Sicilia, 1743.
La peste sta decimando la popolazione siciliana.
Agata e Annuzza, amiche da sempre, intrattengono una corrispondenza per sostenersi a vicenda in questo difficile momento storico. Entrambe hanno lasciato casa propria per allontanarsi dai focolai di peste in città, rifugiandosi in desolate colline.
Attorno a loro la morte, la paure del contagio, la noia dell'isolamento.
Tra di loro un uomo, che entrambe amano e che ama entrambe. Ma che non scalfirà la profonda amicizia tra le due donne, nonostante la sofferenza e la gelosia. Perché l'amicizia viene prima di tutto.
"L'amicizia, quella vera, supera la gelosia e fiorisce anche sulle pietre con la forza di una bella e robusta piantina, magari storterella ma con radici lunghissime"
Un libro epistolare, breve ma significativo.
Uno sfondo fin troppo simile al nostro 2020.
La paura del contagio, i morti, la ricerca di una "colpevole", gli incoscienti, gli approfittatori e gli sciacalli. Passa il tempo, cambiano i protagonisti, ma la storia si ripete.
Agata e Annuzza sono il simbolo dell'amicizia. Non quell'amicizia perfetta e senza ombre. Ma di quella vera, potente, che a testa bassa entra nelle tempeste e le supera. Sono l'emblema della solidarietà femminile, dell'onestà che ferisce ma che da possibilità di scelta. Il loro legame è tenero e solido.
Una lettura piacevole, scorrevole, storicamente interessante, delicata, moderna.
Una penna che non sbaglia un colpo.