È un venerdì sera come tanti alla Vecchia Bologna: ci sono le coppie che chiacchierano bevendo Lambrusco, c'è la food blogger che mangia con la forchetta in una mano e il telefonino nell'altra e ci sono i soliti turisti che osano chiedere al padrone di casa eresie come gli "spaghetti alla bolognese". Emilio Zucchini li corregge bonariamente e dirige il traffico tra sala e cucina con piglio esperto e gioviale, quando d'un tratto una ragazza alle prese con un piatto di tagliatelle comincia a gridare e contorcersi in preda a una crisi allergica. A pochi isolati da lì, intanto, Mirko Gandusio detto il Grande Gandhi, abbattuto per aver mandato all'aria in un colpo solo il suo lavoro da buttafuori e la relazione più seria della sua vita - dopo quella con sua madre, s'intende -, si imbatte nel Duomo di Bologna e decide di entrare. Dall'altare uno sguardo misericordioso lo attrae: "è lei, la Diva, l'unica e inimitabile Madonna di San Luca, il simbolo della città", che come tutte le primavere è stata portata in processione in centro. Sarà un richiamo mistico, sarà che ormai non ha più nulla da perdere, fatto sta che Gandhi si arrampica sull'altare, raggiunge la tavola di legno che ritrae la beata vergine e, anziché inginocchiarsi ad adorarla, la stringe al petto e se la fila nell'oscurità. È l'inizio di un weekend rocambolesco per l'intera città, ma soprattutto per Zucchini, che presto scoprirà che lo strano teatrino andato in scena nel suo ristorante e il rapimento della Madonna di San Luca sono legati a doppio filo, e si ritroverà suo malgrado impantanato in entrambi. Toccherà a lui, con le sue entrature alla Curia e le sue, meno efficaci, conoscenze in questura, dare una mano a districare la matassa e lanciarsi alla ricerca della signora più amata di Bologna.
Ho scoperto Gli spaghetti alla bolognese non esistono di Filippo Venturi quasi per caso, durante una giornata a Bologna. Stavo curiosando tra gli scaffali dei libri usati al Libraccio quando, nascosto tra mille titoli, ho trovato questo piccolo volume a un prezzo irrisorio. Mi è sembrato un segno del destino: ero a Bologna e avevo tra le mani un libro ambientato proprio lì.
Fin dalle prime pagine la storia mi ha catturata. Leggendolo, avevo la sensazione di passeggiare davvero per le vie della città, di sedermi ai tavoli della trattoria “La Vecchia Bologna” assaporando le famose tagliatelle, di respirare l’aria della cattedrale e ammirare l’inestimabile quadro della Madonna. Tutto sembrava familiare, vivo, autentico.
Non mi aspettavo molto da questo libro, forse proprio perché l’avevo trovato per caso. E invece, complice il modo e il luogo in cui l’ho acquistato, l’ho apprezzato più di quanto avrei immaginato. Ha fatto esattamente ciò che un buon libro dovrebbe fare: mi ha intrattenuta, mi ha portata altrove, mi ha fatto vivere Bologna in un modo tutto nuovo.
Lo consiglio sinceramente, soprattutto a chi ama questa città o vuole scoprirla attraverso una storia leggera ma coinvolgente.
Ho trovato questo libro...gustoso. L'ambientazione è a Bologna, è bello "muoversi" in una città che si conosce e poter immaginare in modo particolareggiato tutte le scene e l'autore in questo aiuta molto, ti sembra proprio di essere a Bologna. Il protagonista è un cuoco, Felice Zucchetti, non chiamatelo chef, che gestisce una trattoria tipica. Dal racconto si capisce che non è il primo romanzo con questo protagonista ma le altre storie sono solo accennate e non rovinano la lettura. La storia sembra moolto contorta, almeno all'inizio, sembra che proceda un pò a caso con degli avvenimenti tutti un pò scollegati. Ma poi con calma tutti gli ingranaggi vanno al loro posto, la storia inizia a correre e anche l'epilogo lascia sorpresi e fa sorridere per come vengono risolte alcune sotto trame. Quello che forse mi è piaciuto di più è stata forse la digressione sulla storia di Bologna e sulle tradizioni, alcune non molto famose e raccontate molto bene. Ho trovato molto originale anche il ruolo della polizia, alla fine sono solo delle comparse e tutto il caso si svolge e si risolve altrove...sembra quasi si risolva per caso. Molto originale. Consigliato.
