Anno 1209. Costanza è una vera è colta, intelligente e dotata della tenacia necessaria a sopravvivere sul trono. Dopo la drammatica fine del periodo come regina d’Ungheria, fatica a rassegnarsi a una vita quieta, ospite nel chiostro fondato dalla madre. Cosa può aspettarsi dal domani? Costanza ormai ha venticinque anni ed è già vedova.
Proprio tali caratteristiche attirano però le attenzioni del Papa, che vede in lei la consorte ideale per tenere a freno un ragazzo duro a morire, erede di due corone che, se riunite, circonderebbero i suoi territori.
Così, sotto il sole schietto e il colori intensi di Palermo, le vite del giovane Federico II – quindici anni appena e già sopravvissuto a un mare di guai – e di Costanza d’Aragona – dieci anni in più sulle spalle, la metà dei quali trascorsa regnando – si intrecciano in un bizzarro arazzo. Perché se progettare è umano, scombinare i piani è divino. È la storia di una coppia che diventa invincibile essendo improbabile, ma anche di un saraceno che desidera troppo, di una fanciulla che incanta, di una madre che ama e di un’altra che, morendo, ha imbevuto il proprio nome di un potere quasi magico. Il romanzo è stato selezionato dall'Associazione culturale Extravergine d'Autore come pubblicazione indipendente di qualità.
Nel 2020 si è classificato al terzo posto al premio Amarganta, nel 2021 ha ricevuto menzione d'onore al premio Città di Grosseto Amori sui generis e menzione di merito alla VI edizione del premio Michelangelo Buonarroti. Di tutto questo l'autrice è grata a Costanza, donna che visse tre vite e tutte a testa alta.
Costanza D’Aragona è stata imperatrice, regina d’Ungheria e di Sicilia. Partendo dalle poche informazioni che si sono tramandate nel corso dei secoli e unendole ad altre di fantasia, l’autrice Sonia Morganti ricostruisce passo dopo passo la vita di Costanza D’Aragona, una donna e al contempo una regina poco conosciuta che in questo romanzo emerge in tutta la sua forza e potenza. Costanza è stata la maggiore delle quattro figlie di re Alfonso II d’Aragona e di Sancia di Castiglia. Per mediazione del papa Innocenzo III, a soli 15 anni viene data in sposa al re Emerico d’Ungheria dal quale ha un figlio di nome Ladislao. Dopo la morte del marito e successivamente del figlio, sempre per preferenza del papa Innocenzo III viene data in sposa al giovane Federico II di Svevia per rafforzare politicamente i due regni mediterranei. Costanza ha solo venticinque anni quando giunge nel regno di Sicilia, già vedova e distrutta per la perdita del suo giovane figlio, e viene data in sposa ad un quindicenne Federico, segnato dalla morte della madre. Attraverso la narrazione in terza persona scorrevole e appassionante l’autrice ci permette di entrare nella vita di Costanza e Federico, di leggere le loro emozioni, la loro quotidianità e le scelte che devono compiere per il bene del regno e del popolo. I protagonisti e i personaggi secondari realmente esistiti e fittizi vengono caratterizzati a trecentosessanta gradi in tutte le loro sfaccettature, dalle emozioni alle sensazioni, dalla forza alla fragilità, rendendoli il più reali possibile. L’autrice è stata bravissima nel caratterizzarla, nel farcela conoscere da vicino come una donna forte e saggia che impara ad amare suo marito e che si rivela all’altezza del suo ruolo. Moglie devota e madre premurosa, diventa una figura importante nella vita di Federico e nelle questioni dei possedimenti. Costanza si rivela una donna che ha saputo superare le difficoltà, essere forte e mettersi da parte quando scopre che suo marito la tradisce. Costanza Sicanie Regina è un romanzo storico finemente costruito, ricco di dettagli e di ricerche accurate, narrato con una prosa elegante e di classe che evidenziano la bravura dell’autrice di riportarci indietro nel tempo e di farci immergere in quei luoghi che hanno segnato la nostra Storia. Quando vi immergerete nelle pagine del romanzo vi ritroverete in Sicilia a respirare l’aria del passato e dei profumi di quel tempo, a sentire i rumori e i suoni della vita, ad assaporare i sapori e a rimanere incantati dalla bellezza di quella terra.
«Aveva imparato a sue spese che Costanza era della stessa natura di quella montagna davanti a lui: silenziosa e salda, ma pronta a mandare chiunque a gambe per aria, gettando fumo e fuoco fino in cielo.»
Romanzo storico. Ambientato nel 1209. E chi l’avrebbe detto che, dopo aver buttato tante ore sui libri di storia, sia al liceo che all’università, mi sarei ri-appassionata tanto ad un periodo storico, a linguaggi che credevo dimenticati, conoscenze che credevo sopite per sempre?
Chi sia Federico II non mi era sconosciuto, anzi, avendo dato più di un esame sulla storia medievale, è impossibile non trovarsi questo personaggio a figurare sempre e comunque, come iniziatore e conoscitore, come uno degli uomini di vedute più aperte che il panorama storico e culturale d letterario abbia mai conosciuto. Federico II racchiudeva nel suo essere molte personalità, anche non molto positive, ma di certo pochi possono dire di non averlo sentito nominare.
Un po’ diversa la sorte che ha subito sua moglie, Costanza, che, come tutte le donne di quel periodo storico, che saranno state anche delle grandi donne, dalle menti fini, spesso anche più dei mariti, ma di cui raramente venivano riconosciuti acume e capacità, appare comunque sempre al seguito del più famoso marito. E non come la donna volitiva ed interessante che invece è stata.
La prima nota positiva di questo romanzo è proprio la ricerca storiografica, puntigliosa e certosina, che risulta evidente ad ogni pagina che si giri. C’è un grande lavoro dietro, c’è una grande capacità di legare tra di loro fatti realmente accaduti ed alcuni, a dire il vero pochi, inventati dall’autrice per renderli più aderenti alla sua scelta editoriale. A tal proposito vorrei fare un appunto su un personaggio Ahmed, il migliore amico di Federico, cresciuto con lui, voluto da Federico come personale guardia del corpo della propria consorte. Ecco, io Ahmed, personaggio credo del tutto inventato, frutto della fantasia ponderata dell’autrice, l’ho amato davvero. Il suo silenzio, il suo rigore, la sua fermezza, la sua dignità nel provare dei sentimenti e tenerli dentro di sé per tutta la vita.
Costanza è prima di tutto una donna, una donna che ha saputo accettare il suo ruolo di imperatrice, pur sapendo di essere stata trattata come una pedina nelle mani di suo fratello Pietro II e di Papa Innocenzo III, è una donna che ha saputo mettere la vita da imperatore del marito anche dinanzi alla sua, ma senza per questo perdere neanche un grammo della sua dignità. Costanza porta con grazia sì, ma anche con forza ed una volontà di ferro, il suo camaleuco. Fu per il marito un sostegno, un’acuta osservatrice ed uno spirito aperto a tutto, anche alle sue famose infedeltà.
