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I divoratori

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Non è una serata come le altre nel prestigioso Palazzo Senso, ristorante gourmet dell’Hotel Principe di Savoia di Milano. I piatti concepiti dallo chef Franco Ceravolo, monumento della gastronomia italiana, atterrano con grazia sui tavoli finemente apparecchiati, trasportando i clienti in un universo sensoriale stroboscopico impossibile da dimenticare. Ma nell’aria serpeggia una strana eccitazione e tutti gli occhi sono puntati verso il centro della sala, lì dove siede “una creatura di perfezione impossibile, ancestrale, l’uomo più bello che si sia mai visto”.

È Daniel William King, stella assoluta di Hollywood, accompagnato dalla sua bellissima moglie: la coppia di attori più ammirata, invidiata e fotografata del momento, ville da copertina, premi internazionali, figli naturali e figli adottati, ricchezza, successo e due volti assicurati per cifre che basterebbero a pagare un Pollock da Sotheby’s: una grandiosa famiglia tradizionale.

Condividere con loro il tempo e lo spazio di una cena non è un’opportunità o un colpo di fortuna, ma una responsabilità, un peso capace di cambiare le carte in tavola. A scoprirlo, loro malgrado, saranno Elena e Saverio – che stanno trascorrendo un avventato weekend insieme dopo essersi incontrati al funerale di una comune amica -, Giordano e Frida – uno stimato professore universitario e una sua lettrice di trent’anni più giovane – e un gruppo oscenamente rumoroso, seduto più in fondo, in disparte – la grottesca famiglia del maître, che grazie a una soffiata del figlio non si è fatta sfuggire l’occasione di osservare da vicino Mr e Mrs King.

Durante il pasto, mentre in cucina e agli altri tavoli si consumano cattiverie, epifanie e piccoli traumi, al tavolo dei due divi si svolge la scena madre, perché nel cervello dell’attore più bello del mondo, all’oscuro dello sguardo altrui e lontano dalla liturgia dello spettacolo, si annida da tempo un minuscolo seme di follia, “una specie di fungo, una macchia che comincia ad allargarsi” e che devierà senza scampo le traiettorie delle vite di ciascuno dei protagonisti.

204 pages, Hardcover

Published July 7, 2020

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Stefano Sgambati

10 books1 follower

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8 (16%)
Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for Vera Viselli.
274 reviews4 followers
February 25, 2021
Tre stelle e mezzo. È una storia breve ma intensa, una sequenza di un film che analizza l'arte del guardare e, attraverso la vista, il poter o meno raggiungere l'essenza delle persone.
Profile Image for Lilith November.
86 reviews4 followers
March 21, 2022
Torno dopo due settimane di blocco del recensore con “I divoratori”, quella che mi è rimasta forse più impressa fra le ultime letture.
Il titolo mi aveva attirata perché era proprio come mi sentivo in quei giorni, una divoratrice: volevo leggere tanto e cose diversissime fra loro.

Tutta la vicenda si svolge in un ristorante di lusso, rimbalza da un tavolo all’altro, bianche isole che nascondono il marcio sotto la tovaglia.
Daniel William King e sua moglie sono i catalizzatori dell’attenzione dei commensali: bellissimi, famosissimi, perfettissimi. Felici?
Ma dove sta la verità, dove si ferma l’apparenza? Perché Daniel ha smesso di essere se stesso per diventare un bell’involucro su cui investire soldi. Persino la sua relazione è patinata, finta. È in crisi, Daniel, sta per esplodere e potrebbe farlo davanti a tutti.

Spostiamo l’obbiettivo sugli altri. C’è una coppia seduta più in là, sono Giordano e Frida. La differenza d’età potrebbe suggerire che sono padre e figlia, ma il modo in cui lui la guarda, così affamato, suggerisce un’altra cosa.
E quella tavolata schiamazzante? È la famiglia di Carlo, il maitre, che il posto se l’è guadagnato in un modo tutt’altro che pulito.
Elena e Saverio sono i più anonimi, benché lei indossi lo stesso vestito dell’acclamata moglie di King. Non hanno più nulla da dirsi, forse non l’avevano neanche prima di finire a letto insieme.

La narrazione è cinematografica, si muove a fotogrammi. Usciamo dal ristorante con dei flashback, ritorniamo ad uno dei tavoli, sbirciamo le ossessioni e le perversioni dei commensali. Ci sentiamo invadenti come il padre di Carlo, che per fare una foto a King si piazza in mezzo alla sala disturbando tutti.

È un libro crudele, una storia che si consuma nell’arco di una sera e in un solo luogo, il ristorante, e che si ferma quando siamo costretti ad andarcene, lasciandoci insoddisfatti come un pasto interrotto alla portata più succulenta.

Ho apprezzato molto lo stile dell’autore, quel suo indagare senza vergogna la vita di queste persone e loro fragilità. La tragedia resa teatrale, il grottesco che ti impedisce di distogliere lo sguardo.
Profile Image for Ilaria Quercia.
411 reviews113 followers
February 10, 2021
Discordo dai pareri non troppo positivi su questo libro.
Ho trovato uno stile sempre elegante e forbito ed un impianto narrativo corale che ne ha reso interessante lo scheletro del racconto sotto più punti di vista.
Un fatto di sangue si consuma nel bel mezzo di una cena stellata a cui partecipano i personaggi più male assortiti che l'immaginazione possa concederci: dall'attore superstar icona di perfezione, al maître che si è fatto da solo, al vecchio professorone accompagnato dall'allieva 18enne, tutti raccontati con un cinismo cattivo che rende voyeuristica e feroce la lettura.
Mi resta questa frase:
"La felicità non è tale finché non ci togliamo dal centro: del mondo, dell'universo, della nostra falsissima solipsistica percezione. Dal centro."
Profile Image for Giorgia Mariani.
5 reviews3 followers
January 27, 2021
Una sensazione di inquietudine in costante crescendo, la cena come punto di ritrovo di personaggi che hanno tutti in comune angoli oscuri nascosti nella propria anima, che l'autore ci mostra impietoso, lampante e violento, andando a narrare a ritroso, scavando nel loro più o meno recente passato. Un finale che a tratti lascia a bocca asciutta, tanta attesa per così pochi dettagli? Non sarà che anche noi abbiamo (forse un po' troppa) fame di oscurità e abbiamo qualcosa in comune con qualcuno dei convitati?
Profile Image for Gab.
90 reviews
November 29, 2020
Una miriade di personaggi si susseguono in uno spazio chiuso, un ristorante stellato. I capitoli procedono abbastanza agilmente e tendenzialmente ogni capitolo da spazio ad un personaggio, in linea di massima.
Non si capisce come vada a finire, c’è tutta una preparazione durante il corso del libro che però si conclude troppo velocemente in poche pagine, lasciando la sensazione di incompiuto.
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