This magical tale of love and rivalry between two brothers in Mexico is an "intense, engaging, psychologically deep [novel that] lives up to its title" (Ex Libris).
Miguel is beautiful. His beauty is so rare and miraculous that it has made him the object of cult-like devotion in the city. With a mix of admiration and disquiet, his older brother Santiago observes the prodigious effect that Miguel's looks have on his mother and father, neighbors, passersby, and the droves of female suitors who follow him everywhere. With Miguel constantly under the spotlight, Santiago is left to inhabit darker, hidden places, from where he will finally learn that life is not easy for anyone, even his prodigiously handsome brother.
Set in Mexico, this story is narrated with deep psychological insight yet shines with the mythical light of magical realism. Disappointments, flights, regrets, reunions, goodbyes, epiphanies make up this story, as we follow the two brothers, their family, the women they love, and the people around them--all forever marked, each in their own way, by their extraordinary encounter with Beauty.
"Massimo Cuomo's writing, not the protagonist's beauty, is what's truly wonderful about this book." --Coooperazione
La Plaza Central di Mérida nello Yucatán. Ah, gli inconfondibili cieli messicani!
All’inizio c’è stato “Malcom”, una storia urbana di giovani inquieti e distratti. Poi è arrivata la “Piccola osteria senza parole”, con la copertina che non si dimentica, ambientata tra Veneto e Friuli, tra fossi e filari, tra bar e capannoni. Adesso, invece, al suo terzo romanzo, Cuomo ci porta in Messico: un Messico di maniera e scoppiettante d’oleografia, ma anche no, ma anche un Mexico vero e sanguigno, verace e convincente, ammaliante e mitilogico. È un omaggio al realismo magico senza stereotipi, un muoversi in un solco già scavato ma trovando la propria strada personale. Bravo Cuomo!
Le nuvole del Messico. Quella luce!
Il superlativo del titolo è riferito al neonato Miguel che viene al mondo a inizio libro. Miguel nasce e per il fratello Santiago, cinque anni, lo spazio si restringe di colpo. Prima di tutto, lo spazio affettivo: sembra esserci meno amore per lui. Anche se la madre, Maria Serrano, è attenta, ed evita ingiustizie, evita che il piatto della bilancia penda troppo a favore di Miguel. Invece, il fascinoso padre Vicente Moya stravede per il secondogenito, il bellissimo Miguel, e si dimentica di Santiago, lo trascura. Qual è il segreto di Miguel? Che è bellissimo. Così bello che conquista tutti e tutto, il cuore, l’attenzione, il corpo di tutti. E soprattutto, di tutte. In più, cresce con coraggio e senso della libertà, è un esploratore della vita, ha il walking blues. Santiago invece si chiude sempre più in se stesso, si rifugia nei libri (tra quelli citati anche Pedro Paramo).
Miguel è bellissimo, e Massimo Cuomo è bravo a costruire senza fretta e senza strappi, la rivalità fraterna, la distanza tra Santiago e Miguel, le differenze, i riavvicinamenti, l’affetto malgrado tutto: una battaglia non detta che li mantiene sulla linea di una tensione costante: vittorie e sconfitte si alternano e l'esito è un pareggio senza fine.
Come una danza (bellissimo davvero il momento in cui anche Santiago balla, per la prima volta, scopre l’eredità del sangue, la musica dal nonno materno, Hermenegildo Serrano, si trasmette direttamente a lui, il movimento diventa seduzione, Soledad Sanchez è conquistata, ‘Jarabe Tapatío’ rinnova i suoi fasti), con sottigliezza, lucidità, capacità, senza forzature, senza esagerazioni, Cuomo sa cogliere e restituirci le frontiere delle anime in crescita, cogliendone gli strappi e lo strazio delle deflagrazioni interiori.
Avrei voglia di annotare tutti i momenti più pregnanti e riusciti di questo bel sorprendente romanzo. Per esempio, il rapporto dei due fratelli con il randagino, il cane Pan. Ma sono tanti, sono troppi per essere contenuti in questo spazio.
L’illustrazione usata per la copertina del precedente romanzo di Cuomo “Piccola osteria senza parole”. È opera di Alessandro Gottardo, in arte Shout, proprio come quella usata per “Bellissimo”.