Il romanzo rispetta, con uno stile asciutto ed essenziale, le vicende che va a narrare, senza perdersi in sentimentalismi che di certo nessuno dei due deve aver provato, ma non facendo mancare sprazzi di complicità e saggezza e consapevolezza del ruolo che rivestivano entrambi. In alcuni passi si evidenzia un affettività che, in quel periodo, deve essere stato il massimo dell’espansione. Mi ha deluso? No, l’ho trovato assolutamente congruente e coerente al periodo storico.
Il romanzo mi ha incuriosito, mi ha fatto tornare per qualche ora ai tempi in cui certi discorsi erano il pane quotidiano delle mie giornate, mi ha entusiasmato, mi ha colpito molto positivamente. Motivo per cui tornerò a leggere questa autrice. Sicuramente!
"Vi chiamate come mia madre. Mi rende più felice avere una Costanza al mio fianco" le disse, quando fu abbastanza vicina da poterlo udire. Solo allora, lei chiuse e riaprì rapidamente le palpebre, sorpresa da quel commento così diretto e trasparente. "Siete gentile, mio signore" sussurrò. Quindi abbassò lo sguardo per non mostrarsi spiazzata e il sorriso da regina, appreso e indossato tutta la vita, sbocciò sincero.
A scuola credo di aver subito, come tanti, l'incredibile fascino degli Svevi e la sorte epica-gloriosa-rovinosa di questa famiglia, da Federico il Barbarossa, passando poi per Federico II, Manfredi, Enzo, sino al povero Corradino: sono sempre state tra le pagine di storia che più avevo amato. Tuttavia, confesso che ho patito il sessismo storico, per cui conoscevo perfettamente gesta, opere e battaglie dei maschi del casato, mentre per me le donne erano semplicemente "la moglie di" o "la madre di".
Ecco perché quando mi è stato offerto di leggere questo romanzo storico dedicato alla principessa, regina due volte, e poi imperatrice del Sacro Romano Impero, ho avuto i brividi anche soltanto a iniziare a leggerlo.
E Costanza è un romanzo meraviglioso, uno di quelli che becchi solo poche volte durante l'anno, che tieni sul comodino e ti segni le frasi a matita, la sera, per rileggerle quando ti svegli.
Sonia Morganti ci accompagna in punta di piedi nella vita di questa principessa ispanica, già regina d'Ungheria e poi vedova, con un figlio morto in tenera età, ritiratasi in convento a 25 anni, con la convinzione d'aver già vissuto e visto molto del mondo, più di tanti in un 1200 percorso da guerre, crociate, rivolte eretiche, carestie ed epidemia di malaria o peste o lebbra. E' un periodo fragile, vulnerabile, transitorio, con troppe variabili in gioco. La stessa Costanza viene selezionata come una pedina da muovere sulla scacchiera, nella partita tra papato e impero.
E noi siamo Costanza che attraversa il Mediterraneo, che vede per la prima volta Palermo e i suoi ori caldi, e Idda, lontano all'orizzonte, a scandire il tempo sull'isola. Noi siamo Costanza che vede per la prima volta il nuovo marito, un cherubino quindicenne, ardimentoso, passionale, un misto di cultura germanica/normanna/sicula/araba, qualcosa di mai visto, qualcosa a cui non si può resistere. Anche se sono pochi decenni, dal 1209 al 1222, quella di Costanza e Federico è uno squarcio di vita grandioso, un'epopea, un segno intangibile intagliato nella storia e che ancora ci stupisce.
Una vita raccontata senza retorica nè romanticismo: Federico è un principe biondo, ma è anche un uomo di stato, Il marito, Il Re, quindi l'Imperatore. E quello di Costanza è un ruolo già scritto, ma che lei stravolge, reinventa, sino a divenire per i posteri La Regina, L'Imperatrice, colei che riposa a Palermo ed è l'unica a rivendicare Federico, nonostante tutte le donne e i figli successivi, come SUO.
Una rievocazione di Costanza d'Aragona bella e ancora bella. Un gioiellino storico curato e avvincente. Vorrei andare in Sicilia solo per poterle rendere omaggio. Il mio grazie a Sonia Morganti per questa stupenda parentesi di passato e bellezza tra tante letture frivole.
Lo nutrì dei suo seni sbocciati a tarda primavera e del suo ventre caldo come l'estate matura.
Costanza intelligente, astuta, bellissima, donna, madre, moglie, regina, imperatrice. Lei è un personaggio storico a tutto tondo, un personaggio che è storia e ha fatto la storia.
Con questo romanzo viene fuori la parte più segreta, intima di una donna che era mille cose insieme, una donna straordinaria accanto ad un uomo altrettanto straordinario. Con le parole di Sonia Morganti viene descritta in maniera impeccabile la vita di una donna che, dopo un marito e un figlio morto e un soggiorno nel convento fondato dalla madre a Sijena, trova nella corte di Sicilia il suo massimo splendore.
La regina Costanza era una donna a cui piaceva il bello, non ne faceva un mistero e se ne circondava: musici, poeti, filosofi, giullari evviva dicendo, facevano parte del seguito che, insieme a un nutrito gruppo di cavalieri, portò in dote a re Federico di Sicilia, quando papa Innocenzo III la volle dare in sposa ad un re troppo giovane per governare e per essere saggio. Il papa, con questo gesto, tentò di tenere sotto controllo sia Costanza sia Federico, ma non sempre tutto va come si vuole. I due si sposano, come voluto dal papa, ma la loro unione andrà da subito oltre i confini del “dovere”. I due si scoprono complici, diventando amanti e nonostante la differenza di età a separarli, Costanza ha circa 5 anni in più di Federico, si scoprono incredibilmente vicini.
Gli intrighi erano presenti anche alla corte di Sicilia e numerose minacce, sia sull’isola che sulla terra ferma, cercarono di far crollare l’incerto regno di Federico, che con le unghie e con i denti trattenne a sé con tutte le sue forze. L’età non più giovane della regina (25 anni, per l’epoca in cui ci troviamo, non rendono una persona vecchia ma nemmeno troppo giovane), fu un altro ostacolo da superare: la sua età le permetterà ancora di concepire il tanto agognato erede? Innocenzo III credeva davvero che affidando al trono di Sicilia una regina in là con gli anni il risultato sarebbe stato quello di spazzar via un regno in mancanza di un successore al trono? 25 anni non erano pochi, ma nemmeno abbastanza da lasciare un regno senza erede: la coppia reale dopo pochi mesi dal matrimonio concepì un bambino, nacque Enrico e con lui la dinastia di Federico restò al sicuro, almeno per il momento.
Federico non si piegò al volere di chi lo avrebbe voluto detronizzato e anzi, andò oltre: si circondò di uomini fidati, di amici d’infanzia che gli resero la strada meno in salita per raggiungere i suoi scopi, ma a quale prezzo? Re Federico lasciò la Sicilia per partire alla volta della Germania, alla riconquista di quel trono che gli apparteneva per diritto di nascita. Lasciò Costanza come reggente al trono di Sicilia e nominò suo figlio Enrico (di poco più di un anno) sovrano dell’isola, iniziò così un viaggio lungo e impervio per Federico, costellato da pericoli e minacce di morte. Viaggio che si concluderà in Germania ma che vedrà la famiglia reale separata per 4 anni, fino a quando Costanza ed Enrico vennero chiamati in Germania, e così Federico potè riabbracciare la sua adorata consorte e il suo erede al trono. Nei 4 anni in cui la famiglia reale fu separata Federico conobbe una giovane contessa tedesca che, col passare del tempo, diventò la sua favorita diventando anch’essa un punto molto importante all’interno della vita della famiglia reale.
