di Rigoni Stern era all'altezza di altre opere europee, e si distingueva per la particolare capacità dell'autore di non voler tutto spiegare, tutto ricombinare (ricordo un momento particolarmente drammatico in cui Stern confessa di non poter raccontare come da una data situazione si ritrovò in un'altra perché ha perso il ricordo di quei fatti). Come altri autori partiti dalla memorialistica, proprio la memoria è un tema forte nella sua narrativa, e come perdura la vita di chi non c'è più. In questo romanzo il tema volendo è sempre quello: una memoria più collettiva, ma articolata attorno alla vita di un ragazzo e poi giovane che si snoda tra i resti della Grande guerra (non a caso fa il recuperante, cercando metalli ed esplosivi sui campi di battaglia e nelle trincee), mentre minacciosi si susseguono i segni di un'altro massacro in arrivo (la seconda guerra mondiale). Come impigliata in questo filo narrativo, la vita di una comunità dell'Altopiano di Asiago negli anni del Fascio, con una rievocazione mai semplicemente moralistica, mai didascalica, mai manichea, che fa ancor di più risaltare la meschinità e la stupidità del fascismo di tutti i giorni, coi suoi rituali guerreschi a nascondere una nazione arretrata e una classe dirigente semplicemente avida e miope. Ma c'è anche una grande attenzione alla vita materiale, al lavoro, al cibo, alla quotidianità della vita dei montanari, che Stern sembra intenzionato a voler preservare per noi. E diamine, c'è riuscito.
Semplice. Toccante. Arriva dritto al cuore Rigoni Stern, con il suo inconfondibile. Ho amato ogni parole di questo romanzo. Penso cercherò di leggere tutti i suoi romanzi. Un tuffo nel passato che comunque ci dice molto anche del nostro presente.
Questo romanzo mi ha fatto conoscere i “recuperanti” un mestiere di cui non sapevo nulla: recuperare, sui luoghi delle battaglie della grande guerra, bossoli, munizioni, ferro, e ogni materiale bellico da vendere come rottame alle ditte che lo riutilizzavano (per esempio i bossoli come portafiori sulle tombe dei caduti. Un mestiere ad alto rischio perché con le bombe inesplose c’era poco da scherzare e qualcuno incauto ci lasciava la pelle, un mestiere esercitato spesso dai reduci che così potevano rivedere i loro luoghi, le loro trincee e anche quelle del nemico. Il mestiere di Giacomo già da ragazzino, insieme al padre e ai loro amici e compaesani; la vita è dura sull’Altipiano di Asiago, con i paesi devastati dalla guerra e poi ricostruiti, lavoro poco e la costruzione del grande sacrario dei caduti è per diversi anni è quasi l’unica occasione, nei lunghi inverni se non si soffre la fame poco ci manca. L’alternativa è migrare in Francia, o più lontano in America o in Australia e allora non si torna più. Giacomo è prima bambino, quando la famiglia vive delle rimesse del padre emigrato per alcuni anni, poi ragazzino, poi giovanotto. Bravo a scuola, ma bisogna smettere presto per guadagnarsi la giornata come gli altri del paese. Sono gli anni del fascismo e dei suoi proclami, dell’amor di patria e dell’uomo della provvidenza. Giacomo è balilla, non per convinzione ma perché tutti i ragazzi lo erano, poi vince le gare di sci e i premi più ambiti sono i maglioni e le calze di lana. Il regime è presente, ma non particolarmente oppressivo, a volte chiude un occhio ma partecipare a uno sciopero ti può segnare a vita. Lo scoppio di una nuova guerra segna il destino di molti compreso quello di Giacomo e dei suoi amici, tra i quali c’è anche Mario, sergente degli alpini che ne scriverà poi la storia. Era dai tempi delle medie che non leggevo Rigoni Stern (ovviamente il sergente nella neve) e quando ho deciso di riprenderlo ho scelto questo romanzo certo meno noto, scritto negli anni 90. Mi è piaciuto lo stile asciutto, diretto, senza fronzoli nel raccontare storie di gente semplice e umile nel contesto della Storia con la esse maiuscola. Nulla di nuovo a dire la verità, a parte il mestiere dei recuperanti, ma a volte è bello leggere anche di cose già note. Tre stelle e mezzo.
Le stagioni di Giacomo mi ha colpito profondamente per la delicatezza con cui racconta la vita sull’Altopiano, intrecciando la grande storia con la piccola storia quotidiana: i ritmi delle stagioni, il lavoro, l’amore e la morte restano invariati, mentre la grande Storia irrompe con la sua durezza.
