Trentenne e appena licenziata dall’agenzia pubblicitaria per cui lavorava, Mio eredita dal nonno il piccolo negozio Tamasaka, specializzato nella riparazione di bambole e pupazzi. Nella sua nuova attività è affiancata dal giovane Tominaga, figlio viziato di una ricca famiglia, e dal misterioso Shimura, artigiano capace di aggiustare quasi ogni genere di modello. Grazie al loro aiuto, Mio assicura al negozio un futuro. Sempre più clienti si presentano fiduciosi nel piccolo atelier, attirati da quello che promette, ossia di poter riparare anche le bambole che «sembrano senza speranza». Nei sei racconti che compongono il libro, collegati tra loro in modo da formare una sorta di romanzo, Mio e i suoi due dipendenti non si limitano a occuparsi delle riparazioni, che richiedono ricerche e indagini approfondite per poter essere fatte a regola d’arte, ma ricostruiscono con sensibilità le ragioni per cui bambole e peluches sono preziosi per i loro proprietari. Grazie alla sua capacità narrativa e alla profondità del suo sguardo, Tsuhara Yasumi fa emergere in queste pagine gli esseri umani in tutta la loro complessità, con i loro lati più intimi e inconfessabili e il vissuto talvolta drammatico che li ha segnati per sempre.
Born in 1964 in Hiroshima Prefecture. After writing novels for young girls as Tsuhara Yasumi, with his forename written in Hiragana letters, in 1997 he published Yoto using his current name. In 2012, 11 eleven reached first place in the Japanese division of the Second Twitter Literary Prize, while in 2014 Goshiki no fune won first place in the Japanese short story section of All-time Best Science Fiction, a special publication to mark the 700th edition of SF Magazine.
La giovane Mio eredita dal nonno il negozio di bambole, Tamasaka, che gestisce con Tominaga e Shimira. E Mio mette tutta se stessa per far funzionare il negozio: «Mio, hai un negozio di bambole, no? Perché credi che le persone le fabbrichino? Perché realizzano oggetti che riproducono le loro fattezze?».
“Perché la gente costruisce bambole? Forse perché sono divertenti? Perché sono carine?” Oppure perché le bambole sono dei sostituti? “Love doll, Le bambole dell’amore. Le bambole che accoglievano i sentimenti delle persone. Le bambole del futuro che ancora dovevano nascere pienamente.”
È possibile anche che le bambole non possiedano solo una funzione pratica, come quella che per esempio hanno le sculture, i robot e i peluches, ma che siano anche “un concetto del tutto astratto distinto dall’aspetto fisico.”
“Avrei tanto voluto alzarmi, avvicinarmi a lui e accarezzargli la testa, ma io sono soltanto una donna di carne e ossa a grandezza naturale.” La riparazione delle bambole lega Mio in maniera indissolubile al passato dei suoi nonni. E quando deciderà di mettere in vendita il suo negozio, proverà un senso di liberazione e al tempo stesso di spaesamento.
E dopo mille peripezie quel destino a cui Mio cerca di sfuggire, la riporterà nel punto preciso in cui aveva deciso di ribellarsi ad esso.
E sogno e realtà, verso la fine, saranno indistinguibili: “Le luci della città correvano oltre i vetri fumé. Davanti al finestrino erano allineate tante bamboline Kewpie, utili probabilmente a tranquillizzare i bambini feriti o malati. Non facevano che danzare, sbattere e aggrovigliarsi tra loro.”
Tra 3 e 4 stelle. Dalle note del testo, si colgono i tantissimi giochi di parole che la traduzione non riesce a restituire“Il cognome Tsukamae è omofono con il sostantivo giapponese che significa «catturare», dunque «capture» in inglese.”
Un saggio sulle bambole camuffato da leggerissimo romanzo.
La cui protagonista - lamentosa, noiosa, trascurata, sciocca - non fa che darsi addosso perché è una "donna di mezza età" (a trentasei anni*...), non ha spina dorsale e non ha uno straccio d'uomo. OO Un genere di personaggio che ricorre abbastanza nella letteratura giapponese, e che mi urta i nervi come non mai. Scadente la traduzione, a mio parere (un negozio che sulla porta ha un campanaccio: la mucca dov'è, appesa sopra?): ma raramente trovo piacevoli e scorrevoli le traduzioni italiane dal giapponese - trovo migliori le inglesi.
Avrei aggiunto, dati i lunghissimi excursus sui vari tipi di bambole, delle illustrazioni: risulta altrimenti faticosa seguire parti intere del libro, dato che sembra, appunto, un piccolo saggio camuffato.
*Io, a quarant'anni, dovrei essere nel mucchio del compost.
