Esistono passioni così potenti da cambiarti la vita. Da rovesciarti la testa, i pensieri, lo sguardo. Per Cecilia la musica è esattamente questo: un modo di vivere, il solo che conosce. «Fai finta di dover parlare di tutto quello che è finito in un abisso, – le dice il suo maestro. – Della gioia e del pianto, della vita e della morte. Fai finta di dovermi raccontare qualcosa che non ha mai avuto parole per essere descritto. Rimane Bach. Tolto tutto rimane solo lui: la lisca del tempo». Ma il tempo che cos’è? Cecilia ha otto anni quando un incidente d’auto le lede per sempre il nervo della mano sinistra e si mette in testa d’imparare a suonare il violoncello. E ne ha diciannove quando tenta i primi concorsi. In mezzo, dieci anni di duro lavoro con Smotlak, un maestro diverso da tutti gli altri, carismatico, burbero, spregiudicato. Per arrivare a scoprire qual è il senso di ogni sfida e della sua stessa vita.
Cecilia è ancora una bambina, quando a dispetto di tutto e di tutti – in particolare dei suoi genitori -, entra all’Istituto Mascagni di Livorno, un conservatorio, e di quelli seri. Scoprirà a poco a poco cosa significa segarsi i polpastrelli con le corde, imparare solfeggio e armonia, progredire o regredire, scoraggiarsi o meravigliarsi. Educare la sua mano, sfidarla. E trovare una forza inaspettata, un’energia che sembra sprigionare direttamente dalla fatica. Il suo insegnante, Smotlak, spirito spericolato e grande scommettitore, capace di perdere a un tavolo da gioco un Goffriller del 1703, punta su di lei come si può puntare su un cavallo, e mira a farla diventare come gli altri, «quelli senza cuciture». Intorno a loro, una schiera di personaggi che impareremo a conoscere pagina dopo pagina: Odila, compagna di corso e unica amica, la terribile prof. Maltinti, il «sovietico» Maestro Cini… Ma «le vere lezioni non sono quasi mai a lezione», e Cecilia non tarderà a capirlo, scoprendo che una scommessa ben piazzata può portarti lontano e che un vero maestro insegna veramente tutto: perfino a vivere.
Cecilia è ancora una bambina, quando a dispetto di tutto e di tutti, in particolare dei suoi genitori, entra nell'istituto Mascagni di Livorno, un conservatorio, e di quelli seri. Scoprirà a poco a poco cosa significa segarsi i polpastrelli con le corde, imparare solfeggio e armonia, progredire o regredire, scoraggiarsi o meravigliarsi. Educare la sua mano, sfidarla. E trovare una forza inaspettata un'energia che sembra sprigionare direttamente dalla fatica. Il suo insegnante, Smotlak, spirito spericolato e grande scommettitore, capace di perdere a un tavolo da gioco un Goffriller del 1703, punta su di lei come si può puntare su un cavallo, e mira a farla diventare come gli altri, "quelli senza cuciture". Tutto comincia con un incidente stradale, le cui conseguenze lasciano Cecilia con una menomazione al braccio. Inizia così un percorso riabilitativo per curare la "mano di frolla", che la porta ad avvicinarsi ad un violoncello. Cecilia scopre così una grande passione, che coltiva a tutti i così, anche contro il parere delle persone che le stanno accanto. Si snoda così, da questo evento, il racconto autobiografico (lo dice l'autrice stessa) di questa bambina, con una storia genuina e piena di passione, con una grande morale: credere nei propri sogni e in noi stessi. La musica, ovviamente, la fa da padrona in questo romanzo, ma non appesantisce la lettura, anzi. Un libro piacevole, una lettura semplice e veloce, che piacerà agli amanti della musica, chi ha prequentato il conservatorio e chi ha suonato il violoncello. Un racconto autentico e vero. Inevitabile il confronto con "Niente caffe per Spinoza", ma questo titolo è un'altra cosa, anche se rimane comunque nel cuore come il precedente. Ve lo consiglio caldamente!