Una volta ricongiunti Federico e Costanza rimangono in Germania, insieme al figlio Enrico, per altri 4 anni fino a che Federico decide di recarsi nuovamente in Sicilia, passando prima da Roma, dove un nuovo papa lo attendeva per incoronarlo Imperatore. La partenza dalla Germania lascerà un profondo dolore nel cuore di Costanza, ma la Sicilia la attenderà per accoglierla ai piedi di Idda, la montagna, tanto cara ai siciliani e alla famiglia reale.
Con questo romanzo si denota immediatamente la preparazione storica eccellente di Sonia Morganti. Dimostra una conoscenza dei luoghi e degli eventi magistrale.
Ho amato molto le descrizioni fatte dall’autrice, ho trovato la descrizione di una scena di passione, al capitolo 10, sublime fatta in maniera delicatissima senza scendere mai nel volgare, a mio avviso questo aspetto è davvero lodevole.
Vengono descritti anche gli odori, i profumi, sapori che portano alla mente del lettore delle piacevolissime sensazioni che difficilmente si riescono a provare leggendo un libro. Ho amato la descrizione di una pesca: sì esatto, di una pesca, di un frutto che di per sé non dice nulla ma, vi garantisco che, leggendo la descrizione fatta dalla Morganti, questo frutto me lo sono immaginato, ma non nel modo classico in cui si può immaginare un oggetto, del cibo: ho sentito in bocca il sapore di pesca e nel naso il profumo che essa emana, per fortuna in casa avevo delle pesche e ne ho mangiata una, mi aveva fatto davvero venire la voglia di mangiare questo frutto, rendendo il desiderio tangibile nella mia mente.
[…] Rianimata, puntò con lo sguardo una pesca. […]. Affondò i denti nel frutto morbido e succoso: era come bere e mangiare insieme e nello stesso tempo respirare il profumo del fiore e nutrirsi della terra su cui era cresciuto l’albero. […].
Questo, a mio avviso, sta a sottolineare la bravura che quest’autrice ha nel raccontarci dei dettagli, a prima vista superflui, ma che fanno sentire il lettore parte integrante del romanzo.
I capitoli si presentano molto brevi e di agilissima lettura, la scrittura è scorrevole e, ripeto, le descrizioni sono il fiore all’occhiello di tutto il libro.
Un passo avanti e mai uno indietro, il romanzo è un crescere di emozioni e di trepidazioni, di amori, di lotte, di conquiste… ogni pagina vale una lettura attenta e piacevole.
Come è facilmente intuibile, consiglio a tutti questa lettura, ricca di storia e di passione.
Questo libro mi ha fatto uscire dalla mia comfort zone per buttarmi su un genere di cui leggo poco, il romanzo storico. Ho quindi un motivo in più per ringraziare l’autrice, oltre a Emanuela, perché fa proprio bene ogni tanto buttarsi e variare, soprattutto quando i libri sono fatti così bene.
La storia racconta la vita di Federico II di Svevia e di sua moglie Costanza d’Aragona, matrimonio imposto dal Papa per tarpare le ali a Federico, che però sarà il motivo del suo successo espansionistico, unione riuscita quindi sia a livello che politico che personale.
Ammetto che, nonostante io ami la storia, non ricordavo bene questa parte, quindi mi ha fatto piacere leggerne gli sviluppi, anche perché sono raccontati in maniera precisa, romanzati certo, ma con fondamenti accertati.
Questo secondo me è proprio il punto di forza maggiore del libro, mi ha colpita (in maniera più che positiva) la cura e l’attenzione che l’autrice pone al contesto storico, narrando con precisione i vari fatti, facendolo però con uno stile semplice e scorrevole. Non annoia, che è un po’ quello che patisco di solito, anzi fa entrare nel vivo del contesto storico. Proprio la parte politica, più che quella sentimentale, è la componente che più ho apprezzato. ... continua sul blog
Questo romanzo, come spiega l'autrice, Sonia Morganti, è stato ideato a Castel del Monte, nell'agosto del 2018 e, dopo due anni, mi ritrovo questo gioiellino tra le mani. L'autrice ha scritto e pubblicato per varie case editrici due romanzi storici, un mitologico e un distopico.
Proprio per questo, non appena ho iniziato a leggere, non mi sono affatto stupita di quanto questo romanzo fosse ben scritto e ben ideato. Come sottolinea la Morganti, questo è un romanzo, ma è tremendamente accurato, per quanto riguarda i riferimenti storici. Grazie alla sua esperienza con questo genere letterario, Sonia Morganti ha provveduto a documentarsi in modo magistrale sulla vita di Costanza d'Aragona e Federico II di Svevia.
Essendo personaggi storici, identificandoli come realmente esistiti, ci si affeziona ancora di più ai personaggi descritti nel romanzo. Non si fa fatica a vederli passeggiare per Palermo, percependo i rumori e gli odori di una Sicilia del 1209.
“A Costanza parve di nuotare nell’oro liquido: l’aria stessa scintillava dalla luce calda dei ceri e del sole, riflessa e modulata dagli infiniti mosaici che adornavano ogni volta e ogni protuberanza, ogni nicchia e ogni abside stava respirando lucore, tanta splendida ricchezza, tale saggezza terrena placcata di beltà facevano gola a molti e lei iniziava a intuire di quali fili fosse intessuto l’arazzo di ricatti mascherati da blandizie, leggende e profezie che l’avevano, infine, condotta lì.”
Lo stile di scrittura dell'autrice, infatti, fa in modo che noi lettori possiamo immergerci completamente nell'atmosfera di quel tempo. Vengono approfondite, nel corso dei capitoli le diverse culture: ci sono riferimenti al latino, alcuni termini arabi, al tedesco, e alla immensa cultura di Costanza, una donna eclettica.
Costanza si rivela immediatamente la donna perfetta per Federico, il quale - seppur giovane - aveva già vissuto una vita tutt'altro che facile. Aveva perso la madre da pochissimo, perciò vede come una sorta di segno divino il fatto che la sua futura sposa porti lo stesso nome della defunta madre. Effettivamente la donna, più matura di dieci anni e molto intelligente e acuta, riesce a sostenere il marito in tutto e per tutto.
Papa Innocenzo III aveva ragione: Costanza è la compagna ideale per Federico II di Svevia. Riescono a spalleggiarsi l'un l'altro, seppure a Corte le cose non sono facili.
Costanza partorisce un figlio, Enrico, nel 1211. L'anno successivo, Federico parte, lasciando Costanza come reggente del regno. Si rivela immediatamente all'altezza delle aspettative. Una donna che è riuscita a stupire il mondo intero, mostrando le sue capacità, la sua bontà e la sua arguzia.
Sicanie Regina Fui Costantia Coniux Augusta Hic Habito Nunc Federice Tua.
"La descrizione era perfetta, adatta a ricordare Costanza per l'eternità. Saper vivere a fondo non è da tutti, ma Costanza è riuscita a farlo per ben tre volte. Regina, Imperatrice, moglie."
