Nel dipanare la matassa d’una specie di torbido triangolo amoroso tra fratelli (“una specie” perché, come emergerà presto, ), Feng Nong non solo non si pone alcuno scrupolo di carattere morale… ma, al contrario, dimostra chiaramente di divertirsi un mondo a mettere in campo, con disinvoltura, ciascuno dei mille clichés tradizionalmente associati al tema dell’Amore Incestuoso. Lo fa, per inciso, non con intenti provocatori o con il fine ultimo di spingere il lettore a mettere in discussione la propria prospettiva sugli argomenti affrontati, bensì con i modi frizzanti di chi, nel delineare una trama e delle figure così sopra le righe, così apertamente debitrici rispetto a un certo filone (oggigiorno considerato superato, nella migliore delle ipotesi, o problematico e addirittura nocivo, nella peggiore) di romanzi rosa, non si propone davvero nulla di diverso o di più “intellettualmente elevato” del titillare il bisogno d’uno svago piccante e – in quanto fittizio – innocuamente trasgressivo espresso da diverse fette di pubblico; una spruzzata di r*pe fantasy lì, un accenno di torture p*rn là, et voilà… il gioco è fatto. Tutto qui, dunque? I pregi/difetti dell’opera si riducono a questo? No, non esattamente… in primis perché, a onor del vero, l'autrice s’impegna parecchio a tessere, intorno alle vicissitudini sentimentali dei tre principi, una rete d’intrighi di corte che risulti ben articolata ma, comunque, facile da seguire, credibile nelle sue varie diramazioni. Degna di nota, poi, anche la scelta di sostituire gradualmente, sì, ma via via più spesso con il susseguirsi dei capitoli, la voce narrante di Yong Shan a quella di Yong Qi – decretando così, nei fatti, l’incoronazione (la si percepisce, l’ironia?) di un nuovo, forse più convincente protagonista.