Cecilia era una ragazzina quando ebbe l'incidente in macchina: guidava sua madre. Ne uscì con il braccio e la mano sinistra compromessi. Un intervento e poi come fisioterapia quella di suonare il violoncello.
L'idea bizzarra venne fuori dal ritrovamento del violoncello del nonno in casa dei nonni. Un violoncello e "Il cigno".
Quando Cecilia incontra il suo maestro Smotlak, scopre cos'è il cigno: il brano di Camille Saint-Saëns
Cecilia abbina le lezioni di violoncello alla piscina, per recuperare l'uso della mano e del braccio sinistri: “Nuotare mi aiutava a rinforzare il braccio e la sinistra, con cui scavavo a palmo chiuso per filare meglio. Ma non solo, era il mio spazio d’ossigeno, quasi fossi un pesce che soffoca fuori dall’acqua.” E così scopre che “Pensare nell’acqua mi portava sempre a un punto di fuga, apriva un varco verso una profondità reale. Come quella del mare, o della musica, che per me erano equivalenti.”
Smotlak è un violoncellista un po' sopra le righe ed è anche un visionario. Riesce a vedere in Cecilia quel guizzo che la farà poi diventare violoncellista. Intanto trascorrono gli anni della scuola media e Cecilia intuisce come si fa a far vibrare una nota: “Prese lo strumento e s’incavolò per il puntale che non aveva abbastanza punta, poi attaccò Il cigno di Saint-Saëns «cosí tanto per». Lo suonò prima col vibrato, e m’incantò, poi senza, e mi sembrò un albero spoglio scheletrico. Glielo dissi. – In genere suoni come un corbezzolo seccato da un fulmine, però alle volte qualche foglia ce la metti anche non volendo. Hai capito?”
Cecilia cresce e con la sua determinazione si attira il tifo del lettore che insieme a Smotlak ha puntato su di lei. E poi un sogno. Da Livorno a Milano.
“La lezione durò tre ore e dieci sigarette. Suonai tutto il programma di concorso con Smotlak che ogni tanto pestava qualche accordo sul pianoforte. – Maestro, – gli dissi prima di andarmene. Lui si girò a guardarmi consapevole di sentirsi dire qualcosa di superfluo. – Grazie. Dopo che voltai le spalle mi fece una raccomandazione: – Ricordati di Bach, non di me.”
E Smotlak con generosità la lascia andare.
Questo romanzo apre il cuore alla speranza: perché ogni ragazzino ha dentro di sé un fuoco che aspetta solo di essere acceso. Cecilia aveva quello della musica. In lei mi sono rivista. L'età era la stessa quando scoprii di avere il fuoco della matematica che mi ardeva dentro. Anche io ho avuto la mia e il mio Smotlak: "Se hai le ali, imparerai a volare. Non importa quante difficoltà incontrerai. Non ti saranno risparmiate le cadute. Cadrai e ti rialzerai e imparerai dai tuoi errori."
Ogni preadolescente e ogni adolescente ha un bisogno disperato di incontrare sulla propria strada questi adulti visionari, illuminati e illuminanti.
Questa è la storia di Cecilia, che poi è Alice, e nella quale ho visto tanti frammenti della mia storia personale.
“La scommessa finale c’è stata. Non era in palio nessuno strumento, non si trattava di una scommessa materiale. Era una scommessa sul futuro. Per ripagare la sua dedizione avrei dovuto prendere parte a certi suoi progetti musicali, ma non lo feci. Mi lasciò andare, con generosità, ero il cavallo che taglia il traguardo senza fantino. Con sei parole, cosí come ho raccontato, perché quelle importanti me le aveva già dette tutte.”
Dopo aver amato moltissimo “Niente caffè per Spinoza” sono corsa in libreria a comprare il nuovo romanzo di Alice Cappagli, dal titolo “Ricordati di Bach” (Einaudi). So che non si dovrebbe mai fare paragoni tra i libri, ma con molta sincerità posso dirvi che mi aspettavo qualcosa di più. È sempre difficile parlare di un romanzo quando si sa che la storia narrata si intreccia alla storia personale dell’autore. È difficile perché diventa complicato scindere i due aspetti e perché c’è sempre il timore di poter in qualche modo urtare la sensibilità di chi ha scelto di condividere la propria esperienza.
