Se la vita durasse una settimana, per Elvis e i suoi amici oggi sarebbe giovedì. Infatti è di giovedì che s’incontrano. Per scrutarsi, raccontarsi le novità, fare bilanci dentro un mondo che si scompone sotto i piedi. Tra poco non avranno più cinquant’anni, e usciranno per sempre dall’età di mezzo per entrare in un territorio nuovo. Così, tra amori che nascono o franano, ansiolitici e aperitivi, cercano di varcare quella soglia labile e miracolosa saltandoci sopra come in una giostra, decisi a non scendere sin che dura il fiato – o il vino. La loro vita a dirotto si riflette in un dialogo inesauribile, impudico, che ci vede coinvolti tutti, nella stessa risata e nella stessa paura: congedarsi senza preavviso dall’unica giovinezza che ci è stata assegnata senza aver capito cosa ci aspetta.
«Abbiamo 59 anni, alcuni di noi hanno smesso di tingersi i capelli e di fumare, altri hanno cominciato la dieta e la Recherche, però dicendo che la rileggono. Facciamo finta di credere a un sacco di cose: che dimostriamo al massimo 48 anni, che non siamo depressi ma disincantati, che quella non è pancia ma colite. Che il vino rosso fa bene, e il caffè allunga la vita. Abbiamo avuto case allagate e idee geniali, spesso contemporaneamente. Alcuni hanno doppie vite, doppio lavoro, doppio mento, doppia sim. A teatro ci addormentiamo, e in tv vediamo lo stesso Montalbano tre volte, convinti che sia la prima. Abbiamo voglia di ridere, ma ci commuoviamo spesso e diamo la colpa al polline. Ci angoscia l’idea di dimenticare le password. Crediamo ancora negli sconti, più o meno in Dio, nelle creme antirughe, nei concerti del primo maggio e nei sughi senza conservanti, e quasi tutti nel primo Battisti e nel primo Battiato, il primo Von Trier e il primo Paul Auster. Conviviamo con malattie autoimmuni, vicini razzisti, gatti anaffettivi, pc pieni di virus, aumenti di stipendio, di peso, di autostima, ma combattiamo il colesterolo, la fine della sinistra, gli specchi troppo illuminati, le sanatorie, i leggings di ogni tipo, i bicchieri di plastica, l’irrilevanza, la frenesia del Pil, i rumori di deglutizione. Ogni tanto siamo felici, senza motivo, senza bisogno d’indagare. Ci innamoriamo, andiamo in Messico e poi torniamo. Abbiamo detto milioni di volte le parole stress, motivazioni, analisi, percorso, adesso diciamo più spesso pillola, spreco, cuore, meraviglia. Il vocabolario si restringe e ansima, nel silenzio troviamo nuove gradazioni. Guardiamo il meteo sull’iPhone, piú volte al giorno, e la notte per quello dopo. Mettiamo in carica. Domani sole». E. S.
Elvira Seminara (Catania, 1959) è una scrittrice, giornalista e accademica italiana. el 2008 per Mondadori pubblica il suo romanzo d'esordio L'indecenza. Ha insegnato Storia e tecnica del giornalismo nella Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Catania.
Poco più di due stelle, giusto un paio di passaggi si fanno notare. Nel complesso, se doveva delineare un’età di passaggio, non mi sembra abbia centrato lo scopo.
Purtroppo, devo anche io unirmi alla generale insoddisfazione che leggo nei lettori di questo libro di Elvira Seminara. L’autrice non voleva, probabilmente, raccontare una storia, ma piuttosto dipingere un quadro, un ritratto degli odierni sessantenni o quasi, delle ultime transizioni nel tentativo di arginare l’assalto della vecchiaia. Abbiamo, quindi, un gruppo di amici che si ritrovano il giovedì sera e si raccontano alla narratrice, che ci rende partecipi delle loro confidenze, dei loro piccoli segreti e dei piccoli fallimenti che ogni vita porta con sé. Ma il racconto non riesce quasi mai a essere interessante o arguto e, in definitiva, annoia un po’ il lettore.
