I giornalisti che oggi accusano Marco De Sanctis per una vecchia storia non sanno quanto avventurosa sia stata davvero la sua vita dal giorno in cui, anni prima, ha stretto amicizia con un eccentrico imprenditore del digitale, poi diventato il suo mentore. Non conoscono i dettagli della cavalcata che da lì in poi lo ha portato dalla provincia al cuore di una Roma di fine impero, fra palazzi opulenti e gabbiani che rovistano nella spazzatura; un viaggio drammatico, divertente e paradossale dietro le quinte del potere e dei media in cui Marco ha trovato e perso l'amore e si è dovuto ripensare da zero, accettando che la nostra è l'età della tecnologia, fino a fondare BEFORE, un'azienda di Big Data in grado di prevedere il comportamento di milioni di consumatori.
I giornalisti non sanno nemmeno che al centro dei pensieri di Marco De Sanctis ora, più delle accuse e dei sospetti, ci sia il dispositivo che sta per lanciare sul mercato e la sua capacità di rivelare il cuore oscuro degli esseri umani. Non lo sanno perché non possono leggere Odio, la sua inaspettata e sconvolgente confessione.
Niccolò dell’Arca: Compianto sul Cristo morto. Bologna, chiesa di Santa Maria della Vita.
In pratica si era passati dallo scherno della rete – percepita come roba da ragazzini – alla sottomissione canina nel momento in cui ci si era resi conto dell’ovvio, ovvero che dietro ogni like c’era una persona, un voto, uno spettatore, un consumatore. Il tutto era avvenuto in un lasso di tempo ridicolo.
Ho l’impressione che per i trentenni il decennio si concluda prima del traguardo aritmetico: un trentottenne, come credo sia questo Marco De Sanctis, protagonista e io narrante, è già un quarantenne, non più un trentenne. Mentre invece credo che un quarantottenne sia ancora un quarantenne e non già un cinquantenne.
La terracotta risale al 1463 – 1490.
Mi è piaciuto, mi ha divertito, e l’ho quasi divorato. Nonostante: l’io narrante sia con eccessiva frequenza tranchant e giudicante; nonostante dia la fastidiosa sensazione di sentirsi un gradino sopra più o meno tutte le persone di cui parla; nonostante si atteggi a moralista amorale; nonostante il suo racconto sia attraversato da quell’ammiccante ironia contemporanea che può satollare come un pasto con troppe portate; nonostante il costante atteggiamento, mentale e sentimentale, che io definisco misoginia, e che qui si estrinseca nel raccontare ogni incontro femminile, ogni notte passata insieme a una donna in termini di conquista in stile risiko e collezione di scalpi pubici; nonostante 515 pagine siano troppe e non tutte necessarie. È possibile che mi sia piaciuto, mi abbia divertito, e l’abbia divorato perché è firmato da Daniele “Quit-the-Doner” Rielli di cui sono un fan dopo aver letto due buoni libri di quello che credo si possa definire giornalismo narrativo. Un autore che trovo coraggioso e con sguardo largo.
Romanzo che mi auguro distopico – ma potrebbe essere solo anticipatore, ahinoi – attraversa gli ultimi anni del secondo decennio del terzo millennio, dal governo Renzi, quelli a seguire, la pandemia SARS CoV-2 (ah, già, perché ci hanno massacrato col presunto mistero di quest’ultima epidemia, ma era solo un altro caso di Sars, e magari ci potevamo attivare prima e meglio vista l’esperienza del 2003), per distendersi a qualche anno dopo, riflettendo sulle tribù digitali, la virulenza e l’odio (vedi titolo) che dilaga online (e non solo). Non che l’odio sia un sentimento nuovo, o solo oggigiorno manifestato: in questo Rielli è chiaro. Ma oggi la comunicazione è globale, raggiunge ogni angolo, e si è enormemente allargata la platea. La sensazione che ne risulta è che l’odio sia dilagante.
