Ibla, 1884. A Palazzo Chiaramonte, una notte di maggio porta con sé due nascite anziché una soltanto. Fortunato, abbandonato davanti al portone, e Giuditta, l'ultima fimmina di quattro sorelle. Figlia del marchese Romualdo, tutto silenzi, assenze e donne che non si contano più, e di sua moglie Ottavia, dall'aria patibolare e la flemma altera, è proprio lei a segnare l'inizio di questa storia. Lambendo cortili assolati e stanze in penombra, cucine vissute ed estati indolenti, ricette tramandate e passioni ostinate, il romanzo si spinge fin dove il secolo volge, quando i genitori invecchiano e le picciridde crescono. C'è chi va in sposa a un parente e chi a Gesù Cristo, ma c'è pure chi l'amore, di quello che soffia sui cuori giovani, lo troverà lì dov'è sempre stato: a casa. Dopo "Donnafugata", Costanza DiQuattro invita a sfogliare un nuovo album di famiglia, fatto di segreti inconfessabili, redenzioni agrodolci, e tanta, infinita dolcezza.
Sono convinta che dalla dozzina e poi dalla "settina" Strega del 2022 siano state scartate le proposte più interessanti per rendere la vita più semplice a Desiati e Raimo! Fra gli esclusi i miei preferiti sono stati Oliva Denaro e, per l'appunto, Giuditta e il monsù! In entrambi i libri c'è un aspetto che va oltre l'ambientazione siciliana e la cultura che ne permea il tessuto sociale, quello che nella narrativa contemporanea si sta un po' perdendo: ovvero la capacità di saper raccontare, di fare immaginare, di essere realistici anche andando al di fuori della tanto di tendenza autofiction. Qui c'è creatività, ci sono i profumi, ci si immedesima e ci si emoziona per le sorti di qualcuno al di fuori della contemporaneità: Giuditta è modernissima, pur essendo un personaggio del secolo scorso! C'è una delicatezza drammatica in questo romanzo che rende la storia al di fuori del comune eppure tanto realistica. Il finale arriva doloroso e violento come un pugno nello stomaco, mi ha lasciato un senso profondo di amarezza e credo che sia proprio in questa stretta di stomaco che ancora mi attanaglia che riconosco la qualità di scrittura di Costanza DiQuattro.
"Giuditta e il monsù" è un romanzo di Costanza DiQuattro, pubblicato nel 2021 dalla casa editrice Baldini+Castoldi.
Il romanzo dell'autrice siciliana è ambientato a Ibla in un arco temporale compreso tra il 1884 e il 1915.
La vicenda prende avvio con la nascita di Giuditta, quartogenita del Marchese Romualdo Chiaramonte. L'uomo attende da ormai sette anni l'arrivo del figlio maschio, che possa continuare a portare avanti il cognome e assumere il titolo nobiliare, ma il destino sembra accanirsi contro questo desiderio.
"Tutte femmine, infinitamente femmine, tragicamente femmine. E per ogni parto Romualdo sperava e continuava a sperare di sentire un trambusto concitato di voci e di vedere spuntare il dottore Galfo o Maruzza con in braccio un bambino, magari anticipati dalle loro stesse voci: «Masculu è, finalmente nascìu u Marchisi!»."
Nella stessa notte la sorte di un altro bambino si lega indissolubilmente a quella di Giuditta. Un neonato viene infatti abbandonato sull'uscio della villa. Il marchese gli impone il nome Fortunato e lo affida al monsù e alla moglie.
I due ragazzi crescono insieme; Giuditta coinvolge l'amico in tutto ciò che fa, sia che si tratti di innocenti avventure, che di vere e proprie marachelle, che potrebbero avere come conseguenza una severa punizione. Inoltre Giuditta è attratta dalla cucina del palazzo Chiaramonte, regno del monsù, in cui si mescolano profumi deliziosi e si preparano cibi prelibati. In cucina le mani esperte del monsù si adoperano infatti, per realizzare con cura piatti complessi e succulenti, tipici della zona orientale. La preparazione dei cibi diventa quasi un rito, che rende magica l'atmosfera in quel luogo.
Quando il Marchese si accorge che lo stretto legame tra i due bambini è destinato a cambiare in qualcosa di più profondo, fa di tutto per separarli. Ed è allora che la narrazione briosa, comincia a virare verso un registro più grave.