Nel negozio che la protagonista eredita dal nonno non ci si limita alla vendita delle bambole/pupazzi ma ci si occupa anche della loro riparazione. Questo mestiere spingerà la protagonista a informarsi sempre più sul mondo e la tradizione giapponese delle bambole e si indagherà anche il legame speciale fra "padrone" e bambola. Anche degli oggetti inanimati possono avere un valore affettivo e una certa importanza: possono essere un rifugio, una compagnia confortante, un pezzo della propria storia. Per chi è affascinato da questo mondo Le storie del negozio di bambole è una vera chicca. Ci sono accenni storici e culturali che ho trovato molto interessanti, ma non è quel tipo di romanzo che riesce a trasportarti per la trama o i suoi personaggi. Io almeno sono rimasta piuttosto indifferente nei loro confronti
storie irrisolte a metà tra la tradizione e la moderna eterea inconsistenza
la narrativa classica giapponese è una letteratura di sensazioni, in passato le storie che contenevano anche avvenimenti erano considerate volgari, per fortuna negli anni questa concezione rigida e ancorata al passato è andata affievolendosi e molti narratori hanno potuto inserire storie e accadimenti in mezzo alle fantastiche descrizioni di emozioni e sentimenti che rappresentano ancora oggi l'ossatura dei lavori letterari made in Japan
tra gli scrittori contemporanei sono ovviamente rappresentate tutte le possibili sfumature che vanno dalla banale inconsistenza, vuota e bambino oriented della Yoshimoto, fino all'estremo opposto delle storie super strutturate e postmoderne di Murakami Haruki, passando attraverso al racconto di derive esistenziali di Murakami Ryu e alle storie femminili di Kakuta Mitsuyo e di Ogawa Ito, gli stili sono diversissimi tra loro, si va dall'affettività/emotiva japan style di Murakami Haruki al gelo di Ogawa Yoko, con tutte le possibili variazioni e combinazioni, non mancano storie che attingono alla tradizione del giallo di Matsumoto Seichō, del suo indiscusso successore Higashino Keigo e della incostante (dal punto di vista della qualità) Kirino Natsuo, e del nuovo thriller di vaga ispirazione occidentale di Yoshida Shuichi
questo romanzo, formato da una serie di storie che ruotano intorno a un negozio che ripara bambole, si colloca esattamente a metà di tutto potrebbe essere una serie di racconti per bambini o adolescenti, un saggio storico sul teatro di marionette Ningyō jōruri, un allusivo affacciarsi nell'universo delle Love Dolls e, infine, una storia familiare di una donna che cerca una sua via, senza mollare mai le radici familiari che la legano al negozio del nonno di cui lei si accolla la gestione
il tutto è etereo e stranamente pregno di contenuti, Mio è un personaggio piuttosto tipico, mi ricorda un poco la detective Murano Miro della Kirino, poco convinta di se stessa e delle sue reali possibilità, si sente vecchia e sfiorita a trent'anni e, come molte donne giapponesi non sposate, si vede incompleta, come priva del suo scopo di cui fa fatica a trovare la definizione i suoi collaboratori, come nella tradizione giapponese, sono tutti e due particolarissimi, uno ha addirittura una storia misteriosa e un passato a cui è sfuggito cambiando nome, i clienti sono tutti speciali e buffi insomma una bella carrellata di personaggi
il libro si legge bene e scorre in due giorni, ma alla fine non saprei dire se lascia qualcosa che si possa definire peculiare, una ragione per ricordarlo dopo averlo riposto...
Mio è la proprietaria di un negozio di bambole e le aggiusta. Vengono proprietari di tutti i tipi, tipo una bambola con la faccia spaccata o una bambola gonfiabile.
Un romanzo breve che come centro ha le bambole e ruota ad esse. Proprietari di bambole bizzarri con pretese non sempre fattibili.
Non mi è dispiaciuto, ma non mi ha fatto impazzire. Ho apprezzato i soggetti delle bambole e le varie tradizioni, come quella del teatro.
Cosa sono le bambole? Secondo l’autore, le bambole esistono solo nel momento “in cui si dimentica la verità”, cioè sono un prodotto della nostra fantasia: “Se le si osserva si diventa tristi. Tutti cercano di ricordare cosa ci sia al di là… quello che ci rammenta lo scenario originario in fondo al cuore. Questo comporta che i film horror in cui si muovono da sole fanno morire di paura. Rappresentano l’incapacità di controllarci del tutto, una specie di manifestazione dell’inconscio. In parole povere, sì ha l’impressione di essere vicini alla pazzia.”
