Recitano i dizionari che la parola occasione porta dentro di sé un rimando al caso, all'accidente, a ciò che è fortuito, ma simile connotazione, spesso giudicata negativamente, mette in ombra quanto si lega costitutivamente all'occasione: l'incontro. I saggi raccolti nel primo volume di "Psyché. Invenzioni dell'altro", sono stati raccolti e ordinati da Jacques Derrida proprio intorno all'idea che l'altro, in qualunque modo lo si incontri, è sempre occasione di un incontro in cui percorsi e pensieri, domande e sollecitazioni si raccolgono nell'unità di un'esigenza insieme fondante e ambigua: giocare fino in fondo e senza protezioni la questione della verità. Una verità sempre inseguita e instancabilmente interrogata attraverso conferenze, studi, brani di corrispondenza in cui mittente e destinatario scoprono - non senza difficoltà - di parlare una lingua che li supera entrambi e li conduce sempre altrove rispetto a progetti e definizione della "decostruzione" o di Platone, Derrida "prende la parola" nel senso letterale dell'espressione (vale a dire arrischiando la responsabilità verso l'altro a cui si parla), e lascia che essa parli al di là di intenzioni o desideri.
È per questa ragione che i saggi qui riuniti sono molto più e molto altro che una semplice raccolta: in essi - come dichiara l'autore nella breve Introduzione - si viene tratteggiando una «teoria discontinua» in cui i testi si richiamano e si corrispondono a partire dai «nomi propri» che ne innervano il procedere: amici, uomini o donne, lontani o vicini, viventi o meno, conosciuti o sconosciuti, si tratta sempre dei protagonisti di un'invenzione in cui la scoperta si intreccia con la creazione e l'appello con la risposta. Appello e risposta in cui Derrida si sorprende destinatario dei suoi stessi destinatari, legato ad essi da un unico, comune destino: il destino del pensiero e della domanda.
Jacques Derrida was a French philosopher best known for developing deconstruction, a method of critical analysis that questioned the stability of meaning in language, texts, and Western metaphysical thought. Born in Algeria, he studied at the École Normale Supérieure in Paris, where he was influenced by philosophers such as Heidegger, Husserl, and Levinas. His groundbreaking works, including Of Grammatology (1967), Writing and Difference (1967), and Speech and Phenomena (1967), positioned him at the center of intellectual debates on language, meaning, and interpretation. Derrida argued that Western philosophy was structured around binary oppositions—such as speech over writing, presence over absence, or reason over emotion—that falsely privileged one term over the other. He introduced the concept of différance, which suggests that meaning is constantly deferred and never fully present, destabilizing the idea of fixed truth. His work engaged with a wide range of disciplines, including literature, psychoanalysis, political theory, and law, challenging conventional ways of thinking and interpretation. Throughout his career, Derrida continued to explore ethical and political questions, particularly in works such as Specters of Marx (1993) and The Politics of Friendship (1994), which addressed democracy, justice, and responsibility. He held academic positions at institutions such as the École des Hautes Études en Sciences Sociales and the University of California, Irvine, and remained an influential figure in both European and American intellectual circles. Despite criticism for his complex writing style and abstract concepts, Derrida’s ideas have left a lasting impact on contemporary philosophy, literary theory, and cultural criticism, reshaping the way meaning and language are understood in the modern world.