È il 1963 in un piccolo borgo della campagna romagnola, dove il tempo sembra essersi fermato. Gigi ha 10 anni e a farlo sognare sono la bicicletta blu da ventimila lire vista in una vetrina, e che la sua famiglia non può permettersi, e la sua amica Allegra, figlia del direttore della banca da poco trasferito in paese. Il padre vende bestiame, ma gli affari vanno male, il nonno, reduce della prima guerra mondiale, impugna il fucile a ogni occasione e il diabolico fratellino Enrico riesce a spacciarsi per un angioletto e ad averle sempre tutte vinte. Gigi si inventa mille lavori per comprarsi l'oggetto dei suoi sogni, muovendosi in un mondo pieno di personaggi sgangherati, come il Carlino con il suo testicolo enorme, il "Morto" che, dato per defunto, era poi ricomparso tra lo sconcerto generale, e la vecchia "Tugnina", con le sue favole, invariabilmente concluse dall'Uomo Nero che si mangia tutti. Fino a quando, in un pomeriggio di ottobre, l'Uomo Nero esce dalle fiabe per porre fine alla spensieratezza dell'infanzia. E quel meraviglioso 1963 diventa l'anno in cui tutto cambia.
Ha iniziato a dedicarsi alla narrativa dalla fine degli anni ottanta, dopo essersi specializzato in antropologia culturale ed etnografia ed avere scritto diversi saggi in quei campi. La sua prima produzione a carattere mystery è la raccolta di racconti Nella nebbia pubblicata dallo stesso editore degli studi sul folklore romagnolo; la rinomanza di Baldini cresce poi gradualmente da quando, nel 1991, vince il Mystfest di Cattolica con il racconto Re di Carnevale. Per la sua narrativa viene coniato il termine di «gotico rurale» perché Baldini è riuscito a trasportare un genere tipicamente anglosassone e (negli autori moderni) tipicamente cittadino, nei panorami familiari della campagna romagnola. Oltre ad essere un romanziere affermato in Italia e all'estero, Eraldo Baldini è anche sceneggiatore, autore teatrale e organizzatore di eventi culturali. Nei giorni 14 e 15 aprile 2009 viene trasmessa su Rai Uno la fiction Mal'aria, tratta dall'omonimo romanzo.
"Mia madre aveva torto quando diceva che avrei potuto persino dimenticare"
Come faccio a essere sicuro che era proprio il 1963? Oh, non posso sbagliare, perché di quell’anno non mi sono mai dimenticato, né mi dimenticherò mai. Fu quello in cui ero innamorato di una bicicletta blu che costava troppo e di una bambina con cui mi pareva di non stare mai abbastanza. L’anno in cui le cose e la mia vita cambiarono, e di molto. Di norma le persone non sanno dire qual è stato il momento preciso in cui hanno smesso di essere bambini e sono passati a un'altra età, diversa, più matura e più difficile. Io invece lo so. So che quell'agosto di quarantasette anni fa fu l'ultimo mese della mia infanzia, l'ultimo in cui la spensieratezza e l'ingenuità furono più grandi della dolorosa consapevolezza che dominò poi.
E così Gigi ci racconta – mese dopo mese – quel 1963, trasportandoci in un piccolo paese della campagna romagnola e attraverso i suoi occhi di bambino di 10 anni conosciamo un microcosmo abitato da personaggi stravaganti, donne, uomini o animali che siano: Enrico-di-mattina, Enrico-di-pomeriggio, Bagarì, Culo parlante, il Capitano, Merdo, il Rospo, la Rospa, la Tugnina, Pess-can, Luciano, il nonno, Allegra… e molti altri ancora; è un mondo semplice e schietto, ma in cui il pregiudizio è sempre in agguato. L’Uomo Nero e la bicicletta blu simboleggiano la paura e il desiderio, l’incubo e il sogno con cui Gigi dovrà fare i conti, fino a capire che ciò che sembra tuo può sparire da un giorno all’altro, anzi, da un momento all'altro, e che la realtà può essere più dura della peggiore immaginazione. Un libro che si legge per tre quarti con il sorriso a fior di labbra. Poi incomincia un’altra storia, e allora non sorridiamo più. Abbiamo perso l’innocenza insieme a Gigi.