Sei racconti che ruotano attorno al negozio di vendita e restauro bambole “Tamasaka”, lasciato in eredità alla trentenne Mio dal nonno. Sei racconti che attraverso bambole, pupazzi e burattini mostrano i lati più complessi e intimi degli esseri umani. Spesso, quando pensiamo a questi oggetti, andiamo alla nostra infanzia o a quella dei nostri figli: oggetti transazionali da cui, a volte, è difficile separarsi o elementi su cui riversare fantasie o emozioni. Yasumi invece va oltre, entrando nel mondo adulto, raccontando vicende talvolta inquietanti, e che nascondono inconfessabili verità dietro una bambola da riparare. Restaurare un oggetto dalle sembianze di essere vivente - bambola o orsacchiotto che sia - può “aggiustare” in qualche modo anche il proprietario? Può far stare meglio la donna che è ricorsa alla chirurgia plastica per somigliare alla bambola che il padre artista aveva realizzato? O risolvere le gelosie di una moglie tradita?
È interessante, seppur forse un po’ complessa per noi occidentali, la parte storica dedicata alla tipologia e all’evoluzione di pupazzi e burattini della cultura giapponese attraverso i secoli e il significato associato alle varie forme di teatro, non ultimo il famoso Kabuki. Per fortuna esiste internet e cercando qua e là si riesce a focalizzare ed approfondire. Ecco, forse se non si ama questo genere di ricerca, leggere il romanzo di Yasumi può risultare un po’ noioso.
Il finale ha quella caratteristica di circolarità che molto spesso si trova nella narrativa nipponica, in cui Mio sembra ritornare al punto da cui tutto aveva avuto inizio, un destino a cui non si sfugge. L’ultimo racconto si intitola “Sleeping beauty” ed è, infatti, sospeso tra sogno e realtà, sì fatica un po’ a distinguerli, nell’evanescenza che lo caratterizza.
Questa lettura mi ha lasciata senza parole, non con connotazione negativa, non con connotazione positiva. È una sensazione strana da descrivere che non ha raggiunto ancora le parole adatte. Vedo che questo tipo di sensazioni sono solite in me quando si tratta di cultura giapponese, sia per le letture che per la cinematografia.
Inizialmente ho preso la lettura con tanta aspettativa, mi sono subito resa conto che non era quello che mi aspettavo. Questo mi ha portato alla noia e alla delusione. Il libro è stato per vari mesi in stand-by. Ogni pagina pesava sempre di più. Da qualche giorno ho deciso di mettere fine a questo strazio sforzandomi di finirlo per poter una volta per tutte dare un giudizio completo. Mi ritrovo qui che però non riesco ancora a dare forma a quello che mi ha suscitato. Questa sensazione di forte dubbio, il senso di pesantezza e il lungo tempo per finirlo mi portano a un giudizio rapido non positivo.
Narra le vicende del negozio di bambole Tamasaka, ereditato dalla giovane Mio che dopo essere stata licenziata dal suo precedente lavoro di impiegata, si ritrova a gestire in prima persona la vecchia attività di famiglia. Il negozio si specializza nella riparazione di qualsiasi tipo di bambole, grazie ai talentuosi dipendenti assunti dalla donna: il giovane Tominaga, rampollo di una ricca famiglia e l'anziano e misterioso Shimura. Ogni capitolo ruota attorno alla storia di una bambola e dei suoi proprietari e la scrittura di Tsuhara Yasumi è certamente piacevole. Bambole e peluches mi sono sempre piaciuti, adoro il bunraku e "Dolls" di Takeshi Kitano rimane uno dei miei film preferiti, perciò è stata una lettura per le mie corde, anche se alcuni personaggi erano molto antipatici 😅
Un libro inaspettatamente carino, capace di spaziare da toni puramente didattici (bambole e marionette giapponesi vengono descritti e spiegati in maniera estremamente precisa e ricca di informazioni) a situazioni più inaspettate, spesso arricchite da atmosfere anche surreali. Forse un po' troppo petulante l'ultimo episodio dove Mio, la protagonista del libro, s'impunta a conoscere la storia personale di uno dei suoi dipendenti, arrivando persino a voler chiudere il negozio per una evoluzione della storia che non sto qui a descrivere. Un libro rapido da leggere e che permette di entrare in un modo poco conosciuto come quello delle bambole e marionette giapponesi.
There is a lot of philosophy in there. Not only is this the description of the distinct cases of dolls rebuilding, but also a sort of reconstruction of the selves of the three protagonists. By reading this book, I’ve also discovered a lot about Japanese dolls and how some of them were historically connected to the State. Hardly recommended, especially if you like dolls and muppets. 🍀
Sei racconti con gli stessi personaggi e lo stesso tema. Alcuni piacevoli, altri trascurabili, nessuno particolarmente memorabile. Un po' è colpa mia, che non amo le raccolte di racconti, ma un po' è proprio innegabile.
