Un'arzilla ottantenne che mobilita il vicinato per aiutare la fidata badante. Una storia commovente e ironica, sul valore del tempo donato e ricevuto.
Mi chiamo Annarita, ho ottantaquattro anni e vivo nel Mostro di cemento, un anonimo complesso residenziale nella periferia di Milano, su una stramaledetta sedia a rotelle. Non si può certo dire che io sia autosufficiente, ma per fortuna posso contare sull'aiuto di Olga, una donna rumena premurosa e gentile. Ho anche una figlia, Katia, che vive proprio nella palazzina qui accanto, ma non ha più tempo ormai da dedicare alla sua vecchia. C'è una cosa, però, per cui le sarò per sempre grata: sua figlia Stella, la mia affettuosa nipotina sedicenne, la mia felicità quotidiana. Trascorro le mie giornate tra un caffè con i vicini e i romanzi che Olga mi legge, trascinandomi, di tanto in tanto, nel cortile del Mostro, dove ho conosciuto questo strambo vicinato con cui mi sono trovata a vivere: le vecchiette con cui vado a messa, Alessio - il fidanzatino di Stella - e gli altri ragazzotti con i pantaloni strappati, il giovane e instancabile Totò e don Antonio, su cui tutti possiamo sempre contare. Non ho mai visto il Mostro così animato come nelle ultime settimane, tanti vicini disposti a donare il loro tempo e altrettanti a pagare per imparare a impastare il pane o a usare il computer. Si chiama Banca del Tempo. L'idea è venuta a Stella: chi vuole può rendersi disponibile offrendo dei corsi, e il denaro raccolto dai partecipanti servirà ad aiutare la sorella di Olga, gravemente malata. Speriamo solo che non sia troppo tardi...
Una storia che si legge in poche ore grazie alla prosa diretta e fluida di Stefania, le pagine sono impregnate di speranza, malinconia e ironia. Impossibile non affezionarsi a nonna Annarita, a tutte le persone che con le loro vite si incrociano all’interno del Mostro di cemento, una palazzina alla porte di Milano. Tiferete per tutti loro e la missione “La banca del tempo”. Un romanzo che mi ha fatto riflettere, alcune scene sono da pugno allo stomaco. Ho ripensato alla me nipote, ho rimuginato sulla me figlia. Una lettura che non posso non consigliare, soprattutto visto il tempo storico che stiamo vivendo: questo libro regala un messaggio di speranza; la speranza di vedere una mano tesa pronta ad aiutarci anche nei maggiori momenti di difficoltà.
Avete presente quando nel periodo di Natale o in qualunque altro momento dell'anno, accendete la tv in cerca di una bella commedia che vi riscaldi il cuore e vi strappi anche qualche risata?
Bene, è quello che è successo a me quest'estate. Dopo Kundera avevo bisogno di una storia che mi entusiasmasse, ricca di buoni sentimenti e condita di ironia, ed ecco che ricordo di aver portato con me "Non è mai troppo tardi" della cara Stefania.
Conclusione: ho iniziato a sfogliarlo e l'ho terminato in meno di 48 ore.
Il romanzo ha per protagonista Annarita, una signora ottantaquattrenne - attenzione odia essere chiamata "anziana" e per di più "arzilla" - che vive in un grosso edificio milanese soprannominato da lei "Il mostro".
Annarita riesce a fare qualcosa di semplicemente straordinario: riunisce tutta la sua comunità in nome di un gesto di solidarietà davvero ammirevole, reinventandosi e non dandosi mai per vinta.
Con questo romanzo sono uscita dalla mia comfort zone e non potrei essere più contenta di averlo fatto. Ho scoperto che non è mai troppo tardi per credere nell'umanità delle persone, ma soprattutto che non è mai troppo tardi per mettersi in gioco e aiutare il prossimo.
Faccio i miei complimenti a Stefania e vi consiglio di cuore questa lettura, che tra l'altro trovo davvero adatta a questi ultimi giorni d'estate, in vista del Settembre che verrà.
