Vera è andata a casa dei genitori, si è addormentata nella sua vecchia cameretta e al mattino viene svegliata dalla madre, con il solito vassoio della colazione tra le mani, e dal padre, con il consueto sorriso amorevole sul volto. Tutto normale, a parte il fatto che i genitori erano morti quattro giorni prima. Morti ma senza esagerare, la prima di quattro storie che compongono la “Quadrilogia della famiglia”, è una commedia esilarante e profonda che esplora i legami tra genitori e figli, che mappa confini e altitudini del più complesso tra i rapporti umani.
”Heaven Can Wait” di e con Warren Beatty (nella foto insieme a Buck Henry che lo accoglie al suo arrivo in paradiso). 1978
Tenera e giocosa elaborazione di un lutto. Per parafrasare il titolo di un precedente romanzo dello stesso Bartolomei con argomento simile, mi viene da definirlo: lezioni dal paradiso.
Vera ha trentasei anni. I suoi genitori muoiono in un incidente d’auto. E lei non ce la fa, si sente sola e abbandonata. Ci vuole un attimo a dire “Perché? Perché non sono ancora qui?” Ed ecco che mamma e papà, come se nulla fosse, si presentano accanto al suo letto, le preparano la colazione, la guardano mangiare – loro no, non toccano cibo, non hanno bisogno di nutrirsi.
”Ghost” di Jerry Zucker, con Demi Moore e Patrick Swayze. 1990
A questo punto la figlia non vuole più lasciare andare i genitori, non vuole sprecare altro tempo in rimbrotti, incomprensioni, intolleranze: e si dedica a godere la loro presenza e compagnia fino all’ultima stilla.
La convivenza si protrae qualche mese, con alti e bassi: dal principio tutti alti, poi man mano la routine, la tanto detestata routine nella quale ora intravede prove di eternità, lascia spazio a qualche momento d’insofferenza. Ma Vera elabora, impara a crescere, sa che comunque, anche nella distanza, anche nell’assenza, mamma e papà ci saranno sempre.
”Starman” di John Carpenter con Jeff Bridges e Karen Allen. 1984
Un piccolo libro Si legge in meno di un'ora. In tempi diversi, lo avrei richiuso con accondiscendenza, pensando: libretto facile, deboluccio, simpatico ma. Ora, no. E'molto diverso leggerlo dopo aver perso qualcuno. Diventa un libro complice, un libro che sa quali pensieri un poco deliranti possono attraversare la mente. Un occhiolino, che dice: lo so, lo so. Soltanto un piccolo libro che ha parlato all'orecchio al momento giusto. Niente di più e niente di meno.
Pensavo fosse un libretto facile, piacevole, veloce, di passaggio e sì, sui primi tre aggettivi ci avevo preso, ma sull'ultimo no. Mi ha toccato e credo che non me lo scorderò facilmente. Sul finale ho pianto e mi ha fatto pensare a quanto tendiamo a dare per scontato gli affetti a noi più vicini.
Breve e carino. L'ho letto molto in fretta - rispetto ai miei standard - quest'ultimo romanzo di Fabio Bartolomei, fondamentalmente perché è breve. Nei primi titoli, Bartolomei usava un registro che mi piaceva di più: inseriva elementi un po' surreali, fantastici, in storie più realistiche che mai. Qui accade l'incontrario: a reggere tutta la storia è proprio un elemento fantastico, inverosimile. Ma il risultato è piacevole. Di questo autore - di cui ancora non mi sono perso un'uscita, senza mai pentirmene - il mio preferito resta comunque «We are family».
In occasione di un bellissimo incontro tenutosi in libreria poco tempo fa, è venuto fuori un concetto che mi sta particolarmente a cuore: il nostro bisogno perenne di sentirci figli. È la prima cosa che siamo stati e quella che saremo sempre, figli di qualcuno. Anche quando bramiamo indipendenza, anche quando di figli ne abbiamo a nostra volta, anche quando sbuffiamo perché nostra madre ci chiama una volta di troppo. Non è un controsenso. Possiamo anche spazientirci per un commento non richiesto, un rimprovero per una casa in disordine, per una premura troppo invadente. Eppure, se quella telefonata di troppo non arriva, siamo i primi a sentirci trascurati, a richiederla, a cercare quelle attenzioni.
