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2084. La dittatura delle donne

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Nel 2084 l’umanità, o ciò che ne resta dopo un disastro ambientale e una nuova guerra mondiale, è regredita a una sorta di medioevo bucolico, dove il controllo dell’ordine è affidato a robot e supercomputer, che hanno il compito di assicurare la sopravvivenza della cosiddetta Dittatura Democratica. Nel nuovo regime tutto deve essere funzionale e regolamentato: non si può decidere il proprio destino, il desiderio, la creatività, l’eros sono visti con sospetto. Inoltre esso prevede che gli uomini, i Vires, siano destinati alle mansioni più umili, in attesa che i nuovi robot che vanno perfezionandosi possano prendere il loro posto e soppiantarli una volta per tutte. Sì, perché il sesso maschile è regredito nella scala gerarchica e ora a comandare sono le donne, moderne Amazzoni. Soprattutto, i rapporti fra i sessi sono banditi e ogni forma di riproduzione è rigidamente controllata. In questo scenario distopico, la curiosa e impertinente Evonne, figlia di Livia, artista quieta e remissiva, rimane incinta. Di un uomo. E l’uomo è Vijay, un ragazzo della casta degli Assimilati, una sorta di schiavo con capacità artistiche dirompenti. È così che il sistema entra in crisi, mostrando i suoi limiti e le sue falle. Evonne e Livia si sforzano di nascondere il frutto di quella unione divenuta, ora, nel mondo nuovo, assurda e impensabile, ma quel frutto – la piccola, geniale Irma – incarna il cambiamento che non può essere fermato. In un’epoca in cui non si fa che parlare di crisi della democrazia e di controllo sociale, il romanzo di Gianni Clerici, che fa propri e amplifica echi che vanno dal George Orwell di 1984 all’Aldous Huxley del Mondo Nuovo, per finire alla più recente Margaret Atwood del Racconto dell’ancella ribaltato nei presupposti, riesce insieme a divertire e a farci riflettere.

160 pages, Paperback

Published June 4, 2020

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About the author

Gianni Clerici

26 books2 followers

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Romanticamente Fantasy.
8,026 reviews237 followers
September 23, 2020
Nayeli - per RFS
.
A essere del tutto onesta, mi aspettavo tanto da questo racconto, ma sono rimasta sorpresa nel trovare altro.

È ambientato in un mondo distopico che esagera fino al paradosso la supremazia basata sul genere, rovesciando completamente i ruoli uomo-donna: i primi vengono sottomessi e ridotti in schiavi di fatica, non possono studiare e a loro sono riservati i lavori pesanti, mentre le seconde fanno parte della classe dominante e godono dei relativi privilegi. Per mantenere questo (dis)equilibrio sono necessarie regole pesanti, come una dittatura, una severa separazione anche fisica tra uomini e donne, e un controllo sociale estremo. Questo, tra le altre cose, nega i legami sentimentali e rende impossibile la creazione di famiglie nell’accezione a cui siamo abituati, e non tiene conto del fatto che gli esseri umani sono naturalmente portati a cercarsi l’un l’altro, a provare emozioni, a cercare conforto e calore senza distinzione di genere, senza riconoscere vincoli o prevaricazioni che limitino l’essenza delle persone.

Dopo aver esplorato a lungo i paradossi e gli abomini della dittatura delle donne – tra cui la facoltà di abortire in caso di figlio maschio (che diventa un obbligo se non era stato pianificato), la successiva separazione della prole maschile dalle madri che l’hanno partorita, la castrazione (solo metaforica… forse) delle predisposizioni e delle potenzialità negli uomini, etc – portato tutti questi elementi agli estremi e calata l’ambientazione su una vicenda reale, quella di Livia e di sua figlia, l’autore, richiamando anche diversi approfondimenti storico-scientifici in modo molto esplicativo, ci propone una soluzione decisamente fantasiosa all’impossibilità di ricongiungere l’uomo con la donna: l’idea di un “superuomodonna” che riassume in sé le caratteristiche di entrambi.

