A key text by a leading figure in Italian socialist feminism that remains relevant today, addressing the exploitation of women in the workplace and at home.
Anna Kuliscioff (c. 1854-1925) was a prominent figure in the revolutionary politics of her era, advocating for socialism and feminism. One of the founding members of the Italian Socialist Party, she actively contributed to the late-nineteenth-century flourishing of the Socialist International and the emergence of Italian socialism. For the last decades of her life, Kuliscioff's public militancy revolved around the "woman question." She viewed feminism through the lens of class struggle, addressing the double exploitation of women--in the workplace and at home. Kuliscioff fought a twofold battle: as a socialist, she unmasked the sexism of her colleagues; as a feminist, she criticized liberal-bourgeois feminism. In this key text, she makes her case for a socialist feminism.
«E qui, finalmente, ho terminato. E la morale della favola? - È breve. Mi auguro, per il trionfo della causa del mio sesso, solo un po’ meno d’intolleranza dagli uomini ed un po’ più di solidarietà fra le donne»
62 pagine che si leggono velocemente MA fanno riflettere. Questo è uno dei libri che tutti, donne o uomini, dovremmo leggere almeno una volta nella nostra vita.
"Non è una condanna ad ogni costo dell'altro sesso che le donne domandano; esse aspirano anzi ad ottenere la cooperazione cosciente ed attiva degli uomini migliori." Questa è la frase che dovrebbero capire tutti, noi donne non cerchiamo la supremazia, non vogliamo essere superiori agli uomini, vogliamo essere considerate per ciò che siamo, loro pari.
Ricco di spunti di riflessione, il libro è in certe parti imbrigliato nel proprio tempo (1890), ma in altre di un'attualità sconcertante. Notevole e moderno l'impegno di fornire cifre sulla penetrazione della donna nei vari mestieri.
I did read the English translation version of this, and I have no reason to believe it wasn’t accurate. It was validating to see a reflection of my own rage towards misogyny and the absolute stupidity of its concept from a time far before my own.
Interessante come, a distanza di quasi un secolo e mezzo, la situazione della donna non sia cambiata più di tanto, molto di quello raccontato da Kuliscioff potrebbe essere riportato oggi con le stesse parole e lo stesso significato.
Interessante anche come una delle cause riconosciute dall’autrice come una delle ragioni della differenza salariale tra uomini e donne (l’analfabetismo più diffuso tra la popolazione femminile) non sia oggi più valida; oggi le donne studiano di più, meglio e in tempi più rapidi degli uomini, ma anche questa conquista non ha ancora portato alla parità completa, anzi. Premesse diverse, stesso risultato opprimente.
Interessante, infine, come ai tempi di Kuliscioff non esistessero parole per descrivere le professioni al femminile (avvocato, medichessa...) e, ancora oggi, ci sia un gran dibattito sul tema.
E, insomma, si sente ancora un gran bisogno di ribaltare il tavolo del patriarcato.
Il pamphlet di Anna Kruscioff dà uno spaccato sulla condizione femminile nel 1890. Fa impressione la contemporaneità di alcune rivendicazioni (il riconoscimento del lavoro domestico, l'equità salariale e di carriera nel mondo lavorativo) in contrasto con altre che ormai appaiono scontate (l'eguaglianza intellettuale, lavorativa ed economica tra uomini e donne) e che tuttavia al momento della stesura erano al centro del dibattito pubblico dell'epoca. In particolare, mi ha impressionato che dopo aver fatto un ampio excursus per rivendicare l'accesso a varie professioni lavorative (medica, avvocata, etc.), giunta alla letterata abbia liquidato la questione esigendo la necessità della scrittura sotto pseudonimo per poter essere lette, sintomo di un mondo patriarcale così presente, da essere interiorizzato anche dalla scrittrice femminista.
Conferenza tenuta il 27 aprile 1890 nel Circolo filologico milanese
62 paginette della serie 'Opere da due soldi' che descrivono la questione della donna nel corso della Storia, in modo semplice, sintetico e immagino accorato da parte di Anna. Da animale domestico prima, poi schiava, poi serva, poi soggetta...sono stata tutto questo, cercando di correre...coi lupi, pure! Direi che ho ancora tanta strada da fare, da leggere, da osservare per comprendere, forse per cambiare e fermarsi, chissà! 62 paginette: praticamente un istante di tempo nella nostra vita di donne, ma anche di uomini.
Ammiro molto la figura dell'autrice, anche se mi piacerebbe saperne di più. Questo è il mio primo approccio, sicuramente non esaustivo, che però mi introduce all'intelligenza e alla grande sensibilità sociale di Anna Kuliscioff. Il focus del discorso è soprattutto quello delle donne al lavoro e della grande disuguaglianza, economica ma non solo, che le interessa. Molto attuale in certi aspetti (per il perpetuarsi di certe ingiustizie, più che altro), decisamente anacronistico per altri versi, è utile però segnalare le riflessioni che ancora stimola un libro scritto centrotrent'anni orsono, il che per quello che riguarda il femminismo non è scontato e interessa solo una manciata di altri saggi, tra cui Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina e Rivendicazione dei diritti delle donne.
3.5 Linguaggio datato ma concetti ancora attuali. Ho apprezzato tantissimo anche il sottolineare i “difetti” della donna che derivano dalla sua eterna subalternità e sottomissione; si vedono tuttora quando qualche poverina millanta emancipazione mentre vende il suo corpo ai desideri maschili perché priva di altre doti.