Una giovane bellissima, che lavora nel mondo dell'arte, viene uccisa nel proprio appartamento a Roma. Tre personaggi coinvolti per ragioni diverse nell'omicidio forniscono la loro interpretazione dei fatti. Chi nasconde la verità. Chi la manipola. Chi sembra non curarsene. Il commissario Davide Brandi è un poliziotto molto abile, e molto ambizioso. È lui che conduce le indagini. A dargli la parola è GIANCARLO DE CATALDO. Marco Valerio Guerra è l'amante della vittima. Un uomo d'affari ricchissimo, potente, odiato. A dargli la parola è MAURIZIO DE GIOVANNI. Anna Carla Santucci è la moglie di Guerra. Scoprire il tradimento del marito non l'ha stupita affatto. A darle la parola è CRISTINA CASSAR SCALIA. Le loro versioni non concordano. Ma tutte rappresentano un piccolo passo per arrivare alla soluzione del caso.
Cristina Cassar Scalia è originaria di Noto. Medico oftalmologo, vive e lavora a Catania. Sabbia nera (Einaudi 2018 e 2019), il suo primo romanzo con protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi, ha conquistato lettori e critici. I diritti sono stati venduti all'estero e opzionati per il cinema e la tv. Sempre per Einaudi ha pubblicato La logica della lampara (2019).
Finora di romanzi scritti a quattro mani ne avevo letti, ma romanzi scritti a sei mani mi mancavano: “Tre passi per un delitto”, novità estiva targata Einaudi, è stato il primo. La vicenda è semplicissima: una giovane e bella gallerista, Giada, viene trovata uccisa nel suo appartamento a Roma. Tre personaggi, le cui voci corrispondono alla penna di tre diversi autori, raccontano in prima persona l’indagine dal loro punto di vista: Giancarlo De Cataldo presta la voce a Davide Brandi, abile poliziotto cui è affidata l’inchiesta; Maurizio De Giovanni è Marco Valerio Guerra, ricco uomo d’affari, cinico e manipolatore, amante della vittima; Cristina Cassar Scalia è invece Anna Carla, moglie di Guerra che, tra un misto fra rabbia e rassegnazione, è ben consapevole dei tradimenti del marito. Ebbene, le loro versioni non quadrano, perché Guerra racconta di aver ucciso Giada dopo un’ultima notte di passione, e Anna Carla dichiara di averla uccisa con le sue mani, spinta da un impeto di rabbia, dopo averla affrontata testa a testa. Chi ha ragione? Ebbene, lo confesso, dal punto di vista stilistico le tre voci mi sono parse tutto molti simili, quasi la penna fosse stata una sola. O almeno, questa è stata la mia impressione, ma non ho termini di confronto, dato che l’unica penna che conosco (e apprezzo) è quella del grande Maurizio de Giovanni…e qui la penna è precisa, pulita, le parole scorrono con velocità, perfette nel renderci l’arguzia di Brandi, il cinismo di Guerra, la rabbia di Anna Carla. Tre parti ben amalgamate, dunque, ma poco distintive nella cifra stilistica. Cosa su cui, comunque, ci si potrebbe passare sopra. Il punto più debole è la storia, fiacca, scarica di tensione e con un finale poco chiaro. E’ stata Anna ad aver ucciso Giada e Brandi le consiglia di confessare di aver mentito al fine di proteggere il marito oppure è stato davvero Guerra, per le medesime ragioni? Pare che alla fine Anna Carla sia chiamata a fare una scelta, ma qual è la verità? Da lettrice mi sono sentita un po’ tradita e confusa. Ho avuto la sensazione di aver assistito alla trasposizione teatrale di un’opera in tre atti, con un finale aperto, tutto da interpretare e di essere uscita dal teatro stordita. Insomma, una sensazione che non mi è piaciuta granchè. Avrei preferito più sentimento, più passione, più intrigo, insomma, forse leggendo il nome di De Giovanni mi aspettavo qualcosa di più simile ai suoi romanzi. Oppure questa narrazione a tre punti di vista poco si è prestata a una vicenda simile. Sufficiente, ma mi aspettavo qualcosa di più.
Un giallo classico con gli stili marcati di tre autori di genere. Tre scrittori affermati, si dividono i tre personaggi principali di questa vicenda romana per svelare, attraverso stile e punto di vista personale, un caso di omicidio e il suo movente. Sono: Cristina Cassar Scalia nota per i gialli siciliani di Vanina Guarrasi, Giancarlo De Cataldo autore di “Romanzo criminale” e Maurizio De Giovanni che con “i bastardi di Pizzofalcone” ha dato vita al commissario Ricciardi. Si tratta di una sorta di gioco stilistico, ma anche di una “competizione” fra i tre che avvolge il lettore attorno alla trama con la più classica delle domande: “Perché l’ha fatto?”. De Cataldo “fa” il poliziotto che interroga sul caso una coppia di anziani facoltosi, “interpretati” da De Giovanni e dalla Cassar Scalia. Il libro è gradevole, i cambi di stile davvero interessanti, tutti e tre gli autori sono bravi, due riescono maggiormente nell'uso della prima persona, sviscerando i sentimenti dell’animo umano. Un personaggio appare più freddo e offre soltanto l’esteriorità, ma forse è solo una mia impressione. La lettura è leggera, il libro mi è piaciuto. Lo consiglio a tutti.