Purtroppo, però, quello che sicuramente sarà stato coinvolgente per chi ha scritto, non lo è stato per chi ha letto. Almeno, questa è stata la mia esperienza con “Ricordati di Bach“.
Come scrivevo nel paragrafo introduttivo di questo post, avendo letto e amato il precedente romanzo di Alice Cappagli, avevo aspettative molto alte, o comunque ero convinta di ritrovare quelle emozioni che mi avevano scaldato il cuore, quel percorso attraverso la consapevolezza di sé che tanto mi aveva catturato.
Una bambina, un grande dolore, un violoncello. Questi sono gli ingredienti, semplici e fondamentali, del nuovo romanzo di Alice Cappagli che con "Ricordati di Bach" ci porta tra le dolci spire in cui solo la musica può avvolgerci!
Della scrittura di Alice ho amato, sin dal suo primo romanzo, la delicatezza con cui riesce a narrarci anche la situazioni più forti. In questo suo secondo lavoro scopriremo i pensieri e i sentimenti di Cecilia che, poco più bambina, dovrà imparare a fare i conti con il dolore.
Tra le righe di questo romanzo percepiremo la fragilità, la sofferenza, l'amore per la musica e lo sguardo ingenuo e intenso al tempo stesso, con cui la sua protagonista racconterà se stessa.
#lamiafascetta Questo è un libro da ascoltare prima ancora che da leggere!
Ho preferito un pelo di più Niente caffè per Spinoza ma questo mi è piaciuto perché mi ha ricordato gli anni passati in conservatorio. Entrata bambina ed uscita giovane adulta: il mondo davanti. Le mille ore di studio sul pianoforte. Lo studio estivo per preparare gli esami di settembre con le gambe appiccicate allo sgabello di pelle del pianoforte e una limonata homemade. I compagni di studio con cui bastava uno sguardo o un cenno per capirsi. Le mille lezioni ad aspettare che i compagni prima di te finissero di far lezione, le volte in cui ci domandavamo di che umore sarebbe stato l'insegnante in quella giornata. I pianti e le lacrime a secchiate versate ma anche le risate e le bellissime soddisfazioni nel riuscire a suonare dei brani da star del piano. Gli infiniti esercizi di tecnica che avevano reso le mie dita allenate a superare ogni passaggio, il portato, lo stretching, lo staccato, il legato. Le giornate in cui si arrivava ad 8/9 ore di pratica. Le prove con altri strumentisti e le lezioni delle materie complementari. Gli esami che duravano anche due giorni con prove ad estrazione con i numeri della tombola, Bach e gli studi di Clementi, la lettura a prima vista. I cassettini della biblioteca che catalogavano miliardi di spartiti. L importanza di studiare prima a mani separate e poi a mani unite. Non poter andare avanti se prima il pezzo non era perfetto. Studiare. Suonare. Interpretare. E così ogni giorno. La paura del giudizio e la voglia di arrivare fino in fondo. Gli insegnanti appassionati e gli amici che imparavano tutto in poco tempo. I pranzi con un panino e un succo. I giambonetti delle macchinette. I lunghi pomeriggi dopo scuola passati tra le poltrone del conservatorio tra una lezione e l' altra confrontandoci sugli esercizi svolti. Le amicizie strette ancora vive dopo 25 anni. Le volte in cui si arrivava in conservatorio e l insegnante non c era per la lezione. Imparare l'arte della costanza e della determinazione. La voglia di provarci e riprovarci e di migliorarsi sempre. Una palestra di vita.
