Il secondo libro di poesia di Bajani è attraversato da molti animali. Da quelli selvaggi dei documentari che ci ipnotizzano in tv, a gabbiani e storni osservati nei cieli cittadini, dal polpo di cui si è scoperto un cervello diffuso lungo il corpo fino alle mosche dipinte sugli orinatoi. Tra questi l’uomo, specie tra le specie, vorticante insieme alle altre sul pianeta; come loro cerca il contatto con la terra e come tutti non la riconosce più dopo averla violata cosí tanto. Ha la presunzione che la materia cerebrale gli dia diritto di dominio, e finge di ignorare quanto sia la sua condanna: «L’inserimento del cervello dentro | il cranio è la vendetta piú spietata: | cercate invano, cercatela in eterno, | una ragione a questa insensatezza». Tra felini che sbadigliano contagiando gli umani dallo schermo, camosci che incuranti delle politiche dell’epoca scavalcano i confini, all’uomo non resta che esprimere la specie a modo proprio: «È la poesia, lo strazio vocale di ogni io. | Bello o brutto, è il verso che facciamo». Dunque una raccolta di poesie naturali, sempre legate a uno sguardo che può essere realistico, iperrealistico o visionario. Da queste immagini parte la scintilla per un gioco di analogie e di cortocircuiti mentali che spiazzano il lettore e, come sempre nei libri di Bajani, lo coinvolgono emotivamente.
Scrittore e giornalista italiano. Autore di romanzi e racconti, ma anche di reportage, opere teatrali e traduzioni di opere dal francese e dall'inglese. Nel 2002 pubblica il suo primo romanzo, Morto un Papa. Nel 2008 vince il Premio Super Mondello, il Premio Recanati e il Premio Brancati con il romanzo Se consideri le colpe . Nel 2011 vince il Premio Bagutta con il romanzo Ogni promessa.
50 poesie, dove la cinquantesima è indicata con il simbolo di infinito. Ricche di metafore e di analogie.
Ne propongo alcune.
“18.
E poi quelli che restano chi sono, per esempio, che volteggiano nel cielo, residuati delle migrazioni, dimenticanza dello stormo, abbandono o istinto d’insubordinazione. Quel che è vero è che, sparuti, aprono le ali pigramente alle correnti ascensionali in questo sabato d’Immacolata Concezione.”
“28.
D’un tratto lo spavento ci fa branco, ci raccorda con il resto del creato. Essere umani è solo una radura: la paura riporta in un istante alla foresta dell’essere viventi. Spalanca la pupilla, affratella nel massacro. È il costo salato dell’amore, il suo primo istinto.”
“32.
Perché questo in fondo siamo, lanciamo gli animali nello spazio, puntiamo grattacieli di altezza siderale contro il firmamento, diamo ali a macchine a motore. Ma ai cani facciamo tenerezza, correndo ci riportano l’amore se piangiamo ci leccano le mani.”
“36.
Di certo è l’amore il vettore della specie, l’asse del nostro movimento sul pianeta. L’amore, è altrettanto certo, è l’organo che secerne notte e giorno la parola, che dall’alfabeto ricava sentimento, che dispone i versi in una ragnatela. E allora vola in questa geometria di seta, ogni poesia è l’architettura di un’attesa.”
“38.
La questione, però, va semplificata. Invece di spalancare i lembi alla ferita per capire il male della specie dov’è cominciato, fissando solo il costato ma dimenticando tutto il resto, forse basterebbe accettare che è infelice chi è nato dalla parte della morte, felice chi era voltato dalla parte della vita.”
“∞
È successo ancora, anche questa volta è transitata non distante dalla terra, visibile a occhio nudo, senza cannocchiale. Accade ogni imprevedibile numero di anni, la poesia ha traiettorie solo a posteriori, è un asteroide disperso, non monitorato. Non esplode, non fa danni, lascia polvere di versi sui balconi e torna nel buio siderale.”
Quando posso entro in farmacia staziono spesso davanti agli scaffali in una specie di contemplazione. Mi conforta, in fondo, che ci sia un negozio con dentro degli attrezzi per riparare il dolore della specie, che sia chiaro il prezzo, quanto costa il desiderio di diventare meno umani.
Tra i tanti modi di passare il tempo quello che preferisco è stare solo seduto dentro un bar o un ristorante. Mi rilassa ridurmi a puro sguardo, sparire nel paesaggio, osservare sotto i tavoli il dialogo tra i piedi, i pavimenti, cosa fanno gli esseri viventi mentre vortica il pianeta.