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Se mi avessero detto che un giorno Paolo Nori avrebbe scritto un giallo, io non ci avrei mai creduto, che Paolo Nori avrebbe scritto un giallo, anche se, tante volte, aveva detto che il romanzo che gli aveva cambiato la vita, e che gli aveva fatto nascere l'amore per gli scrittori russi, era Delitto e castigo, e questo l'ha raccontato bene in un altro suo bel libro che si chiama Sanguina ancora, dove parla di Dostoevskij e di tanta altra roba russa; e insomma, Delitto e castigo non sembra un giallo, ma alla fine lo è, un giallo, eccome se lo è.
Che dispiacere è il primo giallo di Paolo Nori, che di libri ne ha scritti tanti, e si fatica a stargli dietro, a Paolo Nori, che sembra li scriva tutti uguali, questi libri, tutti così, con questa scrittura che riprende il parlato; ma se uno li legge bene, questi libri, alla fine si accorge che non sono tutti uguali. Che poi non c'è nulla di male, mi vien da dire, a scriver dei libri che son tutti uguali, perché, non mi ricordo chi lo disse, i migliori scrittori scrivono sempre lo stesso libro, e Paolo Nori è uno di questi qua, che scrive sempre lo stesso libro, e arrivi in fondo che poi, questo libro, ti piace sempre, e non si sa bene come fa, a fartelo piacere sempre.
"Che dispiacere" è il nome di un giornale pubblicato dal protagonista del giallo, Bernardo Barigazzi, uno scrittore che si è stancato, di fare lo scrittore, e allora si mette a fare il giornalista sportivo sotto pseudomimo: Ivan Piri è lo pseudonimo di Barigazzi, che, insieme a tanta gente, per esempio, alla sua amica Susanna, che scrive sul giornale col nome Iris Toranti, fa uscire "Che dispiacere" solo quando perde la Juventus. E a me, mi è venuto da pensare, già piace questa idea qui, che poi diventa il motivo che scatena il racconto giallo, che non si può dire come, perché altrimenti lo si rovina, il giallo.
Un'altra cosa importante è che qui Paolo Nori, per la prima volta, scrive in terza persona, ma ogni tanto fa sentire anche la sua voce di narratore, perché comunque ci tiene, secondo me, a dire io e a far dei commenti; non ne può fare a meno, di far commenti, Paolo Nori.
E poi, ecco, un'altra cosa bella, in questo libro, è che ci sono tanti bei personaggi, e si ride, si ride molto, e poi ti rendi conto che Paolo Nori, che prima non l'aveva mai scritto, un giallo, non è meno bravo dei giallisti da classifica, anzi, forse è meglio, mi vien da dire. Per me lui questo romanzo, come altri suoi, l'ha scritto per divertimento, e lui te lo fa sentire, il divertimento, come ti fa sentire sempre la sua voce, che uno poi ci prova a rifarla, sempre per divertimento, questa voce, che pare facile, ma non lo è mica, rifare questa voce.
Non è facile nemmeno scrivere un giallo, e meno ancora scriverlo così, un giallo, e dargli questo ritmo qui, con questa scrittura che poi non ti si stacca di dosso, e io, ecco, non lo so, alla fine mi vien voglia di abbracciarlo, Paolo Nori, e farei come quelli che lo fermano sugli autobus a Bologna, e quando lo fermano gli chiedono se per favore continua a scrivere dei libri. Lui per ora continua, mi pare, a scriverli, e bisogna esser contenti, se Paolo Nori pubblica dei libri, che non son mica tutti capolavori, 'sti libri qua.
Ma non ci son solo i capolavori, penso, e quelli li leggi dopo aver letto Paolo Nori; e spesso, è vero, sono russi, e quindi, ora finisco, per me è una cosa mica banale, leggere un libro che te ne fa leggere altri, di libri, ancora di più se son capolavori; e anche per questo bisogna ringraziarlo, Paolo Nori, che è di Parma ma abita a Casalecchio di Reno, che a volte scrive i suoi libri, e, altre volte, traduce i libri degli altri, e lo pagano, per carità, lui ci vive, con i libri, però, secondo me, ci si diverte sempre, e ti fa divertire anche quando ti fa stare un po' di merda; e anche questa cosa qui, di farti ridere e piangere insieme, mi vien da dire, non riesce mica a tutti, no, non riesce mica a tutti.