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La vita involontaria

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«Mia madre morì alla mia nascita. Mio padre in guerra, quando avevo circa undici anni. Fui allevato da una zia che si dimostrò molto buona con me. Poi morì anche lei e, con l’incoraggiamento di un amico assai colto e intelligente, venni a Vallona per studiare filosofia.» Può davvero, la vita, ridursi a un elenco di eventi che determinano chi siamo in maniera irreversibile e del tutto involontaria?
È questa l’incessante, sottesa domanda che spinge il giovane Pintus a lasciare il mare e i “Tetti Rossi” di Oblenz per avventurarsi in una città di estranei, di desideri incerti e fuorvianti, rassicurante nella sua magnanima indifferenza. Il prezzo da pagare sarà la distruzione di tutto quanto c’era prima: affetti, illusioni, ricordi, amicizie, tutto cancellato da una necessità assoluta di autodeterminazione, di riconoscersi tra le pieghe della volontà altrui e le diversioni arbitrarie del Caso.
Pubblicato da Einaudi nel 1975, La vita involontaria si pone nel solco della migliore letteratura mitteleuropea per atmosfere, sensibilità e intenzione. Brianna Carafa rappresenta, attraverso la dissacrante e travagliata esperienza del suo giovane eroe, la perpetua lotta faustiana dell’individuo per essere autentico al di sopra di ogni legame, debolezza e convenzione sociale.

144 pages, Paperback

First published January 1, 1975

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About the author

Brianna Carafa

3 books3 followers
Brianna Carafa d'Andria (Roma, 17 giugno 1924 – Roma, 23 marzo 1978) è stata una scrittrice e psicanalista italiana.

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5 stars
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58 (41%)
3 stars
42 (29%)
2 stars
12 (8%)
1 star
1 (<1%)
Displaying 1 - 23 of 23 reviews
Profile Image for Chiara Basile.
239 reviews141 followers
June 9, 2021
Una delle prose migliori incontrate quest'anno
Profile Image for Iman Assaber.
79 reviews134 followers
February 21, 2021
“Mia madre morì alla mia nascita. Mio padre in guerra, quando avevo circa undici anni. Fui allevato da una zia che si dimostrò molto buona con me. Poi morì anche lei e, con l’incoraggiamento di un amico assai colto e intelligente, venni a Vallona per studiare filosofia.”

Questa è la storia di Paolo Pintus, il protagonista di questo romanzo. Ci troviamo a Oblenz, città immaginaria collocata in Germania, dove cresce Paolo, che fin da piccolo sviluppa una certa curiosità per i “Tetti rossi” un ospedale psichiatrico collocato ai margini della città, circondato da alte mura e di cui nessuno vuole parlare. Questo luogo misterioso segnerà in modo indelebile la vita di Paolo, che cresce e deve scegliere la facoltà universitaria. Paolo è un ragazzo privo di qualità, totalmente indifferente alla vita, sembra sempre guidato dall’inerzia e mai da una sua iniziativa.

“Una volta, a scuola, il professore di lettere mi disse: “tu potresti fare molo di più, Pintus. Sei terribilmente svogliato. “Ma” aggiunse pensosamente ironico e lisciandosi la barbetta a punta “in realtà, non lo so proprio cosa potresti fare”.
Facendosi così consigliare dal migliore amico, decide di trasferirsi a Vallona e studiare filosofia. Lì poco dopo abbandona gli studi, capendo di non avere nessuna passione per essi, buttandosi alla scoperta dell’alcol e del sesso.
Paolo attraversa poi un periodo di depressione a causa della perdita di un amico e della fine di una relazione. Sempre guidato dall’inerzia si iscrive poi a psicologia e i colloqui con il professor Schleibacher cambieranno il corso della sua vita.

La lettura di questo breve romanzo non è immediata e scorrevole. Leggendo le pagine di Brianna Carafa ci si rende conto che ogni parola ha un suo significato nel contesto in cui si trova e che nulla è lasciato al caso.
Italo Calvino scrive: “La vita involontaria è un libro di qualità: qualità narrative perché certo succede “qualcosa” e qualità di scrittura, così chiara e ferma”. Questo libro entrò tra i cinque finalisti del premio Strega nel 1975, e poi cadde nel dimenticatoio per anni, fino a quando la casa editrice Cliquot non lo ripubblicò l’anno scorso.

