Questa è una storia che inizia molto lontano e nasce nelle viscere perennemente inquiete del nostro pianeta. È una storia fatta di orrende devastazioni e lunghissimi silenzi, di terremoti ed eruzioni, di fertilità e morte, di luoghi abitati dagli dèi e pendii sui quali hanno trovato casa intere popolazioni. È una storia scritta nel fuoco. È una storia scritta nella terra. È, soprattutto, una storia che parla di noi. Sabrina Mugnos ci guida alla scoperta dei vulcani del territorio italiano, i più importanti d’Europa e tra i più studiati al mondo: dalla Muntagna etnea allo sterminator Vesuvio; dagli inquietanti Campi Flegrei, che da soli potrebbero generare un cataclisma che sconvolgerebbe i cinque continenti, ai giganteschi vulcani sepolti sotto il mare, come il Marsili, dalle dimensioni ancora più grandi dell’Etna; dai quieti Colli Albani alle porte di Roma al mai domo Stromboli.
Quello di Sabrina Mugnos è un curioso viaggio in prima persona tra storia e scienza, geologia e mito, lungo le strade percorse nei millenni da uomini e bestie attorno ai crateri del nostro paese in un pericoloso, ma irresistibile, corteggiamento. Un viaggio che ci porta a contatto con paesaggi senza tempo e città dalle sette vite, solfatare e camere magmatiche, colate piroclastiche e dicchi, attraverso l’osservazione diretta degli scienziati, i racconti di chi vive ogni giorno a pochi passi dalla lava e gli episodi ormai entrati nella memoria comune – l’eruzione che distrusse Pompei ed Ercolano, in cui perse la vita anche Plinio il Vecchio, ma anche la rivalità sentimentalcinematografica tra Ingrid Bergman e Anna Magnani da un vulcano all’altro delle Eolie.
Tra saggio scientifico e narrazione, Draghi sepolti è un’opera che scava nel passato e nel presente per restituirci l’unicità del difficile ma fondamentale equilibrio tra uomo e natura: un cammino inarrestabile di sconfitta e speranza, stupore e conoscenza, che ci invita a ritrovarci nella cenere sui declivi dei nostri vulcani e nell’odore delle ginestre che li cingono a corona.
Nata a La Spezia nel 1971. Laureatasi in geologia con indirizzo geochimico - vulcanologico presso l’Università degli studi di Pisa, si è poi specializzata nello studio dell’Astrobiologia, diventando membro del Seti - Italia (presso la Stazione Radioastronomica di Medicina – Bologna) e del Centro Studi di Esobiologia (CSE) di Milano, oltre che socia della Società Italiana di Scienze Naturali. Divulgatrice scientifica di professione tiene corsi, conferenze e convegni internazionali relativamente all'Astrobiologia ed all’Archeoastronomia. Giornalista freelance, scrive per diverse testate scientifiche, ed è ospite di diverse trasmissioni televisive e radio relativamente alle suddette tematiche.
L'autrice è riuscita a trasformare un argomento per me da sempre interessante, entusiasmante e intrigante in una noia mortale. Ci vuole del talento.
Mi aspettavo un saggio divulgativo che raccontasse i vulcani italiani. Che ne esplorasse la storia, i costumi, le vicende, le responsabilità e le funzioni, sia con l'ottica di ieri che con quella di oggi e, magari, di domani, in cui l'ideale era di evidenziare anche in generale la nicchia ecologica di questi giganti brontoloni. Cos'è invece questo libro? Beh, in effetti lo dice il sottotitolo: Viaggio scientifico e sentimentale tra i vulcani d'Italia. Il che poteva andare bene. Ma non mi aspettavo che ci fossero soltanto questi due estremi tra queste pagine.
Lontanissima anni luce dalla scioltezza comunicativa e narrativa di molti divulgatori scientifici, la Mugnos si limita a descrivere senza tregua le qualità chimico-fisiche dei vulcani in cui affonda gli scarponi, non in maniera discorsiva o quantomeno coinvolgente per il lettore, ma lo fa proprio col tono didattico, asciutto e didascalico di un libro di testo. Paragrafi e paragrafi interi di informazioni di carattere geologico che, da un certo punto di vista possono essere utili, ma francamente superflue in un libro che vorrebbe invogliare a informarsi e appassionarsi alla vulcanologia senza abbioccarsi sul banco di scuola. Questo è il viaggio scientifico. Il viaggio sentimentale è...
Tra un wall text sui vari gas che si possono sprigionare durante un'eruzione e l'altro, l'autrice non trova modo migliore per stemperare la pesantezza se non raccontando aneddoti suoi personali che la vedono protagonista di maliziose, brillanti e intrepide avventure assieme alle guide che incontra lungo il cammino - che immancabilmente sono tutt* simpaticissim*, espertissim* e bravissim*. La Dirk Pitt dei geologi, siore e siori. La Mugnos sfoga la sua vena di creatività tardo-romantica lanciandosi in descrizioni paesaggistiche tali da far impallidire Mary Shelley, con un tale tripudio di melensaggine, aggettivi e forzata teatralità da farmi pensare che nel cassetto abbia nascosto un bel romanzetto rosa pronto solo per trovare un editore che renda giustizia alla sua bravura artistica. Il titolo quale sarà? "Eruzione precoce"?
Bonus track: ho perso il conto delle volte in cui l'autrice ha posto l'accento sul lato sentimentale del sottotitolo, e nella mia ingenuità non pensavo davvero che si riferisse alla sua propensione per il gossip, le allusioni birichine e, quanto pare, per il mestiere più vecchio del mondo in generale. Come descrivere la mia faccia quando lessi che, bussando a tarda ora alla porta di una guida (femmina) che avevano salutato ore prima, l'autrice abbia calcato con una certa insistenza sul fatto che la ragazza si sia presentata alla porta indossando un bel pigiama da uomo raccattato in fretta dal pavimento (per non parlare del tono con cui l'ha fatto, qualcosa del tipo "Uhuhuh, che birbanti noi geologi, non siamo un vero divertimento a essere così sfacciati?").
E che dire di quando l'autrice fa riferimento al "cartello", lasciato da una prostituta ai tempi della guerra in cui essa dichiara di offrire i suoi servigi anche nel sottosuolo, e afferma:
Anche questa, è una forma di resistenza, e per quello che mi riguarda quella donna fu un'eroina.
Wonder Woman, ma che ne sai te di certe vette d'eroismo?
Alcuni scienziati sono fatti per parlare direttamente al pubblico. Sabrina Mugnos non è una di loro.
Dopo aver indugiato sulle descrizioni melense dei suoi ricordi e dei dettagli delle simpatiche e oneste persone che incontra, ho iniziato a saltarle a piè pari perché non ne potevo più. Una prolissità che non aggiunge nulla al libro, poco coesa col resto del testo; testo che infatti si può leggere anche senza, nonostante le informazioni scientifiche rimangano piuttosto asciutte, come giustamente qualcuno faceva notare in un altro commento. Rimango assolutamente convinta che la mania dello storytelling, il personalismo e la simpatia forzata abbiano rovinato la divulgazione scientifica, che ormai è intrattenimento e poco altro (questo volume è in effetti l'esempio massimo di come io mai suggerirei di scrivere un testo divulgativo). Ho imparato qualcosa? Sì. Lo consiglio? No...
P.S. i nomi scientifici degli organismi si scrivono con la lettera del genere maiuscola T___T