Libro altamente celebrato, e scritto a seguito di un'opera teatrale altrettanto lodata, che ora mi piacerebbe vedere sulle scene.
Come tutti ormai sanno, è la storia della famiglia di ebrei tedeschi Lehman, un esponente della quale, Henry, mette piede in America nella prima metà del XIX secolo e, dal nulla, inizia, con acume, impegno, coraggio e astuzia, presto anche con l'aiuto dei due fratelli minori Emanuel e Mayer (i tre Lehman Brothers fondatori), la costruzione dell'impero finanziario che poi, nel corso dell'Ottocento e del Novecento, diventerà una delle più potenti banche del mondo, locomotiva dei successi del "secolo americano", e, in questi ultimi anni, in una "perfetta" quadratura del cerchio, la scintilla, il simbolo e l'odiato paradigma della crisi scoppiata nel 2008.
In 700 e passa pagine dunque si parte dal porto di New York in cui sbarca Hayum Lehmann (subito ribattezzato Henry Lehman), per passare all'Alabama del cotone, senza dimenticare l'Oklahoma del petrolio, le miniere di carbone, la frontiera della corsa all'oro, il Sudamerica delle piantagioni di caffè, e tornare poi, naturalmente, al cuore di tutto, sempre New York, la New York di Wall Street e della nascita della Borsa; si attraversano guerre civili, guerre mondiali, crescite sfrenate e crisi terribili, e anche generazioni, diversi modi di pensare e di confrontarsi con la tradizione, legami di fratellanza inscalfibili e rapporti padri/figli/zii/cugini solidali, oppressivi, tra ammirazione, invidia, rivalità. Una cavalcata maestosa, e però anche ironica e divertita, mai pesante, un omaggio a degli uomini intraprendenti e all'America... o almeno io così l'ho vissuta. E, mi viene da dire, anche un testo orgogliosamente ambizioso e di respiro internazionale per un autore italiano.
Infatti, se l'ultima parte è ovviamente dedicata alla "condanna" dell'ὕβϱις dei Lehman, io francamente sono rimasta più affascinata dalla parte "construens", dell'ascesa, della celebrazione dello spirito di iniziativa, di intraprendenza, di curiosità, di movimento e di intuito, dei tre capostipiti in particolare, complementari e affiatati, ma anche dei discendenti che, ciascuno con una sfumatura propria e "in accordo" col momento storico che si trova a vivere, contribuiscono alla costruzione.
Ma forse il maggior motivo di interesse di quest'opera è la curiosa forma di prosa/poesia in cui è scritta, che dà vita a una specie di "ballata", di cantare epico, di poema eroicomico, un "qualcosa", appunto (l'autore si mantiene sul vago e si evita, con una strizzatina d'occhi (auto)ironica, la fatica di definirlo), ma un qualcosa dal sapore antico, che forma un contrasto originale e intrigante con la materia "nuova", "prosaica" e poco frequentata dalla poesia (soldi, affari, banche), un'epica del XXI secolo non più dedicata a guerrieri e re, ma a banchieri e finanzieri.
A questo si aggiungono tante trovate per rendere il testo ancora più espressivo, dall'uso delle formule matematiche all'inserimento di fumetti (!), dalla disposizione del testo sulla pagina al colore del carattere, ma è soprattutto questa aria da "poema epico" a conferire fascino e originalità all'impresa (anche se la vena dell'autore si inaridisce un po' negli ultimi capitoli, in cui in effetti sembra spesso di leggere più un testo in prosa con molti a capo che dei versi).
Ovviamente la rigorosa fedeltà storica viene spesso e volentieri sacrificata a favore della trovata romanzesca e della chiusa brillante, per cui sarebbe ingenuo cercare in quest'opera la "vera storia" della Lehman Brothers... anche se ci sono stati dei punti in cui quasi quasi mi sono augurata che Massini lo scrivesse un romanzo più "tradizionale" e meno sperimentale su questa storia, per avere una versione meno "favolistica"... Ma no, così si perderebbe tutta l'originalità dell'operazione.
Infine, nonostante l'opera abbia più di 700 pagine e sia quindi assai più maneggevole in ebook, io consiglierei di leggerla in versione cartacea: mi sembra che sul piccolo schermo del reader non sia sempre molto chiaro dove finiscono i versi (le ultime parole finiscono spesso alla riga successiva ma senza un rientro a destra, per cui non è ben chiaro che il verso è sempre lo stesso), c'è una parte (importante!) in cui il testo è disposto su 2 colonne e di cui il mio reader si è mangiato la metà (per fortuna ho potuto leggerla completa usando Calibre) e altre particolarità che possono avere più o meno importanza per altri lettori ma che, secondo me, sono meglio valorizzate su carta.