Stefania Russo è stata l'unica autrice ad ammettere candidamente di non provare ansia per il mio giudizio. Incoscienza? Consapevolezza delle sue capacità? Avrà mica finto e, mentre io leggevo prima e scrivevo la recensione poi, lei stava chiusa in bagno, rannicchiata in posizione fetale, dondolando con gli occhi sbarrati? Credo che non lo sapremo mai!
Quello che sappiamo è che il suo romanzo di esordio, "Non è mai troppo tardi", è un piccolo concentrato di dolcezza, allegria, risate, lacrime e malinconia.
Con uno stile che ricorda da vicino quello di un autore per me speciale (no, non ve lo dico chi è, tanto ci arrivate da soli!), coniugando alla perfezione una storia forte con dei personaggi che difficilmente si dimenticano, Stefania ci accompagna nella vita di Annarita Ferrari, 84 anni, molti acciacchi e un grande cuore. Assieme a lui, un ventaglio di amici e parenti pronti a mobilitarsi per aiutare Olga, la badante rumena.
Perché, in fondo, la solidarietà esiste ancora e gli amici rimangono un perno portante della nostra esistenza (ciao, Sciallette!).
#lamiafascetta Propongo il Salto del Pannolone come prossima disciplina olimpica!
Non è mai troppo tardi, romanzo d’esordio di Stefania Russo, è un libro che mi ha fatto commuovere, ridere e piangere tutte le mie lacrime. Unico difetto? Finisce troppo presto🥺 - Protagonista del libro è Annarita, un’arzilla ottantaquattrenne che, in seguito alla morte del marito, si è pian piano lasciata andare alla malinconia e allo sconforto. Trascorre le sue giornate nel mostro, un complesso residenziale milanese, seduta sulla sua sedia a rotelle e assistita da Olga, una premurosa rumena che la aiuta gratuitamente. Ben poche sono le sue interazioni col mondo esterno: qualche caffè coi vicini, le sporadiche visite della figlia Katia, i ragazzi del vicinato che lei osserva dalla finestra e la sua gioia più grande: Stella, la sua nipotina sedicenne. Le giornate passano lente e inesorabili, una identica all’altra, ma le cose sono destinate a cambiare: una grave malattia ha colpito la sorella di Olga, ed è necessario racimoliate al più presto una certa somma di denaro per trasferirla in Italia e darle le cure necessarie. E sarà proprio Annarita a trovare la soluzione, mobilitando l’intero vicinato pur di aiutare la sua fidata amica. - Non esagero quando vi dico che “Non è mai troppo tardi” è un piccolo capolavoro, uno di quei libri che ti toccano nel profondo, una storia intensa che, nella sua semplicità, riesce a entrarti dentro, lasciando un impronta indelebile nel tuo cuore. Ad ogni pagina, scopriamo un elemento, un particolare in più della vita che Annarita conduce all’interno del Mostro, e nonostante la simpatia e l’ironia che la caratterizzano, è lampante fin da subito la sua malinconia: da anni si è ormai lasciata andare, e con la perdita del marito, Annarita ha perso anche l’amore per la vita: non ha più uno scopo, una passione o un interesse, e a 84 anni si sente stanca e sconfitta, limitandosi a esistere e a trascinarsi sulla sua sedia a rotelle. - Ma proprio quando Olga avrà più bisogno di lei, Annarita tirerà fuori tutta la sua grinta e forza d’animo, ed è qui che comincia il suo cambiamento: per aiutare la sua amica, Annarita torna a vivere, si da da fare, si impegna per una giusta causa, coinvolgendo in questo progetto tutti i suoi amici e vicini, scoprendo così quanta gente sia disposta a donare senza pretese, fare del bene senza chiedere nulla in cambio. Perché, alla fine, è qui che sta la bellezza di questa storia, col suo inno alla solidarietà, alla bontà e alla vita, alla generosità e al cambiamento, alla speranza e alle seconde opportunità. Non bisogna mai rassegnarsi, farsi sopraffare dalla sofferenza e dalla tristezza, perché se se c’è una cosa che ho capito grazie a Stefania (e di conseguenza Annarita) è proprio questo: Non è mai troppo tardi. Per cambiare. Per fare del bene. Per vivere. Mai.
