Se si eccettuano api e formiche – che ammiriamo per la loro operosità e organizzazione, ma teniamo comunque alla larga – gli insetti, questi esseri con cui da sempre condividiamo il pianeta, restano per noi degli estranei, il più delle volte fastidiosi e ripugnanti. Eppure, per cambiare il nostro sguardo su di loro, basterebbe aprire a caso una pagina dei Ricordi di Fabre. Quest’opera immensa, che ha aperto la strada a un nuovo modo di intendere lo studio del mondo animale (sino allora relegato dietro le quinte di un museo di storia naturale), è attraversata da una felicità narrativa difficilmente eguagliabile in una trattazione scientifica, e ancora oggi resta uno di quei rari libri che riescono a trasmettere a qualsiasi lettore la passione verso l’oggetto di cui parlano. Perché Fabre era prima di tutto uno scrittore, e nella sua prosa ogni esemplare delle infinite specie da lui osservate – descritto con millimetrica precisione nel corpo e nell’agire – può trasformarsi nel protagonista di un racconto di avventura, a tratti esilarante, che non svela il suo disegno sino alla fine. «Interrogare l’insetto», investigando le ragioni apparentemente insondabili del suo comportamento, è stata la missione della vita di Fabre. E sempre, al cuore di una visione del mondo che ben poco concede al caso (le teorie di Darwin non lo turbarono, mentre Darwin dichiarò la sua ammirazione per lui), rimane l’istinto: questo dono «perfetto fin dall’origine», che detta la misura delle cose.
Fabre was born in Saint-Léons in Aveyron, France. Fabre was largely an autodidact, owing to the poverty of his family. Nevertheless, he acquired a primary teaching certificate at the young age of 19 and began teaching at the college of Ajaccio, Corsica, called Carpentras. In 1852, he taught at the lycée in Avignon.
Fabre went on to accomplish many scholarly achievements. He was a popular teacher, physicist, chemist and botanist. However, he is probably best known for his findings in the field of entomology, the study of insects, and is considered by many to be the father of modern entomology. Much of his enduring popularity is due to his marvelous teaching ability and his manner of writing about the lives of insects in biographical form, which he preferred to a clinically detached, journalistic mode of recording. In doing so he combined what he called "my passion for scientific truth" with keen observations and an engaging, colloquial style of writing. Fabre noted: Others again have reproached me with my style, which has not the solemnity, nay, better, the dryness of the schools. They fear lest a page that is read without fatigue should not always be the expression of the truth. Were I to take their word for it, we are profound only on condition of being obscure.
Over the years he wrote a series of texts on insects and arachnids that are collectively known as the Souvenirs Entomologiques. Fabre's influence is felt in the later works of fellow naturalist Charles Darwin, who called Fabre "an inimitable observer". Fabre, however, rejected Darwin's theory of evolution; on the other hand he was not a Biblical creationist either but assumed a saltationist origin of biodiversity.
In one of Fabre's most famous experiments, he arranged processionary caterpillars to form a continuous loop around the edge of a pot. As each caterpillar instinctively followed the silken trail of the caterpillars in front of it, the group moved around in a circle for seven days.
Jean-Henri Fabre's last home and office, the Harmas de Fabre in Provence stands today as a museum devoted to his life and works.
The site of his birth, at St Léons, near Millau is now the site of Micropolis, a tourist attraction dedicated to popularising entomology and a museum on his life.
Un libro veramente affascinante, sia per il contenuto che per la forma. Il libro racconta delle vite straordinarie di alcuni insetti in maniera sempre avvincente, siccome dalle parole trasuda la curiosità dell'autore per questo argomento. Alla fine del libro nutro una profonda ammirazione per l'autore che sento quasi di conoscere. Non vedo l'ora di leggere il secondo volume.
«Voi sezionate l'animale e io lo studio vivo; voi ne fate un oggetto che ispira orrore e pietà, mentre io lo faccio amare; voi lavorate in laboratori dove si tortura e si squarta, io conduco le mie indagini sotto l'azzurro del cielo e al canto delle cicale; voi sottoponete la cella e il protoplasma ai reagenti, io studio l'istinto nelle sue espressioni più alte; voi scrutate la morte, io osservo la vita.»
Una scrittura fantastica, godibile indipendentemente dal contenuto, saper comunicare contenuti scientifici e tenere avvinto il lettore non è cosa da poco se poi parliamo di insetti..!
Jean-Henri Fabre vorrei solamente ringraziarti per avermi messo addosso la fissa di fotografare insetti. Fare l'orto è ancora più divertente grazie a te. Le cavallette ahimè continuano a farmi ribrezzo, non posso farci niente.
Un libro molto interessante ma solo se ti piace l'entomologia e nello specifico per lo più gli imenotteri. (Io non sono un appassionato però non mi dispiace l'argomento.) Dalle parole di Fabre si sente tutta la passione per il lavoro di ricerca che ha fatto sebbene il suo vero lavoro fosse un altro. La nomenclatura usata, dice in fondo al libro, è cambiata nel frattempo (siamo ancora a metà '800) ma in fondo al libro ci sono tutti gli aggiornamenti del caso.