Il focus del racconto è una semplice analisi della storia e dell'essenza delle bambole, tra Oriente e Occidente. La storia mi era parsa intrigante, ma a colpirmi è stato solamente l'epilogo finale tra sogno e realtà!
Lettura abbastanza scorrevole, spunti molto interessanti nonostante descrizioni, un po' lunghe e noiose, di bambole e pupazzi tipici ma poco comprensibili per gli occidentali
Lettura leggera e piacevole, un po' dispersiva sulle parti relative alla storia e alle tradizioni legate alle diverse tipologie di bambole del Sol Levante.
Libro piuttosto deludente, non sono riuscita a farmi coinvolgere e ho trovato che fosse un po' raffazzonato, soprattutto il finale. L'ho terminato solo perché è abbastanza breve.
Siamo affezionati all'oggetto in sé o ai ricordi che vi sono legati? "Le storie del negozio di bambole" cerca di rispondere a questa domanda attraverso una narrazione divisa in sei capitoli, che corrispondono a sei storie che, a loro volta, utilizzano metodologie narrative diverse per veicolare messaggi diversi. I giocattoli, nello specifico le bambole, diventano uno strumento di analisi non soltanto della vera storia dietro la creazione delle stesse (con particolare attenzione anche alla spiegazione delle diverse tipologie esistenti al mondo), ma anche quali sentimenti leghino l'essere umano a questa riproduzione che ha tanto dell'umano quanto dell'inanimato. Protagonista del libro è Mio, una trentenne appena disoccupata che eredita dal nonno un negozio in cui vengono riparati bambole e orsacchiotti. Un'attività che sembra calata in un contesto fuori dalla concezione moderna per cui "ciò che è rotto si butta"; idea che perlomeno la narratrice non solo ha ma che riflette anche su se stessa. Per tutto il tempo del romanzo, infatti, il lettore è in grado di leggere i sentimenti più profondi di Mio, la quale, a modo suo, si sente rotta tanto quanto un qualsiasi giocattolo che le viene portato. Lascio a voi scoprire se anche lei riuscirà a ripararsi oppure no. In generale, è stata una bella lettura che ha avuto anche un giusto tempo, non si è dilungata troppo nella narrazione ed è finita nel l'esatto momento in cui ho sentito che sarebbe stato meglio se finisse. Strutturalmente parlando, è molto simile a "Finché il caffè è caldo", quindi la storia principale fa da contorno ai singoli racconti che hanno inizio e fine ben precisi. È un libro che ha spaccato il bookstagram tra pareri positivi e non, ma, per me, si merita il pollice in su.
Un saggio travestito da raccolta di racconti? ⠀ Come molte persone sono affascinata dalla cultura giapponese e ho pensato che questo libro potesse farmi vivere un pochino le loro tradizioni. Lo ha fatto, in effetti, e mi sono accorta che non è ciò che cercavo. ⠀ A pensarci a posteriori, credo che in realtà io cercassi delle storie inquietanti e invece questi racconti, queste slice of life, sembravano spaziare su vari generi, fino a perdersi nel saggio. ⠀ La protagonista ha 30 anni, nubile (quindi da buttare secondo loro, e ce lo ripetono più volte. Anche basta), ed eredita un negozio di bambole dal nonno. Mio non ha la più pallida idea di come portarlo avanti per cui ad affiancarla ci sono due dipendenti: un giovane un po’ particolare che attira l’attenzione delle liceali della scuola del quartiere e un uomo dal passato segreto ma dalla grande abilità nel riparare bambole. È questo che si fa nel negozio di Mio: si riparano le bambole. ⠀ Attraverso questi racconti conosciamo il rapporto dei giapponesi con alcune tipologie di bambole, festività, pezzi di storia. All’inizio ero molto interessata, ma più andavo avanti più mi sembrava che i racconti fossero stati scritti esclusivamente per parlare della storia delle bambole e ha man mano perso la presa su di me, tanto che non mi interessava neanche più conoscere il passato del collega di Mio. ⠀ Sicuramente per gli appassionati del Giappone sarà un titolo interessante per approfondire questo antico aspetto della loro cultura. Se siete affascinati dalle varie tipologie di bambole, dalle love dolls alle marionette, questo libro fa per voi.
The first part was really nice, but the dialogue was often absurd (in a bad way) and some plots were often inconclusive. In my opinion part of the problem is Mio (the main character), but Tominaga (one of her employees) is no joke either.