Consiglio caldamente questo romanzo agli amanti dei romanzi storici. Troverete una storia davvero emozionante, che vi stupirà e vi farà emozionare. Grazie allo stile narrativo semplice, ma mai banale, fine e delicato, a tratti poetico, Sonia Morganti riesce a raccontare la storia di una grande donna, sia dal punto di vista umano che dal punto di vista storico. Unendo egregiamente la figura di Regina, con quella di moglie e imperatrice.
Non mi è piaciuto per niente. Per quanto la trama possa essere vicina alla storia ed arrivare quasi ad una biografia, non è né carne né pesce. I fatti sono narrati come se si stesse leggendo un romanzo, ma con lo stesso coinvolgimento di una biografia, cioè piatta. I fatti passano da un personaggio all'altro senza che vi sia la minima emozione. Ho faticato ad arrivare ad un 60% ed ho restituito il libro. Il personaggio più credibile è Ahmed, che non c'entra niente con la storia. A volte viene ricordata la giovane età di Federico e quella più avanzata della regina, a volte viene fatta qualche esclamazione di gioia/tristezza di fronte a fatti, ma davvero piatto. Un libro piatto come una biografia che si sforza di essere un romanzo, ecco.
Ci sono storie che contengono magia. E ci sono persone che tale magia sanno ascoltarla. Io credo che l'autrice abbia creato un ponte con Costanza e con Federico II e che, auspice una evidente documentazione sulle fonti, sia riuscita a penetrare oltre le pagine ufficiali e cogliere il rapporto che Costanza e Federico seppero creare. Moderni e coraggiosi, a dimostrare che c'è stata tanta luce anche nel Medioevo. Ho amato questo libro, ho amato Costanza, mi sono emozionata e commossa. E ve lo consiglio perché una lettura così arricchisce. Cinque stelle, tutte meritate.
«Era stata sposa, madre, guida, complice, consigliera, governatrice, amica. Era stata una donna in tutte le sue sfumature. Lei era Idda, la terra sempre generosa, potente e salda, in ogni sua stagione.»
C’è, quindi, da qualche parte, Idda, lei, il vulcano che domina un’isola accogliente, madre terra, terra madre, la Sicilia. Un re, una regina, un’esercito. Dame di corte, papi e messaggeri. Mani aperte che elargiscono benedizioni. Una città «dalla bellezza sfrontata e deliziosa», indimenticabile panorama, un mare che splende coi suoi «riflessi smeraldini». Profumi e colori che incantano, dolci, lenti.
Costanza Sicanie Regina è una danza trobadorica, melodia perduta e ritrovata, un girotondo di personaggi appartenuti ad un tempo lontano che si materializzano come d’incanto fra le pagine. Descritti con puntigliosa attenzione nei minimi particolari, gli uomini e le donne del Duecento emergono con grazia in un girotondo di anime vivaci dal primo all’ultimo rigo, avvolgendo il lettore-viaggiatore in un abbraccio incantato che profuma di «cannella e di zagara», il fiore degli agrumi, figli di quella terra generosa. Foto Costanza Sicanie Regina è l'ultimo romanzo di Sonia Morganti. Racconta la storia di Costanza d’Aragona, «una ragazza tosta, che ha saputo vivere appieno la sua seconda possibilità di vita e di regno», prima moglie di Federico II di Svevia, «bionda signora» dalla bellezza «altera e viva», occhi profondi, sguardo deciso. «La pelle lattea, i capelli chiari raccolti in un’acconciatura raffinata – erano così accesi da renderla simile ai marginalia di un copista particolarmente abile».
Costanza nacque più o meno nel 1183. Non abbiamo suoi ritratti, e forse è meglio così. Sonia Morganti lascia che Costanza riviva nella nostra mente attraverso le sue immagini di parole, sempre precise e puntuali.
Fu data in sposa al re Emerich nel 1198, a soli quattordici anni. Ebbe un figlio, erede al trono, Ladislao. Dopo la morte prematura (1204) di Emerich, non riuscì a conservare il trono al figlio, già incoronato nello stesso anno. Suo cognato Andràs si impadronì della reggenza e costrinse Costanza a rifugiarsi insieme con il figlioletto Ladislao III presso corte del duca Leopoldo d'Austria. Dopo la morte di Ladislao, avvenuta nel maggio del 1205, quando il bambino aveva solo cinque anni, Leopoldo aiutò Costanza a tornare in patria. Una vita sciagurata, un dolore immenso. Costanza si recò, vedova e affranta, a Sijena, dove sua madre gestiva un monastero. Nel libro è proprio la madre Sancha, ormai monaca, a regalarle una dolcissima profezia di speranza: «Sei ancora giovane, sei colta e bella. Non finirai i tuoi giorni con me… Per te la musica suonerà ancora», e così sarà. Papa Innocenzo III la scelse infatti come moglie di Federico II, undici anni più giovane, da lui sorvegliato perchè ormai orfano.
E così Costanza salpò da Genova alla volta della Sicilia con suo fratello Alfonso, verso il nuovo destino che era stato scritto per lei. «Quando le vele si dispiegarono, Costanza sentì allargarsi il cuore. Come nuvole gonfie, invadevano il cielo su di lei. Anzi, lo facevano per lei: il vento che soffiava con lo scopo di condurla al suo destino era l’alito gentile di Dio, che le donava una nuova possibilità.»
Ad attenderla, una terra che tutto acquieta, che è persino capace di far svanire le ombre di un futuro incerto.
«Il Palazzo Reale abbracciava il mondo con i suoi giardini e poi si ergeva come una corona turrita ed elegante. Dal portone principale, in una pompa ben superiore al suo ruolo, uscì un uomo gobbo che dapprima quasi fece mancare un battito a Costanza. (…) Palermo, ai suoi occhi, aveva già svelato l’aspetto del paradiso.»
Le nozze furono celebrate alcune settimane più tardi, perché Federico Il si trovava a Messina al momento dell'arrivo della «sua signora». Le sue prime parole per lei furono dolci e delicate, «Vi chiamate come mia madre. Mi rende più felice avere una Costanza al mio fianco».
Con l’evolversi della storia, si evolve, lento ma deciso, il legame fra i due sovrani. Costanza era un punto di riferimento per Federico, vuole esserci, corpo e anima, per non abbandonarlo mai. Aveva la fermezza di chi sa occupare il proprio posto nel mondo, la solida determinazione di una donna caparbia, decisa, madre gentile, moglie attenta, sovrana dalle grandi capacità governative. Rimase al fianco del marito nelle settimane difficili della rivolta calabro-siciliana guidata da Anfuso de Roto e lo accompagnò alla fine del 1209 anche a Catania, dove fu pronunciato il bando nei confronti di Pagano de Parisio, un altro nobile ribelle.
Arricchì la corte di musica e bellezza, cultura e meraviglia importate dalla Francia di suo fratello Alfonso. Trovatori e «poeti giovani e di talento». «Quando sostavano in un luogo, Costanza tesseva abili tele diplomatiche incontrando i possidenti mentre Federico, a cavallo, persuadeva con altre armi le milizie locali e la popolazione sui vantaggi dell’obbedienza al legittimo sovrano. La sera, splendenti di oro e seta, consolidavano il risultato tra i canti dei trovatori che erano al loro seguito e sempre si esibivano nei palazzi degli ospiti, come parte della visita delle Loro Maestà.»