Ambientazione (un Messico credibile e incredibile insieme) e narrazione (molto curata) sono il pregio di questo romanzo che avvince senza troppo sorprendere. Il tema del confronto e dell'invidia fraterna si sviluppa lungo traiettorie anche imprevedibili, lasciando diversi personaggi incompiuti lungo la strada per concentrarsi sui due protagonisti assoluti: Santiago, fratello maggiore di banale aspetto e Miguel, fiore di bellezza, destinato a produrre devastazione a causa di quel ferale dono degli dei ignoti. Lettura meritevole, ma quello che non mi convince (mai) nel modo di raccontare una storia fantasiosa come questa è l'uso del tempo presente, l'antinarrativo per eccellenza. Un modo e un tempo che mi lasciano sempre sulla soglia del completo coinvolgimento.
Bellissimo! Lo dice anche il titolo. Però questo libro è talmente bello che il titolo è quasi riduttivo. Un romanzo dolcissimo che scaturisce dalla penna di un autore italianissimo ma che nulla ha da invidiare a quegli autori sudamericani che i lettori tanto amano (mi viene in mente Amado per esempio!). Un'ambientazione, il Messico, che viene resa da questo autore in modo talmente nitido da farne quasi percepire anche gli odori, i colori, le persone anche a chi, come me, in Messico non c'è mai stato tanto da avere l'impressione - per tutta la lettura - di leggere un romanzo di un autore Messicano tradotto. E poi oltre il Messico c'è una storia meravigliosa di due fratelli, uno bellissimo Miguel, con tutti ai suoi piedi ed uno ordinario Santiago, che da un giorno all'altro, come capita ai fratelli maggiori, se lo ritrova tra i piedi. Un amore viscerale ma anche una competizione che porta entrambi a sbagliare, esagerare, allontanarsi per poi cercarsi in una continua ricerca soprattutto di se stessi. E per tutto il romanzo viene da chiedersi quanto gli errori e i comportamenti dei genitori incidano sulla vita dei figli. Una scrittura ricercata, a tratti poetica che mi ha fatto emozionare in più punti e che difficilmente dimenticherò!
None of the female characters were given justice. Felt like a very male centred perspective and that the females in the book were only secondary characters so the two brothers could perform out their lives on stage. At first I really loved the book and the style of writing but towards the end I became dissatisfied with the plot. I ended it thinking, so what, is that it? And not really liking any of the characters.
Le aspettative erano molto alte. Ho acquistato "Bellissimo" poco dopo la sua uscita a scatola chiusa, quasi senza leggerne la trama, essenzialmente perché l'opera precedente dell'autore mi aveva lasciata, sintonizzata al titolo, "senza parole". Ciononostante, non sono riuscita ad aprirlo e cominciarlo subito, proprio a causa delle speranze che vi ponevo: mi dicevo che non era il momento per quel libro, che ne avevo una pila altissima sul comodino a cui dare la precedenza, ma la realtà è che avevo troppo timore di rimanere, per qualche motivo, delusa. Ecco che quindi ho preferito restare nell’indeterminatezza, lasciando il volume a riposare nella libreria, ogni tanto spostandolo e dicendomi che gli avrei concesso presto l'occasione di mostrarmi che le mie paure erano infondate. Però c’è un motivo se gli scrittori preferiti hanno quel merito. Complice una vacanza in montagna in un posto meraviglioso, ho rotto gli indugi ed è stato sufficiente il primo capitolo per farle svanire tutte, quelle paure, soffiate via dal sussurro leggero di Maria Serrano.
“Lo sei anche tu”, bellissimo: Miguel, Santiago, il Messico; il libro, di nome e di fatto.
Esistono diverse forme di amore. “Bellissimo” offre in primis quella della relazione tra due fratelli, Santiago e Miguel, che crescono a Mérida, capitale dello Yucatán. Il romanzo comincia proprio con la nascita di Miguel: splendido, graziato, adorato.
