recensione "a cura del blog Sognare in punta di penna" by Meg
Leggendo questa storia, sembra un po' di tornare nella bella ambientazione di quel film con Russel Crowe “Un’ottima annata” (che consiglio di vedere), per i paesaggi e quello sguardo su una Francia soleggiata e accogliente. La nostra protagonista è però una donna che ha scoperto un tradimento, sia economico che fisico da parte del marito, e il viaggio in Francia è per lei solo l’ennesimo problema da risolvere. Piena di preoccupazioni, Ava arriverà allo Château Peyrassol, lasciatole in eredità dal suo amatissimo nonno, senza soldi o idee: ma in quella casa, cosi malandata e piena di insetti, polvere e piante rampicanti, il tempo le permetterà di capire cosa vuole davvero.
«Eppure, per qualche ragione sconosciuta, si sentiva bizzarramente libera a vivere con una tale incertezza per la prima volta nella sua vita.»
Per una buona prima parte del libro, Ava non è una protagonista che ispira empatia o coinvolge il lettore: troppo impegnata a rincorrere il suo ex marito, la sua vecchia vita, anche mortificando se stessa, è continuamente in bilico nelle sue scelte.E non si tratta solo del fatto che una donna di quasi quarant’anni ha la sua vita completamente stravolta: piuttosto lo vedrei come una indecisione, una debolezza. E’ disposta subito a vendere il vigneto del nonno, in una sorta di cancellazione totale di tutto, anche dei ricordi d’infanzia che sono sempre presenti in lei, inseguendo continuamente la sua vecchia vita: in questo passaggio narrativo, sinceramente ho fatto molta fatica nella lettura perché, più che la sua ritrovata libertà, non si capisce fino in fondo il suo accanirsi.Solo quando, di nuovo, chiuderà definitivamente con la sua vecchia vita, capirà davvero la forza della solitudine, la gioia delle piccole cose, come cucinare o l’alba nelle vigne del suo amato nonno.
«Ogni volta che riusciva in qualcosa, ogni volta che le piaceva quello che stava facendo, si dava una pacca sulla spalla, alimentando la fiducia in se stessa piuttosto che abbatterla. E il risultato fu qualcosa di sorprendente: la sua voce interiore, critica e negativa, cominciò ad affievolirsi.»
La sua storia con il giovane Jacques, da una parte rientra nel quadro generale della struttura narrativa della storia, dall’altra il personaggio è quasi tratteggiato, in alcuni passaggi, a margine della vicenda, senza quel giusto bilanciamento che ci saremmo aspettati per una evoluzione narrativa in tal senso.Dovremo arrivare quasi alla fine della storia per vedere davvero una donna che riprende in mano la sua vita con determinazione, che anche se non vincerà il primo premio al Golden Grapes avrà comunque raggiunto quello scopo che non sapeva di avere.Sebbene la traduzione sia priva di errori di lessico e tempi verbali, risultano però eccessivi tutti i “Glu-Glu”-“Slurp” e le diverse esclamazioni presenti nel testo, forse in un tentativo estremo di voler rappresentare anche un malessere fisico della protagonista, ma che invece risultano solo fastidiosi per il lettore.
Un romanzo consigliato per una classica lettura estiva senza impegno.
Quattro stelle.