Fu madre attenta ed amorevole, i suoi gesti commoventi ancora addolciscono il cuore, «Quando la corte era a Messina, aveva lasciato che il figlio Enrico dormisse con lei. Non voleva sentirsi sola e desiderava essergli vicina, come se la sua presenza potesse bastare a proteggerlo dal male che, invece, le aveva strappato Ladislao». Portava nel cuore quello che era stata, non l’aveva dimenticato: il passato le brillava negli occhi assieme alla voglia di costruire un futuro nuovo. Viaggiò a lungo. Palermo, Messina, Norimberga, Hagenau, Roma, Montecassino, Capua, e in ogni dove sostenne il marito, con leggiadra fierezza. Ogni luogo è un tassello di una meravigliosa e affascinante combinazione di vita, e Sonia Morganti non tralascia nemmeno un dettaglio. Paesaggi, boschi, castelli, descrizioni che addolciscono il cuore e gli occhi del lettore.
Poi, fra un viaggio e l’altro, la vita che bussa alla porta.
«Vi ha punta una zanzara» il re, con gesti circolari, passò un dito bagnato di saliva intorno a un ponfo rosso alla base del collo della regina».
Inaspettato e camaleontico, l’inizio della fine.
In una cerimonia «la cui armonia era visibile solo dall’alto, dagli occhi del Signore,» che «appariva quasi immota per i corpi effimeri degli umani» Federico venne incoronato imperatore in San Pietro. E Costanza, in perenne, paziente attesa, ricevette il suo diadema, accanto a suo marito. «Era anche il punto di arrivo di un percorso durissimo, a volte disperato, che aveva richiesto lacrime e fermezza, rinunce e sfide.» Con Enrico nel cuore, lo scricciolo frutto del loro amore da cui erano lontani da ormai cinque mesi. «Lei poteva solo scrivere a Enrico lettere piene di tenerezza, come abbracci di inchiostro. Lo faceva anche a nome di Federico, senza neppure bisogno di interpellarlo. E poteva pregare, perché in Ungheria aveva visto cosa accade quando il potere scinde una famiglia.»
Dopo Roma - un inizio, una fine - Capua, poi ancora un po’: l’est del regno. «La corte imperiale si muoveva con lentezza, sostando spesso per incontrare i sudditi e i baroni, per visitare le città della costa e dell’entroterra». Sempre accanto a Federico, che aveva bisogno di una donna «vivace e intelligente», benedetta dall’amata omonima madre.
Benedetta, nata sotto una buona stella.
Ma non abbastanza fortunata.
«La mattina del 21 giugno, quando si svegliò, Costanza sentì in bocca un gusto spiacevole, amaro e pastoso. Si alzò per prendere un sorso d’acqua ed ebbe un capogiro.»
Lo spettro della morte: la malaria. Il passato che «divora il futuro» e falcia per sempre la vita.
«Costanza ruppe il suo silenzio. Era pallidissima e tremava dal freddo. «Idda ce l’ha il manto?» domandò, indicando la finestra. Una donna del seguito, straziata, accettò di scostare la tenda. Il sole di giugno entrò con la sua prepotenza feroce e splendida, mentre la massa azzurrina del vulcano si disegnava nel cielo terso.» Il 23 giugno 1222 morì così Costanza d’Aragona, coniuge di Federico II di Svevia, Imperatrice. Morì a Catania, cullata dalla dolce ombra di Idda, il vulcano-madre che tanto l’aveva affascinata, dai tempi della sua prima visita a Taormina, che andò così: «Gli occhi di Costanza sbocciarono d’emozione. «Idda...» sussurrò. Di fronte a lei, il vulcano donava se stesso in forma di fuoco, scivolava sui propri fianchi lasciando andare nubi di vapore. E, nel farlo, borbottava con la voce di una divinità perduta.» Così la immagino, per sempre, Costanza d’Aragona. Regina, madre, donna che si lasciò incantare dalla bellezza della vita. Curiosa, decisa, forte e tenace.
Un cerchio si chiude. A Palermo, di notte, così come si era aperto. «La notte era calata su Palermo, scura come il dolore del lutto. Attutiva il male più acuto, ma seguitava a tormentare con il senso di smarrimento.»
***
Sonia Morganti è lei (https://www.facebook.com/soniamorgant...) e vi suggerisco di ascoltarla in quest’intervista a se stessa. È una giovane donna sempre entusiasta ed entusiasmante che sa raccontare storie travolgenti, una narratrice abile in grado di costruire splendidi castelli in aria in cui perdersi. Gentilissima, disponibile e appassionata. Grazie, Sonia: Costanza rivive nella tua scrittura, che le restituisce luce e bellezza eterna. Hai detto che quando sei stata a Palermo temevi che emergesse dal suo antico sarcofago per prenderti a sberle; io credo, piuttosto, che ti avrebbe abbracciata - al diavolo l’etichetta - in segno di gratitudine.
Costanza Sicanie Regina è uno di quei libri che non dimenticherò - e quando sentirò parlare di Federico II, d’ora in poi, penserò anche, soprattutto, alla donna che gli è rimasta accanto fino al suo ultimo respiro, con garbo, delicatezza e determinazione. Una donna che sapeva cosa significa stare al mondo. Costanza, regina e moglie, compagna e amica, da oggi abita un po’ anche nel mio cuore.
Una biografia romanzata, più che un romanzo storico. Gli avvenimenti, le guerre e le battaglie, gli incontri anche importanti restano sullo sfondo: a essere sempre al centro di questo romanzo sono le vite - potremmo dire quasi la quotidianità - di Federico II e della sua consorte, Costanza d'Aragona. È lei, come dice chiaramente il titolo, la vera protagonista. Una protagonista che sa stare un passo indietro l'illustre marito, ma anche prendere in mano le redini del potere. Una protagonista con cui il lettore riesce a entrare subito, e per tutto il romanzo, in empatia. Qui sta la grande abilità dell'autrice: riuscire a rendere così vicina a noi la vita di una donna vissuta otto secoli fa, e riuscire a farcela apprezzare in tutti i suoi aspetti, di compagna, madre, regina. Un libro ben scritto, ben documentato, ben curato, che tiene legato il lettore alle vicissitudini di un personaggio storico finora poco conosciuto, ma che meritava - dopo aver letto questo libro ne siamo convinti - di essere raccontato.
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Questa storia mi ha sorpreso, e non poco, da più punti di vista. La protagonista del romanzo è Costanza, Costanza d’Aragona, ormai ex regina d’Ungheria scampata per il rotto della cuffia allo stesso tragico destino di suo marito, re Emerich e suo figlio Ladislao. Dopo questa triste parentesi della sua esistenza, Costanza torna in Spagna, in attesa, non sa lei neanche di cosa. Cinque anni dopo, inaspettatamente, ecco arrivare quel qualcosa. Il destino la porta a incrociare la sua strada con quella di Federico II di Svevia.
