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224 pages, Paperback
First published June 18, 2020
Guardati, si disse allo specchio del bagno in cui si rinchiuse dopo pranzo, ti manca tutto. Ti mancano i capelli, ti mancano i denti, ti manca la pelle, ti mancano i vestiti, ti mancano le parole esatte per dire le cose, ti manca una polo stirata, ti manca il tempo. I ragazzi di prima avevano colli puliti appena rasati, sorridevano come se niente al mondo li avesse mai feriti, avevano madri e padri che li chiamavano «honey», avevano nomi di due sillabe che suonano come schiocchi di dita. Edoardo si chiama Edoardo, tu ti chiami Graziano, non hai nemmeno un nome, solo una negazione: grazia-no.Mentre Edoardo ha “il cuore leggero di chi ha vissuto in mezzo alla bellezza, e all’amore”, Graziano ha un tragico passato (“un’ombra nera, un dolore sempre presente”). Viene dalla campagna, per la precisione da un paesino noto per il più alto tasso di suicidi in Italia, e i genitori bigotti e violenti l’hanno cresciuto in un ambiente raccapricciante. Quando il padre sorprende Graziano da ragazzino che si masturba per la prima volta lo prende a bastonate. Quando sono costretti a tenere in casa la nonna demente, il padre la intrappola tra sedie per impedirle di muoversi e le dice cose come: “Quand’è che ti decidi a crepare, puttana? Adesso sono io a ridere, vecchia troia rinsecchita”.
«Eppure» disse Edoardo una volta in macchina, «c’è qualcosa di affascinante in tutto questo, non trovi?»L’unica ancora per Graziano è Lucky, il cane che salva da una cucciolata lasciata morire e che nel corso del romanzo torna sotto forma di sogno, una sorta di avventura parallela al viaggio reale con un che di Jack London. Al viaggio fantastico ho preferito decisamente quello reale, che l’autore rivela in un’intervista essere basato sul viaggio che lui stesso ha compiuto nel 2008: non stupisce considerato i dettagli con cui vengono descritte le singole tappe, o anche solo gli incontri casuali con gli americani che vanno ben oltre quanto si può imparare leggendo libri o vedendo film.
«In cosa?»
«Nelle messinscene che sono capaci di inventare. Se vedessimo una cosa del genere in Italia, la gente travestita, gli effetti speciali, penseremmo che è orrendo, persino scandaloso, non si potrebbe tollerare. “È tutto così kitsch” diremmo. Qui invece ha un senso, e mi pare pure bello. Se vinci le prime resistenze, dopo un po’ ti diverti. No?»