"Aveva i capelli neri, lisci, lunghi, la pelle olivastra, e le iridi chiare. Non riuscivo a non fissarlo, non riuscivo a pensare, non riuscivo a respirare. Mi sentivo come se un fulmine mi avesse attraversata dalla testa ai talloni.[...]Ancora non sapevo che quel misterioso sconosciuto, di cui ben presto avrei saputo molte e forse troppe cose, non avrebbe mai smesso di guardarmi come un elefante in un negozio di cristalli. E anzi, un giorno, mi avrebbe guardata anche peggio di così. Sapevo soltanto di voler fare di tutto per dimostrargli che non lo disprezzavo, che mi piaceva, che lo trovavo interessante, che il suo sguardo ostile non mi scoraggiava, e che un giorno gli avrei chiesto di sposarmi. "
È vero! In questa storia di Amabile ci sono dei cliché.
È vero! Un'autrice come la Giusti potrebbe scrivere ben altro, come, fra l'altro, ne ha dato già dimostrazione.
Ma se la Giusti, nelle ultime pubblicazioni, sente il bisogno di scrivere di eroine che tentano di convertire con l'amore il bad boy di turno, penso abbia la libertà di farlo. Quando si legge la trama di un libro si sa a che tipo di lettura si sta andando incontro e, se non ci va di leggere di determinate dinamiche, si può passare oltre. Che un libro possa non piacere ci sta. Che un libro ti lasci perplessa su alcuni punti anche. E allora ben venga la critica costruttiva, quella che permette il confronto fra lettrici. Esaltare però il libro, dicendo che è tutto bellissimo, che fa provare un'altalena di emozioni, che si sta col cuore in gola fino alla fine, ma togli una stella perché l'autrice sta usando sempre lo stesso schema, mi sa di critica all'autrice e non al libro. Sono due cose che andrebbero distinte. Perché così si intende; che se il libro lo avesse scritto una pinco pallina qualsiasi sarebbero state 5!
Per quanto mi riguarda, rispetto alle ultime pubblicazioni in cui ero rimasta più tiepida, la storia di Chayton e Anna May mi ha fatto riprovare le sensazioni e il batticuore dei bei tempi di Marcus e Penny.
"Non mi importa niente di te. Rivederti mi lascia del tutto indifferente. Non sei mai stata importante. Il destino che ti ha portato qui davanti a me, e che ha portato me davanti a te, non mi fa nessun effetto, non è nient'altro che un caso come tanti, che mi farà ridere, dopo, quando avrò voglia di ridere, quando smetterò di sembrare un pesce in una boccia di vetro. [...]
Socchiude le labbra, poi le richiude, poi di nuovo apre la bocca e, cazzo, quando lo fa e si addenta le labbra, quello che ero impazzisce, quello che sono non riesce più a estraniarsi, e un fottutissimo petalo entra nella mia mente e si deposita fra i rottami di altri pensieri, e mi fa più male delle schegge metalliche schizzate fuori dalla granata. [...]
Perché diamine mi fai scoppiare il cuore, stronza?"
Sono arrivata alla fine con tante frasi sottolineate, con tanti sentimenti contrastanti e con quel senso di mancanza che mi ha portato a rileggere alcuni passaggi. Chayton non è uguale a nessuno dei personaggi maschili della Giusti, è un mix ben riuscito di diversi suoi protagonisti e, dall'inizio, quando per le sue azioni vorresti prenderlo a calci in culo, nel tuo cuore sai che c'è qualcosa di buono in lui, qualcosa che aspetta solo la persona giusta per venir fuori.
"Una di quelle cose che rendono più bella la vita.
Come la luce nel buio.
Come le carezze dopo aver preso le botte.
Come la pace dopo la guerra.
Come la speranza quando temevi che non ti volesse nessuno, e poi hai trovato una casa.
Anna May invece ricorda molto Penny, pura e semplice, col suo modo di essere completamente assorbita da un amore quasi ossessivo, un amore che annienta la tua personalità, ma che proprio per la sua forza devastante, dopo averti distrutta, ti porta a essere dura e a diventare quell'eroina super cazzuta che fa capitolare il ragazzaccio di turno(anche se Chayton, per me, ne ha ben donde dei suoi atteggiamenti!)
"Le piaci come in un romanzo, Chayton, come le protagoniste di quei libri che amano lo stesso uomo tutta la vita, ma di un amore folle, che sembra inventato da una scrittrice, e tu pensi non possa esistere nella realtà"
E allora, nonostante tutti i cliché del caso, nonostante avrei gradito qualche capitolo in più narrato da Chayton e qualcuno in meno da Anna May, nonostante abbia trovato qualche assonanza con altri lavori dell'autrice, all'ultimo lavoro di Amabile do la massima valutazione, perché, a volte, conta di più il modo in cui l'autrice riesce a tramettere emozioni, l'empatia che ti fa provare verso i suoi personaggi, la quantità di frasi sottolineate che una trama originale, ma raccontata con poca intensità.