Quattro stelle: forse dovrei precisare che hanno un peso diverso rispetto a quelle da me assegnate ad altre letture (che potremmo definire di maggior spessore, che ne so “Il ponte sulla Drina” che ho appena letto e parimenti quadristellato). In ogni caso posso garantire che ho letto questo romanzo con grande trasporto e coinvolgimento, e che si tratta forse di una lettura “leggera” ma non per questo frivola né tantomeno sciatta nello stile e nella scrittura. Tutt’altro.
Anno 1963 in un paesino della pianura padana. Lo viviamo attraverso le avventure e le disavventure di un bambino di dieci anni, fotografato nel momento in cui sta per diventare un uomo. Sarà l’anno in cui scopre l’amore, ma anche la rabbia, la disperazione, i problemi del mondo degli adulti, e soprattutto la cattiveria degli uomini, molto più vicina a lui di quanto potesse pensare (“Le persone sanno essere cattive e allo stesso tempo buone e generose. Così sono fatte. Così siamo fatti, nei posti piccoli come questo. Non te lo scordare mai”).
L’ho trovato molto vero questo bambino-non-più-bambino, nei suoi desideri, sogni, frustrazioni, paure. E ho trovato molto interessante e ben caratterizzata l’ambientazione padana e rurale, un pò bizzarra e surreale, esilarante, ma storicamente ben inquadrata e del tutto credibile pur con le sue stranezze.
Uno scrittore dunque di cui approfondire la conoscenza, e soprattutto da tenere a portata di mano in quei momenti in cui si ha bisogno di una storia avvolgente e “fresca” (ma state in guardia, perché se ho riso per più di metà del libro, poi ho anche pianto).
(osservazione a margine: in quell’ambiente, in quell’anno, è perfettamente naturale pensare a un bambino di 10 anni che va in giro da solo in bicicletta per il paese tutto il giorno, fa lavoretti per mettere da parte soldi, e che si trova ad affrontare eventi che lo renderanno adulto. Mi sono venuti in mente maestri e professori dei miei figli che dicono che al giorno d’oggi l’adolescenza arriva con sempre maggior anticipo… uhm...ma siamo sicuri?)
Un romanzo che non riusciva a decollare. Brevi storie, come aneddoti, personaggi bizzarri di un paesino della Padana romagnola, tra Ravenna e Ferrara, quelle campagne di Eraldo Baldini che già avevo incontrato con "Mal'aria". Quel precedente, appassionato e intrigante, mi faceva nutrire discrete aspettative per questa lettura. Ma più procedevo più aumentava la perplessità, perché meno capivo quale fosse la meta. Stavo per abbandonare quando il commento di Dolceluna mi ha convinto a procedere. Così, grazie anche ad uno stratagemma adottato, ho ripreso con leggerezza il libro: ho iniziato infatti a leggerlo a voce alta a mia mamma ultranovantenne. La prima parte, di episodi quasi indipendenti, permetteva anche una lettura discontinua. Lei si ritrovava nelle credenze e usanze descritte, riviveva nei suoi luoghi di Romagna, si divertiva con quei personaggi un po' caricaturali e felliniani. Insieme abbiamo quindi aggirato la boa di metà percorso e ho potuto apprezzare il cambiamento deciso di rotta per poi gustare in particolare la seconda parte: i vari episodi si sono incanalati e hanno preso forma in un buona storia a risvolti noir.