Questo libro parla chiaro. Vuole raccontare la storia di Costanza, vuole dare vita alla sua voce, perchè, fino ad ora, nessuno lo ha fatto; eppure lei è solo una delle due rotaie che compongono il binario su cui viaggia questo treno. Infatti se da una parte Sonia Morganti ci presenta Costanza, una donna di venticinque anni, una donna adulta per quell’epoca, con un certo vissuto e tante peripezie alle spalle, dall’altra ci presenta anche Federico, un po’ acerbo anagraficamente, considerando i suoi teneri quindici anni, eppure così maturo da farsi carico del suo regno, e salire al trono di Sicilia prima ancora di compiere la maggiore età.
Fin dall’inizio viene percepito l’intento di raccontare Costanza, ma non in maniera esclusiva o separata da Federico, esattamente come viene raccontato Federico in funzione di Costanza. Non c’è un gradino che pone uno dei due più in alto o più in basso dell’altro, nessun piedistallo. I due protagonisti vivono il libro parallelamente, spalla contro spalla, essendo complici e amici prima ancora che regnanti consorti. La differenza anagrafica tra i due è ciò che più e più volte viene rimarcato fin dall’inizio, ma è anche ciò che mette in risalto le qualità dei due: la grande maturità di Federico nonostante i suoi pochi anni, e la grande versatilità di Costanza in tutti i tipi di situazioni, nonostante le sue tante esperienze. Alla fine della fiera, più che una contrapposizione, quei dieci anni di differenza rappresentano un punto di armonia e unione.
Che la sua futura moglie porti in dote, oltre a 500 cavalieri e molti musici ed artisti, un nome così importante, Federico lo interpreta come un segno. Costanza infatti è anche il nome della sua defunta madre, Costanza d’Altavilla, nel cui ricordo Federico torna bambino, si spoglia della corazza e della corona e può lasciar andare il fanciullo che ha dovuto dire addio all’amore materno troppo, troppo presto. E nello stesso modo naturale in cui sboccia l’amore tra una madre e un figlio, vediamo sbocciare, come un bocciolo in primavera, l’amore tra il puer Apuliae e la bionda signora d’Aragona.
Costanza si fa amare e apprezzare fin da subito: si dimostra non solo una donna di indiscutibile carisma e carattere, ma anche una saggia regnante in un momento precario per il regno, nonostante il tempo e il suo scorrere inesorabile pesino come una spada di Damocle sulla sua testa.
Il suo ruolo di regina, infatti, porta con sé il grande (e gravoso) compito di dare al re un erede maschio per rinsaldare il potere. Costanza sa bene quanto ciò poco si sposi con il suo orologio biologico; questo peso nel petto però non è sufficiente a piegare l’acciaio di cui è fatta. A testa alta continuerà ad affrontare tutti gli ostacoli che la vita le porrà davanti, mai mostrando debolezza, pur mantenendo la grande umanità che rende questo personaggio così concreto e reale.
Sono moltissimi i punti di forza di questo libro, troppi da elencare, e dire che il primo fra tutti siano i personaggi sarebbe troppo semplice. Eppure non mi sento di cadere nel banale nel dire che l’abilità della Morganti ha trovato la sua più alta espressione nel riempire di colori e sfumature i contorni di personaggi storici, che troppo spesso rimangono chiusi negli sterili tomi di storia delle superiori. I protagonisti di questa storia godono di una caratterizzazione accurata e ben studiata; i loro pensieri, le loro preoccupazioni e le loro riflessioni sono fondamentali per ricordare al lettore che nel corso della storia, sotto quelle corone e dietro quelle grandi imprese, non ci sono altro che semplici persone, forse con un destino più grande di loro, ma pur sempre esseri umani, fatti di ossa, carne e sangue. Ma la capacità narrativa di Sonia Morganti non termina qui: intorno alla caratterizzazione di Federico e Costanza, ruotano tutti gli eventi storici che li rendono protagonisti e che, con una scelta stilistica profondamente fluida e semplice, pur mai banale, si susseguono piacevoli e scorrevoli, come acqua su un piano inclinato. Se in più aggiungiamo anche un’ambientazione impeccabile, possiamo dire di avere tra le mani un Signor Romanzo. Il profumo di mare e di arance che impregnano queste pagine si avverte concreto nelle narici. I caldi raggi del sole siculo si percepiscono sulla pelle, così come i brividi del gelo germanico. La corte di Federico e i musici che Costanza porta in Sicilia prendono vita, così come il brusio del popolo delle strade di Palermo e il suono dei flauti. Insomma, l’ambientazione medioevale è viva e pulsante in ogni pagina, degno palcoscenico di una storia che diventa una vera e propria esperienza sensoriale.
In conclusione, Costanza Sicanie Regina è un libro che vi stupirà, ma soprattutto farà riflettere: a più di una settimana dalla conclusione della lettura sono ancora qui a leccarmi le ferite, rimuginando su questa storia, sui suoi insegnamenti, sulle emozioni che la Morganti ha trasferito nelle parole, regalando a queste pagine e alla loro protagonista una vita, o, forse, ancor di più, un’anima.
<< Costanza sorrise di nuovo: i segni che apparivano al distendersi delle labbra le rimanevano impressi a lungo sulla pelle, ma più che indicare quanto avesse già vissuto, ricordavano a tutti con quanta intensità lo stesse facendo. >>
“Vi chiamate come mia madre. Mi rende più felice avere una Costanza al mio fianco” le disse, quando fu abbastanza vicina da poterlo udire.Solo allora, lei chiuse e riaprì rapidamente le palpebre, sorpresa da quel commento così diretto e trasparente.”Siete gentile, mio signore” sussurrò. Quindi abbassò lo sguardo per non mostrarsi spiazzata e il sorriso da regina, appreso e indossato tutta la vita, sbocciò sincero.
Chi mi conosce sa quanto ami la storia e questa è stata l’occasione per leggere di più su Costanza Sicanie, ovviamente a scuola non avrete modo mai di approfondire anche alcune regine che spesso sono state le forze portanti dei grandi sovrani, ma questa perla non viene mai menzionata nei libri o sbaglio?
Il romanzo ci porta nell’anno 1209 e Qui vi rimando alla mia tappa dedicato al contesto storico-sociale e cultura in cui Costanza ha vissuto.
Costanza è una vera Aragona: è così colta, intelligente e dotata di una forza e controllo per sopravvivere in una società dove la donna non sempre viene ben vista e soprattutto non facile per la sua età.
Costanza fu per un breve periodo regina d’Ungheria, poi fu ospite dalla madre dove non passò un piacevole soggiorno. Costanza fu già vedova a soli venticinque anni, ma la sua intelligenza, determinazione e maturità furono colte dal Papa, che vede in lei la consorte ideale per tenere a bada un ragazzino di soli quindici anni e soprattutto una grande donna capace di essere la regina che serviva per quel vasto regno.
E’ così avvenne, i due giovani si conobbero a Palermo, divennero una delle coppie più importanti e invincibili, una famiglia particolare ma che vantava di due giovani menti intelligenti e nati già per regnare come vi era scritto già nei secoli precedenti.
Costanza Sicanie Regina è uno di quei romanzi storici che ti lascia tutte quelle nozioni che magari a scuola non hai potuto approfondire. E’ vero è un romanzo storico, ma i dettagli e l’accuratezza di della scrittura di Sonia Morganti, ci porta a ripercorre quei giorni del 1209, percependo i sapori, gli odori della bella Sicilia di quel tempo e avvicinarsi al Medioevo come se fossero i giorni nostri, grazie alla scrittura leggera e scorrevole dell’autrice stessa.