"Tre passi per un delitto" è un romanzo scritto a sei mani da Cristina Cassar Scalia, Maurizio del Giovanni e Giancarlo De Cataldo. I personaggi della storia sono ben descritti, anche se quelli che riusciamo a conoscere meglio, complice anche il racconto in prima persona, sono il commissario Brandi, Marco Valerio Guerra e sua moglie Anna Carla Santucci. Il ritmo non è particolarmente veloce ma non lo si può definire nemmeno lento. La storia ruota attorno a un'omicidio e ciascuno dei personaggi ci fornisce la sua versione. Non ho trovato questo libro particolarmente brillante e non mi ha quindi appassionato. Penetrare la psicologia dei personaggi non è stato facile, nonostante i tre autori siano dei maestri del genere e delle narrazioni.
Un giallo classico, marito, moglie, amante. L’amante, giovane, bella, affascinante e misteriosa, viene uccisa a casa sua, a Roma, quartiere Prati. Il commissario Brandi dirige le indagini e di lui scrive Giancarlo De Cataldo. La giovane era l’amante di un importante e potente uomo d’affari, Marco Valerio Guerra, la sua parte è scritta da Maurizio De Giovanni. La moglie dell’imprenditore è Anna Carla Santucci, di lei scrive Cristina Cassar Scalia. L’omicidio ha grande risalto sulla cronaca romana. La vittima viene descritta in mille modi diversi, una manipolatrice, un’arrivista priva di scrupoli, una talentuosa aspirante artista, una drogata, una brava ragazza. Un omicidio crudele, una storia poco chiara, una soluzione del caso a portata di mano. Ma nulla è come sembra. I tre autori danno voce ai tre protagonisti che raccontano le loro verità, i loro punti di vista, creando una storia che attrae il lettore e lo cattura con una trama originale, con un ritmo incalzante ed una tensione sempre alta. Gli autori sono riusciti a dare forza e carattere diversi ai tre protagonisti, tutti ben riusciti e aderenti perfettamente alla storia, riuscendo a scrivere come se fossero una sola penna, per un risultato finale armonico senza alcuna discontinuità. Un romanzo ambientato nella Roma dei quartieri bene, dove benessere e ricchezze sono diffuse e qualche volta nascondono segreti che è meglio non divulgare. In questo libro i protagonisti ci sorprendono, facendoci credere quello che vogliono, mostrandosi per quello che non sono o mostrando per la prima volta aspetti inediti della propria personalità. Le apparenze ingannano e scoprire la verità non sarà facile. Un ottimo esperimento di scrittura con alcuni tra i migliori autori di gialli italiani che ha prodotto uno dei migliori libri del 2020.
TRE PASSI PER UN DELITTO, Cristina Cassar Scalia, Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni, 2020
Sperimentazione narrativa a 6 mani, molto meno originale di quel che si può pensare (ma che forse manco voleva poi esserlo) che ritengo compiuta con buon esito. Tre personaggi, tre autori, tre le rispettive voci. Funziona tutto. D’altro canto è più racconto molto lungo o romanzo breve, che opera complessa. Un investigatore, un indiziato una terza parte. L’amalgama tra lo stile dei tre riesce a tutti gli effetti e la vicenda fila. Lo fa in modo asettico, però, almeno a mio gusto. Mi ha impedito l’appassionarmi una delle figure che diventa da molto presto noiosissima. È il cattivo (o presunto tale), ok, si capisce, ma De Giovanni – è la sua parte di compito – come gli accade purtroppo sempre più spesso, sbraca. È autore per me bravissimo sotto vari aspetti e infatti il personaggio riesce a tratteggiarlo benissimo e caratterizzarlo in modo egregio e convincente, ma poi esagera, ripete, ridonda. Annoia. Gli altri due – personaggi e autori – reggono molto meglio, la Scalia fino alla fine, De Cataldo sbanda in chiusura. Insomma, per me l’esperimento riuscito, romanzo un po' meno.
Scontato ma scorrevole. Riconosco De Giovanni: tutto nel suo stile, prima persona, il classico monologo del colpevole o di chi, comunque, abbia un peso sulla coscienza da togliersi (bellobellobello). Nessuno scivolone sta volta, come quando tenta di raccontare le cose dai punti di vista femminili...Darwin ci protegga da un altro libro su Mina Settembre (o meglio sulle sue tette giganti). Non ho mai (MAI) letto De Cataldo o la Scalia. Giurin giurello dopo questo, e i millemila libri che mi sono ripromessa di finire prima del nuovo anno, recupero. Soprattutto De Cataldo mi ha incuriosito: si, certo... lo so che ha il curriculum ma mi sono resa conto di chi era DOPO aver finito 'sto libro (quindi parere onestissimo). Non mi ha cambiato la vita ma mi ha reso molto piacevole un volo Barcellona - Parigi (io, normalmente, sui voli vomito). Boom.