Curioso, per me, il caso di "L'uomo nero e la bicicletta blu". Premetto che adoro Baldini e che l'ho iniziato con alte aspettative, ma raramente ho letto un libro maturando in me così tanti cambiamenti di opinioni sul mio gusto in merito al libro stesso. Ho divorato le prime 50-60 pagine con curiosità, ho letto buona parte del romanzo un po' smarrita e annoiata, chiedendomi dove l'autore volesse andare a parare e decisa ad appioppargli una scarsa sufficenza...la storia di questo ragazzino, Gigi, che cresce in un paesino della povera Italia rurale degli anni '60 era leggera e a tratti nostalgica e divertente ma mancava "il fatto", che caratterizzasse il romanzo dandogli qualla spruzzata fra il giallo e l'amarezza che a me, nei libri di Baldini, piace appunto da morire. Poi, nelle ultime 50-60 pagine "il fatto" è arrivato, mi sono incollata alle pagine e sono giunta alla fine emozionata e senza fiato, felicissima che l'autore non mi avesse delusa nemmeno stavolta. E quella storia di infanzia rubata che mi ha raccontato mi ha ricordato quella di "Ruggine" di Massaron, altro romanzo, bellissimo e crudele, per me indimenticabile. Insomma, sono stata fedele a Baldini, non abbandonandolo, e lui è stato fedele a me. Perchè se avessi lasciato il romanzo a metà strada, cosa che del resto faccio raramente, e poi avessi saputo dove era andato a parare l'autore, beh, mi sarei mangiata le mani. Mi ha ripagato di tanta attesa, delicato e spietato. E il bilancio finale non può che essere positivo.
Mi considero un baldiniano della prima ora (vabbé…diciamo della seconda) però questo suo romanzo, l’ottavo che leggo, mi è sembrato piuttosto sbilenco, cioè poco equilibrato nelle sue componenti.
Per i primi quattro quinti è Amarcord di Fellini, sia per lo schema “io-narrante contemporaneo rievoca sé stesso all’epoca del passaggio dall’infanzia all’adolescenza”, sia soprattutto per la romagnolità che l’autore (in possesso del necessario pedigree per confrontarsi con l’illustre predecessore) infonde nel racconto d’ambiente: la famiglia, le amicizie, i racconti spesso esagerati e bizzarri, i personaggi buffi del paese, gli scherzi, i soprannomi, la pianura e la vicinanza all’Adriatico, la scoperta del sesso.
Il tutto è narrato dalla prospettiva di un undicenne con uno stile giocoso e spensierato, ma a lungo andare non molto originale e un po’ ripetitivo nei cliché e nei tic di protagonisti e comprimari, finché all’improvviso il romanzo, forse per evitare scivoloni verso un’eccessiva sdolcinatura, subisce una brusca sterzata, non solo nella narrazione degli eventi ma anche nello stile, nei toni e nel ritmo.
Questa tecnica di sceneggiatura “spezzata”, beninteso, non è di per sé disdicevole ed è stata già adottata, spesso con efficacia, nella narrativa soprattutto di genere ma anche mainstream. Il problema è che qui non mi sembra che il collage funzioni a dovere: le parti si incollano male e quella finale risulta dannatamente posticcia squilibrando l’intero romanzo, che resta un’opera per certi versi coinvolgente e con alcuni capitoli anche divertenti, ma trova il suo maggior limite nell’inadeguato assemblaggio dell’insieme.
L'uomo nero e la bicicletta blu segna il mio approccio a Eraldo Baldini che riesce a raccontare, a parlare con semplicità. In questa storia la semplicità è sicuramente l'essenza. In questo romanzo, lo scrittore ci trascina nell'Italia degli anni Sessanta tra personaggi particolari, come Il Morto, La Tugnina, personaggi tipici della provincia. Con Baldini conosciamo meglio la famiglia di Gigi, composta da un padre che vende bestiame, una madre che prepara buonissime crostate e un nonno ce ha sempre il fucile in mano e, ovviamente Gigi, il protagonista di questa storia. Una vicenda che ha radici nella famiglia di contadini, in un mondo dove il gusto per le cose semplici e genuine entra dentro custodendo chi sei e i tuoi ricordi. Un giorno, tutto questo si spezza e Gigi dovrà imparare a crescere. Passerà dalla luce dorata dell'infanzia alla maturità in un batter d'occhio e scoprirà cosa significano parole come la sofferenza e il dolore. Baldini ci distrugge, ci fa male, ci consola e ci fa anche sorridere, accompagnandoci nel suo mondo, nella sua terra con tutta la malinconia che questa storia porta con sé.