Si può considerare uno spin off del primo romanzo di Rielli, quello precedente, intitolato Lascia stare la gallina, che da anni vorrei leggere, ma 640 pagine mi hanno sempre frenato: uno dei personaggi di quel primo, Marco De Sanctis, detto DeSa, lì finiva accusato dell’omicidio di una ragazza con cui aveva avuto un one-night-stand e trascorreva un mese in carcere, pur se innocente, per poi essere alfine liberato. Qui lo seguiamo in flashback negli anni degli studi universitari (laurea in filosofia), la nascita dell’amicizia con il veneziano Mauro, scrittore di un solo romanzo ma di successo, e poi sceneggiatore approdato alla corte del cinema Rai, e con il pugliese Emanuele, docente universitario, sempre provvisto di fidanzata ufficiale e amante ufficiosa. Marco ci porta poi attraverso gli anni in cui apre un blog e conosce la sua prima celebrità per quanto ancora avvolta dall’anonimato: Enter the Distopia Now, il nome del blog, nasconde il suo creatore e autore. Per poi sviluppare un’app con la quale… Lascio a lui il racconto di quello che segue (centinaia di pagine).
Mi è piaciuto tantissimo. L'ho letto in poco tempo e mi ha completamente coinvolto, non solo per la trama incalzante, ma anche per la qualità di scrittura e per la rotondità del personaggio principale (gli altri sono funzionali alla storia, le donne ne escono quasi sempre male: o passive o nevrotiche, ma qui dovremmo aprire un capitolo lunghissimo sugli uomini e sulla loro percezione di noi donne, ma andiamo avanti).
Non conoscevo questo scrittore e credo che recupererò presto perché mi ha lasciato piacevolmente sorpresa (quant'è che un uomo non mi lascia piacevolmente sorpresa? ma andiamo avanti).
È un romanzo contemporaneo, racconto il digitale, un modo nuovo di lavorare, un modo nuovo di concepire la vita, il guadagno, la crescita personale. Poi racconta di quello che è la rete, dell'odio, di cosa fa cambiare in ognuno di noi, di quanti filtro mettiamo alla quotidianità e ai pensieri perché Instagram rules.
Poi finisce come deve finire e uno non smette di pensarci per un po'. Personalmente ho aperto la consueta bottiglia di rosso, e ho bloccato una bella metà dei miei social e delle mie personali ossessioni degli ultimi mesi. Mi sono messa le scarpe giuste e sono andata a fare una lunga camminata nei campi senza telefono. Quindi, mi pare, a me abbia fatto già molto questo scrittore e mi vien da ringraziarlo due volte: una per aver scritto un romanzo come si deve, due per avermi fatto scattare una molla che serviva davvero.
Prolisso, cerebrale e privo di vita. Scopiazza qua e là atmosfere e suggestioni, ma i personaggi hanno tutti la stessa voce e la storia è solo lo sviluppo di un temino poco credibile. Un prodotto costruito a tavolino che non supererà l'estate
L'idea è bella ed attuale: un laureato in filosofia coinvolto ingiustamente in una vicenda giudiziaria, si riscatta diventando imprenditore di un'hub di business intelligente per vendere dati biometrici incrociati coi social network. In sostanza, parliamo di controllo di emozioni, di comunicazione e privacy. I personaggi e la trama sono veri e avvincenti, per certi versi ricorda il Conte di Montecristo, il punto è però che la trama va cercata fra innumerevoli divagazioni che rendono stancante la lettura. L'autore è prolisso e mi dispiace molto per il potenziale enorme che con un buon editing di sintesi avrebbe potuto avere il romanzo. Un po' amareggiata...
Un bellissimi romanzo, complesso e ambizioso al punto giusto; vuole raccontare attraverso la parabola del protagonista il nostro tempo, e il nostro paese, e per quanto mi riguarda riesce in pieno nel suo intento. Peccato per qualche inutile lungaggine di troppo, alcuni capitoli non aggiungono niente e rendono difficoltosa e un pò pesante la lettura. Peccato perchè altrimenti si sarebbe trattato di un pieno 5 stelle.
Non è purtroppo stato inserito nella dozzina strega, ma si sa che si tratta solo di giochi di potere. Spero che Rielli, da buon narratore quale indubbiamente è, trovi un modo per emergere.
