La guerra in casa è un libro non sulla guerra nella ex-Jugoslavia, ma su quella guerra e noi. Il cecchino, carnefice per eccellenza, che prova a ricominciare a vivere in Italia. L'incubo di Izmet, prelevato dalla polizia di stato un giorno qualsiasi e massacrato perché musulmano. La storia di Sead e Esad, fratelli e nemici, e quello che hanno visto nei campi di sterminio. Ma anche l'accoglienza a Torino di centinaia di profughi e il coinvolgimento, spesso casuale e involontario, di persone comuni.La forza del libro sta proprio in questo doppio punto di vista, Torino e gli infiniti luoghi del conflitto laggiù, che si trasforma in un altro conflitto privato, "qui". Le storie di esuli e volontari, e la grottesca epopea di generali e soldati delle Nazioni Unite, risultano scomode e in disaccordo con l'ideologia umanitaria denunciata da Rastello. "A volte uno sguardo innocente - scrive l'autore - è disposto a compiere un delitto per preservarsi tale".
Lettura dolorosa, come spine nella carne. Per chi ha vissuto quegli anni e chi ne ha vissuto le conseguenze, fino a chi come me ha lavorato in Kosovo e Albania alla fine degli anni ‘90. Rileggere oggi questo libro con il soffio di venti in Europa che ancora oggi innalzano le bandiere dell’identità etnica o religiosa da salvaguardare “contro” mussulmani, gay, questa o quell’altra identità diversa “nemica” (si pensi a cosa sta succedendo in Ungheria, Polonia, Slovenia … o in casa nostra con chi vuole difendere l’identità “cristiana” contro gli “invasori” immigrati o contro “ideologie” gender da combattere …). Brividi e preoccupazione che prende la pancia. Ma malgrado l’identità di chi scrive “Fratelli Tutti”, c’è chi pensa di essere molto più cattolico di lui e molto più qualificato per “difendere LA verità” … paradossi? No tristi realtà purtroppo. Malgrado la storia di quest’ultimo secolo e quel frammento di Europa e di secolo che il libro ripropone in tutta la sua drammaticità abbia ben mostrato le conseguenze di queste tendenze … siamo sempre e ancora lì.
Un pugno nello stomaco. La storia di una guerra alle porte di casa nostra, di pulizie etniche, di profughi guerrieri e no, di volontari trattata raccontando le esperienze delle persone incontrate a Torino e dintorni da Luca, il tutto inquadrato alla fine di ogni racconto di esperienza con i fatti giornalistici e storici del quadro che aveva portato all'esperienza di chi raccontava. Lati chiari e scuri del volontariato, inquietante il camion di aiuti umanitari inviato da una diocesi con armi nel sottofondo. Lati oscuri sull'ONU, con politiche fatte di parole e pronti a lasciare senza protezione le enclave, vendita dei beni umanitari Croce Rossa al mercato nero , a non proteggere i deboli (gli olandesi che buttavano le caramelle ai bambini .... nel campo minato), la negazione della pulizia etnica o della detenzione critica nei campi di concentramento della popolazione, le denunce di violenza continuamente e ripetutamente riportate all'ONU dai sui rappresentanti completamente ignorate dai big boss che portano alle dimissioni del rappresentante, tali e tante assurdità che ci portano a pensare quale sia il vero ruolo o rilevanza di questa istituzione pronta a farsi prendere in giro da persone poi giudicate dal Tribunale dell'Aja per crimini contro l'umanità (alcune erano già incriminate ma erano gli unici riferimenti riconosciuti dagli staff ONU per la negoziazione della tregua, che questi criminali dilungavano per permettere il completamento della pulizia etnica)
Luca Rastello ci manca e ci mancherà. Per il giornalismo, per il suo modo così lieve e fiero di essere un uomo. Le pagine di pura cronaca si alternano a dei capitoli che raccontano la guerra attraverso le vicende dei suoi protagonisti: una volta un cecchino, un'altra dei rifugiati, un'altra ancora degli accoglienti. Tutti vittime, sempre vittime. Manca la voce del carnefice, ma quella emerge chiaramente dai numeri, dalle coordinate, dalle date: un fatto resta un fatto, al di là di ogni sua interpretazione. Una delle letture più compassionevoli e precise della nostra storia recente, che anche se l'abbiamo ignorata, non ha comunque smesso di accadere.