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Salutiamo, amico
Luglio 1970. A Reggio Calabria scoppia la rivolta per il capoluogo, un episodio di guerra civile che durerà mesi e provocherà morti, distruzioni, scontri continui fra le forze dell’ordine e la popolazione. Due tredicenni, amici come si può essere solo a quell’età, si trovano separati dalle barricate e si tengono in contatto con le lettere, portate avanti e indietro dai genitori. Sono troppo giovani per capire che le loro famiglie, legate da vincoli di sangue inconfessabili, sono l’embrione della più potente organizzazione criminale di oggi, la ’ndrangheta. Ma tutta l’Italia, e le stesse forze che si battono per le strade di Reggio, non vedono se non il tassello più vicino ai loro occhi di un disegno più grande, dove l’eversione nera, le cosche mafiose, la massoneria e gli apparati dello Stato guidano la loro danza di morte. Ma la speranza è nei giovani e i giovani protagonisti sapranno farla valere.
492 pages, Hardcover
Published May 20, 2020
About the author
Gianfrancesco Turano
11 books1 followerGianfrancesco Turano (Reggio Calabria, 1962) è inviato speciale dell’Espresso. Ha pubblicato cinque romanzi: "Ragù di capra" (2005), "Catenaccio!" (2006), "L’ultima bionda" (2007) editi da Flaccovio, "Remedia amoris" (Cairo, 2009), "Contrada Armacà" (Chiarelettere, 2013) e due saggi: "Tutto il calcio miliardo per miliardo" (Il Saggiatore, 2007) e "Fuorigioco" (Chiarelettere, 2012).
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Community Reviews
Displaying 1 - 4 of 4 reviews
June 19, 2020
Sono un po' indecisa su questo libro. Da una parte ho apprezzato molto l'ambientazione, i moti di Reggio Calabria del 1970, iniziati per protestare contro la decisione di spostare il capoluogo di regione a Catanzaro, ma diventati presto qualcosa di più complesso e forse più sinistro; dall'altra parte, penso che la parte romanzesca sia poco sviluppata e a volte quasi incomprensibile, soprattutto per la scelta di spiegare in maniera troppo veloce un sacco di cose fondamentali per capire i rapporti tra i personaggi e le scelte di vita di alcuni di loro: arrivata all'80% dell'ebook pregustavo un dénouement che non è mai arrivato, perché il libro si chiude bruscamente coi due giovani protagonisti che compiono scelte improvvise; finale che da una parte può funzionare per l'elemento sospresa, ma che dall'altra delude, sia perché i due non sono abbastanza sviluppati come personaggi, sia -soprattutto - perché troppo viene lasciato aperto.
E dunque un buon 20% di questo libro è una sorta di postfazione che racconta la storia dei moti e della 'ndrangheta, del tentato colpo di stato di Borghese del dicembre 1970, e del rapporto tra stato e mafie nell'Italia di quegli anni. Molto interessante, senza dubbio, ma non capisco perché Turano non abbia preferito dedicarsi di più ai suoi personaggi che, proprio alla luce della lunghezza di questa postfazione, finiscono per sembrare più che altro una scusa per parlare di questi eventi, invece che essere il cuore del romanzo.
Ho avuto alcuni problemi anche con alcune scelte per quel che riguarda la struttura: il romanzo è in parte epistolare, coi due ragazzini protagonisti, Luciano e Nunzio, che si scambiano delle lunghe lettere durante una separazione estiva, che poi si allunga per la mancata riapertura delle scuole vista la situazione in città; le lettere secondo me non funzionano del tutto perché, pur facendomi sorridere il misto di italiano, dialetto e sgrammaticature di Nunzio, risultano spesso farraginose e poco credibili, con i due che a volte devono fare spiegoni lunghissimi su quello che gli sta succedendo, a volte invece per fare andare avanti la trama si raccontano situazioni alle quali erano entrambi presenti.
Le lettere si alternano al punto di vista degli adulti della storia, e queste parti sono a volte un po' confuse per via di cambi bruschi di tempo verbale, a volte molto belle stilisticamente (in particolare quando seguiamo Giovanni e Rosalba). Ma purtroppo la mancanza di approfondimento del complicato rapporto tra le due famiglie mi ha lasciato un senso di frustrazione.
Ma in fondo questa frustrazione è anche la sensazione che si prova (insieme a tante altre) di fronte alle tante vicende degli anni di piombo che non hanno mai ottenuto una degna soluzione giudiziaria; però rimango sempre molto perplessa di fronte ad autori che scelgono di mettere alla fine dei romanzi postfazioni e spiegazioni varie, invece di integrare meglio quelle informazioni nella storia, o di lasciare al lettore la discrezione di approfondire da solo.
E dunque un buon 20% di questo libro è una sorta di postfazione che racconta la storia dei moti e della 'ndrangheta, del tentato colpo di stato di Borghese del dicembre 1970, e del rapporto tra stato e mafie nell'Italia di quegli anni. Molto interessante, senza dubbio, ma non capisco perché Turano non abbia preferito dedicarsi di più ai suoi personaggi che, proprio alla luce della lunghezza di questa postfazione, finiscono per sembrare più che altro una scusa per parlare di questi eventi, invece che essere il cuore del romanzo.
