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Sdraiato in cima al mondo. La mia storia, dalla vetta del Nanga Parbat all'inferno del Gasherbrum VII.

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180 pages, Paperback

Published January 1, 2020

14 people want to read

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Cala Cimenti

2 books

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Profile Image for Clara Mazzi.
777 reviews46 followers
June 19, 2020
Cala (Carlo Alberto) Cimenti ha scritto un libro. E’ così che lo dichiara al mondo (dei social) con il suo tipico trasporto adolescenziale (detto con bontà). Alpinista e freerider piemontese, unico Snowleopard italiano, felicemente sposato con Erika, detta Patata, racconta in questo suo scritto della prima ascesa al GVII, cui ha incluso anche la sua prima discesa con gli sci, e dell’incidente che ha travolto il suo compagno di spedizione Francesco Cassardo, che ha visto Cala impegnarsi in prima linea per la sua salvezza.
Cala è molto bello, molto simpatico e anche molto bravo in quello che fa. Non tanto nello scrivere libri ma non gliene si fa una colpa: non è questo quello che vuole fare nella vita mentre invece l’editore avrebbe potuto affiancargli un ghost writer, come fanno in tanti, per potenziare il suo racconto. Il suo lavoro infatti presenta diverse mancanze che sarebbero potute essere facilmente eliminate in mani più esperte. In primis manca completamente una presentazione di Cala. Chi è? Qual è il suo percorso prima del GVII? Che cosa l’ha spinto a fare questa vita? Accenna a gravi difficoltà per riuscire a mettere in piedi questa spedizione, il suo grande sogno: perché non ne sappiamo di più? “In order to root for the – leading -characters” dicevano le mie lezioni di sceneggiatura, “the reader must feel with them and for them. In short: know them.” Se il lettore quindi non sa assolutamente nulla di Cala, partecipa di meno alle sue disgrazie come ai suoi successi e il suo libro diventa semplicemente un’altra spedizione avventurosa in montagna, corredata da incidente. Ce ne sono (purtroppo) tante: per quale motivo dovremmo appassionarci di più per quella di Cala? Lo stesso incidente di Francesco, posto a inizio libro quasi come un espediente cinematografico, la cui brutalità della situazione mira a coinvolgere subito il lettore (parole del vecchio Freud: sesso e violenza sono le due manifestazioni che maggiormente attraggono l’attenzione di qualcun altro) in realtà non funziona così facilmente: ripeto, di incidenti in montagna (e non solo) ce ne sono (purtroppo) tanti. Tutti sono tristi, ma ne restiamo toccati in maniera diversa a seconda della nostra intimità con la persona che è stata colpita. Noi non conosciamo Cala – e ancora meno Cassi! Come possiamo allora partecipare intensamente al loro incidente?
Passiamo poi alla marea di dettagli narrativi inutili, come quando Cala ci racconta che si è svegliato di notte perché aveva un po’ male ad una gamba ma nel giro di poco si è riaddormentato (e allora?) o il racconto della salita al Nanga che aveva appena preceduto il GVII, buttato un po’ lì. Ma come?
Si sta parlando del Nanga Parbat…The Killer Mountain… Seppur Cala sia l’unico che ce ne parli con grande spontaneità (l’ho visto dal vivo, è uno che scrive come parla e come pensa: è tutto un mondo gioioso ed adolescenziale), come se fosse stata una passeggiata sul corso, in cui si incontrano conoscenti da ogni parte del mondo e con cui ci si ferma a chiacchierare con grande frequenza e le eventuali difficoltà (come dimenticare i frontali in tenda e dover affrontare la discesa.. dal Nanga Parbat! come piccoli incidenti di percorso, facilmente risolvibili) un valido ghostwriter avrebbe potuto sfruttare il suo innato understatement piemontese (forse) e rendere questo racconto agli occhi di tutti gli altri quindi carico di ironia così come avrebbe saputo valorizzare meglio la concatenazione di un 8000 con una prima cima+ prima discesa con gli sci dopo.
Altrettanto un valido supporto co-autore, avrebbe potuto sfruttare le due narrazioni (il punto di vista di Cala e quello di sua moglie Erika) in maniera cinematografica, ovvero incastrandole una nell’altra (stile film: meanwhile, on GVII//meanwhile in Piemonte o Valle d’Aosta o non so dove viva la coppia), aggiungendo del pepe alla storia, invece che semplicemente far seguire una all’altra. Valeva la pena infatti di valorizzare anche l’intervento di Erika che mostra come a dispetto di tutto, ancora nel 2020, “a casa”c’erano tutte le donne: la compagna di Confortola (un vero schifoso, come Simone Moro!), la compagna di Tomek, Erika stessa, la compagna di Francesco, una giornalista del Corriere… Senza diventare l’Anna Torretta della situazione non ho però potuto fare a meno di notarlo.
Insomma, Cala fa del suo meglio, col suo stile adolescenziale (scrive come se fosse sui social, convinto, come gli adolescenti, che tutti sappiano già più o meno tutto, anche chi è chi) così come adolescenziale è anche nelle sue riflessioni personali (comunque ben presenti nel testo, valide anche se un po’ semplici, un po’ già sentite) ma soprattutto adolescenziale è nel suo atteggiamento coi compagni di squadra – che è poi IL motivo che l’ha spinto a scrivere questo libro.
Cala, da vero piemontese, non ha paura di fare fatica e dà genuinamente una mano quando può. Eppure resta adolescenzialmente egocentrico, per cui la squadra gli va bene, gli fa piacere, è disposto a collaborare, ma fino ad un certo punto. Quando poi si stufa, crede di poter performare di più degli altri in determinati momenti, non esita a mollare tutto e tutti per allontanarsi e fare come vuole lui per godersi il momento. Grazie a questo suo essere genuinamente adolescenziale, Cala riesce a non essere né stronzo né uno stupido quando si comporta così, pur tuttavia avendo compiuto nel 2020 46 anni di età, qualche dubbio comincia a venirgli. Gli accade per l’incidente del suo socio, Francesco Cassardo: già nel corso della salita aveva cominciato ad esprimere qualche riserva sulle sue capacità di discesa e aveva chiesto a Cala di aspettarlo e di procedere insieme quando invece Cala era al settimo cielo e non vedeva l’ora di buttarsi. Ha ragione Cimenti quando dice che non solo aveva suggerito a Francesco di lasciar perdere se non se la sentiva ma che poi anche il concetto di “sciare insieme” non sarebbe poi forse presentato un vero e proprio aiuto. Magari psicologicamente per Francesco sì, ma chi lo sa?
Personalmente, per quello che riguarda l’incidente avvenuto sul GVII e causa il quale Cala ha subito anche tutta una serie di critiche che evidentemente l’hanno spinto a scrivere per chiarire la situazione, non trovo nulla da rimproverare a Cala. Il libro però avrebbe sicuramente avuto un impatto maggiore in mano ad un esperto del mestiere.