“Si mette in piedi e ha un pastello blu nella mano. Fa i passi che servono per arrivare al tavolo, avvicina la faccia alla faccia del bambino, lo annusa. Poi gli tocca la punta del naso con un dito. Si incontrano così, i fratelli Moya, senza che nessuno li veda. E in quel contatto Santiago si accorge che non sono poi tanto diversi. Col pastello blu disegna un piccolo neo sulla guancia del fratello che per reazione, forse per solletico, ritorna a produrre un sorriso.” - Pag. 28
Prevedibilmente Santiago ne risente: in fondo è un bambino anche lui, abbastanza grande da cogliere i comportamenti diversi della gente comune, dei vicini, dei genitori stessi, ma ancora troppo piccolo per poter comprendere le innumerevoli sfumature dell’animo umano, quel complicato equilibrio tra sensazioni e razionalità. E si sforzerà, a combattere una battaglia interiore per anni, tra l’ammirazione e la gelosia, tra il senso di protezione per il fratello e quello per sé stesso; un bozzolo che potrà rompersi, evolversi e realizzarsi solo al momento giusto.
“«Ho bisogno che mi presti dei soldi» dice Miguel. «Per fare cosa?» «Per riparare la macchina del nonno». «La macchina? E perché?». «Devo partire…». Miguel non sa dove andare, ma sente il bisogno di andare. Il bisogno di mettere qualche chilometro fra sé e Mérida, per scoprire se è Mérida, se è Rosita Romeo, il posto in cui stare.” - Pag. 119
Anche lo splendido Miguel non si sente così appagato dalla sua vita dai contorni perfetti, venerato com’è dai suoi concittadini, acclamato e desiderato dalle donne, un talento naturale come venditore. Dentro, oltre al sangue, i due fratelli condividono più di quanto credano: la disperata ricerca di sé, la definizione di un proprio ruolo non dettato dalle etichette e dalla società ma sorto dalla propria indole. Per far ciò si supporteranno, si ostacoleranno, si daranno le mani per stringerle o per tirare pugni, si eviteranno e si affanneranno per ritrovarsi.
I protagonisti principali sono loro; si prendono il giusto spazio nelle pagine ma si riesce a caratterizzarli pienamente solo attraverso la saggezza della madre Maria Serrano e le ambizioni del padre Vicente Moya, tramite il loro di amore, per poi passare agli occhi sognanti di Rosita e Soledad, ballando sulle note di “Jarabe Tapatío”, la canzone preferita del nonno Hermenegildo. Sullo sfondo vi sono Mérida e lo Yucatán, l’eco dei romanzi sudamericani, il calore del Messico, i toni suadenti della lingua spagnola, molto presente nelle pagine del romanzo però assolutamente non di ostacolo alla lettura, grazie a un breve glossario in fondo e soprattutto alla maestria nello scrivere. Già, perché lo stile del romanzo è incantante, raffinato, poetico. Non c’è una frase scontata, non c’è un personaggio introdotto tanto per: ogni immagine evocata è lì per uno scopo preciso; ogni aspetto è curato; ogni parola può servire immediatamente o spiccare il volo più avanti. Ecco l’amore per il lessico, per la struttura dei periodi, per la musicalità delle singole sillabe.