Marco De Sanctis è il protagonista di questo romanzo, ambientato in Italia nel presente o in un futuro prossimo. Non si può dire che il ritratto che viene fuori del nostro Paese sia così lusinghiero. Marco è un blogger-filosofo-scrittore che grazie all’amicizia con “il Mastro”, una specie di guru delle nuove tecnologie, diventa imprenditore e raggiunge in brevissimo tempo un successo economico incredibile grazie ad una società che riesce a prevedere i desideri dei consumatori, raccogliendo dati personali ed elaborando il tutto con degli algoritmi che sembrano funzionare quindi promettere grandi guadagni a coloro che potranno disporre di tali dati a fini commerciali. Il racconto del successo professionale di Marco permette all’autore di descrivere gli ambienti che frequenta dopo aver bruciato le tappe della sua ricchissima scalata verso il successo. Il libro descrive il mondo della politica e della colorita umanità che ruota attorno alle stanze del potere, il mondo del giornalismo con i suoi poco edificanti modi di operare, al servizio dei potenti e mai al servizio della verità o del bene comune. Ambienti dall’esteriorità luccicante ma pieni di inconsistenza umana, tutta immagine e niente sostanza. Una società a cui la rivoluzione tecnologica è servita solo ad aumentare le distanze tra i ricchi, sempre più ricchi, e tutti gli altri, sempre più poveri, vessati e senza alcuna possibilità di salire di livello sociale. L’apparente disponibilità di sapere gratuito della rete non corrisponde ad un reale e diffuso accrescimento personale, anzi la nuova economia, ha bisogno di persone sempre meno pensanti e disposte ad alimentare le forme di reperimento dei dati da parte delle grandi aziende. Il popolo, una volta sovrano, poi suddito, ora consumatore, ha una sola possibilità, quella di partecipare alla grande raccolta dati, per consentire alle grandi aziende di vendergli di tutto, aumentando i loro profitti a dismisura, senza che nessun governo possa fare qualcosa per contenere questo assalto alla diligenza del ceto medio, classe sociale da spennare in tutti i modi. Nessuno si preoccupa del benessere delle persone, della loro crescita personale e sociale, l’importante è decidere come fargli spendere i soldi. Marco è un uomo ricco, influente, frequenta altri imprenditori e manager, consulenti, politici, uomini di governo, tutti appiattiti a seguire i sondaggi, a fare quello che è più conveniente per loro, il marketing come unica fede. Il resto non conta nulla. La conseguenza di questa finta modernità costruita dalle nuove tecnologie è l’appiattimento sociale dovuto alla insoddisfazione che la maggior parte delle persone prova per l’impossibilità di realizzare i propri sogni e dalla nascita di un rancore generalizzato che costituisce una marea montante di odio che viene incanalato verso alcuni obiettivi che diventano i capri espiatori su cui scaricare le proprie insoddisfazioni. Marco avrà modo di conoscere tale meccanismo ed affrontarne le conseguenze. E’ un libro sul declino della nostra società, scritto in modo diretto e moderno, con qualche spunto visionario e qualche puntata umoristica, ma anche tanto rammarico per dove ci troviamo.
Un libro che ha suscitato in me sentimenti contrastanti. Da una parte, l’ammirazione per la capacità del suo autore di tenere in piedi la baracca (stiamo parlando di un romanzo di oltre 500pagine, con svariati personaggi: anche solo per tirare le fila serve competenza e parecchia cazzutaggine), e per certi spunti notevoli. Oltre a ciò, il libro si legge con piacere, grazie alle sue indubbie qualità stilistiche e a molti momenti esilaranti. Dall’altra, il fastidio - ecco, più che Odio, il romanzo l’avrei chiamato Fastidio. Il narratore è tendenzialmente insopportabile, dai suoi continui commenti si capisce che si sente “sto cazzo”, e che giudica gli altri niente di meno che dei poveri coglioni. La mia sospensione dall’incredulità, poi, ha traballato pericolosamente per tutta la storia (la carriera del nostro si sviluppa in modo a dir poco fantascientifico. E poi tutte le persone che bazzicano la sua cricca sono, guarda caso, speciali? Senza parlare del numero piuttosto elevato di coincidenze inspiegabili, che risolvono alcuni nodi della storia). Avevo letto anche il precedente romanzo, Lascia stare la gallina, di cui Odio è una specie di sequel. Entrambi i romanzi hanno molti pregi e qualche difetto, ma credo che rappresentino una bella boccata d’aria fresca nel panorama editoriale italiano. E con queste parole da presunto-recensore-che-ne-sa-a-pacchi, chiudo.
Daniele Rielli, con un romanzo forte di un linguaggio fresco, intriso di una macabra ironia ed una scrittura raffinata, dimostra come saper odiare sia una fine arte, nonché una pratica particolarmente perfezionata nel paese italiano.
Rispetto ai colleghi di Rielli, ciò che ai miei occhi risalta di più rispetto è l'ambientazione contemporanea (che non si nasconde dietro a facili espedienti narrativi) in cui vengono calate tutte le dinamiche dell'uomo moderno: il lavoro, i social network, le relazioni personali, la situazione politica, l'alta e la bassa società, la letteratura del ventunesimo secolo, la famiglia e la pandemia.