Ho avuto alcuni problemi anche con alcune scelte per quel che riguarda la struttura: il romanzo è in parte epistolare, coi due ragazzini protagonisti, Luciano e Nunzio, che si scambiano delle lunghe lettere durante una separazione estiva, che poi si allunga per la mancata riapertura delle scuole vista la situazione in città; le lettere secondo me non funzionano del tutto perché, pur facendomi sorridere il misto di italiano, dialetto e sgrammaticature di Nunzio, risultano spesso farraginose e poco credibili, con i due che a volte devono fare spiegoni lunghissimi su quello che gli sta succedendo, a volte invece per fare andare avanti la trama si raccontano situazioni alle quali erano entrambi presenti.
Le lettere si alternano al punto di vista degli adulti della storia, e queste parti sono a volte un po' confuse per via di cambi bruschi di tempo verbale, a volte molto belle stilisticamente (in particolare quando seguiamo Giovanni e Rosalba). Ma purtroppo la mancanza di approfondimento del complicato rapporto tra le due famiglie mi ha lasciato un senso di frustrazione.
Ma in fondo questa frustrazione è anche la sensazione che si prova (insieme a tante altre) di fronte alle tante vicende degli anni di piombo che non hanno mai ottenuto una degna soluzione giudiziaria; però rimango sempre molto perplessa di fronte ad autori che scelgono di mettere alla fine dei romanzi postfazioni e spiegazioni varie, invece di integrare meglio quelle informazioni nella storia, o di lasciare al lettore la discrezione di approfondire da solo.
June 20, 2020
È un libro piacevole e autorevole per conoscere i fatti e le persone degli anni di piombo
November 19, 2021
Una bella idea, sviluppata in modo inadeguato.
Peccato.
Peccato.
September 24, 2020
Questo libro racconta di due ragazzi di 13 anni, amici, “compari”. “(...) l’amicizia, è la parola più bella per un calabrese, più bella della parola famiglia perché fra amici non c’è comando e l’amicizia la scegli tu”. Luciano e Nunzio, attraverso uno scambio di lettere, sono i principali narratori di questo libro. Divisi nell’estate del 1970 per le vacanze, le loro lettere raccontano dei moti avvenuti a Reggio Calabria (conosciuti come BOIACHIMOLLA) affinché il capoluogo calabrese non venisse assegnato a Catanzaro. Una dura lotta, aspra che ha lasciato decine di morti e migliaia di feriti.
In realtà c’è molto di più dietro queste pagine. Luciano e Nunzio sono attori inconsapevoli di un destino beffardo. Loro non lo sanno che sono legati molto più che da una semplice amicizia: sin dalla nascita sono legati da vincoli più grandi di loro.
Luciano e Nunzio sono figli inconsapevoli di quella nuova Società che nei moti ha saputo come destreggiarsi, come evolversi, cambiare e insinuarsi: la ‘ndrangheta. “Questi ragazzi pregiudicano le loro vite con errori ereditati”, eppure c’è chi lotta: “se un solo essere umano crede nella giustizia, la giustizia vive per tutti gli esseri umani”, (...) “non mi lascerò avvelenare dal culto segreto che asfissia la Calabria e il sud intero”, (...) “dire di no è difficile la prima volta. Poi viene naturale. Invece dire si è facile la prima volta. Poi diventa obbligatorio “. Perciò “niente Società, nè vecchia nè nuova, niente segreti, niente imbrogli. Così torneranno a respirare Reggio, Catanzaro, la Calabria e l’Italia intera”. -
Quindi vi dico “salutiamo amico. Che tu sai che amico in dialetto lo dici per offesa e per sciarra”.
In realtà c’è molto di più dietro queste pagine. Luciano e Nunzio sono attori inconsapevoli di un destino beffardo. Loro non lo sanno che sono legati molto più che da una semplice amicizia: sin dalla nascita sono legati da vincoli più grandi di loro.
Luciano e Nunzio sono figli inconsapevoli di quella nuova Società che nei moti ha saputo come destreggiarsi, come evolversi, cambiare e insinuarsi: la ‘ndrangheta. “Questi ragazzi pregiudicano le loro vite con errori ereditati”, eppure c’è chi lotta: “se un solo essere umano crede nella giustizia, la giustizia vive per tutti gli esseri umani”, (...) “non mi lascerò avvelenare dal culto segreto che asfissia la Calabria e il sud intero”, (...) “dire di no è difficile la prima volta. Poi viene naturale. Invece dire si è facile la prima volta. Poi diventa obbligatorio “. Perciò “niente Società, nè vecchia nè nuova, niente segreti, niente imbrogli. Così torneranno a respirare Reggio, Catanzaro, la Calabria e l’Italia intera”. -
Quindi vi dico “salutiamo amico. Che tu sai che amico in dialetto lo dici per offesa e per sciarra”.
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