Sicilia, 1743. Il loro legame viene da lontano, e ha radici profonde. È nato quando, ancora bambine, Agata e Annuzza hanno imparato l’arte tutta femminile del ricamo sotto lo sguardo severo di suor Mendola; è cresciuto nutrendosi delle avventure del Cid e Ximena, lette insieme in giardino, ad alta voce, in bocca il sapore dolce di una gremolata alla fragola; ha resistito alle capriole del destino, che hanno fatto di Agata la sposa di Girolamo e di Annuzza una giovane donna ancora libera dalle soggezioni e dalle gioie del matrimonio. Ora, mentre un’epidemia di peste sta decimando la popolazione di Messina, le due amiche coltivano a distanza il loro rapporto in punta di penna, perché la paura del contagio le ha allontanate dalla città ma non ha spento la voglia di far parte l’una della vita dell’altra. E anche se è lo stesso uomo ad accendere i loro desideri, e il cuore scalpita per imporre le proprie ragioni, Agata e Annuzza sapranno difendere dalla gelosia e dalle convenzioni del mondo la loro amicizia, che racconta meglio di qualunque altro sentimento le donne che hanno scelto di essere. Il ritorno di Dacia Maraini alla narrazione storica dopo La lunga vita di Marianna Ucrìa, uno dei suoi libri più amati, è un romanzo intenso e delicato, pervaso dai colori e dagli odori della sua Sicilia, che attraverso il filtro di un passato mai così vicino parla di ognuno di noi, e di cosa può salvarci quando fuori tutto crolla.
Dacia Maraini is an Italian writer. She is the daughter of Sicilian Princess Topazia Alliata di Salaparuta, an artist and art dealer, and of Fosco Maraini, a Florentine ethnologist and mountaineer of mixed Ticinese, English and Polish background who wrote in particular on Tibet and Japan. Maraini's work focuses on women’s issues, and she has written numerous plays and novels.
Alberto Moravia was her partner from 1962 until 1983.
Difficile scrivere una recensione di questo libro perché, dopo averlo letto, sono andata alla presentazione fatta dall'autrice stessa che, essendo una persona interessante, ha reso interessante anche questo breve racconto epistolare. Senza la presentazione sarei stata molto più severa e sono convinta che per apprezzare Dacia Maraini come scrittrice sia meglio leggero altro. Del resto, nonostante la presentazione, non riesco a trovare interessante questo racconto e anche la caratterizzazione dei personaggi mi sembra poco approfondita: un vero peccato perché la stessa autrice, invece, ha sviscerato i vari protagonisti (che nonostante la brevità del testo non sono pochi) in maniera molto più convincente. Forse più pagine sarebbero state necessarie per conoscerli meglio e apprezzare anche il contesto storico. Rimango dell'idea che, tra i libri che ho letto, la migliore descrizione della peste (e del clima delirante e irrazionale che l'accompagna, come noi stessi abbiamo potuto sperimentare in questo 202o) rimanga quella dei I Promessi Sposi
Due amiche amano in amicizia lo stesso uomo (che le ama entrambe ed è sposato a una di loro) per l’ottimo motivo che è così bello che non se ne può fare a meno. Nel frattempo, rischiano il fegato e il diabete scrivendosi lettere in cui si raccontano quanto lo amano ma si rassicurano a vicenda sul reciproco affetto. E parlano di vini: bevono come marinai. Chissà perché.
Qué ganas tenía de volver a leer a Dacia Maraini. En casa tengo “El tren de la noche” pero no me apetecía por su extensión así que me he animado con esta nouvelle epistolar. Sinceramente, no entiendo las malas críticas. Ya se percibe en el prólogo, que la autora nos plantea una historia corta que escribió en 2020 en medio de la pandemia de covid, sobre dos amigas que aman al mismo hombre (marido de una de ellas) en la Sicilia del siglo XVIII, con una epidemia de peste de fondo y es esa su mera pretensión. Si bien es cierto que desconcierta la armonía con la que llevan la situación, pero creo que ahí radica lo interesante, además de que la prosa de Maraini siempre es una delicia. Al final, la amistad de las dos amigas predomina por encima de todo y es aquello que ellas más valoran. Creo que a veces hay que fiarse del instinto propio y no prestar interés a las críticas de por aquí y en este caso así es.
