Le prime pagine del libro iniziano con una lettera scritta da Elsa alla sorella Adele, successivamente l’attenzione del lettore viene spostata all’interno della casa di Giovanna e Sergio dove, attraverso una narrazione in terza persona, ascolterà la storia raccontata da Adele.
L’infanzia di Elsa e Adele è segnata dall’assenza del padre e dalla violenza, sopratutto psicologica, della madre che le porterà a stringere un patto che le unirà maggiormente, esaltando la loro complicità. Adele, fra le due, è quella più docile, timida, accondiscendente, mentre Elsa è allegra, temeraria e mangia la vita. Un incontro cambierà le loro vite e sarà la causa dei primi silenzi, bugie, gelosie e rancori. Perché la fiducia che riponevano l’una nell’altra, viene a mancare e porterà alla rottura definitiva e all’improvvisa partenza di Elsa per Istanbul. La città farà fiorire la ragazza che, attraverso il suo resoconto epistolare rivolto alla sorella racconterà di una Istanbul ammaliante in cui potersi sentire libera, sfrontata, seducente e appagata. L’amarezza che si scorge fra le sue parole, vanno di pari passo con il dolore e rammarico della perdita del rapporto con Adele. Il mantenere il loro segreto sembra essere l’unico gesto che le dimostra il suo mantenere fede al loro patto stretto da piccole.
Gli eventi narrati da Adele, vengono ascoltati da Giovanna e Sergio, i giovani sposi che hanno comprato, circa due anni prima, la casa dall’anziana donna. A loro si uniscono, come ogni domenica a pranzo, le coppie formate da Leonardo e la moglie Annamaria incinta del primo figlio, Giulio ed Elena. Il tutto avviene in una situazione surreale, in una giornata che doveva essere vissuta piacevolmente fra amici, mentre invece viene travolta dall’arrivo, in due momenti separati, dalle due sorelle.
La storia principale è concentrata sulle sorelle, ma le poche quanto incisive dinamiche che Ozpetek tratteggia per ognuno dei sei amici, risultano ingegnosi e interessanti, anche se ho avuto come la sensazione di un déjà vù riconducibile al film ‘Perfetti sconosciuti’.
Poi ci sono i ricordi dell’infanzia in comune, delle confessioni (cambia)Fra il racconto orale di Adele e quello epistolare di Elsa, si percepiscono giustificazioni evasive sui comportamenti di quest’ultima, riflessioni fra il loro passato e il suo presente, sul loro dolore, la lontananza e, in ultimo, la disperazione contrapposta alla speranza del perdono.
La lettura è indubbiamente piacevole, al suo termine lascia un sapore amaro, leggermente malinconico, con un colpo di scena inaspettato, anche se sinceramente mi aspettavo una parte suspense e thriller più incisiva.
Il tocco del regista si percepisce nella capacità magistrale di spostare l’attenzione del lettore sulle movenze naturali di un personaggio, sull’osservare minuziosamente un oggetto, o nel descrivere poeticamente un paesaggio e nel far percepire odori o emozioni in maniera distinta e intensa.