"Non è mai troppo tardi" della mia amica di instagram Stefania Russo (la trovate come @stefaniarussogram) è un libro decisamente fuori dalla mia abituale comfort zone fatta di tematiche assurde, violente e fantascientifiche.
Quando me lo ha proposto il mese scorso per una lettura con annessa recensione sono stato felicissimo perchè è la sua opera prima ma al contempo in leggera apprensione perchè "e se poi non mi piace che le dico?!".
Fortunatamente la storia mi è piaciuta! La nonnina protagonista del racconto mi ha ricordato sotto certi aspetti la sorella di mia nonna che purtroppo è venuta a mancare qualche settimana fa e la caratterizzazione di tutti gli altri personaggi che popolano questo romanzo l'ho trovata davvero superba.
Per quanto lo svolgimento segua una sua decisa linearità, l'intreccio sia molto semplice, e la leggera prevedibilità degli eventi che si susseguono mi abbia fatto intuire il finale con parecchi capitoli d'anticipo, la lettura segue in maniera più che scorrevole e la mia esperienza di lettura non è stata per niente scalfita da qualche piccola quanto trascurabile défaillance (tipo: "ma perchè vogliono tutti bene a questa nonnina e tutti fanno ciò che dice?").
Quella che invece non sono riuscito a farmi piacere (sorry Stefania) è l'ambientazione! Da un'ambientazione quale un complesso di case popolari di Milano (chiamato "Mostro") mi sarei aspettato qualcosa di diverso... sarà che sono abituato a confrontarmi con contesti ben peggiori qui nella provincia di Napoli!
Una cosa che le ho scritto in privato ma che voglio scrivere anche qui è che questo libro è cinematograficamente appetibile e a tal proposito forse questo romanzo sarebbe stato perfetto proprio in forma di sceneggiatura!
Piccolo appunto per un eventuale regista in ascolto: please, non ambientare questa storia a Milano! Prova in un paesino nella provincia di Parigi!
Una storia che ho scoperto per caso, ma che mi ha fatto compagina in una sera d’estate. Un’arzilla vecchietta che cerca di aiutare la badante in difficoltà economica . Una storia di aiuto e riscatto in un contesto sociale non facile: i casermoni della periferia di Milano. Tutti si danno una mano per quello che possono. Non mancano i colpi di scena, anche piccanti, e moneti di estrema tenerezza, quasi lacrime. Finale non banale. Anzi
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l'idea è anche carina ma la lettura si rivela deludente: se la storia è troppo lineare e si spinge a sfiorare la banalità (l'ultimo capitolo è addirittura offensivo!), la cosa più indisponente è l'io narrante che, invece di rappresentare l'ultraottantenne protagonista come dovrebbe essere vista la scelta del racconto in prima persona, si esprime e compie azioni da trentenne, rendendo il personaggio assolutamente non credibile
La lettura di “Non è mai troppo tardi” è stata una sorta di boccata d’aria in questi giorni dal clima cupo e pesante a causa della guerra in corso. Tenero e scorrevole si arriva alla fine in un attimo e nonostante la leggerezza della scrittura e lo stile ironico l'ho trovato acuto e commovente. La protagonista è Annarita che si descrive come “un'arzilla vecchietta di 84 anni che vive su una stramaledetta sedia a rotelle e che riesce a trasformarsi in una cavolo di supereroina quando si tratta di aiutare le persone che ama” per usare le sue parole. Nonostante le limitazioni dovute agli acciacchi dell’età non si tira indietro quando deve aiutare una persona a lei cara in difficoltà e con la sua determinazione trascina nell’ impresa tutto il quartiere. La storia pur nella sua semplicità riesce a toccare temi profondi e attuali. Innanzitutto la vecchiaia che ci mette di fronte alla perdita di autonomia, al dover dipendere dagli altri nelle cose più personali e banali come lavarsi e andare in bagno. Non è facile accettare le limitazioni del corpo, figuriamoci se poi questo comporta doversi affidare ad estranei. Si parla di legami familiari, di aspettative deluse, la difficoltà di accettare la vita scelta dai figli così diversa da quella immaginata dai genitori, di incomunicabilità. C’è l’amore adolescenziale e quello che non ha età, c’è l'amicizia vera e leale, ci sono la malattia e le difficoltà economiche. Ma soprattutto c’è solidarietà. È un quartiere sgangherato, abitato da gente stramba, ma pronta a donare tempo e denaro per una buona causa. È un romanzo che ci porta tra i problemi di tutti i giorni, che sbatte in faccia le difficoltà della vita e che, col sorriso, fa riflettere. Annarita è la nonna che tutti vorremmo avere, la sua capacità di ridere di se stessa è contagiosa, ma ancora di più la si ama quando tentenna o eccede nei sentimenti mostrando fragilità che la rendono umanamente imperfetta. Tra le tante figure che si alternano nel romanzo ho apprezzato molto quella di don Antonio che, pur essendo un personaggio di secondo piano, riesce a infondere ottimismo ogni volta che appare. C’è da dire che i personaggi non sono molto caratterizzati e probabilmente un loro maggiore approfondimento avrebbe dato maggior forza al romanzo che in alcuni punti non risulta sempre credibile. Ma è talmente godibile che anche le piccole obiezioni passano in secondo piano. E soprattutto regala davvero tanta speranza che oggi come oggi non è cosa da poco.