“La vita involontaria” è un titolo davvero perfetto per un protagonista che vive la sua esistenza come se fosse un automa. Durante la lettura ho pensato spesso a “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, sia per l’atmosfera mitteleuropea di Trieste, sia per il rapporto con la malattia, ma anche e soprattutto per il fatto che anche la vita di Zeno Cosini è “involontaria”.
Brianna Carafa cerca di rappresentare, attraverso questo Bildungsroman, la ricerca dell’identità e dell’autenticità dell’individuo, che fallisce miseramente, in quanto non è possibile elevarsi al di sopra delle convenzioni sociali.
Profile Image for Bianca.
147 reviews24 followers
February 1, 2024
Non essendo abituata a letture del genere, non so bene come strutturare la recensione, quindi la farò più soggettiva.

Della trama era difficile che mi importasse meno, eppure in qualche modo l'autrice mi ha fatto arrivare a fare il tifo per il protagonista e desiderare di vederlo soddisfatto per una buona volta.

Proprio il protagonista potrebbe starvi antipatico, io l'ho apprezzato proprio perché è detestabile. Mi ha ricordato una persona che conosco, forse per questo avevo un vago senso di compassione nei suoi confronti. Subisce una specie di involuzione, dato che penso che imparare l'arte della manipolazione attraverso la psicanalisi non sia un grande pregio...

Tutta la storia è pervasa da un profondo bisogno di indipendenza e di libertà, derivante probabilmente proprio da quell'attaccamento morboso agli altri che il protagonista ha nella sua giovinezza e che però gli causa non pochi problemi. Da un estremo all'altro, insomma. Dall'inizio alla fine, inoltre, c'è un'incessante ricerca di uno scopo.

Con il gruppo di lettura, ci chiedevamo se la critica agli psicanalisti che c'è derivi da una "frecciatina" ai colleghi dell'autrice (anche lei era psicanalista) o magari ai suoi maestri, insegnanti. Interessante.

Col finale, seppur un po' di fretta, il cerchio si chiude e tutto (sembra) trovare il suo posto.
Profile Image for Pepe.
3 reviews
January 2, 2023
Autrice scoperta alla fiera Più libri più liberi.
La casa editrice ha fatto veramente un gran lavoro per riportarla alla luce.

La sua scrittura mi piace molto, è chiara e diretta e come sempre questo alimenta il dolore che provo quando leggo i pensieri, le atmosfere e i decadimenti umani che ho trovato in questo romanzo.

Il dolore è la perdita e lo spaesamento di partenza del protagonista ma è ancora di più il suo approdo. Se perso o ritrovato è vostra discrezione.

Lo consiglio fortemente
Profile Image for Evadida_eu_sou.
7 reviews2 followers
February 18, 2022
"Mi sembrava a un tratto che il mio potere fosse illimitato. Che io fossi, per qualche attimo miracoloso, all'unisono con la vita, semplicemente assecondandola".

"La vita involontaria" di Brianna Carafa mi è sembrato un piccolo universo che, proprio come quello in cui viviamo, è formato per la maggior parte da materia che non riusciamo a vedere.
È un libro piccolo, ma denso nella scrittura, particolarmente intenso, ma mai pesante.

Pintus è un orfano nato in una città immaginaria della Germania che si trasferisce a Vallona per studiare filosofia.
Con una disgregazione familiare alle spalle e nessuna prospettiva davanti a sé Pintus vive la sua vita "involontaria", da inetto, trascinato dagli eventi.

In questo romanzo di formazione la "materia oscura" è rappresentata da tutte le cose non dette, le assenze e gli atti mancati nella vita del protagonista. Grazie alle parole di Carafa mi sono chiesta anche io (insieme a Pintus) quale effetto abbiano avuto sulla mia vita la casualità, le cose non dette, gli atti mancati e quale sia il confine fra una vita "passiva" e una vita vissuta semplicemente assecondando gli eventi.