L'autrice qui ci riconduce nella Sicilia della prima metà del settecento, la stessa de "La lunga vita di Marianna Ucria", il romanzo dedicato dalla Maraini alla propria antenata. In particolare, la vicenda si svolge durante la terribile epidemia di peste che colpisce Messina nel 1743 e ruota intorno alla profonda amicizia che unisce sin dall'infanzia due donne molto diverse tra loro per estrazione sociale, storia personale, carattere, talenti, ma accomunate dal considerare il legame che le unisce come il loro "bene più prezioso", da "salvaguardare e difendere" con tutte le forze. Entrambe credono fermamente che l' "amicizia superi la gelosia e fiorisca anche sulle pietre con la forza di una bella e robusta piantina, magari storterella ma con radici lunghissime". Il raro talento narrativo dell'autrice riesce a rendere avvincente persino la struttura epistolare di questo romanzo che a me sembra particolarmente riuscito anche nell'accurata scelta di una lingua sempre molto comprensibile, ma conforme all'epoca storica. Per finire, il romanzo è pervaso dai profumi e dai sapori di una terra alla quale la Maraini dimostra ancora una volta tutto il suo amore.
Bel racconto di una donna che sa scrivere; io preferisco le scritture più lunghe, permettono di entrare nella vicenda e non solo di vederla un attimo. Comunque un paio di begli scorci sugli umani caratteri ci sono anche qui...
I cani in lontananza mi rammentano l’assenza dell’amato. Perché si ama? E perché proprio quella persona e non un’altra? Perché ci addolora la sua lontananza? Perché l’istinto ci porta a volere possedere un corpo, come se fosse una nostra proprietà? E perché, se qualcuno si avvicina a quel corpo, ne soffriamo? Sono tutte domande a cui non so dare una risposta. Cerco di non fare volare l’immaginazione perché ne patirei.
“Che razza di moglie babba sei, che non riesci a tenere vicino un marito come Girolamo? Sappiamo bene che la sua bellezza lo rende fragile e conteso: tutte le donne lo vogliono per sé, ma tu sei la sposa e tu devi legarlo con una catena stretta, se necessario, altrimenti finirai col perderlo”. Ma io non credo che l’amore possa essere un dovere, né che si possa imprigionare una persona con la catena, per quanto robusta. Penso che il mio piccolo e modesto spirito filosofico mi aiuti ad affrontare la realtà senza perdere la testa
Da quando Girolamo è entrato nel giardino della mia mente, sono rimasta stregata, so che si tratta di un’ombra dolce che sparisce quando la avvicino, ma per quanto si diriga a passi decisi verso il cancello, non lo raggiungerà mai. I suoi piedi lo portano sempre indietro e lui è dolce, amorevole.
Sicilia, 1743. La peste sta decimando la popolazione siciliana. Agata e Annuzza, amiche da sempre, intrattengono una corrispondenza per sostenersi a vicenda in questo difficile momento storico. Entrambe hanno lasciato casa propria per allontanarsi dai focolai di peste in città, rifugiandosi in desolate colline. Attorno a loro la morte, la paure del contagio, la noia dell'isolamento. Tra di loro un uomo, che entrambe amano e che ama entrambe. Ma che non scalfirà la profonda amicizia tra le due donne, nonostante la sofferenza e la gelosia. Perché l'amicizia viene prima di tutto. "L'amicizia, quella vera, supera la gelosia e fiorisce anche sulle pietre con la forza di una bella e robusta piantina, magari storterella ma con radici lunghissime"
Un libro epistolare, breve ma significativo. Uno sfondo fin troppo simile al nostro 2020. La paura del contagio, i morti, la ricerca di una "colpevole", gli incoscienti, gli approfittatori e gli sciacalli. Passa il tempo, cambiano i protagonisti, ma la storia si ripete.
Agata e Annuzza sono il simbolo dell'amicizia. Non quell'amicizia perfetta e senza ombre. Ma di quella vera, potente, che a testa bassa entra nelle tempeste e le supera. Sono l'emblema della solidarietà femminile, dell'onestà che ferisce ma che da possibilità di scelta. Il loro legame è tenero e solido.
Una lettura piacevole, scorrevole, storicamente interessante, delicata, moderna. Una penna che non sbaglia un colpo.
Het verhaal in briefvorm is te kort om de personages beter te leren kennen en uit te diepen. De twee vriendinnen Agata en Annuzza, die van dezelfde man houden, zijn niet overtuigend. Het boek is teleurstellend na het lezen van 'Bagheria' en 'Il treno dell'ultima notte'. Il racconto epistolare è troppo breve per esplorare la storia dei protagonisti più approfonditamente. Le due amiche Agata e Annuzza, che amano lo stesso uomo, non sono convincenti. Ero delusa dopo aver letto 'Bagheria' e 'Il treno dell'ultima notte'.
Ho comprato questo libro perché mi piaceva il titolo, dato che adoro la Sicilia e sono nata a Messina. Così ho letto tutto d’un fiato questo breve epistolario tra due donne che mettono la loro amicizia prima di tutto, anche dell’amore verso lo stesso uomo ai tempi della peste. Non direi che si tratta di un capolavoro, ma mi è parso il momento giusto per leggere della narrazione di un’altra epidemia e riflettere sulle analogie e differenze con quella attuale e per immaginare odori e sapori della mia Sicilia.