La chicca principale di questo romanzo emerge grazie agli studi fatti per stilare questo romanzo, cosa che ho apprezzato molto e mi ha fatto proseguire il romanzo senza mai fermarmi sino alla fine delle ultime pagine arrivando con dispiacere alla parola fine.
“A Costanza parve di nuotare nell’oro liquido: l’aria stessa scintillava dalla luce calda dei ceri e del sole, riflessa e modulata dagli infiniti mosaici che adornavano ogni volta e ogni protuberanza, ogni nicchia e ogni abside stava respirando lucore, tanta splendida ricchezza, tale saggezza terrena placcata di beltà facevano gola a molti e lei iniziava a intuire di quali fili fosse intessuto l’arazzo di ricatti mascherati da blandizie, leggende e profezie che l’avevano, infine, condotta lì.”
Costanza si rivela subito la donna perfetta in quanto nonostante i suoi dieci anni più, è una donna matura, intelligente, affascinante e soprattutto testa e sostiene il marito ad ogni decisione.
La sua grande capacità si rivela quando dopo aver partorito un figlio, Federico lascia il regno alle veci di Costanza, che si ritiene una regina dalle alte aspettative, cosa che all’epoca non era ben vista e invece fu una grande regina, una madre e una moglie impeccabile. Consigliato per gli amanti dei romanzi storici, per chi ama la storia e per chi vuole approfondire questa chicca su Costanza.
Lo nutrì dei suo seni sbocciati a tarda primavera e del suo ventre caldo come l’estate matura.
Federico Ruggero di Hohenstaufen, duca di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero, re di Germania, di Sicilia e di Gerusalemme è stato uno dei sovrani più importanti del Medioevo italiano. Sonia Morganti ripercorre i primi anni del suo regno, da quando era solo il giovane Re di Sicilia fino all’ascesa al trono imperiale e lo fa da una prospettiva inedita, quella della sua prima moglie, la regina Costanza D’Aragona. Se nei libri di storia la figura di Federico è ricordata e celebrata, quella di Costanza è avvolta dall’ombra della sua più famosa omonima Costanza D’Altavilla, ultima regina della casata normanna degli Altavilla e madre di Federico. Sonia Morganti, invece, le dà giustizia e ripercorre i passi di questa regina dimenticata dalla storia: nei primi capitoli, infatti, incontriamo una Costanza ancora reclusa nel monastero di Sijena, nella natia Spagna, dopo aver perso il marito Emrich, re d’Ungheria e il figlio, il piccolo Ladislao. Qui le giunge la notizia che è stata promessa in sposa al giovane Federico di Svevia, dieci anni in meno di lei. Costanza all’inizio è disorientata da questa scelta, ma poi si affeziona al suo sposo, diventandone amica, amante, confidente: lo affiancherà in tutte le sue battaglie, dalla difesa del suo regno nei confronti del papa e del rivale Ottone, alla conquista dello scranno imperiale. Il personaggio di Costanza è ben descritto e mi è sembrato anche abbastanza coerente con la mentalità medioevale, nonostante sia molto probabile che l’autrice si sia presa qualche licenza poetica nel raccontare la storia con gli occhi della regina: tuttavia i suoi conflitti interiori, la sua voglia di fare tutto in suo potere per supportare Federico, e l’affetto per il figlio Enrico la rendono realistica e moderna al tempo stesso.
Corona di Costanza (Palermo, Tesoro della Cattedrale) Anche Federico mi è piaciuto: l’autrice ci regala il ritratto di un sovrano più umano e, all’inizio del libro, più fanciullo: ripercorriamo il suo percorso di crescita e di maturazione, fino alle grandi vittorie, e il fatto che la storia sia raccontata dal suo punto di vista ci permette di entrare in sintonia con una figura che, altrimenti, avrebbe potuto apparire come molto distante. Accanto ai personaggi storici se ne muovono altri frutto della fantasia dell’autrice, come Ahmed e Amina, arabi di Palermo che supportano Federico e sono quasi una seconda famiglia, i quali, tuttavia, non risultano mai eccessivamente fuori luogo, anzi, ben si integrano nelle vicende della corte. Una cosa che ho apprezzato particolarmente è stato lo stile con cui il romanzo è stato scritto. Talvolta gli autori di romanzi storici usano uno stile prossimo alla saggistica e spesso, a mio avviso, possono rendere più pesante il libro. Tuttavia, Costanza Sicanie Regina non è così: lo stile è moderno, ma non così tanto da risultare fuori luogo, i capitoli sono brevi e non risultano mai troppo pesanti e l’autrice inoltre ha voluto inserire nella narrazione passi relativi ad opere di Federico stesso o aneddoti reali sulla figura del sovrano, in modo da regalare una maggiore veridicità alla sua storia. Quindi? La mia valutazione è assolutamente positiva, ben quattro stelline Per anni mi sono rifiutata di leggere romanzi storici, ritenendoli troppo pesanti per essere letture d’intrattenimento. Ultimamente ho imparato che non è così: ci sono romanzi storici sì pesanti come palle al piede e ci sono storie invece che permettono al lettore di immergersi in un passato lontano e di venire catturati dalla Storia, quella con la S maiuscola. E Costanza Sicanie Regina, fortunatamente, appartiene a questa seconda categoria.
Il libro racconta la storia di Costanza d’Aragona, prima moglie di Federico II di Svevia, colui che verrà chiamato “stupor mundi”, la meraviglia del mondo. Il matrimonio tra il giovanissimo Federico e la più matura Costanza è stato deciso da papa Innocenzo III, che pensa così di tener sotto controllo quel ragazzo che potrebbe riunire in sé le due corone di Sicilia, ereditata dalla madre Costanza d’Altavilla, e del Sacro Romano Impero. Ma la nuova regina di Sicilia si rivela una donna dalle capacità inaspettate: “La regalità è un destino, è un ruolo per il quale Dio forgia le menti di alcuni. E per Costanza, questa realtà era connaturata al suo essere…”<(i> Costanza è già stata regina d’Ungheria, ha già perso un figlio e, proprio quando pensava di ritirarsi in convento, viene invece mandata in Sicilia da un marito che ha dieci anni meno di lei. Ma Federico ha ereditato il carisma del nonno Barbarossa e affascina anche la nuova regina che trova nella terra siciliana una nuova patria in cui inserirsi. Anche Federico rimane sempre più coinvolto nel rapporto con Costanza, tanto da definirla: “...sembravate l’incarnazione di quella terra, la sua Montagna, Idda. Femmina sempre, generosa ogni stagione.” Idda è l’Etna, il vulcano che per i siciliani è femmina: Idda, Lei, generosa come solo una madre sa essere. E così sarà Costanza per la Sicilia. Al re darà un solo figlio, Enrico, ma saprà essere reggente e governare l’isola quando Federico andrà in Germania a lottare per la corona di Imperatore. Pian piano scopriremo quanto saprà essere straordinaria questa Donna con la D maiuscola: “Era stata sposa, madre, guida, complice, consigliera, governatrice, amica. Era stata una donna in tutte le sue sfumature. […] Lei era Idda, la terra sempre generosa, potente e salda, in ogni sua stagione. E proprio quel vulcano l’aveva vegliata nei suoi ultimi respiri.” Perché Sicanie nel titolo? Questa è l’epigrafe incisa sul sarcofago di Costanza, che si trova nella Cattedrale di Palermo: “Sicanie Regina Fui Constantia Coniux Augusta Hic Habito Nunc Federice Tua.” Sicanie è un termine che si rifà ai Sicani, l’antico popolo siculo. Quindi Costanza è stata siciliana fino in fondo e così ha voluto ricordarla Federico, dopo la sua morte: Costanza regina dei Siciliani, imperatrice e sposa.