“E lui adesso ha le ali, sente di averle e di poter volare lontano. Gli sono nate in un istante preciso: sono spuntate quando ha deciso di partire da Mérida e andare a cercare suo fratello. Adesso è certo che lo troverà, troverà Miguel, come le Monarca trovano questo posto nel mondo ogni tre generazioni per una specie di miracolo.” - Pag. 243
Personalmente ho sempre avuto più difficoltà con i romanzi scritti al tempo presente; forse costruire nella mia mente la scena è più facile seguendo gli imperfetti e i passati remoti, lasciandomi guidare da azioni compiute o che stavano accadendo in un certo momento finito. Pochissimi libri al presente non hanno frenato la mia lettura; con "Bellissimo" e "Piccola osteria senza parole" questo non è mai successo, e il merito va solo all’autore. Quando uscirà il prossimo romanzo, stavolta i miei timori li spedirò subito in vacanza nello Yucatan.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Bellissimo è Miguel, un bambino messicano che quando nasce porta scompiglio a Mérida nella vita di tutti. Ogni essere umano che lo incontra lo brama, lo vuole vedere, osservare, trascorrere il tempo con lui. Chi ne soffre di più è il fratello Santiago, costretto sempre ad essere il secondo, ad arrancare nella scia primatista di Miguel in ogni situazione. Se quando sono piccoli tutto sembra superabile, il tempo che passa non fa che acuire il problema. Nel libro Miguel è descitto come colui che ti svuota di competenze e di ambizioni, si resta vittime del suo sortilegio che irretisce respirando la stessa aria che lui respira. L'unico desiderio che provano le persone con Miguel, è di continuare a goderne e l’unico timore che sentono è quello di perderlo. Quando Miguel diventa adulto, capisce finalmente che non può più nutrirsi dell'ammirazione delle persone, la sua bellezza ha provocato lacerazioni profondissime e dolori indicibili alla sua famiglia, ed ora la convivenza con il suo volto diventa quasi insostenibile per se stesso. Dopo essere rimasto piacevolmente sorpreso da Piccola osteria senza parole, ho iniziato questo secondo libro dell'autore con molto interesse che purtroppo non è mai stato soddisfatto da queste pagine. E' tutto ossessivamente monocorde, poche volte ho fatto così fatica a portare a termine la lettura. Forse sono io che non ho ho le competenze per comprendere, oppure nutrivo grandi aspettative. Una cosa positiva è la sensazione di permanente fastidio o invidia nei confronti del protagonista Miguel, l'avrei preso a sberle più di una volta. Il non senso è in ogni situazione raccontata, e forse è proprio questo continuo susseguirsi di superficialità inconcludente, che mi fa esprimere un'opinione negativa.
Bellissimo è la storia dei due fratelli Santiago e Miguel e del loro rapporto di amore, odio e rivalità sullo sfondo dello Yucatan dagli anni 70 in poi. Miguel nasce appunto bellissimo, caratteristica fisica che però ha un prezzo per tutti coloro che lo amano, così come per lui stesso. A me questo libro non è piaciuto granché. Miguel mi è risultato antipatico da subito e poi quando hanno fatto sparire il cane è stato per me insopportabile, ho chiuso il libro e stavo per metterlo via decisa a non leggere nemmeno una pagina oltre. Poi ho deciso di proseguire, e l'ho finito nel giro di un paio di giorni ma senza entusiasmo. La sensazione è quella di avere davanti una serie di figurine di carta, personaggi senza spessore, caricature... L'ambientazione è uno dei motivi che mi hanno spinta a leggere questo libro, perché sono stata in Messico due volte, proprio nello Yucatan, e non avevo mai letto un libro ambientato in quei luoghi. Però anche qui la sensazione è che Cuomo abbia sviscerato quelli che sono tutti i "cliché" della cultura messicana, senza andare mai un pochettino più a fondo.
I primi capitoli mi lasciano l’amaro in bocca: questo Miguel non si fa proprio amare, o meglio, Santiago si lascia soccombere dagli eventi.. ma poi le storie si evolvono, i ragazzi crescono, le descrizioni dei sentimenti e delle situazioni traspaiono nella mia mente come un film, e li vedo, questi due fratelli, a loro modo incompresi, percorrere un viaggio, non solo fisico ma anche e sopratutto spirituale ed interiore, per poi ritrovare se stessi, e comprendere appieno l’amore fraterno. “La libertà [...] è anche la libertà di decidere quando e dove fermarsi”. Ho scoperto questo autore ad inizio anno, con “Piccola osteria senza parole”, ed ora questo libro, ancor più intenso, oserei dire “lirico”, davvero coinvolgente e travolgente. “Lui dentro ai libri raggiunge la persona più lontana, quella che non avrebbe mai pensato di incontrare. Raggiunge se stesso”.
I loved this book to bits and pieces, it was the first Highschool English book I actually had managed to finish without ditching halfway!! The story was wonderful and I loved all the plot points and complex stories of both brothers, and I loved the switch up of the oldest brother feeling in the younger brothers shadow. I find that is hardly touched upon versus when the roles are reversed!! It feels relatable and the emotion feels believable- This is a book that got me so engaged that I genuinely would re-read again!!
