Le Mani di Z è un graphic novel dal cuore oscuro. Racconta la storia di Z, un uomo con un ritardo mentale che è ossessionato da Zorro. Dell’eroe, Z possie- de qualsiasi feticcio – film, libri, gadget – e passa le giornate indossando ma- schera e mantello nell’attesa di trovare una nuova puntata in tv di Zorro. Z vive sotto le costanti cure della madre che cerca di proteggerlo da se stesso e dal passato oscuro e tormentato della loro famiglia, in cui aleggiano l’ombra del padre fallito e suicida, e la figura folle dello zio. Ambientato in una metropoli grigia degli anni ’80 assediata dalla presenza asfis- siante della cultura Pop italiana, Le Mani di Z parla della delusione collettiva nei con- fronti della realtà, del bisogno di evasione e intrattenimento che ci distrae dal dover pensare a chi siamo, alla condizione in cui viviamo. Di quel continuo rifugiarci nelle opere di fantasia, nei prodotti della cultura Pop. Quel pop che Akab, instancabile agitatore del fumetto italiano, ha smontato pezzo dopo pezzo in più di un quarto di secolo di carriera, conservando sempre una radicalità di poetica e di intenti.
Racconto-Testamento di AkaB, al secolo Gabriele di Benedetto, pubblicato postumo dopo la sua morte. Ho letto molto poco su di lui e mi piacerebbe approfondire meglio la sua poetica. La storia qui narrata è un racconto folle e triste, un eterno bambinone problematico che non esce mai di casa (ironia della sorte, Akab ha anticipato e previsto il periodo di lockdown senza mai poterlo vedere di persona) e ha un passato traumatico. Mi è piaciuto molto il fatto di aver approfondito la parte dedicata al progetto del padre con una specie di inserto battuto a macchina. Come metodo sembra simile ad alcuni fumetti-documentari come Watchmen, che sono inframezzati da parti finte documentaristiche.