Quali sono le ragioni del ripiegamento di Torino? Come si spiega la crisi della città? Sono le questioni con cui si confrontano due sociologi e uno storico dell’economia. Ogni capitolo del libro solleva una domanda specifica. Il primo: come si riesce a regolare le direttrici dello sviluppo conciliando il rilancio economico con l’obiettivo della coesione sociale? Il secondo: perché l’economia continua ad arretrare? Il terzo: che cosa possono fare davvero per la città le istituzioni, l’amministrazione e i beni pubblici locali? Le risposte a queste domande intendono contribuire alla ripresa del discorso pubblico su Torino ma anche, in termini generali, sulle città italiane. Perché Torino, come recita il sottotitolo del volume, rappresenta in fondo una metafora dell’Italia.
Più che spiegare l'arresto di Torino, i tre saggi che costituiscono il volume documentano la difficoltà di una parte della sociologia italiana nel pensare la città contemporanea.
C'è una buona narrazione storica, anche se spesso verte su cose abbastanza note. C'è una faticosa ricerca di un modello teorico per capire la città di oggi, ma il modello sfugge.
Sfuggono anche i fatti, i numeri economici e sociali, e la luce empirica che essi potrebbero gettare su una matassa intricata. Sfuggono le comparazioni fattuali (con città non italiane e anche con quelle italiane) che potrebbero illuminare cosa cambia, come, in che misura e in che direzione. E se Torino sia veramente in declino oppure in un cambiamento verso altrove. Sfuggono dopo brevi menzioni, i nuovi attori sociali : immigrati; giovani professionisti; università; economia digitale; start-up; terzo settore; reti internazionali.
Rimangono le ancore passate: la classe dirigente e le sue voluminose strategie, le citazioni di Weber. Il risultato è un libro che racconta con grande competenza il tramonto di un mondo, ma che fatica a comprendere il mondo che ne è seguito.
Tema difficile da affrontare, quello della crisi di una città che, come dice uno degli autori, "ha smesso di essere quello che era (una "one company town" industriale, ndr), senza per questo diventare qualcosa di diverso". Provare a tracciare un'analisi storica quando gli avvenimenti sono cosi "freschi" non è compito facile. Ci sono però interessanti spunti di riflessione, utili a tutti - cittadini e governanti - per capire le linee di tendenza economiche e politiche che potrebbero traghettare la città e l'area metropolitana di Torino verso un futuro molto diverso dal recente passato.
Libro molto interessante per poter comprendere ciò che c’è dietro la “stagnazione” di una città come Torino, che poi è lo specchio di molte altre città italiane. La presenza della Fiat prima e della sua trasformazione in FCA dopo, hanno plasmato questa città, nel bene e nel male, ritrovandosi poi a dover fare i conti con la deindustrializzazione, che poco è stata attuata. La concertazione della politica economica, della politica istituzionale, del reparto delle associazioni; è fondamentale per poter ricostruire questa città che molto ha dato all’Italia.
In parte una conferma di quel che avevo visto arrivando da nord est (la conferma cioè che davvero siam fermi agli anni ‘80). A cui aggiungerei però la profonda e scarsissima visione e capacità di indagare cosa succede altrove, sapendo leggerlo, di una classe politica ferma agli anni ‘80.