Giallo classicissimo in cui c’è l’amante che viene uccisa e il triangolo moglie e marito. Meno classica è la scelta di scriverlo a sei mani, occupandosi ogni scrittore di dar voce a un personaggio diverso. E i tre scrittori sono tre nomi illustri del genere. Il problema però per me è stata la scontatezza. Sapevo dalla primissima pagina chi fosse il colpevole e la soluzione non si è scostata un minimo dalle previsioni, anche se, come per i poliziotti, il tifo era tutto per un colpevole. Non si crea purtroppo il minimo pathos o coinvolgimento, anzi non vedevo l’ora che finisse in pratica fin dall’inizio. La voce della donna mi è risultata l’unica simpatica tra le tre, sarà perché i ruoli maschili, soprattutto quello del commissario Brandi, sono pieni zeppi di cliché maschilisti all’inverosimile.
Scrivere un romanzo, anche se giallo, a sei mani è un esercizio di notevole difficoltà. Difficilmente le cesure tra un racconto ed un'altro, tra uno stile scorrevole ed uno più portato alla'analisi, riescono ad essere indolori. La scelta di lasciare che i 3 protagonisti raccontino attraverso la penna di 3 autori avrebbe dovuto aggirare tali ostacoli. In parte riuscendoci. I capitoli scritti da DeCataldo e CassarScalia si integrano fondendosi in una sorta di stile Rashomon. Purtroppo la scrittura del terzo autore è invece troppo prolissa, compiaciuta, togliendo ritmo. Ed un poliziesco vive del ritmo, a meno che non sia opera del supremo Simenon. Comunque una buona lettura.
Un giallo scritto a 6 mani in cui si alternano il punto di vista di 3 personaggi in riferimento all'omicidio di una giovane donna trovata morta nel suo appartamento.
Non è un giallo classico. Questo romanzo ruota molto di più sulla psicologia dei personaggi che sull'indagine. È come se i 3 protagonisti della vicenda salissero su un palco di teatro e parlassero a noi spettatori rendendoci partecipi dei loro pensieri.
Il finale, quasi aperto, l'ho molto apprezzato. È una lettura che, nonostante a tratti sia un po' lenta, alla fine ho molto gradito.
Un romanzo scritto a sei mani, in cui, a ciascuno scrittore è affidato uno dei protagonisti. Ovviamente, gli stili non si contaminano, anche se forse potrebbe essere uno stereotipo aver affermato a una donna il compito di scrivere della donna (De Giovanni, per esempio, ha personaggi femminili molto belli, molto ben delineati e molto affascinanti). Ben scritto e per nulla scontato, anche se per certi versi prevedibile. Una piacevole lettura per sotto l’ombrellone.
sono una fan dei libri della cassar scalia, ma questo non è esattamente un capolavoro il voler scrivere una storia a tre mani toglie di introspezione e pathos alla storia e alla fine si ha l'irrimediabile sensazione di aver avuto a che fare con tre macchiette create da tre scrittori, più che con una storia compiuta
Ho faticato un po’ ad entrare nel “gioco delle parti” ma devo ammettere che funziona benissimo. E poi c’è la sorpresa finale! Chi sarà il colpevole? Beh è la domanda che ci facciamo ogni volta che leggiamo un poliziesco, no?
È la prima volta che leggo un libro non a quattro ma a sei mani. Una bella prova di stile dei tre autori: ad ognuno è affidato un personaggio narrante . La trama semplice fa capire in anticipo il finale ma ogni autore ha saputo mettere in risalto il proprio personaggio Per me ⭐️⭐️⭐️1/2
Particolare. Non è un capolavoro ma ho apprezzato l'idea di far raccontare le storie dai vari personaggi. Il fatto che siano tre scrittori diversi aumenta il distacco tra loro. La storia è carina, tutto sommato non mi è dispiaciuto.
Particolarissimo. La caratterizzazione dei personaggi, ognuno scritto da un autore diverso, li rende ancor più reali. Un fil rouge unisce la storia. Consigliatissimo.
se cominci a saltare le pagine in un giallo che è di sole 136 pagine vuol dire che è prolisso e noioso ed è meglio passare a Romeo e Giulietta del buon Sakespeare come sto per fare
Un bel racconto a tre mani e si nota. Molto interessante la parte di Maurizio de Giovanni durante un intero capitolo. Trama interessante e finale da giustiziere.
Forse avrebbe funzionato di più assegnare il caso ai loro tre commissari o forse no. Le voci non si incontrano, si sente troppo la distanza. Molto coinvolgente il personaggio raccontato dalla Cassar Scalia, Anna Carla Santucci, ma non basta a risollevare il giudizio. Una bellissima donna viene trovata morta. Un commissario indaga. Il suo amante confessa. La vera assassina fa buon viso a cattivo gioco.
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