"La felicità gioca spesso il fatale scherzo di sfumare, si affievolisce come la luce di una candela consunta, si attenua come un affresco violato dal tempo"
Una lettura molto piacevole, che fornisce un affresco della Sicilia più arcaica e legata alle tradizioni e ci regala una protagonista ribelle, pronta a rompere gli schemi e a lottare per i propri desideri, che, ovviamente, mal si concilia con la figura sottomessa che la società patriarcale imponeva e pretendeva.
In una notte di maggio Ottavia Chiaramonte moglie del marchese Romualdo diede in vita la quarta figlia femmina, Giuditta.
Il marchese è in attesa che gli venga annunciata la nascita, ma un silenzio totale quasi premonitore lo insospettisce. Nessuno ha il coraggio di annunciargli la nascita dell'ennesima 𝑓𝑖𝑚𝑚𝑖𝑛𝑎. Sono anni che aspetta l'erede maschio e alla nascita delle altre figlie, aveva dato sfogo della sua rabbia Nel momento stesso in cui finalmente padre Egidio decide di andare lui a annunciarglielo, invocando la grazia del Signore per aiutarlo in questo ardito compito, a palazzo si udì un gran trambusto. Davanti al portone venne lasciato un 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑖𝑟𝑖𝑑𝑑𝑢𝑧𝑧𝑢 𝑚𝑎𝑠𝑐𝑢𝑙𝑢 .
Il monsù di palazzo e la moglie, decisero di crescere loro questo delizioso neonato, e venne chiamato Fortunato.
Questo fortuito evento permise a Giuditta e Fortunato di crescere assieme nella stessa famiglia.
Lei fin da piccina mostra un grande interesse per la cucina mentre si rivela poco incline agli studi, l'esatto contrario di Fortunato. Queste loro attitudini completamente opposte, invece di dividerli li uniranno ancora di più, fin da pattuire una alleanza che farà trarre dei benefici alle loro passioni.
Costanza DiQuattro ci consegna una bellissima storia di fine '800 ambientata a Ibla, un piccolo paesino siciliano.
È principalmente una storia d'amore nata tra le mura di una famiglia nobile siciliana, ancorata a tradizioni, bugie e verità non dette.
Costanza DiQuattro è riuscita magnificamente a trasformare una storia in Storia che racconta le contraddizioni dell'amore scandite in una società patriarcale e bigotta di provincia.
Un storia di verità celate, chiuse in un cassetto chiuso a chiave. Talmente dolorose che non dovrebbero nemmeno appartenere al mondo. Una storia triste, che sembrava profumare di vittoria, ma che durante la lettura ci fa capire che una battaglia vinta a un prezzo troppo alto spesso conduce ad una sconfitta finale.
Per chi ha amato 𝐼 𝑙𝑒𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑆𝑖𝑐𝑖𝑙𝑖𝑎 ed 𝑂𝑙𝑖𝑣𝑎 𝐷𝑒𝑛𝑎𝑟𝑜, troverà in questo romanzo un altra bellissima ma triste storia su cui perdersi tra le righe. • 𝐺𝑖𝑢𝑑𝑖𝑡𝑡𝑎 𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑠ù è stato Presentato da Franco Di Mare per il #premiosrega2022 Mi auguro che questo libro possa entrare tra i 12 finalisti. È una storia che mi ha appassionato molto e dalla quale non riuscivo a staccarmi. L'ho letto in un solo giorno. Consigliatissimo.
Marchese Romualdo ormai vede già il titolo nobiliare passare nelle mani di suo fratello.
Quella stessa notte arriva un maschio, ma abbandonato davanti al portone della villa del marchese il quale non ci pensa un attimo ad affidarlo a don Nicola, il monsù di casa e sua moglie, donna Marianna.
Il suo nome sarà Fortunato ed è sempre Romualdo a sceglierlo.
La storia si sviluppa su una sola linea spazio temporale, che va da Ibla, quartiere più antico della città di Ragusa a Poggiogrosso dove la famiglia trascorre il periodo estivo, coprendo trent'anni, dalla fine del 1800 al 1915.
Una scrittura che mi ha conquistata perché con la sua delicatezza è stata in grado di esprimere passione e sacrifico.
Recensione nel link nel blog https:/unavitadasfogliare.blogspot.com
Io di questo libro avrei voluto parlarvi nel momento stesso in cui ne ho letto l’ultima riga, qualche giorno fa. Ma, in verità, avrei voluto parlarne con qualcuno già durante la lettura, perché questo è uno di quei libri che mi è entrato sotto pelle e che difficilmente andrà via.
