Premetto che il ricavato dalla vendita di questo libro viene interamente devoluto all'Ospedale della citta dell'autrice, come da lei stessa comunicato. Inutile quindi che io vi dica che si tratta di una novellina scritta in un periodo che ci ha visti tutti diversi: la quarantena. Chi si è riscoperto cuoco, chi scrittore, chi non ha mai smesso di fare né l'una né l'altra, chi è diventata una "Bimba di Conte", chi non ha potuto vedere la sua famiglia, chi faceva il conto alla rovescia per la "fase due", chi ha scoperto la passione per la corsa, chi ha odiato i genitori per non avergli regalato un cane, chi non vedeva l'ora che arrivasse il sabato sera per il consueto "pizza e Conte" che è diventato il tormentone della primavera 2020. E poi ci sono state persone come Mattia e Sofia, in prima linea a combattere questo nemico. Lui in veste ufficiale, costretto a provare sulla propria pelle il dolore della perdita. Riviverlo, amplificato. Lei, sul campo, a combattere contro i numeri del contaglio, sperando che quella curva maledetta frenasse la sua corsa.
Ma tra loro c'è molto di più: un passato dal retrogusto amaro, ma dal sapore del primo amore. Galeotta fu la prima lettera, e chi l'ha scritta. E da lì un susseguirsi di email, di segreti, di confessioni, di chiamate. Di ricordi di quel tempo che è stato, per loro, eterno, infinito. La fiamma che non aveva smesso di ardere si riaccende, ancora più calda, ancora più prepotente. Mi sono soffermata sulle loro emozioni, perché o è Karma o è destino, ma mi trovo nella stessa situazione. Di recente, il mio primo amore mi ha contattata. Mi ha detto delle cose che poteva dirmi nove anni fa, quando ero solo una diciottenne (come Sofia) innamorata di lui. Ho sentito rimpianto e forse anche un pò di dolore nel suo tono, e in Mattia ho rivisto la perplessità, la paura, la necessità di esprimersi che ho letto nei messaggi del mio... amico. E' proprio vero che il primo amore non si scorda mai. Sono riaffiorate le emozioni di una me adolescente che arrossiva al minimo contatto, alla minima frasetta dolce. Però ora mi sento... diversa. Affronto questo amore, questo affetto, con una maturità diversa, constatando che "non era tempo per noi", che "eravamo giovani e sbandati", che non sapevamo cosa fosse davvero l'amore. Un'altra volta però, i libri mi insegnano che non è vero: l'amore non ha età, cresce e matura, magari diventa più razionale, ma è immortale. Io sono dell'idea che la minestra riscaldata non sia più buona, ma Sofia e Mattia non sono della mia stessa opinione. Virus o no, è tempo per loro, per quell'infinito che è molto meglio vissuto sulla pelle, che indossato come un braccialetto.