Questo secondo romanzo di Alice Cappagli ammetto che mi abbia lasciato un po' di delusione. Dopo Niente caffè per Spinoza, da cui mi ero lasciata conquistare e che mi aveva piacevolmente stupita, avevo comprato e atteso di leggere questo secondo romanzo carica di curiosità e aspettative. Ricordati di Bach è la storia un po' romanzata dell'infanzia e dell'adolescenza della protagonista, che, in seguito ad un incidente che le rovina i legamenti della mano sinistra, decide, anzi si ostina, a voler suonare il violoncello. I genitori sono contrari, tutti coloro che la incontrano sono molto scettici, eppure la sua determinazione ed ostinazione, insieme alla bravura del suo insegnante, riescono a farle percorrere una strada difficile, superare gli ostacoli e migliorare fino a farla diventare violoncellista di professione. Forse il fatto che la trama non sia del tutto inventata non ha reso l'autrice libera di costruirla con quegli elementi che avevano reso il suo primo romanzo brillante. Lì ero entrata subito in sintonia con la protagonista, mi ero fatta coinvolgere dalla sua sfortuna, dai suoi ragionamenti, dalla sua voglia di uscire dalla realtà in cui era finita e realizzare qualcosa. Qui invece la storia non decolla, rimane abbastanza piatta per tutto il tempo, senza brio e alla fine anche abbastanza prevedibile. La protagonista ispira simpatia, ma anche compassione, circondata da tutte persone che invece di incoraggiarla tentano di frenarla. Gli altri personaggi finiscono per fare da contorno, ma non ne trovi nessuno che riesca a incuriosire il lettore ed a coinvolgerlo, forse proprio per il comportamento osteggiante verso la beniamina. La narrazione inoltre è piena di termini tecnici che, per chi non è pratico di musica e violoncello, risultano di difficile comprensione. Insomma, la lettura risulta piacevole, ma non briosa e a tratti si fa un po' fatica a portarla avanti. Al contrario di Niente caffè per Spinoza, Ricordati di Bach non lo consiglierei, se non ad amanti della musica e musicisti veri e propri.
cinque sono troppe? forse. ma il fatto che io suoni ha influito sul mio giudizio. Io stessa sto iniziando ad avvicinarmi a questo mondo, che mi affascina e mi spaventa al tempo stesso, mi sembra più grande di me. Questa storia, priva di metafore e fronzoli, mi ha fatto capire come, armandosi di coraggio e forza di volontà, si possa arrivare a traguardi che non avremmo mai pensato di oltrepassare. Nonostante gli ostacoli che sembrano insormontabili. Nonostante quelle giornate in cui pensi di mollare tutto e tornare alla cosiddetta "vita di prima", sebbene si sappia che il prima è stato solo una preparazione a quello che poi sarebbe avvenuto. Perché ciò che è fondamentale, dopo una caduta, è proprio rialzarsi. Il violino ormai è parte di me, non ne potrei fare a meno. E sono consapevole del fatto che, sebbene ne abbiamo già passate abbastanza, ci saranno ancora altre avventure da affrontare. Altre sfide. E verso di quelle, bisogna andarci a testa alta.
Ricordati di Bach di Alice Cappagli, romanzo di narrativa pubblicato da einaudi il 30 giugno.
Era da tempo che vedevo questa cover, ma non avevo tempo per leggerlo e così ho continuato a rimandare fino a pochi giorni fa, la cover mi aveva rapito e avevo trovato la trama troppo interessante per lasciarmelo sfuggire e così eccomi qui a parlarvene non sapendo bene da cosa partire. Già perché questa non è una storia qualunque, è la storia dell’autrice. Cecilia è lei e questo è ciò che le è accaduto davvero.
Una storia che parla di musica ovviamente, ma che racchiude molto di più, c’è tutta la tenacia di una bambina a cui accade una disgrazia che sembra doverle condizionare tutta la vita, c’è il cuore di una madre che si sente in colpa per l’accaduto e che coi suoi tempi diventa la fan numero una della figlia, spronandola a non mollare e difendendola come una leonessa dalle reticenze del padre, ci sono sfide che non si possono eludere perché per emergere in un mondo così competitivo devi mettercela tutta e avere qualcuno che scommette su di te è fondamentale.