La magia che racchiudono queste pagine sta nel racconto di una storia semplice, un po’ come quando, andando a casa dei nonni, ci ritroviamo a sfogliare un vecchio album di foto e sbirciare volti di sconosciuti che, in qualche modo, sono legati alla nostra storia. È questo che fa Costanza DiQuattro: ci porta nella vita di una famiglia, quella del Marchese Chiaramonte, ci accompagna nella sua casa, nelle vicissitudini quotidiane, mentre il sole batte sui muri e sulle finestre di quel palazzo così signorile tra i vicoli di Ragusa Ibla!
E noi ci troveremo, improvvisamente, a far parte di questa famiglia, a percepirne gli umori e i malumori, i dolori, la tragedia, la sofferenza. Ma anche i profumi, i colori, i sapori di quel cibo buono che sa di infanzia e di casa.
Qui, tra queste pagine e tra queste mura, ci viene raccontata la storia di due ragazzi che si sono scoperti innamorati, ma che il destino e un antico segreto decideranno di separare.
E allora, fatevi un regalo e leggete questo libro, per sentire un cuore battere, per assaporare una cassata, per sbirciare in strada da dietro una tenda…
#lamiafascetta Sicilia bedda trasi ndo cori, nesci de vuredda
Premetto che è il primo libro che leggo di questa autrice che mi pienamente convinta (quindi nella mia logica da lettrice leggerò presto gli altri libri che ha scritto). E' una storia incentrata sulla famiglia Chiaramonte che percorre circa 30 anni dal 1884 al 1912. Quindi oltre al marchese Romualdo Chiaramonte conosciamo la storia di sua moglie e delle sue 4 figlie. Ma la vera protagonista è l'ultima sua figlia, Giuditta, nata proprio all'inizio del romanzo. Con questa famiglia scorgiamo un contorno di personaggi, dal monsù (il cuoco di casa) e sua moglie, con il figlio "adottivo" Fortunato, a tutto uno stuolo di domestici e contadini che si dividono dalla residenza fissa di Palazzo Chiaramonte sito a Ibla e la loro residenza estiva in campagna. La storia di amicizia e poi di amore tra Giuditta e Fortunato è quella più emozionante. I due bambini crescono insieme, imparano a volersi bene e poi ad amarsi. Ma sarà possibile questo amore? Può la figlia del marchese amare l'umile figlio del monsù? Ho amato questo romanzo che lascia nell'anima quel particolare sapore casa, di famiglia. Non sono siciliana ma ho apprezzato i brevi stralci dialettali (facilmente comprensibili) che rendono i dialoghi più autentici, confidenziali. Le descrizioni che fa l'autrice dei paesaggi, delle ricette, degli ingredienti, del clima, sembra di viverli tanto da far sentire la me lettrice coinvolta nei dialoghi, nei pranzi fatti di grandi tavolate e squisite pietanze. Ho apprezzato la perla finale dell'autrice quando a fine libro sottilinea che questa non è una storia basata su fatti reali ma potrebbe benissimamente esserlo. E questa affermazione mi ha fatto sognare ancora di più.
A palazzo Chiaramonte, nello stesso momento in cui nasceva Giuditta, quarta figlia femmina del marchese Romualdo e sua moglie Ottavia, viene abbandonato avanti al portone un maschietto, a cui fu dato il nome Fortunato, che viene affidato alle cure del monsù del palazzo. Giuditta e Fortunato cresceranno insieme, l'uno complementare all'altro rinsaldando il legame che da subito si manifesta.
Giuditta e il monsù di Costanza DiQuattro edito @baldinicastoldi (che ringrazio infinitamente per la copia) è un romanzo che ha il sapore delicato di un abbraccio, una carezza dal linguaggio musicale con un ritmo accorato ed emozionante come il battito di un cuore innamorato. Durante la lettura vieni travolto dalle sensazioni e non puoi fare a meno di affezionarti ai personaggi: il burbero Romualdo, la dolce e tranquilla Amalia, la ribelle e appassionata Giuditta, il gentile e devoto Fortunato. Tutti sapientemente delineati in maniera intima e delicata, con sentimento ed eleganza mettendo in luce le loro fragilità ed insicurezze ma anche i loro punti di forza inserendoli in ambientazioni ed atmosfere vivide e sentite, fatte di colori, profumi e sensazioni, capaci di emozionarti.
"Si può vincere il cuore quando urla una volta. Si può fare appello alla ragione quando impone rigore. Ma è la stessa ragione che poi tradisce, subdola, inseguendoti."
