Profondo, poetico, illuminante e ricco di spunti.
Sei lezioni delle quali se ami scrivere non puoi privarti.
Se vuoi approcciarti a questo libro/saggio nel migliore dei modi ti consiglio la lettura propedeutica di questi libri:
- I promessi sposi, Alessandro Manzoni
- La divina commedia, Dante Alighieri
- Sylvie, Gerard de Nerval
- I tre moschettieri, Alexandre Dumas
- Se una notte d'inverno un viaggiatore, Italo Calvino
- Flatlandia, Edwin Abbott.
- La metamorfosi, Franz Kafka
Per chi non lo sapesse questo testo, inizialmente pubblicato (in inglese) dalla Harvard University Press, e poi portato in Italia dallo stesso Eco con la Bompiani, nasce come riepilogo delle sei lezioni "Charles Eliot Norton Lectures", dell'anno accademico 1992-93 tenute dallo stesso Eco presso l'Università di Harvard.
Non vi dirò nel dettaglio di cosa parlano le sei lezioni, ma condividerò qui sotto alcuni passaggi, appunti, che ho segnato e che voglio ricordare, o alcuni concetti che vorrei approfondire e riprendere in seguito, nella speranza che possa esservi di aiuto.
La prima lezione, “Entrare nel bosco”, fa luce sul fatto che il lettore sia parte integrante della narrazione in quanto, magia della magia, è grazie al lettore che la narrazione prende vita, è infatti il lettore che crea la storia nella sua mente mediante la lettura che è un’azione attiva che richiede collaborazione. Che tipo di collaborazione può richiedere l’autore? E che tipo di lettore l’autore si aspetta di trovare? Ecco, qui Eco parla di lettore e autore modello, suddivide i lettori di primo e secondo livello, si sofferma sul fatto che l’autore modello può essere intercettato solo in una lettura più approfondita del testo e che questa può essere fatta solo da un lettore modello.
“Fabula e intreccio non sono una questione di linguaggio. Sono strutture traducibili quasi sempre anche in un altro sistema semiotico, e infatti si può raccontare la stessa fabula dell’Odissea organizzata secondo lo stesso intreccio, attraverso una parafrasi linguistica differente come a esempio un film o un fumetto, perché anche in questi sistemi semiotici esistono segnali di analessi.”
“Siamo tentati di considerare assai ingenuo il calcolo sulla “durata” di un componimento letterario, che deve essere abbastanza breve da poter essere letto in una sola seduta, “perché, se richiede due sedute, le occupazioni mondane v’interferiscono, e tutto ciò che diciamo effetto d’insieme è subito distrutto”. Eppure nemmeno questo mi pare un calcolo sulla psicologia dei lettori empirici: esso riguarda le possibilità di collaborazione di un lettore modello, e cela il problema dell’eterna ricerca di una misura aurea.”
Nella seconda lezione, “I boschi di Loisy”, Eco, continua il discorso. Lettore e autore modello non sono la sola realtà dei fatti. Il lettore modello di primo livello si interessa solo all’avanzamento della storia, vuole conoscere la fine della narrazione, il lettore modello di secondo livello, invece, tenta di scoprire i misteri che si celano nella costruzione della narrazione stessa. (Ho scoperto di essere un lettore di secondo livello.) Il lettore modello di secondo livello vuole entrare in relazione con l’autore modello, non si sofferma nella costruzione mentale della fabula, ma cerca di capirne l’intreccio. Poi ci spostiamo sull’analisi della costruzione di “Sylvie” di Gerard de Nerval (testo tradotto e curato anche dallo stesso Eco).
“Ci sono due modi per passeggiare in un bosco. Nel primo modo ci si muove per tentare una o molte strade; nel secondo modo ci si muove per capire come è fatto il bosco, e perché certi sentieri siano accessibili e altri no.”
Nella terza lezione, “Indugiare nel bosco”, Eco passa ai tempi di narrazione: tempo della fabula, tempo del discorso, tempo della lettura, e propone vari esempi, soffermandosi su quello che definisce “l’arte dell’indugio”.
“Il testo è una macchina pigra che si appella al lettore perché faccia una parte del suo lavoro, perché un testo indugia, perde tempo?”
“Un’opera narrativa, si suppone, deve mettere in scena personaggi che compiono delle azioni, e il lettore desidera sapere come queste azioni si sviluppano.”
“Indugiare non significa perdere tempo.”
“L’attività di previsione da parte del lettore costituisce un ineliminabile aspetto passionale della lettura, che mette in gioco speranze e timori, e la tensione che nasce dell’identificazione con la sorte dei personaggi.”
“Forse avrei fatto prima a compiere il massacro che a leggerne la descrizione a voce alta, ma sì, può essere soddisfacente.”
“Come fa un testo a imporre un tempo di lettura al lettore?”
La quarta lezione, “I boschi possibili”, introduce l’interessantissimo concetto di patto finzionale, stipulato idealmente tra autore e lettore.
“Leggere racconti significa fare un gioco attraverso il quale si impara a dar senso all’immensità delle cose che sono accadute, accadono e accadranno nel mondo reale.
Leggendo romanzi sfuggiamo all’angoscia che ci coglie quando cerchiamo di dire qualcosa di vero sul mondo reale. Questa è la funziona terapeutica della narrativa e la ragione per cui gli uomini, dagli inizi dell’umanità, raccontano storie. Che poi è la funzione dei miti, dar forma al disordine dell’esperienza.”
“I lettori possono inferire dai testi quello che essi non dicono esplicitamente (e la cooperazione interpretativa è basata su questo principio), ma non possono far sì che i testi dicano il contrario di quel che hanno detto.”
La quinta e la sesta lezione, “Lo strano caso di via Servandoni” e “Protocolli fittizi” rispettivamente, partono dai problemi creati dal patto finzionale. Quanto un lettore dovrebbe fidarsi di un autore? E quanto a un autore è lecito allontanarsi dall’idea che verrà elaborata dal lettore modello? Quanto è pericoloso mischiare finzione e realtà? Cosa distingue una storia inventata da una storia che in realtà non abbiamo modo di conoscere? Queste ultime due lezioni sono state davvero molto interessanti.
“I nostri rapporti percettivi funzionano perché diamo fiducia a un racconto precedente.”
“Riflettere sui complessi rapporti tra lettore e storia, finzione e realtà può costituire una forma di terapia contro ogni sonno della ragione che genera mostri.”
“... non rinunceremo a leggere opere di finzione, perché nei casi migliori è in esse che cerchiamo una formula che dia senso alla nostra vita.”
“Avrei potuto morire perché ormai avevo vissuto la più bella delle storie che avessi mai letto in vita mia, avevo trovato forse la storia che tutti cercano tra pagine e pagine di centinaia di libri, o sullo schermo di molte sale cinematografiche, ed era un racconto i cui protagonisti eravamo io e le stelle. (...) Ero, per un momento, il Lettore Modello del Libro dei Libri. Quello era un bosco narrativo dal quale non avrei mai più voluto uscire. Ma siccome la vita è crudele, per voi come per me, eccomi qui.”
Ed è tutto, ora credo che rileggerò “Il nome della Rosa”, spero di esservi stato di aiuto!