Non è mai troppo tardi è un libro che colpisce dritto al cuore, e sfido chiunque a non commuoversi ed emozionarsi leggendolo. La protagonista della storia è Annarita, 84 anni. Annarita, una vita passata a Milano, ha perso il marito da qualche anno, e con l’avvicinarsi della vecchiaia, anche l’utilizzo delle gambe. Come se non bastasse, gli acciacchi sono sempre più duri, e ha bisogno di aiuto per fare le più piccole cose. Però a questo ci pensa Olga, una badante romena che aiuta Annarita gratuitamente. Annarita passa le sue giornate nel Mostro, un complesso residenziale a Milano dove vive sua figlia (che ormai ha poco tempo per occuparsi di lei) e la sua Stellina, la nipote sedicenne. Il libro è semplice, ma d’effetto. Perché racconta la storia di Annarita in prima persona, e nonostante l’ironia e il sarcasmo che contraddistinguono questa fantastica vecchietta, Annarita è triste. E la tristezza di Annarita si sente, e diventa tua. Perché la tristezza di Annarita potrebbe essere quella della propria nonna, sempre sorridente di fronte ai nipoti. E io mi sono commossa. Tantissimo. “Non è mai troppo tardi” è una storia semplice ma che ha tanto da offrire: non lasciatevelo scappare.
"Ecco a voi uno di quei libri che fanno bene al cuore perché al suo interno ha sentimenti capaci di saldarlo e farlo sorridere e libri così non sono mai abbastanza."
Questo libro mi ha fatto l'effetto delle soap RAI anni 90/2000:un cast simpatico e un po' stereotipato, una Comunità che si mobilità per una buona causa e molte sottotrame piuttosto semlici che si intrecciano in un grande condominio. Peccato, il contesto non permette l'introduzione di uan portinaia, a il ruolo lo ricopre il parroco.
Scrittura scorrevole, libro leggero, da ombrellone. Il finale non ha senso, ma in sé il romanzo è un trionfo dei buoni sentimenti. Stucchevole il giusto, ma di sicuro positivo e incoraggiante. Il rischio "brodo caldo per l'anima"c'è, però è carino e gradevole.
Non è mai troppo tardi” è un romanzo che conquista già dalle primissime pagine. Lo stile dell’autrice è perfetto per la storia che narra: dolce, commovente e ironico, riesce a sdrammatizzare i disagi che l’età anziana porta con sé.
Annarita, la protagonista del romanzo, è un’anziana signora con diversi acciacchi, ma dal carattere forte e dal temperamento deciso; nonostante questo, la sua routine quotidiana è sicuramente costellata di momenti di sconforto e di tristezza, sentimenti che affiorano nelle persone anziane che si sentono mancare le forze e che si accorgono di avere una vita alle spalle, e che la restante strada che percorreranno, sarà minore di quella già percorsa.
Leggere i pensieri di Annarita fa sbocciare nel lettore una tragica consapevolezza, che però apre gli occhi dolcemente sui problemi con cui gli anziani devono convivere tutti i giorni, e sensibilizza chi legge nel comprendere quanto la terza età possa essere scomoda, sfiancante e, a volte, anche un po’ deprimente.
