Un trentenne, nella pienezza della vita, lascia la sua villeggiatura alpina per accompagnare il padre in quello che sarà l’ultimo viaggio di un vecchio uomo di mare, malato e prossimo alla morte. La meta è Lussino, l’isola istriana (oggi in Croazia) che la famiglia ha lasciato per stabilirsi nella Trieste italo-slava-tedesca, crogiolo di genti e porto dell’Imperoasburgico. L’azzurro dell’Adriatico avvolge genitore e figlio, legati da una muta tenerezza che ripropone, a parti invertite, il fiducioso abbandono che ogni bambino cerca nel padre.L’isola (1941) narra l’«avvenimento più importante nella vita di un uomo», secondo la diagnosi di Freud di cui giàaveva fatto tesoro, a Trieste, lo Svevo della Coscienza di Zeno. Ma è anche il ritratto di un ambiente marino, di un borgo sperduto in fondo a un golfo che Stuparich dipinge con mano felice, ritrovando i colori appresi nell’infanzia, quando (come si legge nel più breve racconto Il ritorno del padre, compreso nel volume) la figura di quell’uomo burbero ed energico era entrata per la prima volta nella sua vita, come un libero vento.
Scrittore italiano (Trieste 1891 - Roma 1961). Dopo aver partecipato, come il fratello Carlo, alla prima guerra mondiale, si dedicò all'attività letteraria attraverso diverse forme espressive, dal colloquio intimo, come in Colloqui con mio fratello (1925) al racconto, su tutti si ricorda L'isola (1942), ai saggi e ai libri di memorie, tra cui Ricordi istriani (1961).
VITA Compiuti gli studî classici si trasferì a Firenze, dove collaborò alla Voce e nel 1915 si laureò in lettere; scoppiata la guerra, si arruolò volontario, insieme al fratello Carlo. Ferito e fatto prigioniero dagli Austriaci (1916), fu decorato con la medaglia d'oro. Fu per molti anni professore di liceo a Trieste.
OPERE Stuparich, oltre che ai vociani, si riallaccia a quegli scrittori giuliani (Scipio Slataper, Carlo Michelstaedter, Italo Svevo) che hanno rappresentato con varietà e sottigliezza di analisi il contrasto romantico fra vita morale e vita dei sensi, fra volontà e istinto. Contrasto che in Stuparich si configura come vagheggiamento della donna e dell'amore quali mezzi di evasione dalla severità della legge morale, e, insieme, come nostalgia di questa legge, quale remora alle pericolose avventure del senso e del sentimento; trovando espressione in forme dapprima fra critiche e autobiografiche, di diario o di intimo colloquio (oltre a Colloqui con mio fratello, Scipio Slataper, 1922, n. ed. 1950, e Guerra del '15, 1931) e poi narrative (Racconti, 1929, n. ed. col tit. Notte sul porto, 1942; Donne nella vita di Stefano Premuda, 1932; Nuovi racconti, 1935; Ritorneranno, 1941; Simone, 1953 e L'isola).
Scrisse anche saggi (La nazione czeca, 1915), versi (Poesie. 1944-1947, 1955) e tra i libri di memorie Trieste nei miei ricordi (1948). Curò la pubblicazione degli scritti del fratello Carlo e di quelli di Scipio Slataper.