È l’unico amore che ci sentiamo di pretendere, incondizionatamente, che percepiamo come un diritto. Da nessun altro possiamo esigere che ci accetti o ci ami davvero così come siamo, o che lo faccia per sempre. Da nessuno, tranne che dai nostri genitori.
– Si potrebbero aprire discussioni lunghissime e interessantissime su quanto sia giusto o meno, o su tutti i traumi che derivano da quando tutto questo non avviene, quando quell’amore non è garantito né scontato, ma instagram impone 2185 caratteri a caption e questo è solo il profilo di una libreria –
Morti ma senza esagerare di Fabio Bartolomei parla (anche) di questo. Di questo, e dell’importanza di lasciare andare, pur cercando in noi le impronte di chi ci ha attraversati, modellandoci e trasformandoci. Perché quelle resteranno sempre.
Ah, e tutto questo in un centinaio di pagine soltanto, facendovi pure ridere. Se non è poesia questa.
————
Vera è una trentenne che, dopo aver dato l’estremo saluto ai genitori morti in un incidente stradale, li vede riapparire al mattino come se nulla fosse accaduto.
È la prima delle quattro storie che compongono la “Quadrilogia della famiglia”, e io non vedo l’ora di leggere le altre.
A trentasei anni Vera perde entrambi i genitori a causa di un incidente stradale. Ancora sotto shock e distrutta dal dolore, si trascina "muovendo i primi passi da orfana" verso un rifugio sicuro: la casa dei suoi! E lì, disperata e incapace di gestire il senso di vuoto, si chiude nella sua vecchia cameretta e trascorre la notte in lacrime e pregando per il loro ritorno... fino a che crolla esausta e si addormenta!
La mattina si sveglia con il familiare borbottio della moka e il profumo del caffè da discount 🙄 🤔 com'è possibile? È colpa del trauma??
Ma... ad un tratto la porta della stanza si apre e si affaccia sua madre Maltide con il vassoio della colazione tra le mani, che poi si ferma... la guarda scuotendo la testa e chiama il marito Armando... e in un attimo sono lì sulla porta sorridenti 😬 come se nulla fosse accaduto 🧐 tutto normale... a parte il fatto che sono morti quattro giorni prima!!! Sono reali e sono tornati solo per lei ❤️
“Se hai bisogno, noi per te ci saremo sempre.” 💕
Non ho mai letto nulla di Fabio Bartolomei, ed è stata proprio una bella sorpresa, perché leggendo questo racconto breve... "Morti ma senza esagerare" ha 112 pagine... in primis me lo sono bevuto tutto d'un fiato, e poi sono rimasta colpita positivamente dalla sua capacità di far ridere e piangere nello stesso tempo!!! Perché un perfetto mix di umorismo e profondità, regalano al lettore sorrisi, sì, ma anche molti spunti di riflessione come sulla vita e la morte, il senso di perdita (il vuoto) o il legame tra genitori e figli!!
Tenero, divertente e ricco di "Black Humor"... l'ho adorato!! 👍🏻 Consiglio 😊
Scovato per puro caso grazie ad un suggerimento mi sono ritrovata di fronte ad una lettura che con ironia parla di un tema doloroso e difficile. Vera si ritrova a perdere entrambi i genitori insieme in un incidente stradale ma l'indomani mattina, come se nulla fosse, li ritrova nel loro appartamento, ad iniziare una giornata come le altre. Come sarà mai successo? Loro sono tornati per assecondare la sua richiesta di averli ancora lì con lei ma non sono proprio uguali a prima. Si, i loro caratteri sono gli stessi ma, quando Vera li lascia soli, loro non sanno cosa fare, sono come gli oggetti inanimati che li circondano. In poco più di 100 pagine gli argomenti trattati risaltano bene: i momenti mancati in cui dialogare perché si pensa che c'è sempre tempo, i rapporti complessi che si instaurano tra genitori e figli. Si ride e si piange allo stesso tempo e si riflette abbastanza su questo passare del tempo che all'improvviso può spezzare i legami e che, a differenza di Vera, non è possibile colmare.