✿ Ho vissuto questo libro come vivo le canzoni neomelodiche. Male. E con disprezzo. Perchè mi da fastidio dover rileggere ogni frase detta in dialetto perchè non la capisco. E sopratutto non mi piace il melodramma. Mi hai detto che siamo in sicilia e mi basta, io gia immagino che questi stiano parlando in siciliano, non devi farmelo leggere. Mi ha dato fastidio anche che sia breve e comunque mi ammorbi di paturnie che poi non portano al finale che ti aspetti. Letteralmente a 5 pagine dalla fine scopriamo il grande segreto - che poi manco è un vero segreto- e tutto va in vacca e ti ritrovi un finale freddo e asettico.
Giuditta è di Ragusa e quando Fortunato le scrive di trovarsi a Palermo lei reagisce come se stesse a Capo Nord, 'una lontana città della vasta Sicilia'. Anche meno, amore, anche meno. Capisco che non ti sei mai allontana da casa tua, però meno. Capisco che era l'800 e probabilmente ci volevano settimane, però meno. Che tanto non riesci a farla sembrare una tragedia.
L'autrice scrive un libro in cui immerge il lettore nella vita di una famiglia, quella del Marchese Chiaromonte. Essa ci accompagna nella sua casa, nelle vicissitudini quotidiane, mentre il sole batte sui muri e sulle finestre di quel palazzo così signorile tra i vicoli di Ibla. Il lettore si ritrova a far parte della famiglia, a percepirne gli umori e i malumori, i dolori, la tragedia, la sofferenza. Ma anche i profumi, i colori, i sapori di quel cibo buono che sa di infanzia e di casa. Qui, tra queste pagine e tra queste mura, ci viene raccontata la storia di due ragazzi che si sono scoperti innamorati, ma che devono fare i conti col destino e un antico segreto L'autrice crea una sorta di spettacolo teatrale su carta: la vividezza delle descrizioni, i colori, le sfumature, il vibrare di ogni parola, portano il lettore a calarsi tra queste pagine, quasi sfogliasse un album di famiglia nel quale ogni personaggio prende vita.
Uno stile elegante, sofisticato ma familiare nei vocaboli ricercati e dialettali, perfettamente mescolati come un ingrediente che insaporisce il piatto ricco di questa narrazione, proprio come il Monsù sa calibrare perfettamente i sapori delle pietanze.
Giuditta non ha velleità artistiche o nobili come le sue sorelle.
Spirito inquieto, preferisce impegnarsi nelle complesse e articolate fasi della preparazione di piatti prelibati.
Forse perché ultima figlia di quattro, il padre sembra avere uno sguardo benevolo verso di lei, o forse di rassegnazione.
L’autrice ci accompagna per le sale e la vita dei marchesi Chiaramonte accompagnando le vicende di questa nobile famiglia fino al mutar dei tempi, raccontandoci l’amore che in quelle stanze si respira da sempre, a saperlo cercare…
È il secondo libro di Costanza DiQuattro che leggo dopo Donnafugata ed anche questo è ambientato nella nobiltà siciliana di fine Ottocento. Al centro della storia c'è la famiglia del marchese Romualdo, padre di quattro figlie femmine e senza un erede maschio che possa portare avanti il suo casato. Il romanzo si concentra soprattutto sull'amore tra Giuditta, la figlia più giovane del marchese e Fortunato, il figlio adottato del monsù, il cuoco di famiglia. I due ragazzi crescono in simbiosi, Giuditta adora cucinare e passa tutto il suo tempo nelle cucine del Palazzo, accanto a Fortunato che destinato naturalmente a prendere il posto del padre, vorrebbe invece studiare sui libri della sua amica d'infanzia. Il libro si legge velocemente ed il finale mi ha davvero sorpreso. La letteratura siciliana contemporanea mi prende sempre di più.
🏰Ibla, 1884. A palazzo Chiaramonte, la signorile residenza del marchese Romualdo, in una notte di maggio viene alla luce la quarta figlia, Giuditta.
🏰Romualdo attende da anni l'arrivo dell' erede maschio, per cui nessuno ha il coraggio di comunicargli l'arrivo della quarta femmina.
🏰Padre Egidio trova il coraggio di comunicare la notizia al marchese, il quale va su tutte le furie in quanto senza l'erede maschio sarà costretto a lasciare il titolo nobiliare nelle mani di suo fratello.
🏰Nello stesso momento, davanti al portone di palazzo Chiaramonte, viene abbandonato un neonato, di sesso maschile.