Un libricino di rapidissima lettura ma, a mio parere, significativo. È un romanzo epistolare, composto esclusivamente dalle lettere che le due protagoniste si scambiano. Gli argomenti sono un uomo che entrambe amano (di cui una è la moglie) e la peste che pervade Messina a metà del Settecento, quindi la morte. La lettura risulta distorta e utopica: le due amiche sostengono di mettere la reciproca amicizia sopra ogni cosa, e parlano con un onestà disarmante dell'amore per lo stesso uomo. La gelosia esiste, il dolore è una costante nelle loro vite, come il senso di abbandono, per cui tutto pare esageratamente morboso e sbagliato. Ma non si capisce dove l'autrice voglia arrivare fino al finale, che riconferma la possibilità di un rapporto tra donne che sia libero e anticonformista. Per me qui il femminismo è spinto un po' all'esagerazione, sforando dalla nostra usuale percezione delle relazioni. Una lettura che per certi versi risulta soffocante, ma la consiglio per stimolare la riflessione.
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Pleasant read. Nicely weird how it talked about the pest about a century and a half ago, and was published in June of 2020, in the middle of our current pandemic. Strange similarities. This was certainly a hook. However, in respect to the story itself, I didn't find it very plausible, didn't convince me. The love trio and how the characters handle it, the "balance" they find... not realistic to me. As exposed in the preface, the author had done a little research about the pest in Messina and then wrote around it a love story; loads of potential I'd say! Even more so in the genre chosen: epistolary, which I enjoy quite a lot. But to my liking she does not succeed: the story remains in a very superficial level, as if the author's research was just a pretext to publish in a timely occasion such as a new pest outbreak. So, all and all, the book didn't fulfill the potential it had.
Sicilia 1743, la peste a Messina e due donne legate da un’amicizia che sconfina gli spazi delle consuetudini e del modo di pensare comune. La loro corrispondenza epistolare è calorosa e dolce e sembra il rifugio più solido e sicuro delle due donne. Sono rimasta molto colpita dalla loro capacità di volersi bene nonostante il sentimento d’amore per lo stesso uomo, marito di una delle due, rischi di separarle e metterle in conflitto. Entrambe si dimostrano capaci di sorvolare le consuetudini, avere una visione della vita e dell’amore non egoistica e miope ma altruistica e aperta.
"Trio" di Dacia Maraini Che bello ritrovare la narrazione storica di Dacia Maraini! Piacevole la forma epistolare. Sentimento di amicizia fortissimo tra le due protagoniste. Amicizia nata ai tempi delle vestine corte e cresciuta all'ombra delle letture tanto amate. Sicilia 1743. La peste arriva a Messina. Le amiche lontane si scrivono. Un'amicizia che resiste a tutto anche all'amore per lo stesso uomo.
dire che è una storia mi pare troppo generoso, e mi dispiace perché in genere amo Dacia Maraini. è uno scambio di poche lettere, non approfondisce i sentimenti, suggerisce nello sfondo un'epidemia che è evidentemente il motivo per cui l'autrice ha riesumato vecchi appunti rimasti inutilizzati. la peste di Messina richiama la peste degli anni nostri, ma per pubblicare un libro sembra uno spunto troppo tenue.
“La hermosura de Girolamo es su fuerza, pero es también su gran debilidad. Desde pequeño ha sido el objeto de deseo de cualquiera que se cruzara con él. (...) Su vida ha estado marcada por la huida. Siempre ha huido, como hoy huye de mí para correr a tu lado. Pero sé que, si viviera contigo, escaparía para reunirse conmigo. Un hombre en fuga”.
Ora la casa senza Girolamo sembra vuota. Mi chiedo a volte come ho fatto a prenderlo questo marito inquieto. Quando sei arrivata tu era già perso da un pezzo. Non so cos'è che l'ha annoiato. O è il matrimonio in sè che rende noioso l'amore? Eppure io lo amo ancora ma per noi donne l'amore è come una malattia che non riesce a guarire.
Complicato dare un pensiero su questo piccolo racconto, e come un piatto senza sapore. Non si riesce a definire! Ed è un vero peccato perché la storia in se, la peste etc... poteva essere anche carina, ma per nulla strutturata.
Un libro pequeño, fácil y bonito. Pasajes sicilianos escritos para despertar los sentidos, un contexto de epidemia que conecta y pone en relación histórica nuestras vivencias recientes y un poso de cariño en todo el texto que le da un toque cálido.
Ein sehr schönes Buch über die Freundschaft zweier Frauen, die den gleichen Mann lieben. Aus dem Briefwechsel geht die Zuneigung der Frauen zueinander und der Wunsch, die Freundschaft wegen des Mannes nicht aufzugeben, deutlich hervor.