Il “mondo narrativo” è molto ben pianificato, coerente e ricco di molti dettagli culturali, politici, sociali, ambientali… Quantità però non significa qualità: qualcuno lo chiama infodump, ovvero fornire un’abbondanza di dettagli informativi in modo troppo prolisso, non necessario, poco garbato e/o realistico (per esempio attraverso i dialoghi, spiegando all’interlocutore cose che dovrebbe già conoscere, allo scopo di comunicarle al lettore che invece non le sa).

La trama emerge con molta fatica da questo grande panorama informativo che illustra la società e lo stile di vita della protagonista, del suo gatto e di sua figlia (in quest’ordine).

L’atteggiamento delle protagoniste appare piuttosto piatto: vivono quasi con indifferenza la loro condizione di far parte della casta dominante e le relative limitazioni che ne derivano (non poter avere contatti con gli uomini, per esempio, o non poter svolgere il mestiere che si desidera). Questo effetto è legato certamente allo stile particolare della scrittura che, pur forbito e dotato di una raffinatezza e una ricercatezza verbale di altri tempi, ha una connotazione fredda, oggettiva, asettica, priva di giudizi morali, riflessioni filosofiche, politiche o sociali di alcun tipo. Si avvertono pochissimo le emozioni che provoca “il fattaccio” che di punto in bianco mette in pericolo Livia e la figlia: quest’ultima, infatti, innamorata di un ragazzo dalle rare doti artistiche e intellettive, rimane incinta in modo naturale e inaspettato, cosa che dovrà in ogni modo essere nascosta alle autorità.

Persa nell’ambientazione e nei dettagli inutili di una quotidianità monotona e rassicurante, la trama finisce per essere risicata, poco approfondita, poco sentita, e sembra più “l’inizio di qualcosa” che una storia compiuta. Un personaggio chiave che compare verso la fine finisce per rimanere pressoché sconosciuto, e tutto lascia intendere che ci saranno sviluppi importanti e che lui porterà a cambiamenti di cui vorremmo approfondire la portata. Questo racconto, forse, avrebbe un senso diverso se fosse il prequel di un romanzo o addirittura di una nuova serie.

Il genere in cui il racconto è strettamente incasellato è quello fantascientifico, esplorato senza timori e perfino con iperboli che esagerano le caratteristiche del mondo distopico e ne calcano con ironia le assurde particolarità. È sotto quest’ottica che dobbiamo leggere il modo in cui viene trattata la discriminazione di genere. Ed è questa la cosa che più mi ha sorpresa, forse perché l’ho trovata fuori moda ovvero poco “politically correct” (a seconda del punto di vista).

Il tema della (dis)parità di genere è usato semplicemente come scusante narrativa per una buona storia: non è stato coltivato nessun messaggio volto a trasmettere un giudizio di merito, e addirittura si prospetta sul finale una soluzione volta più a stupire il lettore che a sanare le disparità e le iniquità.

Questo riduce drasticamente la portata e lo spessore del racconto che, ben lungi dall’arrivare ai livelli della Atwood o di Orwell, si posiziona a mio avviso tra le divertenti storie distopiche da ombrellone.

«L’altro giorno, mentre tu eri in città, ho visto, in giardino, un altro gatto. Non uno tigrato, come quello di oggi, ma un enorme gatto rossiccio, con il muso e le zampe bianche.»

«Mi pare insolito. E magari un po’ mostruoso.»

«Dev’essere parso lo stesso a Gipsy. Infatti, dopo che il rosso aveva eseguito tutto il suo mimo, simile a quello d’oggi, ed era diventato aggressivo, Gipsy altro non ha fatto che alzare il pelo sulla schiena in un atteggiamento infuriato, e si è ritirata retrocedendo e digrignando i denti. Sinché, dopo averla seguita, e anche tentato di accerchiarla, il rosso ha lanciato una sorta di lungo gemito, e si è deciso ad andarsene.»