Il romanzo è ambientato nell’anno 1209. Costanza è una vera Aragona ed è molto intelligente e colta, ha solo 25 anni ed è già vedova. In lei il papa vede la consorte ideale per un ragazzo erede di 2 corone e coronando il loro matrimonio andrebbero ad unire due territori. A Palermo Federico II che in quel periodo aveva solo 15 anni appena mentre Costanza aveva 10 anni in più. Questa è la storia di una coppia che incanta. Questo romanzo è stato ideato a Castel del Monte nell’agosto del 2018 e adesso tutt’ora noi ci ritroviamo questo gioiellino fra le mani, come si è ben capito è un romanzo storico. È ben scritto e ben ideato grazie anche e sopratutto alla scrittura dell’autrice che è molto scorrevole. L’autrice è riuscita a farmi entrare in pieno all’interno del libro e a farmi pensare a una Palermo degli anni 1200 come se ce l’avessi davanti agli occhi. Una cosa che mi è piaciuta notevolmente sono alcuni termini arabi che vengono inseriti all’interno del libro. Federico anche se è molto giovane aveva vissuto una vita faticosa, aveva perso la madre da giovane perciò la vide come un segno divino, in Costanza vide la felicità. La protagonista nel 1211 partorì suo figlio Enrico e l’anno successivo Federico partì lasciando Costanza da sola ed essa si riveló fin da subito in grado di padroneggiare nel regno. Ho letto diversi romanzi storici ma questo mi ha sorpreso notevolmente perché sono sempre stata affascinata della storia di Federico II, l’ho studiato anche a fondo a scuola e questo libro mi ha fatto proprio innamorare ancora di più di esso.
Forse un giorno lo riprenderò ma per quanto mi riguarda, sebbene adori il periodo trattato e le tematiche, mi è sembrato eccessivamente piatto...personaggi abbastanza monocorde (eppure parliamo di Federico II!) senza un reale trasporto....dispiace.
Una bella lettura. Non sapevo quasi nulla su Costanza e invece ho scoperto questa donna forte. La vita l’ha messa davanti a mille difficoltà, ma lei non ha mai mollato.
Vorrei mettere le mani avanti, e dichiarare la mia più completa ignoranza per quanto riguarda la Storia.
Molti di voi non sanno com'ero nel periodo scolastico, e senza ammorbarvi troppo, vi dico solo che non sono arrivata alla maturità (nemmeno all'esame di terza, ma son dettagli). Quindi, mi si può raccontare di tutto come se fossero nozioni vere, e state certi che quasi sicuramente non andrò a controllare.
Non sono una credulona, ma conoscendo il limite, nella letteratura non sono quel tipo di lettrice particolarmente esigente. Leggo per il piacere della lettura.
Tanto non scambio un romanzo con un saggio. Almeno quello.
Sempre rimanendo in tema di confessioni, ammetto anche che per la mia lacuna, molto spesso non leggo romanzi stoici.
Non lo faccio per tanti motivi, ed il più gettonato è che molto spesso chi srive di tale argomento, mette anche molte nozioni a mio avviso molto noiose. Intendiamoci, per gli amanti del genere va più che bene aver conferma di quello che sanno, ma per quelli noiosi come me, non ha nessuna importanza se la data di morte di un personaggio coincide con la vera data storica.
Cosa mi ha spinto a leggere questo libro?
Se da un lato non amo le nozioni storiche, dall'altro provo sempre un grande interesse verso le donne dal carattere forte, che in qualche modo hanno fatto la storia.
Costanza di Aragona, nata il 1179 e morta in Sicilia il 1222 per colpa della malaria, ha regnato per degli anni in assenza del marito Federico II. Estremamente intelligente, bellissima e completamente fedele alla causa che seguiva. Più grande del suo ultimo consorte, è stata una figura affascinante sotto molti punti di vista.
Dalla trama, mi incuriosiva l'idea del matrimonio combinato che tutto sommato, poteva comunque portare a qualcosa di buono. Lo so che ai tempi era una cosa normale, ma sarò un pò tenerella e apprezzo sempre quando le cose alla fine si risolvono al meglio. Non che mi sia approciata alla lettura con l'idea di trovare un romance. Non mi sono approciata con nessuna aspettativa, ero un pò nella fase "fatti trasportare e apprezza quello che ricevi".
Il worldbuilding è quello che mi ha colpito di più, quello che secondo me è il vero protagonista di tutto. Ad ogni pagina, ci sono mille odori e mille senzasioni, mille luci che baciano una terra calda e viva come quella che Costanza imparerà ad amare.
Le vie in cui il piccolo Federico impara l'arte della sopravvivenza, e l'amore delle tante madri che lo hanno adottato.
C'è tanta passione in quello che ho trovato, ma c'è anche tanto inganno per un potere che tutti vogliono e che alla fine, anche Federico ne viene intaccato e lo porta a fare cose che in futuro lo porteranno a giustificarsi malamente.
Non posso dirvi che ho apprezzato quella giusta combinazione di realtà e finzione, non sapendo dove finisce une e inizia l'altra, però posso dire che non è un mattone storico che va bene solo per pochi.
C'è solo una cosa che mi ha un pò guastato la lettura, alla fine; non sono entrata in sintonia con nessuno.
Sono arrivata alla fine di tutto, ho chiuso il libro, e sono passata oltre. Non in senso cattivo del termine, ma non ho nemmeno sentito il bisogno di prendermi del tempo per far sedimentare tutto. Non avevo rabbia, non avevo un vuoto da colmare, non avevo nulla.
Questa è stata una rara lettura dove, una volta girata la pagina, non portavo via nulla. Le liti non erano le mie, le gioie nemmeno.
Godibile sicuramente, ma dal mio punto di vista, avrei voluto qualcosa di diverso.
Partiamo dalla premessa di cosa stiamo leggendo e cosa ci viene raccontato. Come viene precisato anche nella postfazione, siamo di fronte a romanzo. Sì, storico, ma pur sempre un romanzo quindi troviamo un buon intreccio di fatti storici, adattamenti e finzione.
L’incastro che fa la Morganti tra i vari elementi è a mio parere ottimo. Il tono e lo stile della narrazione coinvolgono e facilitano l’assimilazione dei concetti storici. Nasce anche la voglia di saperne di più perché ai protagonisti alla fine ti affezioni. Le note a fondo pagina che approfondiscono alcuni concetti, che spiegano quando e perché si è scelto di adattare un evento storico per necessità narrative sono una prova del lavoro di ricerca meticoloso che l’autrice ha svolto.
La figura di Costanza che emerge dal libro è sì romanzata, ma si possono trovare tracce di veridicità facendo un confronto con gli eventi storici di cui siamo a conoscenza.