Sono cresciuta in città (Bologna) ma mio padre è nato e cresciuto in provincia, che ai suoi tempi era come aperta campagna. Ho sentito storie di finestre gelate all'interno, e mi ricordo gite da cugini che vivevano in campagna, dove si giocava nel fienile e si correva dietro alle galline.
Questo libro è la storia di un bambino, Gigi, cresciuto nei primi anni Sessanta nella Pianura Padana, in un paese di campagna dove tutti i pochi abitanti si conoscevano. La sua famiglia, composta dal babbo lavoratore mercante di animali, la mamma che riesce sempre a sistemare situazioni difficili, un fratello molto più furbo di lui, e un nonno che ne ha passate di cotte e di crude, non è abbiente ma la situazione diventa ancora più difficile a causa della condizioni economiche dell’intero paese. Gigi sta risparmiando e cercando di mettere da parte qualche soldino per comprarsi una bellissima bici blu che ha visto in una vetrina, sapendo che la sua famiglia non se la potrà mai permettere. Diventa amico di una bambina della sua età che si è trasferita da poco dalla città, e trova in lei un'amica vera con cui condividere i giri in bicicletta e la cattura delle rane.
Il libro ha aspetti sia di Bar sport e di Don Camillo, descrive in maniera impeccabile le campagne e la vita povera degli anni Sessanta, e i personaggi e gli avvenimenti rispecchiano l'ingenuità e la innata saggezza di un bambino di dieci anni. La prima metà del libro mi ha fatto ridere di gusto, tanto le situazioni (non poi così improbabili) sono descritte con ironia e semplicità. Nella seconda metà il libro cambia decisamente tono, e fa apparire aspetti diversi e inquietanti della situazione.
Mi è piaciuta moltissimo questa storia, che riesce a utilizzare parole semi-dialettali come cavedagna e sfrucugliare che non credo possano essere rese in alcun altro modo. Il linguaggio semplice, diretto e quasi scarno è una ventata di freschezza e rispecchia le situazioni ed emozioni descritte.
Il cambiamento di tono riflette la vicenda, che anche se per la maggior parte narrata dal punto di vista di Gigi bambino, è un flashback, e viene narrata con la consapevolezza di un adulto.
Se questo è un romanzo 'letterario', sono decisamente curiosa di leggere le storie noir di Eraldo Baldini.
Ho già letto nelle recensioni precedenti alla mia più o meno tutto ciò che penso anche io di questo libro. Come già notato, il racconto è diviso in due parti rispetto a tono, temi e stile, l'una amarcordiana, l'altra di impronta noir, quasi 'Southern Gothic', o in questo caso, Gotico Rurale/Romagnolo. La parte amarcordiana è molto divertente, ma come già altri hanno scritto, anche un po' monocorde e ripetitiva. Arrivato a metà, mi sono chiesto se una sfrondata di una cinquantina di pagine non gli avrebbe fatto bene. Poi però è vero che ci sono, sparse ovunque, molte piccole gag, oppure i pensieri di Gigi, il bambino protagonista e voce del romanzo, che con la loro ironia infantile sono uno spasso. La transizione all'ultima parte più noir/gotica, cambia la voce narrante, il tono, lo stile, i temi. Anche se vediamo tutto dal punto di vista di Gigi, la sua 'crescita attraverso il trauma', suona un po' affrettata. Nonostante ciò, anche questa parte, pur slittando in una direzione narrativa inaspettata in modo quasi brusco, diventa appassionante, più della prima parte, anche se la scrittura si fa fin troppo lineare, meno interessante stilisticamente. Poco male. Un altro recensore ha usato la parola 'sbilenco', per descrivere questa apparente disarmonia, e sono d'accordo. Un romanzo imperfetto, toccante e sbilenco.