I segreti del giovedì sera- Elvira Seminara. Ho apprezzato moltissimo lo stile di questa Autrice siciliana che ambienta la sua storia in una Catania che le fa da cornice col suo corso principale. In questo sfondo si fanno a rilievo azioni in cui ci si può ritrovare ognuno di noi: uscire con le amiche di mezza età, provarsi vestiti nei camerini in un ottobre qualunque -"coda dell'estate"-. Una sottile e piacevole ironia passeggia indisturbata tra storie di coppie in crisi che rispecchiano la fine di una stagione e l'inizio di un'altra. La costa d'autunno siciliana sente l'abbandono, quando i lidi restano orfani di cabine, restano tristi oggetti dimenticati e cibi in scatole rimaste aperte che diventano mete di gabbiani. La Sicilia e il suo mare d'estate che ospita sposi e invitati dai vestiti sempre troppo stretti, imprigionandoli in scatti di felicità. C'è quel bar di via Etnea di fronte a villa Bellini. È bello ritrovare una pagina di una città che hai visitato. Un bar in cui si incontrano le amiche, una racconta, l'altra ascolta. Relazioni extraconiugali, i silenzi, i muti consensi, quelli che accettano senza lottare. I danni del cambiamento climatico, i tradimenti nascosti in silenzi più o meno comprensibili. In una striscia di terra sospesa.. in fondo alla strada una casa. I figli che seguono i loro ideali imponendo le proprie scelte a costo zero. La nebbia dei giorni della lupa confonde, crea disagio, una vita che vola via, un angelo che continua la sua corsa in cielo. Sullo sfondo resta l'Etna che da lassù aspetta gli stranieri.. consigliato ⭐️⭐️⭐️
“Cerchiamo tutti,negli altri, solo risposte ai nostri bisogni. Non cerchiamo loro, ma le loro reazioni, anche sbagliate o inventate.Abbiamo bisogno di veder reagire gli altri a noi.Di non essere invisibili.”
Stanno per varcare la soglia dei sessant’anni , hanno iniziato a far diete ,a fingere di non essere depressi per l’incedere del tempo che non dà tregua,a negare di avere problemi con la memoria. Qualcuno ha iniziato pure una doppia vita nel tentativo di darsi un’altra possibilità , di fingere di cominciare adesso, dimenticandosi il passato che grava sulle spalle . In questo modo Sophia, Miriam, Olivia, Cesare, Pietro, Mauro, sei amici si incontrano il giovedì sera alla ricerca di una nuova identità che ingeneri l’illusione di una seconda giovinezza oppure la consapevolezza di una fine annunciata.
“Loro proprio non ti vedono, sei fuori da ogni interesse, hai un’età” Non importa se hai mantenuto un fisico asciutto, se sei solo un “tardo-giovane” , se dimostri quindici anni di meno ...ormai sei “scaduto” , hai finito la corsa, “game over! E mentre le donne cercano di rattoppare qua e là, i maschi preferiscono mettersi in salvo, “delegare, deresponsabilizzarsi e se è il caso fuggire”. . “Abbiamo di nuovo trent’anni nel cuore e nella testa e non ce l’aspettavamo e abbiamo figli di trenta e genitori di novanta e noi in mezzo schiacciati” e nessuno ti vuole. Il problema non è il futuro che manca ma è che nessuno si aspettava di averne ancora così tanto e abbiamo anche troppo passato che ci ricorda che siamo inesorabilmente “vecchi”. E non ci piace in fondo questo “supplemento di tempo” perché ci porta a fare i conti con tutti i nostri rimpianti. C’è un tempo per tutto...anche per arrendersi...nonostante non possiamo fermarci, “nonostante la casa intelligente, l’auto che si guida da sola, i figli che chiedono aiuto, tuo padre che chiede aiuto”. “Siamo il loro punto fermo,la loro memoria”, noi che dimentichiamo le password e i libri appena letti.
Così in questo valzer di confessioni dolorose si susseguono giovedì con le rivelazioni sospetti le prese di coscienza di un mondo che ci ha schiacciato nel mezzo a due età che ci ricordano che siamo stati gli ultimi con il telefono fisso e i primi col cellulare passati dalle cartoline a Skype una bellissima riflessione su inganno della vita Dove ogni giovedì si recita al soggetto dove si piange si nega o si accetta In ogni caso si continua a vivere cercando una nuova gradazione in cui collocarci
Sembra la sceneggiatura di una tipica commedia francese in cui un gruppo variegato di vecchi amici si ritrova a parlare della propria vita con un occhio al passato , uno al futuro e la mente immersa nel presente. Questo gruppo di sessantenni si racconta toccando anche punte di ilarità e ironia disincantata. Il libro si fa leggere, alcune pagine contengono considerazioni interessanti ma , alla fine, i personaggi risultano confusi e non lasciano il segno. Lettura gradevole, per questo 3stelle , ma fine a se stessa, per questo non più di 3 stelle.
Sarà che una certa attitudine alla speculazione fine a se stessa la sento e vivo in prima persona da sempre. Sarà che Catania è presente, viva, sarà la Sicilia, sarà la sottile caricatura di certi cliché. A me non è dispiaciuto affatto.
Il potenziale c'era ma esiste un problema, non sono nel target. Se hai 50 anni é il libro giusto per te, se ne hai 25 é solamente una palla atomica. È una roba alla Sex and the city, senza sex con Catania come city e delle carismatiche amiche della protagonista te ne ricordi a malapena una. Il libro é una sequenza infinita di discorsi sulla vecchiaia e sugli acciacchi farcite da un sacco di frasi filosofiche. L'autrice non scrive male, però perdevo il filo di continuo perché mi stavo annoiando a morte. L'ho mollato a 40 pagine dalla fine quindi lo considero letto. Bah