La vita di Cecilia/Alice è costellata di traguardi, all’inizio piccoli, poi sempre più difficili da raggiungere. Traguardi che tagliare sembra impossibile, ma nella vita nulla lo è davvero soprattutto se hai carattere e tanta voglia di metterti in gioco. Cecilia è così, anche quando nota di essere indietro non si abbatte e ci prova più intensamente di prima. Certo non tutti i giorni sono uguali, non sempre è facile credere di farcela, ma Cecilia ha il proprio maestro che la sprona a dare il meglio e a non gettare la spugna. Un maestro a cui deve quasi tutto, perché nel suo modo contorto e folle ha creduto in lei fin dal primo istante e le ha permesso di diventare una professionista.
Cecilia la musica ce l’ha nel dna ma non ne aveva idea, il nonno era un autodidatta e la bisnonna era una concertista anche se pare nessuno in famiglia voglia toccare questi argomenti. È proprio nella stanza del nonno che rinviene un vecchio violoncello e con lui si sente rinascere. Già perché Cecilia non sta passando un bel periodo e ha bisogno di impegnarsi in qualcosa che la faccia sentire di nuovo tutta intera. La musica è una porta attraverso cui guardare il mondo. E Cecilia appena imbraccia il violoncello se ne rende conto e la musica diventa la sua vita. Il babbo non è contento che per dedicarsi così tanto alla musica tralasci lo studio ma la mamma la difende e l’aiuta a inseguire il suo sogno.
Ricordati di Bach narra dieci anni di storia, dieci anni di sacrifici, di difficoltà, ma anche di obiettivi all’inizio impensabili raggiunti. Ci mostra il mondo della musica classica, lo studio, la dedizione, e una serie di personaggi che ruotano intorno a questa disciplina. La scrittura di Alice Cappagli è ricca di ironia, la narrazione è fluida e il linguaggio, con alcuni rimandi al dialetto toscano, ti permette di immergerti appieno nella lettura e sentire tutte le emozioni di Cecilia. Quindi smeraldi se avete voglia di conoscere la storia di Alice, di come è iniziata la sua passione per il violoncello, strumento che ha suonato nell’orchestra del Teatro alla Scala per 37 anni, questo romanzo è per voi.
📖 «La musica è così, cara signora, la musica è una porta attraverso cui guardare il mondo. E Cecilia l’ha capito, non è vero?»
👉 Il romanzo della Cappagli è delicato e potente al tempo stesso. E’ un romanzo su come convivere con la consapevolezza della propria unicità, ma anche una storia sulla determinazione, il coraggio, la necessità di perseguire la propria strada. E’ anche un’opera di grande amore per la musica: numerosi sono i riferimenti alla tecnica, alla storia della musica, ai brani classici che accompagnano le vicessitudini di Cecilia. Nel racconto, sebbene siano presenti passaggi traumatici e decisi, c’è sempre una bolla di consapevolezza da cui osservare e vivere le cose, capace di rendere l’ironia un contrappunto armonico nella disposizione degli eventi. E’ un romanzo anche dove ritroviamo Torre del Lago Puccini e la sua orchestra come prima meta di un volo che ha trovato il coraggio di innalzarsi. Ciò che colpisce è il rapporto allieva-docente: un legame profondo, incentrato sulla persona, sulle possibilità e le aspettative individuali, sull’adattare la metodologia a ogni allievo perchè sappia muoversi con ritmo e armonia non solo tra gli spartiti ma nella vita stessa. Credo che una delle frasi finali contenute nel romanzo, “Ricordati di Bach, non di me” sia espressione massima di cosa un docente può essere nella vita degli allievi quando è talmente incisivo che la sostanza delle proprie azioni, dei propri pensieri risulta essere una cosa sola con ciò che si insegna. Ispirato alla biografia dell’autrice, questo è un libro da leggere che ha molto da raccontare e da far riflettere, un inno alla forza di vivere, nonostante tutto e tutti. 👍 Voto: 3/5