Ho pianto tutte le mie lacrime. Vorrei rileggerlo, tornare a non sapere, a guardare tutto con l’innocenza di Luigi. Che poi lo so già che la realtà non è come la racconta lui, ma è così bravo a portarti con sé che ridi, ti arrabbi per le “ingiustizie” che racconta, e ti illudi davvero che quelle siano le cose peggiori che potranno mai succederti. E invece. Splendido. Anche se consigliarlo vuol dire mandare consapevolmente l’altro verso un baratro di sofferenza che probabilmente non scorderà
Mi sono fatta quattro risate di cuore leggendo questo libro ma più si avvicinava la fine e più avvertivo la sensazione di una tragedia imminente, mi sembrava di avere il cuore in apnea e non ho avuto pace fino a che non l'ho terminato. Bellissimo e struggente.
secondo me baldini scrive sempre un po' la stessa storia, o quasi sempre. continuo a leggerlo perché la maggior parte delle volte mi piace come la racconta. è disturbante. "bello" non è una parola adatta, ma mi è piaciuto.
Bellissimo, intenso e crudele. Stupendo. Ma molto poco adatto alle persone sensibili: vi prenderà il cuore e ve lo strizzerà da morire. La dolcezza e la bellezza lasceranno il posto ad un dolore immenso.
Un pochino sottotono rispetto al resto l'incipit e l'epilogo, ma nulla di eclatante.
Un libro leggero e a tratti divertente, sino alle ultime 50 pagine. Poi, di colpo, la tragedia finale. E' la storia di Gigi, un ragazzino di 10 anni, il cui sogno è una bicicletta blu che ha visto in vetrina, e come guadagnar le 20.000 lire per poterla comperare. E' anche l'anno del suo primo innamoramento per Allegra,una ragazzina sua coetanea. E' il 1963,l'anno in cui tutto cambia. L'uomo nero non è più nelle favole, ma esce allo scoperto. E' l'anno in cui tutto cambia e Gigi diventa adulto.
Lo stile di Eraldo Baldini mi piace proprio tanto. Mi aveva un po’ spiazzato il primo capitolo, l’avevo trovato eccessivamente sintetico, e avevo un po’ paura che fosse così tutto il libro. Invece quando è il protagonista bambino a raccontare, inizia a scorrere che è una bellezza, è tenero, leggero e divertente. Ti fa ridere, con i suoi personaggi bizzarri, senza essere mai scontato o banale. E poi ti spezza il cuore.
"Fu allora che capii che l'eternità è solo un nostro pensiero, una nostra illusione. L'eternità è una cosa fittizia, una speranza vana e molto, molto breve."
E' il 1963 e Gigi ha 10 anni. Come tutti i bambini della sua età ama giocare a pallone, passare il tempo con Francesco il suo amico del cuore e sognare una bicicletta blu con le cromature d'oro vista in un negozio di Bagnago, il paese dove vive. La sua famiglia è povera e non possono regalargliela e così lui decide di mettere da parte da solo i soldi che gli servono facendo qualche lavoretto e qualche favore a chi può in paese. Poi un giorno, dalla città, arriva Allegra, e Gigi prende una bella cotta per quella ragazzina bionda e dall'aria altezzosa.... E' il 1963. L'anno in cui morirono Marilyn Monroe, John F. Kennedy, Papa Giovanni XXIII, l'anno del Vajont. Sono anni di speranza in Italia e confrontarli con quelli che stiamo vivendo oggi mi ha messo addosso tanta tristezza.... Sono tanti i personaggi che popolano il mondo di Gigi, il Morto, il cugino Luciano, la Rospa, la Tugnina, per non parlare degli animali, il gatto Merdo e Pess-can...tutti si conoscono in paese e così quando si ritrovano insieme a vedere il Festival di San Remo o a festeggiare il Carnevale nella sala della Casa del Popolo c'è sempre qualche avvenimento che finirà per diventare un aneddoto da ricordare. Mi è piaciuto leggere questo libro, mi sono tornate in mente tante storie che mi raccontavano i miei nonni e i miei genitori. Un mondo, quello contadino, che sembra così lontano oggi dove la tecnologia ha preso il sopravvento su tutto... Una storia spassosa e struggente allo stesso tempo, che mi ha ricordato le avventure di Tom Sawyer lette tantissimi anni fa e le atmosfere di Stand by me di King. Voto 9/10
Gigi è un bambino di quinta elementare e sogna quello che sognano tutti i bambini di quell'età: una bicicletta nuova e un'amichetta del cuore. Siamo nelle campagna dell'Emilia-Romagna e l'anno è il 1964 quando ancora ci si divertiva a giocare per strada, nei cortili, all'oratorio. La famiglia di Gigi è un po' sui generis, dal vecchio nonno al perfido fratellino fino al gatto Merdo. Ma lui è un grande personaggio e sembra reggere alla grande di fronte ad una vita che lo sta facendo crescere troppo rapidamente fino a che gli eventi non precipiteranno catapultandolo improvvisamente nelle bruttezze della vita adulta. Un grande Baldini che ti fa vivere letteralmente al fianco di questo bambino per 270 splendide pagine!
