Gertrud Tinning insegna all'International Collage di Helsingør. Ha precedentemente lavorato per le Nazioni Unite e ha vissuto in Kenya e Sri Lanka.
È una donna impegnata, che sa di ciò che parla, e in "Un tempo ingiusto", descrive con eccezionale chiarezza e spirito critico la condizione delle donne, e dei lavoratori in generale, nella Danimarca degli anni ottanta.
La mia non sarà una recensione prolissa, perché come ben sapete non amo molto riassumere la trama e spendere poche parole sulla forma del libro, men che meno su questo romanzo. Voglio invece parlarvi del suo significato, della morale nascosta dietro alle sue parole, di ciò che l'autrice ha voluto trasmetterci e soprattutto ricordarci.
Si perché i traguardi raggiunti, i diritti acquisiti, la libertà e la parità raggiunta, non ci sono piovute dal cielo ma sono frutto di anni e anni di lotte che qualcuno a fatto per noi, perché le generazioni future non vivessero e non patissero il degrado e le disumane condizioni di vita a cui loro hanno assistito e sperimentato sulla propria pelle.
La società odierna, e i giovani in particolare, spesso dimenticano tutto questo, o peggio ancora, lo ignorano completamente; ecco perché questo romanzo acquista maggior valore, ed ecco perché nonostante la crudezza di alcune descrizioni, “Un tempo ingiusto” è un romanzo da consigliare e da leggere.
Il periodo e l’ambientazione scelta dall’autrice non è lasciata al caso; siamo infatti alla fine degli anni ottanta, a Copenaghen, un periodo in cui la disparità e il divario tra ricchi e poveri nella società era molto spiccato e presente, ed esattamente il periodo che precede il primo vero sciopero femminile in Danimarca.
Sono gli anni in cui insorgono le prime rivolte, in cui le coscienze politiche si risvegliano e i cosiddetti deboli acquistano nuovo slancio, facendo finalmente sentire la loro voce pretendendo pari dignità e i diritti che gli spettano.
Il romanzo è ispirato alla realtà storica della nostra Europa, con alcune piccole licenze che impreziosiscono la storia rendendola più ricca; la Manifattura tessile Ruben, il luogo da cui gli eventi prenderanno piede, scatenando la reazione delle protagoniste del romanzo, è realmente esistita, e così come descritto nel libro, è passata alla storia per le misere condizioni in cui versavano i suoi lavoratori ma non solo.
Fu infatti proprio in quella sede che si svolse il primo sciopero femminile, capeggiato da Agnes Lindenbaum, che tenne un appassionato discorso nel cortile della fabbrica pochi istanti prima che iniziasse lo sciopero.
Di questa straordinaria rivoluzionaria, poche sono le informazioni giunte a noi, ma la Tinning, con grande sforzo e un’intensa opera di ricerca e approfondimento ha cercato di ricreare lo spirito di quegli istanti, che hanno cambiato per sempre il volto dell’Europa, dato il via alla nascita dei primi movimenti femministi e dei primi sindacati.
Gertrud Tinning con una prosa fluida, misurata e ben strutturata ha voluto darci un promemoria di una delle pagine più drammatiche della storia europea, facendo rivivere il passato con una meticolosa e attenta cura dei dettagli descrittivi, e costringendo il lettore ad un viaggio talmente realistico da riuscirne a sentire i rumori, gli odori e soprattutto i sentimenti, che emergono con prepotenza dalle pagine… per non dimenticare!