Il bellissimo Miguel, è bellissimo sin dal primo giorno di vita. I genitori, i nonni , i vicini e tutta la popolazione inizieranno ad adorarlo. Il fratello Santiago, sarà costretto a vivere con questo fardello. Solo la mamma riesce a cogliere questo suo disagio e farà di tutto per coinvolgerlo nella sua vita. La storia si ambienta in Messico. Cuomo è molto bravo a descrivere i sentimenti che prova Santiago nei confronti del fratello, da una sana gelosia iniziale, ad una 'invidia adolescenziale, all'ammirazione e al grande amore ce comunque prova. si snodano le vicissitudini di questa famiglia, con una mamma non bella , ma amorevole ed equilibrata, da un padre che si sente giovane e simile al figlio, a Miguel ragazzo bello e ammirato da tutti, che alla fine si stanca di questo ruolo. la popolazione lo fa diventare un semidio, da adorare, attendere, ammirare. Mi ricorda un po' i romanzi dell'Allende. Libro molto bello
First book of the year and a strong start! This book is Beautiful, dipping into ideas of freedom, beauty, idolatry and family.
Santiago lives in the shadow of his brother Miguel, the most magically beautiful boy in Merida. It shows the burdens both brothers carry due to this beauty, the way they view the world, as well as the freedom they both claw towards. When is there 'Demesiada belleza''
''È questo l'amore? La sensazione di uno stomaco vuoto?'' ''È questo l'amore? Andare in giro con la pancia piena?''
Highly contemplative about themes of idolatry of physical beauty and freedom, as well as the nature versus nurture debate with regard to self-identity and maturity, set against a very relatable soap opera-ish setting of sibling and familial love and conflict, written in nuanced and touching prose,with a satisfying ending. Beautiful indeed.
I liked it in the end, but I found it hard to get on with at times. It's basically about a beautiful guy and women being utter slaves to how attractive they find him. I found myself thinking 'what does this guy think we are like?' It was a bit distracting. Maybe it's better in the Italian. Remembering travelling feelings was nice in this endless lockdown though.
I really liked it at first and the writing style was captivating but there felt like there was something missing, Miguel had this very rapid turnaround into domestication and a buildup to Santiago just drifting. I do always end up liking the childhood section of adolescent to adult timelines anyway though.
This entire review has been hidden because of spoilers.
I choose this book as I was travelling to the area it was set in (Mérida, México) and reading it did enrich my travel experience and I think my travel enriched the reading of it. Tackles topics of family, love and how our appearance affects our experience of life. It was an interesting read but I wouldn’t read it again or particularly recommend it. (I read the English translation).
A story of the impact of celebrity of the family system and the harm that can accrue when bodies are objectified to the exclusion of the person inside. Full review: https://annegoodwin.weebly.com/1/post...
Exploring the bond between brothers where the younger, Miguel is the most beautiful child in the town, and the older Santiago, who always feels off kilter, Mr. Cuomo has a sure hand. In keeping with the traditions of the magic realism, there are strands of the fantastic straining through the emotions of the narrative and characters. The mix between the Catholic Church, shamanism and the religions of the Olmecs and other original Mexican people rises as a natural part of the adventures of the two boys. Sibling rivalry rings true for any boy who has grown up sharing the same room with their brothers. Grounded in the tempo of the town and its traditions, the story weaves through the pace of a small place, with the pull of girls, love and finding one's centre. The name of the book resonates throughout - beautiful language, beautiful country, beautiful characters. This stirs up a deep longing to explore the Yucatan peninsula and to taste the flavours of local food and to see the secret places of the Olmecs. Allows the reader to travel from home, this is a rich and beautifully imagined novel.
In terms of plot and characterization, this is perfectly fine. Bu the tone grates for me—it’s a kind of Italian magic realism, I suppose (without the magic), and is just a little too celebratory and “positive” to be entirely charming. Others, I’m sure, will love it.
Noto con stupore che il mio è l’unico rating di questo libro e questa che sto scrivendo sarà l’unica review. Mi sembra incredibile perché io, che l’ho letto tempo fa, lo avevo trovato bellissimo di nome e di fatto