Era tanto bello e ho pianto tanto. Perche' questa provincia continua a commuovermi, sempre uguale a sè stessa, con le stesse macchiette e le stesse trame paesane, con i matti e i furbi, e le cavedagne e il grano che matura, i nonni saggi e gli amici del cuore. Forse perche' mi commuove un tempo andato che si mitizza, piu' o meno, e forse perche' è andata l'eta' degli undici anni. E' quello che Baldini, ottimo raccontatore, ha fatto con questo suo primo testo che leggo: mi ha riportato a quando, bambino, so di essere stato.
Bellissimo libro. Con maestria vengono uniti commedia e tragedia. Un inizio un po' lento (unico motivo per cui non gli do 5) ma letto tutto d'un fiato nel finale inaspettato e commovente.
Eraldo Baldini – L’uomo nero e la bicicletta blu L’ho appena finito e sto piangendo.. Cosa non dovrebbe mai succedere nella vita di un bambino..La cattiveria e la bassezza del genere umano..Forte, struggente, devastante… La vita spezzata, in molteplici modi..la vita di una bambina, di un bambino, del fratellino, delle loro famiglie…Scorcio interessante di un paesino della provincia ravvenate, Bagnago, con immagini suggestive della pianura padana, con tutte le contraddizioni della vita lenta, uguale, ripetitiva, monotona ma confortante e rassicurante del vivere in un piccolo paese negli anni 60, con i suoi soprannomi, le sue disavventure, le sue mille favole,… Ma di rassicurante in ciò che accade non c’è proprio nulla… Due fratellini che litigano di continuo, Enrico-di-mattina ed Enrico-di-pomeriggio, che per Gigi diventa quasi una persecuzione, ma che poi capirà essere solo il “suo fratellino minore” e che avrà tanto bisogno di essere rassicurato da lui; una famiglia distrutta dalla perdita di lavoro, una depressione che coglie la debolezza di un fragile padre che sceglierà di attuare delle modalità educative troppo forti per un bambino e che purtroppo, in un imprevedibile concatenarsi di eventi, causerà, in un epilogo mostruoso, l’allontanarsi del figlio da lui; un nonno democratico che cerca di recuperare la situazione dovuta all’incapacità del figlio, ma che finirà per fare più danni che altro; una madre che osserva e delega sullo sfondo e poi si dispera; un’amicizia forte tra due bambini, un legame indissolubile che entra nell’anima e irrompe in tutti gli spazi della vita di un adolescente; una bicicletta blu sullo sfondo, un sogno che viene cancellato dal passaggio all’età adulta, forzato da terribili eventi, troppo presto. Tanto che, quando finalmente arriva, si scopre di non desiderarla più perché ciò che conta è purtroppo altro. Un amore che segna tutta un’esistenza e che, seppure dal triste epilogo, accompagna il protagonista fino alla fine. “No. L’abbiamo ucciso tutti noi, e abbiamo iniziato a farlo già vent’anni fa. Le persone sanno essere cattive e allo stesso tempo buone e generose. Così sono fatte. Così siamo fatti, nei posti piccoli come questo. Non te lo scordare mai.”
