Siamo nel 1700 a Cheshire, in Inghilterra. La sodomia è un reato punibile con la forca. Henry Montague, detto Monty, è innamorato del suo migliore amico, Percy.
Monty ha diciotto anni ed è in procinto di partire per il Grand Tour insieme all’amore della sua vita, prima che vada a studiare legge in Olanda. È stato espulso da Eton a causa dei suoi rapporti occasionali con persone del suo stesso sesso.
Ha un rapporto conflittuale con il padre, che è sempre stato severo con lui, per cercare di plasmarlo e affidargli la tenuta di famiglia. Non accetta la condotta deplorevole del figlio: Monty preferisce trascorrere il tempo a ubriacarsi, ad andare alle feste e a divertirsi con gli uomini e talvolta pure con qualche donna anziché pensare al proprio futuro, ai propri doveri. Vorrebbe fargli eliminare quei vizi che non si addicono a un gentiluomo, soprattutto l’interesse nei confronti dei maschi, con la minaccia di diseredarlo. L’uomo non si preoccupa della sua felicità, è molto più interessato alla facciata e all’onore.
Il loro legame ha causato a Monty profonde ferite, non solo fisiche, infelicità e paura di sbagliare, di non essere mai all’altezza.
Il Grand Tour è un’ancora di salvezza, una boccata di aria fresca, prima di ritornare in Inghilterra e assolvere i propri compiti. Lo scopo principale di Monty è trascorrere un anno in Europa con Percy, sapendo che non l’avrebbe più rivisto con la certa frequenza una volta che quest’ultimo si sarebbe trasferito in Olanda.
Poco prima della partenza, i piani del ragazzo vengono stravolti: il padre ha deciso di affiancargli un tutore/domatore, il signor Lockwood, e di far partire con loro anche la figlia, Felicity, per farla studiare in una scuola di buone maniere.
Quando arrivano in Francia, il giovane decide di fregarsene delle regole imposte dal sostituto del padre, di godersi Parigi e la compagnia di Percy.
Il Tour prende una piega inaspettata a causa di un furto compiuto da Monty.
Insieme al migliore amico e alla sorella, è costretto a scappare, cercando di non combinare altri guai e di diventare adulto e coscienzioso.
Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini è la storia di un’avventura, di un amore pieno di ostacoli, di un viaggio che si rivela di formazione.
Inizialmente Monty fugge dai propri problemi, rifugiandosi nell’alcol e nel divertimento. Non pensa di avere alcuna qualità, escluso l’aspetto estetico e le sue fossette, che spesso sfrutta a proprio vantaggio.
Talvolta i suoi atteggiamenti vengono scambiati per egoismo. Nessuno sembra capire la sua ribellione, il suo continuo lamentarsi del futuro che lo attende. Il giovane infatti non vorrebbe essere come il padre, vorrebbe essere libero di decidere, di sbagliare, di essere felice, nonostante altre persone siano meno fortunate. Percy soffre quando viene scambiato per il cameriere di Henry Montague a causa del colore della pelle e viene difeso da quest’ultimo.
Monty è molto diretto e non si rende conto che a volte risulta inappropriato. Altre volte, invece, non esterna ciò che prova. A causa di questo lato del suo carattere, rischia di ferire gli altri o di creare inutili incomprensioni.
Si è innamorato del suo migliore amico e questo lo tormenta: non vorrebbe perdere un’amicizia tanto preziosa e al contempo vorrebbe essere libero di baciare la persona che ama, stringerla tra le proprie braccia.
Sono sempre stati molto affettuosi tra di loro, ma questo non gli basta più.
Un segreto che Percy gli ha tenuto nascosto per molto tempo sembra incrinare il loro legame, che, inevitabilmente, cambia. Monty è disposto a migliorare e al tempo stesso a rischiare la propria vita (e quella degli altri) per le decisioni che prende dopo una confessione che spiazza il protagonista e anche il lettore.
Tra incontri/scontri con nobili, alchimisti e pirati, il viaggio del giovane diviene un’opportunità di crescita personale, una lezione su ciò che conta davvero nella vita. Farsi guidare dalla bramosia, anche a costo di ferire gli altri, non serve a niente e non dona gioia. Che senso avrebbe vivere in eterno senza le persone amate e senza neppure un briciolo di felicità?
I due fratelli Montague imparano a conoscersi e a volersi bene. Non sarebbe mai successo se non fossero partiti per il Gran Tour. Ognuno scopre qualcosa dell’altro che non sapeva prima di partire.
Il carattere impulsivo e spesso sconsiderato di Monty si scontra con quello riflessivo e razionale di Felicity, la cui presenza si rivela indispensabile.
Al contrario, Percy è più timido, dolce e ragionevole. I due si completano.
Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini affronta temi che purtroppo sono ancora attuali, quali la difficoltà di accettare la propria natura, i pregiudizi nei confronti degli omosessuali, il razzismo e il maschilismo.
Mackenzi Lee ci insegna che nonostante gli ostacoli possano sembrare insormontabili, dobbiamo affrontarli, conviverci. Spesso li creiamo noi stessi per sabotarci. Scegliere la strada più facile e non quella che desideriamo percorrere ci rende inevitabilmente infelici.
Bellissimo il riferimento al kintsukuroi, una pratica diffusa in Giappone che consiste nella riparazione di oggetti in ceramica con l’oro o con la polvere dell’oro. Rappresenta l’anima del romanzo, in particolare il legame che unisce Monty e Percy.
In definitiva, Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini è un romanzo d’avventura capace di emozionare e arricchire. Le descrizioni sono un po’ troppo didascaliche e a volte rallentano la lettura. I personaggi, invece, sono caratterizzati bene, i dialoghi funzionano e il linguaggio è consono al periodo storico. I temi affrontati nel romanzo vengono gestiti con sapienza. Non mancano i colpi di scena e la suspense fino al commovente finale. Ogni elemento e ogni personaggio è importante per l’evoluzione del protagonista.
Lo consiglio a tutti, in particolare a chi cerca un libro per staccare la spina, perdendosi tra le pagine di un “magico” e rocambolesco viaggio che finisce per cambiare un tipo testardo come Monty e, perché no, anche chi lo legge.