Un libro bellissimo, che sa unire memoria, luoghi e vita quotidiana con grande sensibilità.
Riletto dopo qualche anno (!...!) ritrovando gli stessi piacevoli racconti di famiglia. Sembra di sentire i genitori che raccontano la loro infanzia, la difficoltà nel trovare il cibo da mettere in tavola, il lavoro che non c'è e che bisogna inventare (con i recuperi dei resti della grande guerra) o che spinge a emigrare lontano. Racconti di verità e di vita vissuta da tenere sempre a mente.
3,5⭐️ Ce troisième livre, après Histoire de Tönle et L’année de la victoire, m’a semblé un peu plus décousu que les autres. Cela dit, j’ai aimé retrouver les habitants du plateau d’Asiago, cette fois-ci dans les années entre les deux guerres. Pour les amateurs d’histoire et particulièrement des années précédant la Deuxième guerre mondiale.
Un bell'affresco di un'epoca importante descritta attraverso la crescita di un giovane ragazzo veneto: la fatica di riprendere la vita dopo le disgrazie della prima guerra mondiale, la povertà e la semplicità della vita e l'ascesa del fascismo, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.
I read this for school and I found it very good. It's a bit slow but I really liked the importance of seasons and their meaning, following the characters' evolution it's really enjoyable but if you don't have patience I don't think this book is for you.
Tra le righe di questo racconto si delineano chiaramente due aspetti: da un lato la caparbietà dei protagonisti (uomini e donne) che assorbono un colpo dopo l'altro e vanno avanti sempre con determinazione cercando di superare ogni ostacolo; dall'altra l'oppressione delle autorità che, incuranti della realtà delle cose, agiscono come se il contesto fosse tutt'altro. La prospettiva è sempre a breve termine, al massimo si pensa a come superare l'inverno, non si guarda mai più lontano; il quotidiano impegna già abbastanza. A livello personale mi ha colpito molto la parte che racconta di un cielo rosso vivo (poi spiegato come un raro fenomeno di aurora boreale) che viene interpretato come segno negativo. Mi ricordo che la mia maestra elementare (dal 1975 al 1979) raccontò che proprio uno stranissimo ed impressionante cielo rosso fece da preambolo allo scoppio della guerra. Non avevo ancora letto niente di questo autore, ma ero già rimasto impressionato dal realismo con cui Marco Paolini interpretava "Il sergente nella neve" a teatro.
Una storia semplicissima quella di Giacomo, bambino che cresce sui monti nel periodo tra le due guerre mondiali, e assorbe dai monti, così come dai familiari, forza, pazienza, indipendenza e buon senso. Non c'è niente di eroico e strano in Giacomo, se non l'assoluta normalità di una vita quotidiana durissima, eppure lieta, anche quando il padre è emigrante in Francia, quando per vivere si raccolgono i residui di guerra, quando una protesta per i propri diritti segnerà tutta la vita. Giacomo è un giusto, e il suo destino, come quello di tutti i giusti, è scomparire senza lasciare memoria di sé, se non un una scritta su un muro di un ricovero nella gelida Russia, e la memoria di chi gli è stato vicino.
Un racconto di guerra incredibile e originale perché ambientato tra le due guerre mondiali. Così vero e intenso che si risente la voce del nonno o di quel vecchio al bar che le bombe le ha sentite per davvero, che ha mangiato le bucce di patate o che è dovuto andare a lavorare all'estero per mantenere la famiglia a casa. E poi c'è tutto il racconto della vita e del piacere delle piccole cose. Se non hai mai assaggiato una patata novella cotta sotto le braci dovresti leggere questo libro
"In guerra sbagliano tutti. Anche gli Austriaci. Sulle trincee italiane troviamo pezzi di granate italiane, sulle trincee austriache pezzi di granate austriache, sulle trincee inglesi pezzi di granate inglesi. E sui fianchi del Colombara, dove si fa fatica a restare su due piedi abbiamo trovato le biciclette dei bersaglieri. Per sapere come sono andate le cose i comandanti dovrebbero venire a scuola dai recuperanti e non leggere le storie sui libri!"
Giacomo: un ragazzino che diventa adulto nel periodo tra le due Guerre sull'altopiano di Asiago. La scuola, il lavoro, la famiglia, gli amici: molti aspetti del quotidiano sono narrati in questo breve romanzo, i cui protagonisti sono persone semplici, impegnate, giorno dopo giorno, a scovare un espediente che permetta loro di superare l'inverno. Sullo sfondo Mussolini e il fascismo.