Vera ha 36 anni e per un incidente perde entrambi i genitori. Per cercare di superare il dolore si rifugia nella loro casa. Passa la notte in lacrime implorando il loro ritorno e quando la mattina si sveglia se li ritrova alla porta della camera che la osservano. Parte da qui il surreale racconto della convivenza tra Vera ed i suoi genitori tornati dall’aldilà. Questo libro è un piccolo gioiellino e in poche pagine (purtroppo) l’autore riesce a fondere umorismo compassione ed emozioni in maniera egregia. Parla di genitori e figli, dei loro ruoli, della loro importanza. Ma anche del passaggio dalla gioventù all’et�� adulta, della presa di coscienza delle responsabilità. Davvero un libro carino che consiglio assolutamente a tutti.
Vera è a casa dei suoi genitori, qualche giorno dopo il loro funerale per un incidente stradale, è straziata dal dolore e li invoca affinché ritornino per aiutarla, la mattina dopo se li ritrova a casa, tornati dall'aldilà in una sorta di morti non morti solo per darle una mano. Può un libricino di sole 100 pagine toccare così profondamente il cuore? Si lo può fare, si ride, si riflette, scende anche una lacrimuccia e ora che l'ho finito ho ancora più voglia di abbracciare i miei genitori. Lettura breve ma intensa, consigliatissimo.
In poco più di 100 pagine c'è una storia magnifica che affronta un tema delicatissimo e che molti di noi affronteranno o hanno già affrontato. La resurrezione dei genitori della protagonista offre la possibilità di leggere la vita e il rapporto con i genitori utilizzando una chiave diversa e aprendo gli occhi su aspetti che molti di noi non vedono. Toccante e magnifico
Romanzo delicato e toccante. Mentre leggevo, ho riso e pianto (allo stesso tempo) e riflettuto sulla vita. Questo libro è un gioiellino. Utilissimo per ricordarci quanto le piccole cose del quotidiano siano importanti. ❤️
Quadrilogia della famiglia (I legami tra genitori e figli) - volume 1 Vera, la trentenne protagonista di questo romanzo breve, resta orfana improvvisamente di ambedue i genitori. In preda alla disperazione li implora di tornare, e il mattino dopo se li ritrova accanto, pronti ad accompagnarla nella vita fino a quando ne avrà bisogno. Inizia così un periodo molto particolare della vita di Vera, in cui i ricordi degli affetti vengono visti e rivalutati guardandoli da una prospettiva nuova: quella della mancanza. Bartolomei affronta il tema della perdita dei genitori con uno stile accattivante, spedito, con ironia e umorismo ma anche con tenerezza e poesia; in questa favola ci ricorda che si vive una volta sola, che indietro non si può tornare, che dobbiamo fare tesoro degli affetti nonostante i difetti, che un abbraccio mancato è perso per sempre. Quando persi improvvisamente mia madre avevo quasi cinquant’anni, ma per perdere un genitore non si è mai "abbastanza grandi”. Ne fui devastata, anche perché mio padre era mancato dopo lunga malattia neanche due anni prima. Gradatamente, nel tempo, cominciai a vedere allo specchio una persona diversa; non nuova, perché era quella che avevo sempre visto, ma diversa, perché cominciai a notare particolari e atteggiamenti che prima non vedevo e tantomeno cercavo, perché già li vedevo e li apprezzavo, o li criticavo, amando i miei genitori. Ecco, Bartolomei ci ricorda anche questo: coloro che ci hanno donato la vita possiamo continuare a farli vivere riconoscendo e amando in noi (ma anche detestando eh? “Oh noooo! Mi sembra di essere mia madre quando diceva…. faceva… ”) ciò che di più importante essi ci hanno lasciato: una parte di loro stessi (un tratto somatico, un certo modo di parlare, di guardare, di muoversi) e parte di ciò che ci hanno insegnato. (Non tutto, ma per “reazione avversa” con rifiuto dell’emulazione, anche dagli errori può uscire qualcosa di buono.) Si legge in un lampo, tra un sorriso e una lacrima.