Profile Image for Aurora Faletti.
107 reviews3 followers
August 29, 2021
“Il cammino verso una cima di tale entità passa pure attraverso lunghi momenti di passività”.
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Cosa si prova davanti ad un tramonto a 6.600 m mangiando cubetti di parmigiano?

Che percezione si ha del mondo da una tenda su un pendio ghiacciato con una chiappa nel vuoto subendo da giorni la Vendetta di Montezuma? (vedi “squaraus”)

Come ci si sente ad essere il primo essere umano su una terra inviolata?
Quanto può stordirti quest’emozione?

Probabilmente al punto da non voler far altro.

Luglio 2019.
Cala è lungo il Nanga Parbat, nona vetta più alta al mondo nell’estremo nord dell’Himalaya.
Mestosa e maledetta, con i suoi 8.126 m e una mortalità del 28%, accetta solo chi ha l’umiltà di guardarla con devozione, di porsi completamente nelle sue mani lasciandosi guidare dall’istinto, da anni di preparazione, di motivazione e di voglia di rendere poetico il grande disagio dell’alta quota.

E lì c’è Cala.
E lì c’è Patata.

@erika_laly
@calacimenti

“sono sdraiato in cima al mondo
e piango e rido
e ti amo”

#sdraiatoincimaalmondo#calacimenti#nangaparbat#gasherbrum#bookstagramitalia#alpinismo#autobiografie
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