La storia insegna ad essere più indulgenti verso le lamentele delle persone anziane, che secondo i nostri gusti dovrebbero sempre reagire più prontamente alla vecchiaia di quanto non facciano, ma nel libro, resteremo fino alla fine nei panni di questa vecchietta dolce e abbacchiata e capiremo la difficoltà delle sue imprese quotidiane: azioni che le persone giovani compiono tutti i giorni, serenamente e senza pensarci, per Annarita, come per tante persone anziane, sono delle vere e proprie sfide.
Quando la sua assistente domestica si trova a dover fronteggiare un momento difficile, Annarita mette da parte la sua apatia e il suo malcontento per dare tutto l'aiuto possibile a quella che ormai è una delle persone più care che ha. Prodigandosi per gli altri, Annarita riscopre la sua vita, i suoi hobby e nuove amicizie, così, dove prima non c’era nulla, senza accorgersene e senza coltivarla, dal terreno inaridito del suo cuore sboccia la gioia; nello stesso modo in cui sboccia un ciclamino testardo, esposto alle intemperie e dimenticato da tutti...
“ Che poi, a dirla tutta, l'unica cosa che le mie suole calpestano sono i poggiapiedi della mia sedia a rotelle. Sulla terra, quella vera, chi ci mette più piede.”
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Una lettura che apre un mondo di emozioni. La triste consapevolezza del nostro corpo che muta col passare degli anni con le difficoltà annesse alla mobilità, alla dipendenza, alla necessità di essere accuditi, ci si emoziona dinnanzi alla bellezza di una nipote che si accosta ad un’altra generazione portando ventate di freschezza e a quel luccichio negli occhi della nonna quando può finalmente abbracciarla. Si prova allegria partecipando ai battibecchi e, allo stesso tempo, alle premure di amici della stessa generazione che tanto porta sulle spalle e dinnanzi a quel sentimento indistruttibile che lega una madre alla figlia nonostante le avversità. È Annarita, con i suoi 84 anni, ad immergerci nei suoi sogni, nelle sue paure, difficoltà, disagi e attese, una donna che insegna a non smettere di combattere, reagire e soprattutto che ci ricorda di mantenere salda la convinzione che l’unione fa la forza. Il lettore sarà spesso con le braccia protese pronto a sorreggerla durante i suoi spostamenti, teso e in pensiero, ma rimarrà sempre sorpreso dall'energia e dal sorriso che quel viso emana. Un’anziana forte, frizzante, energica che quando ama... ama davvero, mobilitando l’intero palazzo per coinvolgere tutti in un’impresa che lascerà il segno. Si, è vero… « Non è mai troppo tardi » dice il titolo. Non è mai troppo tardi per imparare nuove attvità, per condividere con altri le proprie abilità, per sostenersi, per collaborare, per far sentire la propria voce. Non è mai troppo tardi per metterci davvero anima e cuore, aiutare concretamente qualcuno ridandogli il sole. Quindi:solidarietà! Unione! 15enni, 30enni, 60enni, 80enni ! Tutti insieme pronti ad insegnare e apprendere... ad ogni età.
4.25 NON È MAI TROPPO TARDI è un romanzo diverso dalle mie solite letture, ma allo stesso tempo così simile che non so come classificarlo se non come un testo che può essere apprezzato da tutti per il suo grande impatto emotivo. Ha un po’ quei vibes di un film che si vede nel periodo natalizio, con storie cariche di messaggi profondi, trame che raccontano una vicenda realistica, ma allo stesso tempo con qualche pizzico di follia, un racconto capace di far sorridere e commuovere. Il romanzo è narrato in prima persona dalla sua protagonista, Annarita, una ottantaquattrenne che abita in un piccolo appartamento un’anonima palazzina di Milano. La sua vita non è per niente facile: se la sua mente è sveglia come quella dell’amata nipotina Stella, il suo corpo soffre le debolezze dell’età, costringendola a muoversi in carrozzina ed avere bisogno di un aiuto costante per la maggior parte delle attività. I rapporti con la figlia non sono il massimo, la pensione basta a malapena per sopravvivere, ma almeno può contare sull’amicizia di qualche vicina di casa e sull’aiuto di Olga, una donna di origine straniera che si occupa di lei.