_____
www.papergirlblog.com
40 reviews2 followers
May 1, 2024
Libro stupendo.
Tratta due temi tanto importanti quanto veri: l'influenza, spesso incosciente, del passato e l'inadeguatezza delle pratiche psichiatriche.
Entrambi i temi, benché centrali, vengono lasciati sottindere per lunghi tratti del romanzo, per essere sguainati violentemente nei momenti più opportuni. Non c'è cosa più apprezzabile in uno scrittore che la capacità di pazientare e resistere all'istinto di sciorinare tutto e subito.
Il personaggio di Paolo Pintus è costruito alla perfezione, coerente in ogni sua sfaccettatura e portavoce ineccepibile di questa vicenda. Un uomo il cui passato gli scorre nelle vene, il cui futuro è influenzato da fili invisibili simili a un'ombra.
Cinico, insensibile, distaccato: vive le emozioni degli altri come un'esenzione a provarle egli stesso.
Eppure comprende gli altri a fondo o si sforza di farlo, consapevole che tutto abbia un origine puntuale, sepolto nella coscienza.
Profile Image for Marcello.
7 reviews
February 8, 2025
Parlare di sorpresa per un libro del 1975 fa un po' strano se non fosse che dopo cinquant'anni, pur essendo stata finalista al Premio Strega, quest'opera continua a rimanere ignota ai più.

Andrebbe letta anche solo per lo stile: una storia per cui altri scrittori utilizzerebbero il doppio delle pagine, Carafa la condensa in meno di centocinquanta. L'uso spontaneo di metafore comprime ma per rendere maggiore la definizione dell'immagine che ci appare così nitida leggendo le sue parole: Ilaria Gaspari nella prefazione paragona questa scrittura con certi disegni a china della stessa Carafa, che aveva studiato architettura per poi, invece, diventare una psicanalista.

Mi piace comunque fare un esempio:

Era come se non fosse mai esistito. Nessuno lo nominava, un anello era stato delicatamente sottratto alla catena dell'ascendenza, senza far rumore, per un tacito, unanime accordo.


In due frasi ti spiega e ti colpisce con una semplicità imbarazzante.

Il racconto è ambientato in due città tedesche inventate (Oblenz e Vallona) e nemmeno il periodo storico è preciso - anche se si cita il Valium e quindi potrebbero essere gli anni '60 del Novecento - aumentando l'effetto di sospensione, una sensazione perfetta per il periodo della vita del protagonista (Paolo Pintus) che il libro descrive.