🏰Il marchese decide di chiamarlo Fortunato e farlo crescere a palazzo, affidandolo alle cure del monsù Nicola (il loro cuoco) e di sua moglie Marianna, che lo cresceranno come fosse il loro figlio naturale.
🏰Giuditta e Fortunato crescono in simbiosi passando tanto tempo insieme, giocando e arricchendosi a vicenda: lei affascinata dall'arte culinaria e lui incuriosito dagli studi.
🏰Da una tenera amicizia, crescendo, i due ragazzi, si scoprono follemente innamorati ma gli stigmi della società, il destino e un antico segreto remano contro di loro...
📖 Costanza DiQuattro ci trasporta nella Sicilia di fine ottocento raccontando le vicissitudini della nobile famiglia Chiaramonte nell'arco di trent'anni, dalla nascita di Giuditta e Fortunato, i protagonisti, sino al 1915.
📖Con uno stile elegante arricchito da piccoli vocaboli dialettali sapientemente inseriti nel racconto, l'autrice costruisce un romanzo profondo e coinvolgente, delineando alla perfezione i personaggi principali, i quali, nel corso della lettura, diverranno sempre più familiari con le loro appassionanti vicende.
📖 Incantevole sia la scrittura fortemente evocativa di Costanza DiQuattro che la storia di Giuditta e Fortunato: un grande amore ostacolato da una società classista e fasulla con un finale imprevedibile e inaspettato.
Se non avete mai letto niente di Costanza di Quattro, allora dovete iniziare subito. La storia di Giuditta e Fortunato prende fin dall'inizio. Si arriva in fondo con fame, impazienza e quel pensiero che si insinua già nella mente viene ricacciato sperando fino alla fine che non sia vero. Molto spesso però si pagano gli errori dei padri.
Un romanzo appassionante in una Sicilia caldissima e meravigliosa. Non perdetevelo!
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Adoro i romanzi ambientati in Sicilia. Trovo che questo sia scritto molto bene. Belli i personaggi di Giuditta e Fortunato. Qualsiasi altra considerazione rasenterebbe lo spoiler, per cui mi astengo. Consigliato.
Libro molto grazioso, storia rurale familiare delicata e intensa. La vita in sicilia i modi di vivere e le descrizioni delle pietanze permettevano di sentirne anche i profumi! Lettrice bravissima! Complimenti!
“ La felicità spesso gioca il fatale scherzo di sfumare, si affievolisce come la luce di una candela consunta, si attenua come un affresco violato dal tempo. “ ✨
La forza della scrittura della DiQuattro è nella grande capacità evocativa. Nonostante una narrazione assai lineare e una vicenda per lo più prevedibile, questo libro lascia il segno. Da siciliano, mi sono ritrovato dentro odori, sapori e colori raccontati dall’autrice. E’ il primo romanzo nel quale il riscorso a forme dialettali non mi è risultato fastidioso ma, al contrario, armonico e funzionale alla narrazione. Una scrittura vivace, ritmata, senza momenti di stanchezza, dipinge a tutto tondo ogni personaggio, donando profondità e credibilità a ciascuno. Direi una delle migliori penne oggi in Italia, insieme alla Ardone.
Quando ho preso in prestito questo libro in biblioteca avevo aspettative altissime. Avevo letto pareri positivi e non vedevo l'ora di farmi trasportare da una bella lettura. In parte è stato così. Sono rimasta soddisfatta a metà, per così dire. Mi sono sentita accolta nella cucina di palazzo Chiaromonte, ho visto la preparazione di piatti eccezionali, ho sentito il profumo dei fiori agrumati di una Sicilia piena di sole e di caldo. Ho assistito a pranzi, cene e feste della famiglia Chiaromonte. Mi sono sentita così tanto parte integrante che anche io, leggendo, avevo timore del marchese Romualdo e delle sue lavate di capo.
La prima parte della storia si incentra sulla gioventù di Giuditta e Fortunato. Vediamo come nasce la loro amicizia e come crescono insieme tra giochi e dispetti. La figlia del marchese preferisce passare tutto il suo tempo in cucina ad imparare le ricette apprezzate in famiglia, mentre il figlio del monsù vorrebbe studiare. Arrivano ad un patto. Lei gli presta i suoi libri e quaderni e lui le insegna a cucinare. A poco a poco, crescendo, oltre ad amalgamare gli ingredienti che usano, anche loro si amalgamo e diventano qualcosa di pericoloso e sbagliato, dannatamente sbagliato.