Annarita si trova in un momento di stallo e di sconforto, le giornate sono tristi, tutte uguali, trascorse di fronte alla finestra, ma il suo atteggiamento cambierà radicalmente quando capisce di poter fare qualcosa per aiutare una persona cara: infatti, scopre che la sorella di Olga è gravemente malata e la donna non può permettersi le cure, così la nostra protagonista mobiliterà tutto il vicinato per raccogliere dei fondi, dando in prima persone ad esempio delle lezioni di giardinaggio. Ed ecco come adesso le ore sono movimentate da tantissimi eventi e anche da qualche segreto su cui si troverà ad indagare, ripensando al passato e anche al futuro. Questo romanzo mi ha lasciato un grande senso di malinconia, mi ha fatto riflettere sulle difficoltà della vita, sopratutto per le persone anziane che tendono sempre ad essere relegate negli angoli, ma sono pagine anche ricche di momenti divertenti, episodi carichi di speranza e positività, che vogliono sottolineare la bontà di tante persone e la capacità di rialzarsi dalle sconfitte, perché come dice il titolo stesso “non è mai troppo tardi” per vivere la propria vita. Un punto a favore è che Stefania riesce a far vivere al lettore un grandissimo numero di emozioni in soli 250 pagine.
Un romanzo strepitoso. Mi sono emozionata fin dalle prime pagine, innamorandomi di Annarita una arzilla e sarcastica vecchietta di 84 anni. Lei è la protagonista e l’inquilina piu cool di questo condominio di Milano: il Mostro. Nella pancia di questo Mostro però troviamo tanta dolcezza e forza incarnata da Totó, Alessio, Stellina, Ornella, Giorgio... tutti personaggi straordinari dotati di un cuore grande che li porterà a compiere un vero miracolo. Mi sono commossa più volta leggendo e sentendo il legame forte che si instaura tra Annarita e Olga una donnona rumena che si occupa di lei con generosità e affetto senza chiederle nulla in cambio ma che verrà “ripagata” con un regalo inaspettato e inestimabile. Un romanzo delicato che con semplicità e ironia tratta tematiche importanti come l’invecchiare, la solitudine, l’emarginazione sociale, il rapporto madre e figlia, nonna nipote e l’importanza di non arrendersi mai. Insomma per me questo Mostro di mostruoso ha davvero poco anzi vorrei andarci anche io a fare un giro e suonare il campanello di Annarita per prendermi un caffe con lei perché sono certa che avrei tanto da imparare dalla sua vita, dai suoi racconti e dai suoi consigli. Complimenti @stefaniarussogram come primo romanzo sei partita proprio con il BOTTO!
Stefania Russo per il suo esordio narrativo dal titolo “Non è mai troppo tardi” ha avuto davvero molto coraggio. Per diversi motivi, in realtà, uno su tutti aver scelto come protagonista una donna di 84 anni.
E non un’arzilla vecchietta. No. O comunque, non del tutto (sia mai che poi se la prenda e mi investa con le sue quattro ruote!).
Annarita non è autonoma, ha bisogno di aiuto giornaliero. Per l’igiene personale, per comprare le medicine, per cambiarsi i pannoloni. Riesce a cavarsela da sola per alcune cose e quando non c’è nessuno che le riesca a dare una mano fa i “salti mortali” per farcela (alcuni salti non sono solo per modo di dire…).
Ma come fare a raccontare il quotidiano di una 84enne così? Me lo sono chiesta e sarebbe stato facile sorvolare su certi aspetti. Come l’umiliazione di Annarita nello spogliarsi davanti a Olga – la signora rumena che si occupa di lei senza chiederle nulla in cambio – prima di farsi la doccia settimanale.