Livia non riuscì a trattenere una risata.
«Ah, le bestie», mormorò.
Ma Evonne non aveva terminato.
«Sì, le bestie», concordò. «Ma mi domando che cosa dovesse accadere quando noi umani ci comportavamo, in fondo, come loro.»
«Non ci eravamo ancora staccati dal regno animale, sembra ovvio», rispose Livia. «E proprio questa, di Gipsy, è un’altra dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, della ragione principale per cui è terminata, sempre troppo tardi, un’epoca dominata dall’animale maschio, una specie di gattaccio anche lui. Un’epoca, in Europa, definita dalla religione di allora all’insegna di “E tu uomo lavorerai con sudore, e tu donna partorirai con dolore”.»

(Tratto dal libro)

Profile Image for Roberta.
2,015 reviews338 followers
March 6, 2025
Ma che *bip* ho letto? Il delirio di un incel quattordicenne? E dove vuole andare a parare?

Inoltre: NON DATE LATTE AI GATTI! Non digeriscono il latte vaccino.

Allora: non si sa bene come, ma a un certo punto il potere tra i sessi si è ribaltato. Governano le donne, gli uomini - detti vir -sono ridotti ad api operaie.
Ma queste donne al potere sono un collage molto piatto di distopie precedenti: zero spontaneità, sono instradate in carriere scelte per loro da un computer, hanno cancellato qualsiasi ricordi del tempo che fu, arte copresa.
Non riesco a immaginarmi una dittatura femminile che si senta minacciata da un quadro del Botticelli, onestamente.

La prima metà mi ha fatto davvero arrabbiare. La figlia adolescente della protagonista, la "ribelle" della storia, sembra avere un'epifania guardando la gatta di famiglia che si accoppia con un randagio. Davvero la "rivoluzione" parte perchè una sedici-diciassettenne ha voglia di c***?
E lo trova, nella persona di un vir che sembra essere la reincarnazione di Da Vinci, ovviamente rimanendo incinta.

Nella seconda parte troviamo una digressione sul Simposio di Platone che potrebbe essere una brutta tesina liceale, per concludere che gli androgini (ermafroditi?) sono la nuova evoluzione di super esseri umani e quindi parte una campagna di inseminazione artificiale/eugenetica per far nascere nuovi androgini.

