2 agosto 1980. Ore 10,25. Strage della stazione di Bologna. 85 morti, oltre 200 feriti.
Come accade con molti libri che parlano di cose (purtroppo) realmente accadute (magari negli anni in cui eravamo piccoli e non ci accorgevamo di niente), ecco che arriva qualcuno a raccontarci come è stato viverlo dal di dentro, stando lì, a morire, a vedere la gente morire, a soffrire per le ferite, per il dolore e lo spavento, a chiedersi cosa è successo, chi è stato e perché, in una sorta di confusione disperata.
”Fino a quel momento Jules non aveva avuto né il modo né il tempo per riflettere sull’enormità della Strage che aveva vissuto sulla propria pelle. E provò vergogna perché un uomo, uno come lui, aveva avuto la spaventosa incoscienza o la tragica coscienza, il che sarebbe stato peggio, di posare un ordigno esplosivo nella sala d’attesa di seconda classe e di lasciar morire…
Si chiese se il criminale, mentre deponeva la bomba, si fosse guardato attorno e avesse veduto il ragazzo che sfogliava un giornale a fumetti, seduto a pochi passi da lui. O la madre del ragazzo o Daniele, rilassato a fumare e ad attendere Claudia. O tutti gli altri che sapeva bene sarebbero morti per sua mano.
Con quale coraggio?
Gli pareva impossibile che un uomo arrivasse a tanto.
Tornò a rivedere la voragine, gli uomini al lavoro, le autogrù, le scavatrici e il cordone di polizia. E nel varco, oltre i monconi di muro che delimitavano la sala d’attesa squarciata, il vagone sventrato del treno Bologna-Basilea, primo binario, sul quale la morte, per puro caso, non lo aveva trovato.
Era possibile, accidenti! Era possibile: ecco il risultato di quella possibilità. E la gente, moltissima, in silenzio e allineata contro il cordone di polizia a chiedersi, come se lo chiedeva lui, come fosse stato possibile. Jules si mischiò a quella gente.“
La ricostruzione di Macchiavelli è ovviamente romanzata ma anche basata su fatti accaduti. Si riconoscono personaggi reali, situazioni verosimili; non per niente il romanzo è stato pubblicato nel 1990 ma subito ritirato dalle librerie e inviato al macero a seguito della denuncia di uno degli imputati della strage.
Poi Macchiavelli fu assolto, ma il romanzo venne ripubblicato solo nel 2010, nel trentesimo anniversario della strage, con la prefazione di Libero Mancuso, magistrato impegnato per anni nella ricerca della verità su quel drammatico evento della nostra storia.
”Il terrorismo in Italia non presenta le caratteristiche note in altri paesi che ne sono stati toccati. E’ un fenomeno anomalo che ha dovuto fare i conti con il più forte Partito comunista dell’Occidente e con i sindacati più organizzati e condizionanti della vita politica europea.
In questo contesto il terrorismo si è sempre mostrato al momento giusto per determinare, o meglio per indirizzare, le scelte dei partiti; i risultati degli atti di terrorismo sono sempre stati, alla fine, ‹‹stabilizzanti›› mai ‹‹destabilizzanti››, come proclamano i politici e i mezzi d’informazione. Dal primo governo di centrosinistra degli anni Sessanta fino al sequestro Moro, quando si presentò l’ipotesi di un ingresso dei comunisti nel governo italiano.”
Un libro da leggere per conoscere qualcosa dell’Italia di quegli anni, per chi non c’era o per chi c’era ma non ricorda. Ma non solo. E’ anche una ricostruzione molto avvincente e piena di suspense. Ne vale la pena.