Prima mi é venuto un nodo in gola e poi ho pianto.
Queste sono state le reazioni alla lettura di questo romanzo breve che in sole 104 pagine affronta con ironia dei temi veramente profondi e complessi. Difficile recensire senza spoilerare quando il numero di pagine è così esiguo, ma ci proverò. La protagonista è una donna sulla trentina che perde i genitori in un incidente. Il romanzo tratta della sua vita dopo questo avvenimento sconvolgente. La scrittura è frizzante e ... Tre, due, uno...il libro scorre via velocemente tra situazioni surreali, sconforti, picchi di felicità, inevitabili rimorsi e sensi di colpa, fino a quando alla protagonista viene sbattuta senza pietà in faccia la dura verità . La maestria dello scrittore sta nel fatto che chi viene come schiacciato sotto un tir nel finale, il tir della consapevolezza, non è la ragazza, bensì il lettore. Perché qualunque lettore é stato un figlio (chiaramente nel romanzo si affronta la storia di una famiglia senza problematiche particolari) e viene portato a farsi delle domande del tipo: " ma che figlio sono stato?" Ma se poi il lettore è anche un genitore, allora il nodo in gola é doppio perché la frase " a malincuore mi tocca concludere che giá allora vivevano praticamente solo per me" arriva dritto come uno schiaffo in faccia. Quello che mi ha sorpreso di più é che sono bastate 100 pagine di piccolo formati e scritte con caratteri grandi per fare passare non uno, ma due messaggi potentissimi, mescolati con frasi divertenti dall'aria apparentemente scanzonata. Bellissimo davvero. Questo scrittore mi piace proprio.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Pagine: 112 Editore: E/O Anno : 2020 Genere: narrativa
Fabio Bertolomei, neanche sapevo chi era prima di leggere questo librino, divertente e doloroso in questo momento della mia vita. Vera racconta in prima persona la sua avventura, si perché si addormenta nel suo letto da ragazza in lacrime e addolorata e si sveglia con il profumo del caffè preparato da sua madre Matilde e dal sorriso di suo padre, ma … non è possibile loro non ci sono più, sono morti da pochi giorni eppure ecco li, pronti amorevoli e disposti a tutto per la loro unica figlia. L’autore è romano ed io ne ho sentito parlare grazie ad una recensione sui social. Un delizioso racconto sui figli adulti che non sono realmente cresciuti, che sono ancora figli malgrado siano usciti da casa, figli che sono distrutti dalle perdite. Perdere un genitore fa male ad ogni età ed avere dei genitori amorevoli come Vera, fa ancora più male, ma Vera deve imparare a crescere, e a comprendere che loro saranno sempre comn lei, nei suoi gesti nei suoi ricordi. Un libro che mi ha catturata, che con poche pagine mi ha fatto sorridere ma anche piangere, perché ho pensato alla mia perdita recente alle tante parole che non ho detto a mio padre. L’autore ha una scrittura scorrevole e divertente, leggerò sicuramente altro di lui,
Un libricino che si legge in fretta, molto carino e simpatico. L'autore racconta con ironia un evento brutto. Vera, a seguito di un incidente di auto mortale, perde entrambi i genitori. Dopo il funerale si ritrova a casa della madre e del padre e crolla dal dolore. E si ritrova a pensare a tutto ciò che ha perso, al fatto che non potrà più trascorrere del tempo con loro e inizia a pensare:vi prego tornate! Dopo una notte di lacrime, si sveglia e sente dei rumori in casa. Va in cucina e trova i suoi genitori. La situazione è assurda e ci mette un attimo a capire. I genitori le spiegano che lei li ha chiamati e loro, vedendo che la loro unica figlia aveva bisogno di loro, sono