Seguiamo principalmente gli anni universitari di Paolo. Si può quindi far rientrare nel genere del romanzo di formazione ma ciò che lo distingue rispetto a racconti simili è che questo libro non ha una data di scadenza: il problema con alcuni romanzi di formazione è che dopo una certa età perdono di forza, non ci parlano più come una volta; in "La vita involontaria" invece ciò che attanaglia il protagonista sono questioni che, sia lui che noi, continuiamo a portarci dietro per tutta la vita.
Profile Image for goghbatch.
25 reviews2 followers
December 3, 2023
Per gran parte della lettura, soprattutto nella prima parte, ho pensato "è proprio un romanzo da 5 stelle". Purtroppo le cose hanno cominciato a cambiare negli ultimi capitoli. La prosa di Carafa non è sicuramente per tutti, lo stile un po' poetico può annoiare ma, per me che gradisco, non è stato un problema. Al contrario, gli ultimi capitoli mi sono sembrati un susseguirsi di eventi non ben delineati, conclusi o sensati, fino ad arrivare alla fine che comunque mi ha lasciato un po' così, con vari interrogativi, soprattutto perché metaforici e senza spiegazione. Consiglio per conoscere l'autrice, ma pensavo a un'evoluzione diversa della storia.
Profile Image for Stefano Menchetti.
304 reviews3 followers
November 11, 2020
Che dire.....ho fatto veramente fatica a leggere queste 140 pagine; sarà perché non sono un lettore particolarmente affine alla scrittura poetica sarà perché il paradosso della nostra esistenza non mi è molto affine; sinteticamente non mi è piaciuto.
Un romanzo su noi stessi, quanto ci conosciamo o quanto gli altri ci conoscono o credono di conoscerci.
Cit: “ solo allora capii come il silenzio possa gettare le persone in balia di se stesse, metterne a nudo la più segreta degradazione, il bisogno imperioso di essere assolte”.
Profile Image for dv.
1,401 reviews60 followers
March 31, 2022
Mah. Sull'onda recente della riscoperta di Brianna Carafa, ho cercato anche io questo libro Einaudi del 1975. Proprio perché scritto in questo anno, non si comprende bene l'intenzione dell'autrice di immaginare un romanzo ottocentesco di formazione in un imprecisato contesto germanofono, che va a convergere sull'interesse per la psicanalisi. I temi sono quelli dell'identità (e qui interessante che l'autrice da donna decida di calarsi, in modo verosimile, in un personaggio maschile) e dell'ineluttabilità del destino, ma il tutto resta un po' incompiuto.
Profile Image for Alessia.
35 reviews4 followers
August 10, 2020
"Quasi che il vivere fosse di per sé un rischio, un precipitare di atti involontari e scoordinati la cui ragione potesse a poco a poco sfuggirmi del tutto e le cui conseguenze potessero sopraffarmi."
Profile Image for Martina Mecco.
17 reviews3 followers
July 31, 2021
Niente da dire sul contenuto e sulla profondità di molte riflessioni, un'autrice che merita di essere riscoperta nel panorama italiano contemporaneo, ma che stilisticamente (tendenzialmente ampollosa e ornamentale) ha fatto il suo tempo.
Profile Image for Laura Sotillos Elliott.
Author 15 books10 followers
January 11, 2025
Hacía tiempo que no leía algo tan misógino. No he podido terminarlo, puede ser que la autora al final muestre que lo que dice y hace Paolo está mal y que es un niño engreído e insoportable, pero de momento no me estaba dando para nada esa impresión, así que he tenido que abandonar.
Profile Image for Ludovica.
137 reviews6 followers
July 21, 2025
Mi dispiace veramente dare un voto così basso a Brianna Carafa perché scrive veramente bene. Avevo già letto gli angeli personali e mi è piaciuto molto di più. Probabilmente questo tipo di narrativa mista tra Svevo e Salinger in passato mi ha donato già tutto quello che mi poteva donare
Profile Image for Amanda Rosso.
336 reviews29 followers
September 5, 2022
3.5.
Carafa è sempre una scrittrice eccelsa, ma questo romanzo mi ha impressionata meno di altri suoi lavori.
Profile Image for Chiara Lalli.
9 reviews
May 3, 2024
Sicuramente una bella scrittura, apprezzo l'idea di base, purtroppo non sono proprio riuscita ad entrare in sintonia con il protagonista
Profile Image for Kylynn Prendergast.
9 reviews1 follower
November 25, 2024
¿Alguna vez has abierto un libro y, con solo leer la primera página, intuido que te encuentras ante una obra maestra? La vida involuntaria de Brianna Carafa es, sin duda, uno de esos tesoros literarios.
La prosa de Carafa es un despliegue de belleza poética y precisión estilística, complementada por la impecable traducción de David Paradela. Su narrativa, delicada y pulida, parece esculpida con un cuidado exquisito: cada palabra está en su lugar, sin excesos ni carencias. A pesar de abordar temas de gran profundidad, como el libre albedrío, la lectura se desliza con una gran fluidez narrativa.

Carafa nos plantea una pregunta tan universal como perturbadora: ¿tenemos realmente control sobre nuestras decisiones o somos simples peones en manos de fuerzas que nos trascienden? A través de esta Bildungsroman (novela de formación), acompañamos al joven Paolo Pintus en su búsqueda de propósito y sentido.

Paolo es un personaje complejo, inscrito en la categoría de los "morally gray characters" (personajes moralmente ambiguos). Su carácter no busca nuestra empatía absoluta, y ahí radica parte del encanto de la obra. Carafa NO intenta justificar sus acciones; más bien, nos invita a reflexionar sobre su naturaleza, a la vez que reflexionamos sobre la locura y el libre albedrío, temas que el joven Paolo Pintus cargará consigo en su incesante búsqueda por un propósito.

La formación de Carafa como psicoanalista es reflejada en las páginas de la novela, donde se perciben tanto los beneficios como los riesgos de esta práctica. Es como si, desde una perspectiva intemporal, Carafa aplicara su mirada analítica no solo a Paolo, sino también al lector, convirtiéndonos en sujetos de su reflexión.