Zero pathos, racconto senza capo nè coda. La cosa migliore che si può dire è che è corto.
Profile Image for Elvio Mac.
1,036 reviews22 followers
July 13, 2022
Il mondo è regolato dal governo delle Amazzoni, che rappresenta l'unico progresso possibile, c'è un Ranking Esistenziale che unisce le persone per caratteristiche complementari. Tutto è regolato da una macchina chiamata Cerebrorobot che forma coppie di sole donne. Le ragazze a scuola studiano storia e l'argomento sono le nefandezze che le donne hanno dovuto subire. Il giudizio sociale è relativo al comportamento che le donne hanno verso i Vir, ovvero gli uomini che svolgono solo lavori complementari alla muscolarità, tipici, lavori che andavano scomparendo via via che si perfezionavano le ultimissime categorie di robot.
Evonne però capisce qualcosa che è stato cancellato dalle imposizioni del governo globale. Lei accetta le diversità, la natura delle cose e vuole evidenziarla. Dice che desidera essere posseduta, dice che vuole sentirsi ammirata ma anche comandata da qualcuno che sia superiore a lei, e non sullo stesso piano come si sente con quella che dovrebbe essere la sua compagna Carmen. Tra le nuove regole per il genere umano ci sono quelle riguardanti i primitivi metodi di riproduzione, sostituiti con le superiori possibilità della programmazione e della impollinazione guida, con matrimoni decisi da banche dati. Dopo quattro generazioni di supremazia delle Amazzoni, i Vires avevano accettato il loro status di collaboratori e parevano convinti, che il Globo avrebbe ormai seguito per sempre la supremazia delle Donne, visto che prove millenarie di governi di uomini, avevano condotto la terra sul precipizio della disintegrazione atomica. In tutto questo ordine arriverà un uomo a riportare dubbi, soprattutto per Evonne, la figlia di una pittrice che resterà incinta di Vijay. La rassegnazione di una dittatura democratica può sfociare in una nuova speranza.
Ci sono le contaminazioni del tennis e dello sport, esempi usati per spiegare come funziona la società, il nome Vijay ad esempio significa vittoria ed era anche il nome di un famoso tennista indiano. Antenati e animali sono il vero esempio, è da questi soggetti che viene preso davvero l'esempio di onestà e potenzialità. Gianni Clerici è un personaggio particolarissimo, considerato uno dei maggiori esperti di tennis del mondo, si è fatto conoscere anche per la sua ironia, i suoi fantastici duetti con Rino Tommasi che lo chiama Dottor Divago per la sua nota passione per la divagazione. Con questo libro se ce ne fosse bisogno, mostra la sua versatilità.
Profile Image for Veronica.
490 reviews
February 7, 2024
Il disappunto di questo libro è stato davvero grande. Tanto per iniziare si sente che è stato un uomo a scriverlo visto il modo in cui è stata gestita tutta questa nuova società femminile. Sembra una scopiazzatura uscita male in effetti del racconto dell'ancella della Atwood che per quanto io abbia trovato poco congeniale al mio pensiero aveva il suo perché; questo libro invece ne è privo. I personaggi femminili dove dovrebbero fare brutto e cattivo tempo non hanno la stoffa per farlo, si limitano a discutere a bassa voce senza però arrivare a nulla cosa che sinceramente trovo maschilista visto che ripercorre uno stereotipo sulle donne. L'ho trovato di cattivo gusto e offensivo nei confronti delle donne e del genere femminile. Sembra il mondo ideale di persone come Pauline Harmange. Ridicola tutta la questione dell'aborto e sulla nascita del bambin* androgin* e tutto il resto ad esso collegato. Un vero sfacelo di robe. Prolisso e talvolta inconcludente e davvero difficile da capire in certi punti. Senza contare la fretta che pare aver animato l'autore nello scrivere.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Novelz.
53 reviews
January 23, 2026
Cento anni dopo il 1984 il mondo è governato da una Dittatura Democratica, una società del controllo, dove le donne hanno il potere – decisionale, sul corpo, totalitario – e i maschi, i vires, sono assoggettati ai lavori manuali più pesanti e comuni e all’impollinazione in laboratorio delle Amazzoni.

La distopia che Gianni Clerici scrive è il ritratto del mondo che conosciamo, risultato di profonde lacerazioni, di inettitudine e di crisi soprattutto sociale che trova la strada per reinventarsi sostituendo una dittatura maschilista e caotica in una dittatura femminista, prospera e pacifista.

Profile Image for MonicaSo.
328 reviews
January 10, 2025
Non ci siamo.
La mia impressione è che l'autore abbia voluto raccontare tanto, troppo, finendo per dilungarsi soprattutto in descrizioni di situazioni, mentre i suoi personaggi appaiono piatti e privi di carattere. Questo mondo del 2084 mi dà l'idea di essere già stato raccontato in altri racconti distopici... le donne che prendono il posto degli uomini e commettono gli stessi errori, anzi facendone quasi degli schiavi: già letto, non è una novità.
Tutto il discorso su Leonardo da Vinci e l'androginia degli ultimi capitoli mi ha lasciato un po' stupita... e l'ho trovato troppo tortuoso e filosofico (con i riferimenti a Platone) per essere adatto a completare una storia di questo tipo.
Profile Image for Rita .
4,053 reviews95 followers
June 12, 2020
UN ABBOZZO

Così breve da sembrare un abbozzo, non riesce a portare a piena maturazione gli input iniziali. Lo stile narrativo, poi, è così poco accattivante da rendere immensamente faticoso terminarlo. Bocciato.
Profile Image for Alessia Cornaglia.
29 reviews4 followers
January 31, 2021
Peccato. La trama non esce fuori, scritto frettolosamente. Argomento davvero interessante su cui si potrebbero scrivere saghe intere!
Displaying 1 - 8 of 8 reviews

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