tornati indietro. Ovviamente loro sono fisicamente presenti, ma non mangiano e non dormono. Lei ha paura che all'improvviso possano sparire di nuovo. Si gode il tempo con loro, li abbraccia, dice loro tutto ciò che pensa e quanto li ama. Finché non si rende conto, dopo mesi, che i genitori stavano bene dove erano e che, nel momento in cui lei si sente pronta, loro la lasceranno per sempre. Vera quindi ricominciare a vivere la sua routine e capisce che è pronta a salutare per sempre i suoi genitori. Il libro non è per niente pesante e anzi affronta un argomento triste in maniera delicata e leggera.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Un racconto che vorremmo diventasse realtà quando la vita ci priva prematuramente delle persone a noi più care: i genitori. Per quanto amorevoli e dediti incondizionatamente alla crescita dei propri figli, sono anche il primo incontro di boxe prima di affrontare la vita vera! Senza di loro, come lo è stato per Vera, ci si sente persi e soli… con tanta paura per il futuro. Ma l’autore a questo proposito, ci rasserena e ci mostra la chiave di come poterla affrontare: <>. Un centinaio di pagine per un romanzo che potrebbe diventare una bellissima fiction (se non lo è già, non lo so!) Mi è piaciuto! Grazie, Fabio Bartolomei! Consigliato.
Primo brevissimo romanzo di una quadrilogia interessante. In questo primo libro,la protagonista,una ragazza da poco rimasta orfana, si ritrova incredibilmente catapultata in una realtà dove i suoi genitori,pur essendo morti, convivono con lei e ne condividono la routine quotidiana. Tra surrealismo,riflessioni,simpatia e leggerezza,queste pagine risultano molto piacevoli e incuriosiscono molto il lettore. Pur essendo un libro breve, l'opera di Fabio Bartolomei risulta essere strutturata molto bene e lo stile narrativo è chiaro e semplice. Con la curiosità per il prossimi testi,consiglio la lettura di questo primo volumetto.
Io sarò anche un po’ di parte, che per carità, affetto, stima e riconoscenza possono anche giocare certi scherzi. Ma Fabio Bartolomei torna un’altra volta a colpire nel segno, assesta un piccolo grande libro che è la piccola grande storia di tutti. Ironico, emozionante e commuovente, come a pochi viene così naturale.❤️
Sono una grande fan di Bartolomei e temevo che un racconto lungo sul distacco dai genitori non mi bastasse, temevo mettesse sul piatto troppo senza approfondire abbastanza. Invece Bart ha confermato se stesso: la giusta dose di grottesco (c'era il rischio di cadere nel Marc Levy di "e se fosse vero?" ma tra i due non c'è gara..), un po' di dolce-amaro e delle belle battute. Bello!
Non conoscevo Bartolomei prima di leggere ‘I qui presenti’, un libro che non saprei a chi consigliare ma che ho davvero amato. Ho avvicinato ‘Morti ma non troppo’ con estremo sospetto e invece ho ritrovato una scrittura sicura e veloce e una incredibile capacità di leggere le emozioni e l’animo umano.
Forte come un pugno nello stomaco e allo stesso tempo estremamente piacevole e scorrevole.
Lo si può riassumere come una giocosa elaborazione di un lutto. All'inizio pensi che sia uno di quei libri veloci, piacevoli e facili, ma poi arrivi alla fine e quello che ti lascia sono delle inaspettate lacrime agli occhi. Un piccolo gioiellino che ti fa capire quanto siano importanti gli affetti a noi più vicini e che molto spesso tendiamo a darli per scontati.
Non mi sento di dare delle stelline a un'opera che non ho capito, considerando che si tratta di un tema delicato. Credo sia qualcosa a) troppo distante dalla mia esperienza e/o b) che ho letto nel momento sbagliato.