A me questo libro stava piacendo molto. L'ho letto con entusiasmo pensando a quanto Stefania Russo sia stata brava a rendere così coinvolgente dei tratti di vita reale molto scomodi come le difficoltà motorie di un'anziana da sola, i rapporti familiari difficili, l'assenza dello Stato... Ed è stata così brava anche a rendere la protagonista così forte e così umana facendo pensare che gli anziani hanno tantissimo da dare anche quando il corpo li limita, è stata bravissima anche a mettere in evidenza la generosità e la solidarietà che ancora si incontrano (beh almeno qualche volta... ed è sempre meglio avere ancora fiducia ) era tutto molto bello ti veniva da sorridere, da tifare, da emozionarti e da sperare.... poi siamo arrivati alla parte finale... entra in scena la Barbara d'Urso ( ma perché? Ma c'era proprio bisogno? Stefania perché???? ) e tutto il resto per me non ha senso.
Ho letto volentieri questo libro di Stefania Russo che ne segna anche l'esordio. Mi aveva colpito sentirne parlare per l'argomento trattato: una arzilla vecchietta di più di ottanta anni, che vive in una condizione dimessa in un grande complesso residenziale, riesce a smuovere il vicinato per raccogliere dei fondi che serviranno ad aiutare la sorella di Olga, amica più che badante di Anna. Mi è piaciuta la scrittura, molto semplice e scorrevole ed anche la storia che, pur cedendo in alcuni momenti ad un po' di buonismo, mi ha fatto sorridere lasciando anche spazio a qualche riflessione. Una lettura sicuramente leggera ed estiva ma dai temi non usuali né scontati. Buona la prima.
Ho trovato il libro coccola del 2020! Un mix di ironia,tenerezza, commozione e un velo dì malinconia: queste sono le emozioni che scaturisce questo libro! La protagonista Annarita, é una adorabile arzilla 84enne, che insieme alla nipote Stella mobilita amici e conoscenti per raccogliere fondi affinché la badante Olga riesca a far curare la sorella affetta da una malattia molto rara. Questo libro è un carezza sul cuore e ci fa avere fiducia nel prossimo e nella bontà delle persone ci stanno accanto. 🥺
Annarita è una signora di 84 anni che vive nell’hinterland milanese, una donna che lotta con un corpo che non sta dietro alla mente, che invece corre velocissima. È lei che si attiva per aiutare la ragazza che da qualche anno la aiuta nella quotidianità senza chiedere nulla in cambio: la sorella è in Romania e ha bisogno di cure sperimentali da effettuare proprio a Milano. Lei e la sua nipotina smuovono tutti nel comprensorio dove vivono e lei stessa riuscirà ad uscire dal suo guscio pur di aiutare chi le sta accanto... e no, davvero non è mai troppo tardi. La solidarietà e l’amicizia sposano uno stile che scorre facilmente, senza fronzoli - anche se l’ultimo capitolo si potrebbe saltare a piè pari.
Una storia di buoni sentimenti, di quello che accade quando la gente si accorge degli altri, quando usciamo dal nostro piccolo “appartamento” per renderci conto di quanti intorno a noi possono aver bisogno o essere disponibili per un aiuto. E credo che ciascuno di noi possa tranquillamente stare in entrambe le categorie nello stesso momento.
Una storia emozionante, scorrevole, di tutti i giorni, potrebbe essere la storia del nostro vicino di casa o dei nostri nonni. È facile immedesimarsi nei personaggi, tanto da sentirsi parte stessa della narrazione!
Molto carino: Annarita è una nonna fantastica, ironica ma affettuosa, con pochi peli sulla lingua ma tanto amore da donare a parenti ed amici. Un libro che racconta una favola sull'amicizia e sul sostegno reciproco nelle comunità, divertente e commovente a tratti.
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Un libro senza troppe pretese, ma davvero coinvolgente e che scalda il cuore. È la storia, raccontata attraverso gli occhi di una ottantaquattrenne (Anna), di un quartiere popolare che fonda una “Banca del Tempo” per aiutare la badante di Anna a pagare le cure per sua sorella. Ti fa immergere nell’angoscia della vecchiaia e della solitudine, ma soprattutto nel potere dell’amicizia e della solidarietà. “In fondo forse quest’umanità non è tutta da buttare”.
Se non sapete che fare durante un week end, leggetelo!
Carino e simpatico come la protagonista e voce narrante. Un romanzo che si legge piacevolmente e che lascia il sorriso sulle labbra senza però comunicare grandi emozioni.