" ... Solo a quel punto Emilio, capisce. Sta per accadere qualcosa. Qualcosa di nefasto. Sono troppe le coincidenze. La sua cucina, ormai lo sa da tempo, detiene poteri al limite dell'esoterico. Tutte le volte che si sta per materializzare un guaio, lei lo avverte e gli manda dei segnali ..." Emilio Zucchini oste amante del suo lavoro e soprattutto della sua città descritta con la tenerezza tipica degli amanti, Iodice lo sbirro con cui non vorresti avere mai a che fare, Pio Pazzini un'anima nera e lui Gandusio "Gandhi" che non l'Ada rappresentano il meglio del racconto, questi i personaggi di un romanzo tragico-comico veramente irresistibile!
C'è tanta Bologna, c'è l'immagine della Madonna di San Luca trafugata durante la settimana di discesa dal Colle della Guardia, c'è la tradizione culinaria rappresentata dalla trattoria di Emilio Zucchini, alter ego dello stesso Venturi, ci sono personaggi minori ma ugualmente rappresentati con attenzione e particolarmente esilaranti. Una lettura gradevole con la parte dei ringraziamenti dedicata anche alla pandemia.
Un racconto piacevole e leggero, un giallo, anche se dal titolo non ce lo aspetteremo. Un po' troppa azione ed eventi surreali verso la fine, ma nel complesso una bella storia. Linguaggio semplice, senso dell'umorismo, ma non troppo, personaggi caratterizzati in modo semplice ed essenziale. Una lettura consigliata a chi ha voglia di un libro semplice, senza tanti fronzoli, e di una storia che comunque riesce ad essere coinvolgente.
Bello, un tuffo nella “bolognesità” attraverso il cibo e gli abitanti - più che reali - della città che diventano dei perfetti personaggi da romanzo (come i coniugi Curia-Bologna) e poi la fede indiscussa nella Madonna di San Luca a cui sono devoti tutti i bolognesi che, anche se non sono ferventi cattolici, ne sentono il fascino e il potente richiamo. L’oste detective ci regala un viaggio rocambolesco tutto da assaporare.
Secondo caso di Emilio Zucchini. All'altezza delle aspettative che mi aveva creato il precedente "Il tortellino muore nel brodo". Divertente e commovente, una black comedy alla bolognese, consigliatissima!!!
Qualche personaggio ben tratteggiato, un tocco di Bologna che sa di buono, una storiella senza troppe pretese. Non la definirei letteratura, ma una lettura leggera e veloce.
“Gli spaghetti alla bolognese non esistono” di Filippo Venturi pag. 204
Emilio Zucchini, Zucca per gli amici, è il proprietario della “Vecchia Bologna”, una trattoria, ovviamente a Bologna, che rispetta la fama culinaria della città perché Emilio sa fare bene il proprio lavoro e conosce i segreti del mestiere. Una sera Emilio si ritrova con una cliente che sembra avere una reazione allergica e, nella confusione che ne consegue, si accorge solo in seguito della sparizione delle mance dei suoi dipendenti. Una bella somma che Emilio vuole a tutti i costi ritrovare, insieme alla misteriosa cliente della crisi allergica mai arrivata in ospedale. Nel frattempo, dalla cattedrale di San Pietro, spedisce uno dei quadri più importanti per i bolognesi, un ritratto della Madonna di San Luca. Questa sparizione verrà tenuta nascosta al pubblico per evitare allarmismi in occasione dell’annuale processione. Emilio durante le “indagini” per ritrovare i soldi spariti dalla trattoria incrocia la strada dell’odiato commissario Iodice, incaricato di ritrovare il quadro sparito. Le vicende si intrecciano tra loro fino a creare una matassa intricata e apparentemente difficile da risolvere, che solo alla fine portano allo scoperto segreti e collegamenti inaspettati. La scrittura è decisa, sicura. Le vicende in un primo momento scorrono parallele, per poi intrecciarsi tra loro, questo espediente è noto in letteratura ma è notevole il modo con cui Venturi riesce a raccordare il tutto. La sua capacità di mescolare tensione investigativa e humor è unica e particolarmente apprezzabile, spesso è la voce narrante ad assumersi questo compito, riuscendo sempre a strappare un sorriso.
Devo dire che avendolo letto subito dopo Il tortello muore in brodo viene un po' da fare confronti. La storia ha sempre dei risvolti decisamente rocamboleschi. Mentre nela prima avventura di Zucca ho riso parecchio in questa Mirko e la Ada mi hanno strappato qualche lacrimuccia! Comunque molto consigliata come lettura!