" Fu allora che capii che l'eternità è solo un nostro pensiero, una nostra illusione. L'eternità è una cosa fittizia, una speranza vana e molto, molto breve "
All'inizio non mi piaceva molto il protagonista e credevo non sarei riuscita ad arrivare alla fine del romanzo (o a metà, per quel che conta).. ma Baldini ha la straordinaria capacità di trascinarti dentro la sua storia, che in genere è piena di personaggi inventati, si, ma così veri da sembrare vecchi amici, e costringerti a seguirli fino alla fine. E meno male. E' stato uno dei pochi libri capaci di farmi arrivare alle lacrime.
This book is beautifully written and a recount of a time, 1963, when much changed (there are references to Vietnam and the Kennedy assassination). But it is also a book with a dark side to it (not wanting to spoil it, I'll leave it to this). It is a book about family, friendship and getting by with as little as allowed - artfully mastered, a must read for everyone and for those who never had to face any hardship in life.
Un ottimo narratore, Baldini: le pagine scorrono con interesse per una vicenda che si svolge durante i dodici mesi del 1963 e che riguarda la vita di un bambino di 10 anni, Gigi, in un paese della provincia di Ravenna, Bagnago. L’estate, la scuola, gli amici, il nonno, la vita familiare e, alla fine, un fatto che sconvolge l’intero paese. Un romanzo che si legge piacevolmente e che rende il lettore partecipe dei fatti raccontati dall’autore e delle emozioni vissute dal protagonista.
Cercavo un romanzo che mi facesse fare un tuffo nel passato, lui romagnolo nato agli inizi anni 50 io ferrarese nata solo pochi anni dopo. Infanzia in una Italia povera e contadina anni 60, ho trovato un pó di questo, ma troppe pagine parecchio lente e monotone. Poi la svolta terribile delle ultime 50 pagine, molto tristi e perfino troppo crude.
Non leggevo un libro così denso di emozioni da parecchio tempo..266 pagine dove si ride tanto ma si piange anche tanto! Una piccola perla che tutti dovremmo leggere… perché la vita sa essere così tanto leggera e allo stesso tempo così tanto dura e dolorosa… Bello 😍
Libro che nel raccontare il passaggio dall'infanzia all'età adulta di un ragazzino, regala tante emozioni. Scritto in un linguaggio semplice ma mai banale. Sicuramente il libro più bello letto quest'anno.
È il 1963. L'anno del Vajont, della morte di Marilyn Monroe e di JF Kennedy, della Democrazia Cristiana, di Aldo Moro Presidente del Consiglio. Ma è anche l'anno che Luigi, detto Gigi, non dimenticherà mai...
"Come faccio a essere sicuro che era proprio il 1963? Oh, non posso sbagliare, perchè di quell'anno non mi sono mai dimenticato, né mi dimenticherò mai. Fu quello in cui ero innamorato di una bicicletta blu che costava troppo e di una bambina con cui pareva di non stare mai abbastanza. L'anno in cui le cose e la mia vita cambiarono, e di molto. "
Gigi ha 10 anni, quasi 11, quando vede per la prima volta quella bici che segnerà quell'anno, bella bellissima, ma dallo spropositato costo di 20 mila lire. I genitori sicuro non possono permettersela, anzi il lavoro del papà non va proprio, quindi Gigi decide di passare l'anno tra lavoretti e idee bizzarre per mettere da parte il necessario. È a scuola, invece, che vede per la prima volta Allegra, trasferitasi con i genitori dalla grande città al paesino dell'entroterra ravennate in cui vive da sempre Gigi. Anche lei è bella e a differenza delle altre bambine... beh è speciale. Allegra con i suoi occhi azzurri segnerà per sempre quell'anno e la vita intera di Gigi.
