Alla luce associamo il bene, la conoscenza, la verità, la giustizia. E al buio? Solo falsità, ignoranza, oscurantismo? Eppure, se le cose fossero sempre immerse nella luce, finiremmo per ubriacarci di un'illuminazione insopportabile per occhi e mente, condannati a non cogliere più nemmeno la bellezza di un cielo stellato. Momento di attesa e decantazione del pensiero, il buio abita nelle regioni dell'immaginazione e può essere fonte di idee irraggiungibili alla chiara luce del giorno: con Omero e Leopardi, Lucrezio e Diderot, Rousseau e Novalis, e più vicino a noi Camilleri, un invito a riscoprire il buio come esperienza che ci riconsegna a noi stessi.
Francesca Rigotti (Milano, 6 febbraio 1951) è una filosofa e saggista italiana. Dopo aver ricevuto borse di studio presso l'Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli e la Fondazione Feltrinelli di Milano, ha conseguito il dottorato in Scienze Sociali all'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze) nel 1984. Trasferitasi a Göttingen, è stata assistente alla cattedra di Teoria Politica di Walter Euchner dell'Università di Göttingen e ha conseguito la libera docenza (Habilitation) in Scienze politiche nel 1991. Dal 1991 al 1996 ha ricevuto un “Heisenberg-Stipendium” della DFG (Società tedesca della ricerca), grazie al quale ha potuto godere di un periodo di fellowship all'Università di Princeton e dal 1996 insegna come docente a contratto alla Facoltà di scienze della Comunicazione dell'Università della Svizzera italiana.
Affascinante viaggio sulla nostra concezione del buio, sul suo significato e di come lo abbiamo plasmato nel tempo tramite il linguaggio. Questa lettura mi ha incantato! Il titolo e la quarta di copertina mi avevano incuriosito scorrendo lo scaffale delle novità in biblioteca. Non conoscevo libri di Francesca Rigotti, devo rimediare urgentemente :)
pag.9 _______________________________ Eppure il buio è bello, lo sappiamo tutti. Il buio dell'intimità, dell'introspezione, della meditazione. Il buio della calma serale e del riposo notturno. Se la luce alimenta la ragione, il buio abita nelle regioni dell'immaginazione. Quando la luce eccita il pensiero, il buio calma la mente ansiosa ed è fonte di idee irraggiungibili alla chiara luce del giorno. Il buio offre una condizione di pienezza di vita e una ricchezza speculativa che andremo a esplorare, soprattutto da un punto di vista concettuale, in questo piccolo libro, nel quale e con il quale cercheremo di recuperare i pregi dell'oscurità.
pag.30 _______________________________ Anche la fede, «per troppo illuminare, accieca», annota brevemente ma acutamente Norberto Bobbio, subito dopo aver dichiarato di non essere uomo di fede. E aggiunge: «Donde nascono, se non da questo accecamento, gli aspetti perversi della religione?»
pag.61 _______________________________ Nel mondo preindustriale la notte e l'oscurità erano momenti di libertà e di attività notturne diverse da quelle diurne: riposo, sonno, sesso, cibo e alcol in compagnia (o in solitario), raccontare e ascoltare storie, ballare e cantare intorno al fuoco, guardar le stelle, osservare la luna, sognare e immaginare fenomeni sovrannaturali; ma anche provare timore e paura per pericoli fittizi o reali. Il buio della notte offriva inoltre riparo a dissidenti di vario genere: cospiratori, contrabbandieri, omosessuali. Presentava la possibilità di svagarsi un po' dopo la giornata passata a lavorare: giochi di carte, giochi amorosi, letture (leggiamo ancora la sera, a letto).