La trama, dapprima travestita da semplice scusa per progredire in un lungo e quasi inesauribile susseguirsi di digressioni esistenziali, ingloba tutti gli elementi appena descritti attraverso cambi di registro di notevole valenza e guida il libro attraverso prorompenti e lucide conclusioni sulla nuova antropologia del declino.
Incipit Non ricordo il momento preciso in cui presi il vizio di giocare con il fuoco, so solo che cose del genere s’imparano per imitazione, come tutto il resto. Continua su Incipitmania
Il protagonista ci trascina in uno spietato resoconto della sua scalata ai vertici delle potenze tecnologiche. La tecnologia si rivela così lo specchio della tenebra racchiusa in ogni essere umano. La narrazione è fluida, sarcastica e appassionante. Le allusioni alla contemporaneità si colgono facilmente e fanno riflettere.
Odio is set in various cities of Italy in the near future, or more accurately a tweaked present. It is a first person narrative of Marco De Sanctis, who runs through his personal life story. From philosophy student, Marco delves into hard science thanks to a programmer friend. They set up a start-up based on using Big Data and predictive analysis neural networks. In a few years, it becomes huge and makes him a multimillionaire, but also alters the functioning of the society around him.
Marco’s life story (the analysis of an individual) is paired with his reflections and predictions of the evolving society around him (the analysis of a society). The book is overall a philosphical and psychological analysis of Italian society, and possibly of the human race, and a potential prediction of what could happen in the future of the digital era. The idea behind the book and behind Marco’s start-up is that what pushes people to act is imitation, common desires and common hate. This initial theory in enrichened when the author adds machines to the mix, as well as digital surveillance. What results is a reflection on life purpose and free will in an era of machines and bonding for hate, where the latter two have an incredible power over the first two.
Personally, I thought Odio was very well-written. Since I like reading about other people’s lives and psychology, I found the character and adventurous story of Marco super interesting. The book is the confession a lonely man with great success with a complex psychology and the perspective of an outsider in society, which really intrigued me. The overall themes of the book, which is a dystopian-like narration, are technology and human nature. As a neuroscientist I find this a very good pairing for a novel – also seen in the very successful Black Mirror. I found myself totally immersed in the book. I was dreaming about it during the night, thinking about it during the day, talking like it and essentially living in it for a few days. I strongly recommend looking into this book for anyone who wants some good escapism but also a pinch of reflections on human psychology in the digital era.
Non odio, più fastidio. Prolisso, dalla prosa così nevrotica da far venire la nausea, le descrizioni dei personaggi femminili non possono esistere senza dettagli sessuali, aveva circa 200 pagine di troppo. Ciliegina sulla torta per chi arriva verso il fondo: le righe sulle dimensioni del membro del protagonista e le sue doti sessuali, agghiaccianti. Come tutte le scene di sesso del romanzo d’altra parte. Peró i temi sono molto interessanti e nella seconda parte migliora un po’ (o forse si alzata la mia tolleranza). Ciao Rielli, non è stato bello.
Conosco e apprezzo Rielli da tempo per il podcast, ma non mi ero risolto ancora a leggere qualcosa di suo.
Recupero Odio a più di 5 anni dall'uscita e mi trovo davanti uno dei romanzi italiani più belli degli ultimi 10 anni. Come minimo. C'è tutto: scrittura, ritmo, riflessioni profonde sulla contemporaneità e pure una trama, che, al netto di qualche forzatura, tiene botta.
Romanzo (definitivo?) sulla società digitale che fonde grande credibilità e altrettanta umanità.
Non abbastanza letto. Una delle letture più belle di questi miei ultimi anni.
Una lettura poco scorrevole. Descrizioni ridondanti, che avrebbero lo scopo di descrivere un contesto, ma che risultano solo ripetitive. Ho apprezzato, proprio per la veridicità e i particolari, i dialoghi che apparivano tratti da una conversazione reale, tratta dalla vita vera.
Mi era già piaciuto "Lascia stare la gallina", mi è piaciuto "Odio" e non vedo l'ora di passare una prossima estate in compagnia di un romanzo di Rielli. Si legge tutto d'un fiato, e la tematica del tribalismo (in particolar modo sui social) è quantomai attuale. Vengono richiamate le teorie mimetiche di Girard, che a distanza di anni sono fondamentali da comprendere per spiegare il mondo in cui viviamo (vedi andamento azioni Tesla....) Da non perdere!