Cecilia è ancora una bambina, quando a dispetto di tutto e di tutti – in particolare dei suoi genitori -, entra all’Istituto Mascagni di Livorno, un conservatorio, e di quelli seri. Scoprirà a poco a poco cosa significa segarsi i polpastrelli con le corde, imparare solfeggio e armonia, progredire o regredire, scoraggiarsi o meravigliarsi. Educare la sua mano, sfidarla. E trovare una forza inaspettata, un’energia che sembra sprigionare direttamente dalla fatica. Il suo insegnante, Smotlak, spirito spericolato e grande scommettitore, capace di perdere a un tavolo da gioco un Goffriller del 1703, punta su di lei come si può puntare su un cavallo, e mira a farla diventare come gli altri, «quelli senza cuciture». Intorno a loro, una schiera di personaggi che impareremo a conoscere pagina dopo pagina: Odila, compagna di corso e unica amica, la terribile prof. Maltinti, il «sovietico» Maestro Cini… Ma «le vere lezioni non sono quasi mai a lezione», e Cecilia non tarderà a capirlo, scoprendo che una scommessa ben piazzata può portarti lontano e che un vero maestro insegna veramente tutto: perfino a vivere. L'autrice affascina e spiazza con questa storia autobiografica. Un piccolo capolavoro, quasi una sinfonia di sentimenti e colpi di scena, consiglio vivamente. Buona lettura
Cappagli Alice Ricordati di Bach Pag: 258 La protagonista di questo libro non è solo Cecilia Bacci ma la musica, la tenacia e la sfida la forte determinazione verso il raggiungimento di un sogno. Cresce in una famiglia livornese dove si racconta sotto tono, aleggiano segreti nascosti tra cose dette e non dette relative al passato musicale dei suoi avi con la presenza preponderante della figura del nonno che ha dato lustro alla famiglia in epoche passate mentre l’attuale consapevolezza della sua famiglia è vissuta con sfiducia o poco praticabile e quantomeno dispersiva per gli impegni di studio che il padre intende riservare per lei un percorso di studi classici. L’ incidente sull’Aurelia dove per una disattenzione della madre finiscono con la macchina ribaltata fuori strada, è presente anche una sua amica che resta per fortuna illesa mentre lei riporta seri problemi alla mano sinistra, questo non scoraggia la sua determinazione e recupera in casa un vecchio violoncello del nonno il quale lascia le proprie volontà alla madre di lei di acquistare alla nipote uno nuovo violoncello. Si innesca così in lei una curiosità per la conoscenza dello strumento con l’aiuto del maestro Smotlok, giocatore e scommettitore, alla Mascagni di Livorno, davvero originale, che crede fin da subito in lei al quale si aggiunge un altro maestro per lo studio del pianoforte ma manifesta una passione minore verso quest’ultimo strumento. La sua volontà era quella di diventare una concertista una violoncellista, la strada però appare tutta in salita visto anche la iniziale poca fiducia che i genitori ripongono in lei per il pericolo di dispersione dell'impegno scolastico che il padre nutre per lei negli studi classici. La felicità del padre emergeva quando lei suonava Bach, durante i 10 anni di studio con la sorpresa di una scoperta inattesa che sa gestire rilanciando e cogliendo e facendo proprio l’uso della creatività dello scommettitore non su una scommessa materiale bensì nella sua scommessa del futuro. Ne consiglio la lettura per il fatto che mi ci sono identificato provando le emozioni di un appassionato della musica quale sono.
Una bellissima storia. La valuto 5 stelle su 5. Veramente una brava autrice, di cui poco tempo fa ho letto anche l’altro libro: “Niente caffè per Spinoza” [Einaudi ET scrittori] che ho anch’esso gradito molto.
In questo libro si parla di Cecilia, in realtà l’autrice, che racconta gli esordi della sua carriera di violoncellista. L’inizio è un fatidico incidente d’auto sulla via Aurelia, che conosco molto bene perchè la percorro spesso, per poi passare al Conservatorio Mascagni di Livorno. Ogni giorno ci passo davanti e sento le varie musiche che vi escono.
Tutta la storia è immersa nella musica, tema centrale del libro, ma anche i caratteri di alcuni dei personaggi principali, come il Maestro Smotlak, oppure l’amica Odila. Amici o approfittatori? Bisogna leggere la storia per capirlo. Altro pregio: una scritture liscia come l’olio.
Consiglio davvero questa autrice mia conterranea, perché destinata a scrivere solo capolavori!