En cuanto al ambiente, La vida involuntaria resulta profundamente visual, casi cinematográfica. La atmósfera es una mezcla peculiar de confort y soledad, como si paseáramos por una ciudad desconocida iluminada por un tenue sol: un momento de cálida familiaridad que se deshace al recordar que estamos rodeados de extraños.

Hay muchas razones por las que esta novela se ha ganado mi admiración, pero lo que más destaco es la habilidad de Carafa para construir una historia tan absorbente que, a pesar de lo complicado que resulta conectar emocionalmente con Paolo, logra enamorarnos de su historia. La vida involuntaria no solo se lee; se vive, se piensa y, sobre todo, se siente.

¿A qué esperáis para adquirir esta maravillosa novela? 😉
Profile Image for Rebeca.
129 reviews27 followers
September 6, 2025
¿Somos dueños de nuestras decisiones, o simplemente navegamos a la deriva entre deseos ajenos y los caprichos del destino? Es la pregunta principal que sobrevuela esta novela corta de Brianna Carafa que nos cuenta la historia de Paolo Pintus, un joven a medio camino entre los ecos de su infancia y la urgencia de definirse.

Leí esta novela con emociones encontradas. Por un lado, me cautivó su profundidad psicológica y su reflexión sobre el peso de las expectativas y los vínculos. Por otro, a veces sentía una gran distancia emocional, en especial por la falta de empatía con que Paolo trata a las mujeres. Normalmente no tengo problema con toparme con personajes moralmente reprochables, pero en este caso confieso que me resultó difícil de gestionar.

Lee la reseña completa: https://www.instagram.com/p/DFTPjucx0...
Profile Image for Francesca.
1,973 reviews159 followers
July 3, 2025
Mi accorgo di avere sempre più scrittrici nel mio paniere di letture, di trovare la loro parola, sia per contenuto che per stile, spesso più vicina al mio sentire.

E se già le donne nella scrittura hanno dovuto sgomitare o alzare la voce il doppio per farsi ascoltare, lasciare una traccia del loro valore, nella letteratura troppe valide scrittrici sono state dimenticate.

Per fortuna, alcune case editrici stanno facendo una sorta di re-scouting di queste gemme purtroppo dimenticate.

Tra queste c’è l’italiana Brianna Carafa, cresciuta a Roma in un ambiente familiare aristocratico, culturalmente vivo, pieno di fermento, caratterizzato da figure femminili autonome ed emancipate, e soprattutto dal respiro internazionale.

Lei stessa si dimostrò una mente brillante ed eclettica, si laureò in architettura, poi proseguì gli studi in altro ambito divenendo psicanalista. Amava la cultura e soprattutto la scrittura, che coltivò in varie forme (poesia, narrativa), con alcune pubblicazioni elitarie.

“La vita involontaria”, riportato sugli scaffali da Cliquot, è un’opera matura, infatti Carafa lo scrisse e pubblicò nel 1975, quando aveva 51 anni, e suscitò immediato entusiasmo tra gli intellettuali, tanto che fu candidato al Premio Strega ed elogiato da Italo Calvino. Carafa, oltretutto, morì poco dopo, nel 1978, ancora molto giovane.

Il romanzo può essere iscritto nel genere del Bildungsroman, il romanzo di formazione, anche se con delle peculiarità proprie.

Protagonista è Paolo Pintus, cresciuto senza genitori a Oblenz, città dominata dalla vista sui “Tetti Rossi”, che altro non è che un manicomio.

Il pensiero va subito al manicomio di Castel Pulci, che chiamavano “tetti rossi” per via delle tegole che svettavano oltra la cinta muraria, luogo in cui fu ricoverato Dino Campana, come riportò lo psichiatra Carlo Pariani.

Paolo cerca di costruire la sua identità e liberarsi da quel luogo che gli sta stretto, e, influenzato da un amico, sceglie di trasferirsi a Vallona per studiare filosofia.

[continua...]

***Leggimi e seguimi anche su Spazzolare il gatto (il mio sito storico, ex The Omega Outpost) e su Substack.
Tutti i riferimenti sono al link in bio.
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