Dietro l'acquisto di questo libro c'è la Monti ( eh si, qui facciamo nomi e cognomi!). In una calda giornata di settembre, in giro insieme per Ravenna (praticamente l'ultima volta che ho superato i confini del mio comune prima delle nuove restrizioni) siamo andate in libreria insieme e mi ha suggerito di leggere qualcosa di Eraldo Baldini. Con ancora il libro di Viola Ardone Il treno dei bambini nel cuore, ho scelto L'uomo nero e la bicicletta blu, che appunto ci racconta l'anno strano, difficile e crudele di Gigi, undicenne della provincia ravennate alle prese con il primo amore, con i primi sbuffi di indipendenza e con la ricerca del proprio posto nel mondo. Il racconto in prima persona di Gigi è un romanzo di formazione e crescita che però racchiude anche qualcosa di più, qualcosa di oscuro, un'ombra che si avverte fin dalle prime pagine e che riaffiora qua e là per poi apparire prepotente in un finale che vi strazierà il cuore.
Per gran parte del libro ho avuto una doppia reazione alla lettura. Da una parte adoravo Gigi e il suo modo di guardare il mondo, innocente e confuso, la voglia di essere grande ma di avere anche un posto speciale in seno alla sua famiglia e alla comunità che lo circonda, la gioia di correre per le stradine di campagna e il desiderio febbrile di fare colpo nel cuore di quella bambina gentile ed elegante, che è talmente bella e per bene da sembrare venire da un altro mondo. E da un altro mondo in effetti Allegra viene. Non deve dividere la stanza e l'amore dei genitori con il fratellino Enrico, petulante, viziato e approfittatore, non deve piegarsi alla paura della povertà, ai no continui di una madre che vive non per esser felice per fare da paciere nelle mura domestiche, dover assistere al declino del padre che perde il lavoro e non sa come portare avanti la famiglia se non con urla e privazioni. Gigi lo vedi subito, è un bambino cresciuto troppo in fretta. D'altra parte però i continui aneddoti, ricordi, episodi che distraggono lettore e protagonista dal filo principale della storia mi sono sembrati a volte eccessivi, a volte irritanti, altre infiniti. Erano necessari ai fini del racconto? Beh si, perchè danno un quadro preciso del mondo in cui Gigi nasce e cresce, in cui si scontra con le sue prime delusioni e soprattutto con il suo primo, grande dolore. È grazie a questi racconti a catena che conosciamo Bagnago, paesino di fantasia, e i suoi abitanti, gli amici di Gigi ma anche figure oscure e strane. Tuttavia sono stati veramente troppi, a volte mi hanno fatto perdere il filo del discorso, altre non ne capivo il quid.
Fin qui quindi il racconto mi aveva preso ma anche un po' irritato, facendomi fare lo slalom tra una digressione e l'altra per riuscire a seguire quel 1963, quell'anno così importante. Insomma, era uno di quei romanzi che leggi ma per cui non ti strappi i capelli. Quello che non avevo considerato erano le ultime 40 pagine, che sono state un colpo al cuore. Il finale di questo libro è stato tanto straziante quanto rivelatore di quell'ombra che avevo avvertito qua e là e di cui ancora non riuscivo a vedere i confini. Quell'Uomo Nero che non è solo il frutto del racconto della vecchina di paese ma è qualcosa di ben più tangibile e pericoloso. Gigi cresce in fretta è vero, in queste ultime 40 pagine non abbiamo più davanti un bambino, ma un ragazzo che ha subito in poco più di 24 ore tanti dolori messi insieme, la delusione, la paura, l'orrore e infine il vuoto, quello pesante che ti preme sul cuore e ti svuota.
Prima di quelle 40 pagine avrei liquidato questo romanzo come carino e niente più, avrei dato il mio voto convinta che, se non proprio tempo perso, era stata una lettura che non mi aveva segnato più di tanto. Ma poi è arrivato questo finale lacerante che ti fa rileggere tutto con altri occhi.