Questo libro parte dalla storia vera della sua autrice, menomata da un incidente stradale alla mano sinistra, ma diventata violoncellista alla Scala. Alcuni lo hanno trovato lungo e ripetitivo e troppo preciso su alcuni tecnicismi musicali. A me non è dispiaciuto, anche perché amo molto imparare cose che non conosco e nei libri vado oltre facendomi conquistare dalla trama (anche se ammetto un po’ di pedanteria in alcuni passi). Unica nota dolente il romanzo si apre con un segreto di famiglia che non sarà mai svelato non so se per pudore o perché effettivamente non si è capito. In un caso o nell’altro lo avrei omesso non avendo dato al lettore possibilità di darsi una risposta.
La musica come destino, filo conduttore dal passato al presente... Una sfida contro la vita che ti mette dj fronte a degli ostacoli che possono sembrare insormontabili. Questo è la musica per Cecilia: un braccio compromesso da un incidente stradale, un nonno violoncellista, un Maestro che “scommette” sul suo potenziale di musicista. Un libro che racconta l’amore per la musica tramite la tenacia di una bambina, che contro il parere della famiglia, ha deciso cosa vuole fare da grande.
La prosa è bella e scorrevole, cosa che è facile dimenticare se non si leggono molti romanzi nella lingua in cui sono stati scritti. Può risultare un romanzo a tratti distaccato: a volte la protagonista è un po’ fredda rispetto al mondo che la circonda (lungi da me criticare la scrittrice, che ha cucito il romanzo sulla propria storia reale), a volte le giornate di Cecilia possono sembrare un po’ ripetitive. Il finale riesce a ricompensare dei momenti un po’ più lenti.
Sembra quasi di stare su un treno e di vedere le scene narrate attraverso il finestrino. Un bel viaggio nella vita di Cecilia che da bambina incerta diviene donna matura, partendo da un evento scatenante tragico, che alla fine è anche la sua salvezza. La capacità narrativa dell’autrice si conferma anche in questo secondo romanzo. Aspetto il terzo.
Una storia sorprendente che mi ha fatto conoscere meglio la musica classica, specialmente i pezzi per violoncello. La vita deve essere vissuta con passione. Chi suona uno strumento ha possibilità di entrare in un'altra dimensione e trovare una chiave di lettura di questa vita così piena di misteri.
É il secondo libro che leggo di questa autrice e devo dire che mi piace molto. Una bella storia dove protagonisti indiscussi sono la musica, la tenacia e la sfida. Questo libro é anche un pretesto per scoprire brani di musica classica per violoncello per lo più sconosciuti.
Stupendo, armniosamente stupendo! Una storia di passione tenacia e determinazione ma soprattutto di passione. Grazie Alice per quello che mi hai dato raccontando la tua storia.
In Ricordati di Bach, la scrittura di Alice Cappagli è straordinariamente efficace e delicata nel tratteggiare storie, emozioni, atmosfere, personaggi. Da non perdere.
C'è Bach, e c'è Cecilia. Cecilia che, bambina, trova la sua voce nel violoncello. Bach che, secondo il maestro di Cecilia, è "la lisca del tempo". Un romanzo autobiografico meraviglioso.
Solo una musicista avrebbe potuto descrivere così dettagliatamente un violoncello e cosa vuol dire studiarci una vita. Questa è una biografia ed è scritta molto bene. Consigliato.
Il libro parte da un'idea buona: quella di raccontare la ripresa fisica di una bambina dopo un incidente grazie alla musica. Purtroppo, però, si perde già dopo le prime pagine, quando si entra nel mondo del violoncello: da lì in poi è tutto un tecnicismo, lezioni, pentagramma, note, lasciando di fatto la storia vera e propria a margine. Il romanzo si trasforma così in qualcosa di molto specifico adatto solo a chi è strettamente appassionato di musica classica, e di violoncello in particolare. Per il lettore comune risulta invece un po' noioso e forse anche di poco interesse. Peccato, perché l'idea poteva essere vincente se sviluppata in maniera meno tecnica e più universale, dando spazio alle emozioni, alle vicende personali, all'interiorità dei personaggi ecc.